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L’AI trasforma del lavoro, quali tutele servono in Italia



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L’intelligenza artificiale nel lavoro offre opportunità per sicurezza e produttività ma solleva rischi di discriminazione algoritmica. Le nuove linee guida ministeriali delineano strategie per formazione, tutela dei lavoratori e riduzione del divario digitale nell’era dell’automazione

Pubblicato il 11 feb 2026

Ada Fiaschi

Data Protection Compliance presso Italia Trasporto Aereo



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L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando profondamente il mondo del lavoro, sollevando nuove questioni per i regolatori. Il decreto ministeriale 180/2025 introduce linee guida nazionali per coniugare innovazione tecnologica, protezione dei diritti e inclusione sociale.

Il doppio volto dell’intelligenza artificiale nel contesto lavorativo

Partiamo da un rapido inquadramento del contesto, sociale e normativo della questione.

La pervasività dell’IA in ogni aspetto della produzione e delle attività lavorative, unita alla sua capacità evolutiva autonoma, impone, infatti, una riflessione sulle modalità di tutela dei lavoratori.

A questo riguardo, si può tra l’altro rilevare che l’impiego delle tecnologie di nuova generazione possono essere analizzate per due versanti antitetici:

da un lato

i. le nuove tecnologie possono contribuire alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori (rientrando così nell’alveo dell’art. 2087 c.c.), che stabilisce l’obbligo fondamentale del datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie, secondo particolarità del lavoro, esperienza e tecnica, e per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori: configurando una responsabilità contrattuale che impone al datore di creare un ambiente di lavoro sicuro, prevenendo rischi e sanzionando le violazioni anche in caso di danni da stress o condizioni lavorative pregiudizievoli;

dall’altro lato

ii. l’impiego di sistemi di AI comporta notevoli rischi legati alla discriminazione e allo sfruttamento di alcune categorie dei lavoratori, come ad esempio il caso notorio dei rider, dove gli algoritmi governano l’assegnazione degli ordini, i punteggi di performance e le sanzioni, creando un sistema di “catena di montaggio 2.0” che spesso precarizza il lavoro e limita i diritti dei riders. Al riguardo meritoria la sorveglianza del Garante per la protezione dei dati personali che ha sanzionato pesantemente aziende di food delivery (come Foodinho/Glovo) per uso illecito dei dati dei rider, arrivando a multe milionarie (es. 5 milioni di euro, 2,6 milioni di euro) per il trattamento illegittimo di dati, tracciamento continuo e algoritmi discriminatori, vietando decisioni automatizzate non contestabili e imponendo la protezione dei dati anche fuori orario di lavoro. (vedi Provvedimento del 16 gennaio 2025 doc. web n. 10112287; Ordinanza ingiunzione nei confronti di Foodinho s.r.l. – 10 giugno 2021 [9675440].

Strategie anti-discriminazione: monitoraggio e validazione degli algoritmi

Difatti affinché il principio di non discriminazione sia realmente applicabile, le aziende dovrebbero adottare strategie strutturate di monitoraggio e correzione, che coinvolgano l’intero ciclo di vita degli algoritmi IA, tra le quali il testing e la validazione preventiva dei modelli IA, il test di fairness sui dataset di addestramento, per individuare eventuali squilibri nei dati utilizzati dagli algoritmi, nonché metriche di equità personalizzate, che garantiscano un trattamento equo tra categorie di persone diverse (es. genere, etnia, età, status socioeconomico).

Sistemi intelligenti per la sicurezza: dalla prevenzione alla realtà aumentata

In merito al primo aspetto ovvero alla valorizzazione della sicurezza sul lavoro, l’intelligenza artificiale offre strumenti avanzati per la prevenzione degli infortuni e il monitoraggio delle condizioni di lavoro. Sistemi di IA possono rilevare situazioni di rischio, segnalare anomalie e automatizzare la gestione delle emergenze, contribuendo ad aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ad esempio le applicazioni spaziano dai dispositivi di protezione individuale intelligenti (elmetti e dispositivi indossabili per controllare lo stato di attenzione e altre caratteristiche psico fisiche delle persone), a strumenti e dispositivi (occhiali, monitor, guanti, simulatori, ecc.) che grazie alla realtà aumentata e al metaverso permettono di svolgere in maggiore sicurezza e con maggiore puntualità compiti delicati o rischiosi.

Obblighi normativi e partecipazione attiva dei lavoratori

Al riguardo va rilevato che nonostante i vantaggi, l’introduzione delle tecnologie intelligenti richiede il rispetto del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), che impone specifici obblighi al datore di lavoro relativamente alla valutazione dei rischi, all’informazione, alla formazione e alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Difatti l’articolo 15 del Testo Unico ribadisce l’importanza della prevenzione e della partecipazione attiva dei lavoratori nei processi di sicurezza, anche in presenza di sistemi automatizzati, al fine di offrire strumenti per rafforzare la protezione dei lavoratori, coinvolgendo anche le parti sociali nella definizione di regole e garanzie.

Il quadro normativo europeo e nazionale sull’AI nel lavoro

In merito al secondo aspetto, e comunque al fine di avere una visione olistica del contesto normativo europeo e nazionale, ci dovremo riferire oltre che al Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), all’AI Act (Regolamento (UE) 2024/1689, Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale), nonché al recentissimo decreto ministeriale 180 del 17 dicembre 2025, dove il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha adottato le “Linee guida per l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro“, dando attuazione all’art. 12 della legge 23 settembre 2025, n. 132: “Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”, delineando una strategia nazionale che punta a coniugare innovazione tecnologica, tutela dei diritti e inclusione sociale.

Le tre direttrici strategiche del Ministero del Lavoro

Il Ministero pur non prevedendo un documento tecnico individua una roadmap ambiziosa che punta a trasformare il tessuto produttivo prevedendo tre linee direttrici fondamentali su cui orientare le politiche pubbliche e le scelte organizzative delle aziende:

a. formazione e sviluppo delle competenze;

b. tutela dei lavoratori, con particolare attenzione alla prevenzione delle discriminazioni algoritmiche, alla protezione dei dati personali e alla supervisione umana dei sistemi automatizzati;

c. riduzione del divario digitale, per garantire che l’innovazione non accentui disuguaglianze territoriali, generazionali e sociali.

Formazione e competenze digitali contro lo stress da automazione

Il primo asse di intervento riguarda la formazione e lo sviluppo delle competenze, considerati elementi essenziali per accompagnare la transizione digitale e prevenire fenomeni di esclusione o di “stress da automazione“. In questa prospettiva, l’IA è letta non solo come fattore tecnologico, ma come leva di trasformazione organizzativa e culturale.

Trasparenza algoritmica e supervisione umana nelle decisioni automatizzate

Il secondo e più rilevante aspetto del documento, è che l’AI non può diventare una “scatola nera” che decide in modo opaco su assunzioni, valutazioni, promozioni o licenziamenti.

Le decisioni automatizzate devono essere comprensibili, verificabili e contestabili, nel rispetto dei principi di trasparenza, chiarezza e responsabilità. In questo quadro, il decreto richiama esplicitamente il Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act), che classifica come “ad alto rischio” molti sistemi utilizzati in ambito lavorativo, imponendo obblighi stringenti di governance, audit e supervisione umana. A ciò si affianca il GDPR, che limita le decisioni esclusivamente automatizzate e rafforza i diritti dei lavoratori sul trattamento dei dati personali.

Capitale umano e integrazione equa della tecnologia

Il terzo aspetto è più una aspirazione di principio ovvero ricorda che l’adozione dell’IA non riguarda solo le imprese e la produttività, ma ha implicazioni profonde sul capitale umano, sulle competenze richieste dal mercato del lavoro e sulla tenuta del sistema sociale.

Superare le resistenze culturali, garantire un’integrazione equa e sostenibile della tecnologia e mettere al centro i lavoratori sono i pilastri per far sì che l’IA diventi uno strumento di progresso per tutti.

IA generativa: vademecum operativo per PMI e professionisti

In ultimo le linee guida dedicano una specifica attenzione all’uso dell’IA generativa, fornendo un vero e proprio vademecum operativo per PMI e professionisti, volto a prevenire rischi di violazione della privacy, perdita di controllo dei dati e non conformità normativa, ribadendo il principio della supervisione umana e della minimizzazione dei dati trattati.

Le sfide reali delle PMI tra cybersecurity e AI literacy

In merito a tale ultimo aspetto, con una certa dose di realtà va considerato che al momento le PMI faticano ancora con i concetti base di data e cybersecurity e pertanto dissertare di “AI literacy” nelle PMI può essere ambizioso.

Ad ogni modo va premiata la volontà del Ministero del Lavoro che con le predette Linee guida tenta di offrire ad imprese, professionisti e lavoratori un quadro di riferimento concreto per tentare di governare l’impatto dell’intelligenza artificiale in modo conforme, sostenibile e responsabile.

Verso un ecosistema lavorativo equilibrato e responsabile

In definitiva, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro rappresenta una sfida complessa ma anche un’opportunità. Solo attraverso un approccio normativo lungimirante, che sappia bilanciare innovazione tecnologica, tutela dei diritti e centralità della persona, potrà essere possibile tentare di costruire un ecosistema lavorativo corretto.

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