Pagamenti elettronici contro l’evasione fiscale, ecco gli effetti delle nuove misure | Agenda Digitale

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Pagamenti elettronici contro l’evasione fiscale, ecco gli effetti delle nuove misure

Lotteria degli scontrini, credito di imposta sulle commissioni addebitate, possibilità di detrarre dalle tasse il 19% delle spese effettuate con strumenti tracciabili, cashback e supercashback:. Analizziamo gli effetti degli strumenti sviluppati dal Governo in un piano complessivo

06 Nov 2020
Domenico Salerno

Istituto per la Competitività – I-Com

Photo by Blake Wisz on Unsplash

Ridurre l’utilizzo delle banconote e avvicinare la popolazione al mondo dei pagamenti digitali è uno dei principali obiettivi anche dell’attuale esecutivo che a più riprese ha sottolineato di voler puntare fortemente sulla lotta all’evasione fiscale. A tal fine è stato predisposto il cosiddetto “Piano Italia Cashless” che prevede una serie di misure che dovrebbero spingere sia i cittadini che i commercianti a preferire i pagamenti elettronici.

È utile analizzare come tutti questi strumenti si incastrino tra loro, per valutarne i possibili effetti sull’ecosistema.

Il “Piano Italia Cashless”

Il Piano Italia Cashless contiene infatti azioni di varia natura che si muovono in una duplice direzione: da un lato prevede misure di incoraggiamento nei confronti dei consumatori all’utilizzo delle carte e di qualsiasi altro strumento di pagamento digitale, mentre dall’altro delinea interventi per gli operatori del commercio, dei servizi e dei trasporti e per il mondo delle professioni così da provare a favorire e incentivare l’adozione di pagamenti digitali. Tra le misure attualmente in vigore e quelle che dovrebbero subentrare nei prossimi mesi, oltre alla graduale limitazione all’utilizzo del contante a 2000 euro (che diventeranno 1000 da gennaio 2022), ci sono: la lotteria degli scontrini, il credito di imposta sulle commissioni addebitate (per esercenti e professionisti), la possibilità di detrarre dalle tasse il 19% delle spese effettuate con strumenti tracciabili, il cashback e il supercashback.

Arriva il cashback

Lo strumento che forse più di tutti ha le potenzialità per far cambiare le abitudini degli italiani è il cosiddetto cashback (letteralmente “soldi indietro”). Questa pratica, già utilizzata da alcuni operatori privati del fintech, prevede che l’utilizzatore dello strumento elettronico riceva per ogni transazione effettuata un rimborso equivalente a una piccola percentuale di quanto speso. Secondo quanto annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la misura entrerà in vigore dal 1° dicembre e prevederà, per chi rispetta gli obiettivi, un recupero del 10% delle spese fino a 1.500 euro per semestre. Il bonus ottenuto sarà quindi di 300 euro l’anno, ovvero 150 euro ogni 6 mesi. Anche se i dettagli non sono ancora ufficiali le caratteristiche per accedere al beneficio dovrebbero essere due: il raggiungimento dei 1.500 euro spesi tramite mezzi elettronici (le spese online sono escluse) nel semestre e un minimo di 50 operazioni effettuate. Particolarmente interessante è il fatto che le operazioni avranno un tetto di valore massimo di 150 euro, quindi gli acquisti di valore superiore parteciperanno al cumulo finale dei 1.500 euro solo per quella quota.

Oltre a questa misura dal 1° gennaio prenderà il via anche l’operazione supercashback che prevede un premio di 3.000 euro per i primi 100.000 cittadini che effettueranno il maggior numero di transazioni tramite strumenti elettronici in un anno. L’intenzione in questo caso è quella di spingere gli individui a utilizzare i pagamenti elettronici nel maggior numero possibile di transazioni anche, se non soprattutto, nelle operazioni di scarso valore economico.

Il calcolo delle spese valide a ricevere il cashback e il super cashback non sarà automatico ma saranno i cittadini che su base volontaria dovranno decidere se partecipare all’operazione. Per partecipare sarà necessario, utilizzando l’app “IO”, associare al proprio codice fiscale uno o più strumenti di pagamento elettronici e indicare l’Iban su cui si vuole ricevere il rimborso.

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Gli effetti dell’operazione cashback

Secondo le ultime stime effettuate dalla Community Cashless Society, se l’Italia si allineasse alla media europea del numero di pagamenti digitali pro capite (secondo l’Osservatorio Innovative Payments è al 24esimo posto), si potrebbe recuperare IVA per 12,5 miliardi di euro. Il nostro Paese, infatti, con circa 33,5 miliardi di IVA evasa, è maglia nera in Europa per VAT Gap.

Un maggiore utilizzo dei sistemi di pagamento elettronico potrebbe inoltre favorire la nascita nel nostro Paese di una filiera industriale dei pagamenti tecnologici utile ad attrarre investimenti e start-up fintech. A tal proposito bisogna ricordare che grazie alla fusione di Nexi e SIA l’Italia ospiterà uno dei campioni europei dei pagamenti elettronici. Il mercato del fintech ha raccolto lo scorso anno 34,5 miliardi di dollari di investimenti a livello globale ed è cresciuto del 19,5% nell’ultimo quinquennio.

Il ruolo pagamenti elettronici nella lotta all’evasione fiscale

Le misure contenute nel Piano Italia Cashless sono quindi l’arma principale scelta dal Governo nella lotta all’evasione fiscale. La tracciabilità delle transazioni monetarie garantita dai sistemi elettronici di pagamento infatti, oltre che rappresentare un importante deterrente, garantisce alle autorità una maggiore facilità nella fase di controllo.

Un esempio di successo di lotta all’evasione fiscale condotta tramite la digitalizzazione dei pagamenti è quello della Svezia. Per stimolare i cittadini a utilizzare sistemi di pagamento elettronico, il governo ha permesso alle imprese di rifiutare pagamenti in contanti. La Banca di Svezia ha inoltre sviluppato un’applicazione per permettere ai privati di scambiarsi somme di denaro ed effettuare pagamenti in modo semplice e veloce. Per effetto di queste misure i pagamenti pro-capite dei cittadini svedesi sono aumentati del 9% rispetto al 2015, arrivando a 317 euro l’anno. Questo ha portato nel 2019 il Paese scandinavo a passare dall’avere un gap IVA del 3% nel 2015 a incassare nel 2018 l’1% di IVA in più rispetto a quella potenziale, nonostante un’aliquota al 25%.

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