L'iniziativa

Come disegnare il futuro delle competenze digitali in Europa: le strategie delle coalizioni nazionali

Dalla recente riunione delle coalizioni nazionali per le competenze digitali è emerso un confronto su come disegnare e attuare strategie efficaci, guardando agli obiettivi del Digital Decade europeo: ecco le azioni da intraprendere e la situazione dell’Italia

25 Lug 2022
Nello Iacono

Coordinatore Coalizione Nazionale Repubblica Digitale - Dipartimento per la trasformazione digitale

digitalizzazione - webfare

Quale il futuro delle azioni sulle competenze digitali in Europa? I rappresentanti delle coalizioni nazionali per le competenze e l’occupazione digitali, con il coordinamento della Commissione Europea, si sono riuniti per la prima volta in oltre 3 anni in un workshop articolato in diverse sessioni interattive per fare il punto dell’attuazione delle strategie e individuare gli opportuni miglioramenti, portando i risultati ottenuti finora al livello successivo. Vediamo in che modo.

Competenze digitali, l’Italia comincia a migliorare: i dati Eurostat

Come funziona il dialogo strutturato della UE

Come sottolineato da Fabrizia Benini, vicedirettrice della DG Connect, responsabile del progetto, è emersa l’urgente necessità di migliorare le competenze digitali ovunque in Europa, evidenziando i vantaggi delle iniziative di riqualificazione a livello locale e regionale. Ha descritto le attività dell’UE in corso in materia di competenze digitali, in particolare il dialogo strutturato per l’istruzione e le competenze digitali, oltre i significativi investimenti tramite il programma DIGITAL Europe, compresi i piani nazionali di ripresa e resilienza.

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Il dialogo strutturato, in particolare, avviato dalla Commissione europea alla fine del 2021, si pone l’obiettivo di favorire la collaborazione tra stati membri e Commissione per il raggiungimento degli obiettivi del decennio digitale. Nella nota congiunta di avvio del dialogo strutturato la vice presidente esecutiva Ue Margrethe Vestager, il vice presidente Margaritis Schinas e i commissari Mariya Gabriel, Nicolas Schmit e Thierry Breton affermavano: “L’istruzione e le competenze digitali sono una pietra angolare della transizione digitale. Per il nostro decennio digitale, abbiamo fissato obiettivi ambiziosi, come dotare l’80% delle persone di competenze digitali di base e avere 20 milioni di specialisti ICT impiegati nell’UE entro il 2030. Raggiungeremo questo obiettivo solo se lavoreremo insieme nell’Ue, a tutti i livelli.”.

Gli Stati membri partecipano al dialogo concordando i principali fattori abilitanti per rendere l’istruzione e la formazione digitali efficaci e inclusive, lungo un percorso che porterà entro il 2022 a riunioni bilaterali tra ciascuno stato membro e la commissione, coinvolgendo anche le parti sociali e la società civile. Sulla base dei suoi risultati, la Commissione proporrà entro la fine del 2023 iniziative concrete sui fattori abilitanti per l’istruzione e le competenze digitali.

Quali sono le attività delle Coalizioni Nazionali

Durante la crisi sanitaria, le coalizioni nazionali hanno collaborato a distanza tramite incontri virtuali e webinar. Durante la prima riunione in presenza hanno avuto l’opportunità di stabilire nuove partnership e condividere buone pratiche, tendenze e aggiornamenti in materia di competenze digitali, anche in merito alla piattaforma Digital Skills and Jobs, di cui si è celebrato da poco tempo il primo anniversario.

Sei i temi principali approfonditi durante il workshop:

  1. Miglioramento delle competenze digitali avanzate
  2. Ragazze e ICT
  3. Opportunità di lavoro nella tecnologia per i giovani
  4. Piani strategici nazionali- evoluzione e monitoraggio
  5. Partnership e coinvolgimento
  6. Potenziamento della formazione digitale interna

Un luogo fondamentale di confronto per le Coalizioni Nazionali è, come accennato, la Digital Skills and Jobs Platform, che fornisce un’ampia gamma di informazioni, risorse e opportunità relative all’area delle competenze e dei lavori digitali a tutti i livelli, dal più semplice all’avanzato: approfondimenti aggiornati vengono offerti in modo accessibile ai nuovi utenti, mentre i professionisti più esperti possono beneficiare di contenuti mirati, pertinenti al proprio campo di competenza. Inoltre, è disponibile uno spazio collaborativo per i membri della community per fare rete, interagire e crescere insieme.

Nello specifico la piattaforma offre:

  • approfondimenti sulle iniziative e azioni nazionali e dell’UE in materia di competenze e posti di lavoro nel digitale;
  • opportunità di formazione e supporto allo sviluppo professionale;
  • buone pratiche, consigli di esperti, risorse e strumenti;
  • dati basati sulla ricerca;
  • opportunità e strumenti di finanziamento;
  • spazi interattivi;
  • notizie, editoriali ed eventi.

Un grande contributo alle iniziative in ambito UE arriva dalle Coalizioni nazionali, che svolgono un ruolo chiave nella promozione delle competenze digitali non solo a livello nazionale ma anche europeo, fornendo contenuti e condividendo informazioni rilevanti su politiche e iniziative nazionali in materia di competenze digitali, contribuendo a valorizzare le buone pratiche e offrendo informazioni aggiornate sulle opportunità di formazione, eventi e risorse.

Attualmente sono 25 le Coalizioni Nazionali costituite negli Stati membri che, con le loro iniziative, supportano in modo determinante l’UE nel raggiungimento degli obiettivi fissati nella strategia europea per il Decennio digitale: aumentare il numero di cittadini europei con competenze digitali di base, assicurandosi che l’80% di essi abbia almeno competenze digitali di base entro il 2030.

Evoluzione e monitoraggio delle strategie nazionali per le competenze digitali

Uno dei temi approfonditi durante il workshop e proposti e coordinati dalla Coalizione italiana, costituita nell’ambito dell’iniziativa Repubblica Digitale, è stato quello relativo all’evoluzione e al monitoraggio delle strategie nazionali e quindi all’approccio utile per assicurare il raggiungimento degli obiettivi definiti nei piani attuativi. Una delle principali motivazioni del confronto, rispetto allo scambio di conoscenze tra i Paesi sulle pratiche più adeguate per monitorare i risultati delle azioni e l’effettiva attuazione della strategia, è che, se lavorare sulla definizione di programmi per le competenze digitali è d’obbligo, una delle principali sfide per le Coalizioni Nazionali è la necessità di identificare modalità affidabili per verificarne l’effettiva attuazione, ricercando strumenti adeguati di monitoraggio dell’impatto sulla popolazione. Un approccio di questo tipo, infatti, consente di ricalibrare i piani strategici per raggiungere gli obiettivi definiti.

Il tema si sviluppa quindi su tre principali aree di approfondimento: il design e l’architettura dei piani strategici, la governance e il coordinamento, i dati e l’approccio al monitoraggio.

Design e architettura dei piani strategici

Una valutazione di partenza è la difficoltà di trovare un equilibrio tra obiettivi a lungo termine per strategie e progetti e iniziative a breve termine. Le strategie nazionali sono normalmente costruite per un periodo più lungo (5-7 anni), mentre la loro attuazione – il raggiungimento degli obiettivi – avviene attraverso piani d’azione, iniziative e progetti a breve termine. Questo è un problema da affrontare in quasi tutti i Paesi. A meno che non vi sia un forte legame tra questi obiettivi a lungo termine più ampi/generali delle strategie e l’attuazione pratica, è difficile misurare i risultati e monitorare lo stato di avanzamento dell’implementazione della strategia.

Diventa necessario così che il piano d’azione attui efficacemente tutti i pilastri di una strategia, bilanciando azioni con diversi livelli di impatto e che includa indicatori chiave misurabili per ciascun target, introducendo anche misure specifiche per i principali obiettivi. Questo conduce al design di strategie focalizzate, non solo generali, che prevedano ad esempio l’utilizzo di matrici di mappatura obiettivi-iniziative-risultati quantitativi- finanziamento. L’esempio del coordinamento della Commissione Europea sulle strategie nazionali per l’Intelligenza Artificiale, per rendere diffuse queste buone pratiche di design dei piani strategici, potrebbe essere di insegnamento per l’approccio da seguire nel futuro.

Governance e coordinamento

Molti rappresentanti delle Coalizioni nazionali evidenziano un problema di mancanza di coordinamento., le strategie nazionali, infatti, anche se chiamate “Nazionali”, spesso sono di competenza di un particolare Ministero. A seconda dello specifico Paese, i diversi stakeholder non sono sempre coinvolti adeguatamente nella progettazione – è il caso non solo del settore privato e delle ONG, ma anche di Ministeri e Pubbliche Amministrazioni. Anche gli obiettivi delle competenze digitali negli Stati membri sono molto frammentati, in base a destinatari diversi (beneficiari di ciascun ministero), come disoccupati, anziani, PMI, insegnanti, ecc. Allo stesso modo questo accade per i fondi, che sono cruciali per l’attuazione della strategia ma provenienti da diversi strumenti finanziari.

Su questo tema la differenza tra le Coalizioni Nazionali è significativa. In particolare, lì dove le Coalizioni non si sviluppano per impulso governativo e non contemplano, di conseguenza, un ruolo centrale di spinta istituzionale trasversale (e non settoriale), la situazione di partenza è particolarmente critica. Soprattutto in questi contesti, è necessario che i coordinatori delle Coalizioni Nazionali assumano un ruolo più attivo, anche grazie a un supporto della Commissione UE, per sottolineare ai governi degli Stati membri l’importanza delle coalizioni nazionali per le competenze digitali e quindi favorire riunioni congiunte con i Ministeri responsabili e il coinvolgimento nel dialogo strutturato, con una comunicazione chiara verso i cittadini sui risultati raggiunti e sull’impatto ottenuto. Rimane allo stesso tempo importante indirizzare l’evoluzione delle governance nazionali verso un modello sostenuto centralmente a livello governativo, con il coinvolgimento degli stakeholder in un comitato direttivo per ciascun pilastro della strategia. E su questo fronte l’esperienza italiana può essere un buon esempio.

Dati e approccio al monitoraggio

Questo tema si colloca in un contesto composto da diversi filoni di attività che possiamo così sintetizzare:

  • la definizione degli indicatori e l’individuazione del valore target, e quindi come considerare nella dashboard la relazione tra fattori “abilitanti” e “risultati” da misurare; come affrontare il problema dell’adeguato livello di copertura delle azioni sugli impatti attesi -indicatori di risultato vs indicatori di impatto;
  • l’individuazione della fonte dei dati e del meccanismo di raccolta, per cui è necessario affrontare il problema dell’utilizzo di dati internazionali, ma generali, per benchmark e dati nazionali, specifici e molto significativi, raccolti per un singolo paese;
  • le metodologie e gli strumenti di monitoraggio, per l’individuazione di quello più adatto – standard o ad hoc;
  • il ciclo di miglioramento e la definizione dell’approccio da seguire.

Un problema particolare in quest’ambito è la mancanza di dati statistici rilevanti che consentano una valutazione obiettiva dei progressi degli obiettivi della strategia.

Il ruolo dell’indice DESI

Attualmente l’unico set di dati comune per tutti i paesi è la misurazione DESI, che però non analizza tutti gli aspetti relativi al tema delle competenze digitali. Inoltre, il DESI consente di misurare principalmente alcuni cambiamenti quantitativi, non obiettivi e qualitativi, e non distingue tra indicatori di risultato e di impatto, come ad esempio avviene nel piano strategico italiano. Questa situazione spinge gli Stati Membri verso la definizione di approcci che siano strettamente legati al design delle strategie nazionali e quindi, salvaguardando la possibilità ampia di benchmark, prevedano ad esempio la creazione di strumenti online strutturati per raccogliere dati, la realizzazione di analisi statistiche al di là delle indagini DESI per la raccolta di dati, che coinvolgano altri fornitori di dati, indagini statistiche semestrali che coinvolgano direttamente gli stakeholder responsabili e quindi anche tutte le organizzazioni coinvolte.

Competenze digitali, la situazione in Italia

Su questi temi l’Italia ha sviluppato un percorso organico, concreto e di prospettiva. In Italia la Coalizione Nazionale è stata lanciata nel 2020 dal Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale. La Coalizione si basa su “Repubblica Digitale”, un’iniziativa multi-stakeholder che promuove le competenze digitali a tutti i livelli dell’economia e della società italiana. Il programma mira a identificare e coinvolgere il maggior numero possibile di stakeholder (es. imprese, enti pubblici, ONG ecc.), creando un cambiamento culturale basato sul miglioramento delle competenze necessarie per realizzare appieno i benefici della trasformazione digitale. Ad oggi, più di 240 organizzazioni hanno aderito alla Coalizione Italiana con più di 290 progetti.

I principi secondo i quali si sviluppa questa iniziativa sono in particolare tre:

  • la presenza di una visione organica, intersettoriale e interdisciplinare, che ha condotto nel 2020 alla realizzazione della “Strategia Nazionale per le Competenze Digitali” con 4 linee di intervento, coerenti con i quattro pilastri della European Coalition for Digital Skills and Jobs: Istruzione e formazione superiore, forza lavoro attiva in ambito privato e pubblico, competenze specialistiche ICT, competenze per tutti i cittadini. Identificando anche dei valori target al 2025 all’interno di un piano di attuazione;
  • l’approccio multistakeholder, che si attua non solo con la presenza stessa della Coalizione con organizzazioni del terzo settore, del privato e del pubblico, ma anche con l’istituzione di un Comitato Tecnico Guida di Repubblica Digitale, coordinato dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e formato da rappresentanti di Ministeri, enti pubblici, rappresentanti di università, istituti di ricerca e associazioni di cittadini del Coalizione nazionale per le competenze digitali, nella logica di governance guidata a livello governativo secondo il modello auspicato dalle coalizioni europee;
  • il superamento della frammentazione delle iniziative, , anche quelle inserite nel PNRR, basate sulla valorizzazione delle buone pratiche, ma anche nelle attività costanti di confronto e messa in sinergia delle iniziative delle organizzazioni della Coalizione e delle iniziative pubbliche, prassi nella quale l’approccio nazionale al dialogo strutturato è stato senz’altro un elemento importante.

Per quanto riguarda i temi della governance e dell’architettura della strategia, questi principi stanno consentendo così di sviluppare un approccio in linea con le indicazioni delle coalizioni europee, condivise anche nel recente workshop. In più, per quanto riguarda il monitoraggio, l’esperienza italiana si mostra come uno degli esempi di riferimento.

L’approccio alla pianificazione e al monitoraggio

In particolare, il piano operativo di attuazione della strategia, in corso di aggiornamento, prevede una dashboard di oltre 60 indicatori per monitorare l’impatto delle azioni sulle 4 linee di intervento. Ogni azione include anche tappe fondamentali, indicatori di risultati e risultati e valori target appropriati. La dashboard si basa sugli indici inclusi nel Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione Europea e sui Digital Maturity Indexes (DMI) elaborati dall’Osservatorio dell’Agenda Digitale. Gli indicatori di impatto selezionati per il cruscotto consentono un’attività di benchmarking con i Paesi europei che presentano le caratteristiche socio-demografiche più simili all’Italia, come Francia, Spagna, Germania, Polonia.

Il piano prevede obiettivi per il 2025, basati principalmente su indicatori DESI ed Eurostat, come: il 70% della popolazione con competenze digitali almeno di base ed eliminazione del divario di genere nelle competenze digitali; la duplicazione della popolazione con competenze digitali avanzate (78% dei giovani con istruzione superiore, 40% dei lavoratori del settore privato e 50% dei dipendenti pubblici); l’aumento del 50% della quota di PMI che si avvalgono di specialisti ICT; l’aumento significativo della quota di popolazione che utilizza i servizi digitali pubblici (con obiettivo 64%), con valori target ciclicamente sottoposti a una “analisi di validazione” per assicurare che persistano le condizioni di fattibilità per il loro raggiungimento.

Il modello di monitoraggio consente di valutare, con cadenza annuale, lo stato di avanzamento del piano operativo, valutando l’efficacia sia delle azioni condotte sia del piano complessivo ricalibrandole ove necessario, e tenendo conto del contesto in continua evoluzione secondo il Piano, con un approccio al miglioramento continuo Plan-Do-Check-Act (PDCA). Il modello di monitoraggio è, pertanto, di natura iterativa, e il primo Rapporto pubblicato a fine 2021 ha consentito di sperimentarlo, mettendo in rilievo la consistenza del Piano Operativo e offrendo una panoramica sulle iniziative intraprese per raggiungere i primi traguardi della Strategia.

La sua implementazione graduale risponde all’esigenza di affinare gli strumenti di rilevazione, la struttura dei dati per la verifica dello stato di avanzamento del Piano e degli effetti sull’evoluzione dei principali indicatori di impatto e di realizzazione, nonché l’organizzazione e le modalità di restituzione – pubblica e partecipata – delle informazioni raccolte.

Il Piano operativo

Il Piano operativo è attualmente in aggiornamento, anche sulla base del Rapporto, e prevede in particolare:

  • la rimodulazione e l’inserimento di nuove azioni, al fine di garantire un maggiore allineamento e impatto con gli indicatori di obiettivo prefissati. Le azioni potrebbero concentrarsi sullo sviluppo delle iniziative finalizzate alla riduzione del digital divide delle aree territoriali meno sviluppate, in linea con gli indirizzi forniti dal nuovo quadro di politica di coesione.
  • la ridefinizione, insieme alle Pubbliche Amministrazioni, degli indicatori di impatto meno coperti dagli elementi del Piano, per sostenere il raggiungimento degli obiettivi della Strategia, anche con l’intento di raccordarsi agli indirizzi di policy recentemente avviate (PNRR, Accordo di Partenariato, piani e programmi nazionali e internazionali);
  • l’aggiornamento degli indicatori di impatto del Piano Operativo al fine di garantire il necessario allineamento con gli indicatori DESI (recentemente rivisti nel 2021) e con gli indicatori di impatto elaborati dai principali Istituti di Ricerca nazionali e internazionali (Eurostat, Istat).

La stretta sinergia che nel nostro Paese è stata realizzata tra le azioni di governance del piano operativo e il percorso del dialogo strutturato con la commissione UE è da considerarsi un asset strategico fondamentale, non presente, come argomentato sopra, in diversi stati membri.

I dati e le prossime sfide

In attesa del DESI 2022, i dati Eurostat 2021 sui quali si baserà mostrano che la percentuale degli italiani con competenze digitali inferiori a quelle di base è ancora maggioritaria (54%) ma che si registrano alcuni progressi in alcune aree del quadro DigComp delle competenze digitali. Ad esempio, più alte percentuali sono raggiunte nella risoluzione dei problemi (88%), nell’informazione e nell’alfabetizzazione dei dati (71%), mentre sono più deboli nelle altre. Per questo, per migliorare la performance attraverso gli indicatori chiave, l’Italia deve affrontare la diffusa mancanza di consapevolezza digitale, sapendo che questo risultato è strettamente correlato con la riduzione del numero di persone svantaggiate in tutto il Paese. In questo senso, il digital divide, come sottolinea il rapporto BES 2021, “tende ad aumentare le disuguaglianze socio-culturali ed economiche e ad aggravarle ulteriormente”. E le differenze nella conoscenza digitale sono significativamente pronunciate tra le regioni.

L’Italia non si è fermata negli ultimi anni nei suoi sforzi per colmare il divario di competenze digitali e le attività a livello nazionale e dell’UE stanno ottenendo risultati significativi. La Strategia nazionale per le competenze digitali e il relativo piano operativo, sviluppato nell’ambito di Repubblica Digitale, tracciano un percorso strategico ben definito nella politica delle competenze digitali, investendo in azioni più strutturali e garantendo la rilevanza delle azioni in corso, creando le condizioni di base per il miglioramento.

Conclusione

Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga. L’impegno di tutti gli attori attuali e futuri nel settore delle competenze digitali, della formazione, delle ICT e dell’occupazione è fondamentale per raggiungere gli obiettivi del decennio digitale dell’UE e affrontare insieme le sfide future.

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PNRR 2, è il turno della space economy
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Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
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PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
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PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
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Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
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Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
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Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
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PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
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Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
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PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
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Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
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Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
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Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
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Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
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Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

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