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Italia cashless: il punto sulle misure anti-evasione (POS, multe, cashback) dopo l’ultimo rinvio

Sanzioni per i commercianti senza POS e superbonus della Befana slittano di sei mesi. Tutto quello che c’è da sapere sui meccanismi incentivanti per i consumatori (cashback, lotteria degli scontrini), sulle multe, sui costi del POS e sui possibili margini di modifica del pacchetto

23 Ott 2019
Andrea Tironi

Project Manager - Digital Transformation

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Pur a fronte del rinvio di sei mesi del piano Italia Cashless – ossia dell’insieme di misure pensate per incentivare i pagamenti elettronici, che slitta a luglio, anche con le sanzioni per l’assenza del pos – l’auspicio non può che essere che il mantenimento fermo della linea intrapresa dal Governo: lotta al sommerso come tema principale della manovra economica, con meccanismi di punizione efficaci e di premialità reale basati sui pagamenti digitali.

Oltre alla reintroduzione delle multe per i commercianti inadempienti, il pacchetto di norme prevede meccanismi incentivanti per invogliare i cittadini a utilizzare i pagamenti digitali, soprattutto nei settori ad alta evasione: parliamo del cosiddetto “superbonus della Befana” e della la lotteria degli scontrini.

Centrale nel pacchetto è l’obbligo di utilizzo del POS, una battaglia di sicuro non nuova in Italia e su cui va fatta un po’ di chiarezza, anche alla luce del nuovo rinvio di sei mesi che farà scattare le multe dal primo luglio 2020, non prima di aver calmierato le commissioni sui pagamenti in capo ai commercianti.

Facciamo quindi il punto sulla genesi dell’obbligo di uso del POS, sul funzionamento delle multe e dei meccanismi di cashback.

L’obbligo del POS, nessun importo minimo

L’obbligo di consentire i pagamenti tramite POS era infatti scattato per artigiani, commercianti e professionisti che lavorano a diretto contatto con il pubblico dal 30 settembre 2017. Obbligo ora che vale per tutti gli importi, attenzione: è una bufala che valga solo sotto sopra i 5 euro. Scorretto anche quindi accettare il pagamento via pos solo sopra certi importi (come fanno alcuni negozianti).

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La sanzione di 30 euro, ipotizzata in un secondo momento per chi non rispettava quest’obbligo, ha ricevuto però parere negativo dal Consiglio di Stato, che ha ravvisato la mancanza di copertura costituzionale nella soluzione prospettata dal Ministero.

Ci siamo quindi trovati di fronte al paradosso di un un obbligo il cui mancato adempimento non è punibile.

Di fatto, la sola cosa che il cliente può fare è fare scattare la mora del creditore: comunicare al negoziante che pagherà solo quando gli sarà permesso di farlo con il pos.

Sanzioni pos per i commercianti inadempienti

Ora il Governo, nel progetto ItaliaCashless all’interno della Manovra Economica 2020 (che ricordiamo è fatta dal Disegno di Legge di Bilancio e dal Decreto Fiscale), ha deciso nella lotta al contante di reintrodurre l’obbligatorietà del POS per gli esercenti (ma anche per idraulici, ingegneri, avvocati) aggiungendovi due tipi di sanzioni.

La prima, 30 euro per non aver permesso il pagamento con POS (per mancanza del pos o altre scuse, come ad esempio “sotto i 10 euro non accettiamo pos”, “non abbiamo il pos” che però è spesso nascosto sotto una pila di riviste, “il pos è guasto”).

La seconda multa è pari al 4% del valore della transazione non accettata.

Se quindi il commerciante non consentirà al cliente un pagamento da 100 euro tramite POS sarà passibile di una multa da 34 euro.

Tutto questo però, come detto, scatterà a luglio 2020 (invece che a gennaio), come annunciato dal premier Giuseppe Conte (la proroga sarà oggetto probabilmente di emendamenti del Governo in fase di conversione in legge della Manovra economica).

Come funzionano le sanzioni

Per esercitare i propri diritti, il cliente deve fare denuncia al Prefetto competente sul territorio. Poi starà agli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria verificare il problema ed elevare la sanzione. Bisognerà vedere quanto sarà in effetti praticabile per il cliente. La sanzione, anche se difficilmente applicabile per i motivi di cui sopra, potrebbe però comunque essere un deterrente in più per i commercianti.

Addebito commissioni al cliente

Un altro punto che pochi conoscono: è vietato dalle leggi (Monti, 2012) girare in qualsiasi modo il costo di commissione sul cliente.

Il nodo delle commissioni per gli esercenti

Questa misura che al momento della presentazione della Manovra sembrava convincere tutte le parti politiche, “salvo intese” ha generato quasi subito malcontento tra i M5S che si sono detti favorevoli alle sanzioni purché ci fosse una riduzione delle commissioni per gli esercenti. Tema su cui il premier si è impegnato per i prossimi mesi, ragione che l’ha spinto a volere la proroga.

Il tema dei POS visto lato esercente è infatti tutto incentrato sulle commissioni che sono di quattro tipi.

Il primo tipo di commissione è dato dal canone di utilizzo del POS, di solito dai 15 ai 50 euro mensili, in base al dispositivo utilizzato (il cordless costa di più), al contratto, al tipo di connessione internet.

Il costo fisso per transazione applicato dalle banche e che corrisponde di solito a 10 centesimi e sui pagamenti inferiori a 10 euro può pesare fino all’1% sull’incasso.

C’è anche un costo fisso iniziale che può essere per l’acquisto o l’installazione del pos, in genere alcune decine di euro.

Poi c’è la percentuale applicata per transazione (e questa è la parte più onerosa per gli esercenti): che variano dall’1 al 3% del transato. Con le banche vanno negoziate (sui fogli illustrativi sono riportate al solito soltanto le commissioni massime, che possono essere molto alte, fino all’8%, ma quasi mai applicate).

L’esercente deve quindi trovare un modo per risparmiare sul POS necessario a fornire il servizio. Per farlo può riferirsi alla sua banca e negoziare l’acquisto di un dispositivo a basse commissioni sia di noleggio che di transazione, oppure affidarsi a dei servizi (ad esempio SumUp) che forniscono POS come investimento (quindi senza costi di attivazione o canoni mensili) e basano il loro modello di business sulla commissione per le transazioni.

Commissioni e costi Pos mobile Nexi

Per esempio, il pos mobile Nexi ha un canone in genere di 35 euro al mese, si può usare con qualsiasi conto corrente e ha costi di commissione negoziabili con il cliente. Da segnalare il nuovo Nexi SmartPosCassa che fa anche da cassa per scontrini elettronici, fa fattura elettronica e costa 55 euro al mese.

Commissioni e costi Pos Unicredit

Il pos ha un canone di 30-40 euro al mese, più 100 euro di installazione, si può usare con qualsiasi conto corrente e ha costi di commissione negoziabili con il cliente.

Commissioni e costi Poste Italiane

Con Poste i canoni sono di 15-25 euro al mese, ma azzerabili con il mobile pos (che si collega al cellulare), che però ha un costo di acquisto di 79 euro. Commissioni negoziabili.

Commissioni e costi Intesa San Paolo

Bassi costi mensili per il fisso (9-18 euro al mese), più alti per il cordless (30-40 euro al mese). Ma si scende a 15 euro per quello mobile, che richiede collegamento a un’app su smartphone del cliente. Le commissioni sono variabili e negoziabili.

I pos senza costi fissi e senza banca: mobile pos

I mobile pos sono senza costi fissi, ma hanno un presso di acquisto. Sono offerti da banche (come Poste, Intesa: vedi sopra) o anche da nuovi entranti.

SumUp Air

Così il già citato SumUp Air, che costa 79 euro (in promozione a 19 euro in certi momenti) e 1,95% di commissione fissa.

iZettle

Costo di 79 euro, spesso in promozione a 19, anche per iZettle e una commissioni più alta, 2,75%.

Jusp

C’è anche il pioniere dei mobile pos, Jusp, a 45 euro e commissione del 2,5%.

SatisPay

Diverso il caso di SatisPay, che non ha un pos ma permette ai negozianti di ricevere soldi da altri utenti SatisPay, senza costi di commissione fino a importi di 10 euro; oltre, 20 centesimi di commissione.

Il meccanismo di premialità

Tornando al tema principale, è stato previsto anche un meccanismo di premialità: un cashback di un valore del 19% per transazioni fino a 2.500 euro (restituito il giorno della Befana, a partire dal 2021), per chi userà i pagamenti elettronici per far fronte a spese in alcuni settori ad alta evasione.

Sottolineiamo la correttezza del modello, ovvero il fatto che si punisca chi non permette i pagamenti digitali e si premi chi fa pagamenti digitali. Premiare i comportamenti e i criteri virtuosi e punire i comportamenti non virtuosi è sicuramente un ottimo meccanismo.

Dal 1 Gennaio 2020 dovrebbe partire invece la lotteria degli scontrini:, per cui se mi faccio fare uno scontrino e a esso associo il mio codice fiscale (semplificando) ottengo dei biglietti della lotteria dell’Agenzia delle Entrate che mi permettono di partecipare all’estrazione di premi.

Quindi più scontrini faccio più probabilità ho di riuscire a vincere un premio.

Una sorta di gamification, quindi, per rendere il comportamento del cittadino virtuoso, visto che lo scontrino o il pagamento digitale diventano strumento rispettivamente di vincita e restituzione di una parte del denaro speso.

Il cittadino ci guadagna quindi sia pagando con il POS che facendosi fare lo scontrino.

Il nuovo rinvio per sanzioni e cashback

Come dicevamo però il dibattito politico è ancora aperto: infatti la Manovra è fatta da un Disegno di Legge (che deve quindi seguire l’iter parlamentare) e da un Decreto Fiscale (che deve diventare legge entro 60 giorni seguendo l’iter parlamentare corrispondente, pena la decadenza).

La differenza tra i due è che il disegno di Legge è una proposta, il Decreto entra in vigore subito ma va ratificato. Quindi al momento tutto quanto sopra è soggetto a modifiche.

Già dopo il Consiglio dei Ministri di ieri si parla di sanzioni a partire dal primo luglio 2020 (non più quindi dal primo gennaio) e lo stesso per il meccanismo di cashback: il cosiddetto superbonus della Befana scatterà invece da gennaio 2021.

Ma questo è solo l’inizio, perché il meccanismo punitivo e premiale ha ancora circa 50 giorni di gestazione prima della scadenza dei 60 giorni che si hanno per rendere legge quanto proposto, quindi ci saranno altri scontri politici, altri Consigli dei Ministri, ci sarà anche l’opinione dell’Europa (che ha già chiesto chiarimenti sulla manovra spedita a metà Ottobre, non perché non vada bene, ma perché è nel suo ruolo farlo soprattutto per capire le coperture economiche) e quindi di spazi di modifica e mediazione ce ne sono numerosi.

Rimane di positivo, in questo percorso ancora non stabile, come detto, il discorso punizione/merito e il fatto che l’obiettivo sia ambizioso: combattere l’evasione fiscale, tema che era sparito dalle agende della politica dei governi precedenti.

Quanto pesa l’evasione in Italia

L’evasione fiscale è un tema notevole in Italia, tanto è vero che se nel 2015 si parla di 130 miliardi ad oggi si parla di addirittura 200 miliardi. Se si potesse aggiungere al PIL la crescita dell’evaso probabilmente l’Italia sarebbe il primo Paese in europa come crescita del Prodotto Interno Lordo.

Per questo è importante combattere il sommerso (dallo scontrino non fatto al ristorante al libero professionista che fa lo sconto se non si chiede la fattura) e disincentivare l’uso del contante.

Più le transazioni sono digitali più è difficile nasconderle, più sono in contanti più ovviamente non sono tracciabili. Per questo si parla di POS e di cashback sulle transazioni digitali, per invogliare il cittadino all’uso dei pagamenti digitali (tracciabili).

Questo, sempre che le cose non cambino ancora, visto che il decreto fiscale è ancora lontano dalla sua meta (i famosi 50 giorni che dicevamo prima) e l’Europa ha tempo fino a fine novembre per dire la propria, oltre al fatto che la politica in Italia ci ha abituato a sorprese mattina, sera e notte.

17 novembre, milano
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