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Dalla luce ai neutrini: le ricadute tech dei Nobel 2026


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I Nobel per la Medicina, per la Fisica e per la Chimica dimostrano, ancora una volta, quanto la ricerca scientifica abbia sempre più importanti ricadute nella tecnologia. Ecco le applicazioni innovative dei Premi Nobel 2026

Pubblicato il 8 ott 2026

Mirella Castigli

Giornalista pubblicista



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premi nobel 2026; Optogenetica, IceCube detector e molecole specchio: l'innovazione nei Premi Nobel 2026




I premi Nobel 2026 sono stati assegnati, per la Medicina, allo statunitense Karl Deisseroth (Università di Stanford in California, 54 anni), ai tedeschi Peter Hegemann (Università Humboldt di Berlino, 71 anni) e Georg Nagel (Università di Würzburg in Germania, 73 anni); per la Fisica al belga Francis Halzen; per la Chimica al francese Henri Kagan (università di Paris-Sud, 95 anni) e al giapponese Kenso Soai (Università di Scienze di Tokyo, 77 anni).

Ecco le motivazione dei premi Nobel nelle Hard Stem di quest’anno e quanta innovazione c’è nelle scoperte degli scienziati insigniti dall’Accademia di Stoccolma.

Live From Stockholm: 2026 Nobel Chemistry Prize Winner Announced By Royal Swedish Academy | APT

Dopo l’ubriacatura tecnologica degli ultimi anni (il Nobel 2024 ai due padri delle reti neurali alla base dell’AI e nel 2025 ai computer quantistici), in un certo senso, i Nobel tornano con i piedi per terra, a premiare il metodo scientifico in laboratorio, perfino “nuove tecniche osservative molto audaci” per i neutrini, “ma soprattutto la perseveranza“, secondo Fabrizio Illuminati, professore ordinario di Fisica teorica presso l’Università degli Studi di Salerno e direttore del Cnr-Nanotec.

Invece le origini dell’Universo e, “la vita prebiotica”, secondo Ranieri Bizzarri, biofisico e professore di biochimica dell’Università di Pisa, sono i protagonisti del Nobel per la Chimica.

Ma l’innovazione rimane al centro delle applicazioni delle ricerche scientifiche premiate in Svezia, le cui ripercussioni spaziano dalle neurotecnologie e dalle interfacce cervello-computer (BCI) fino alle tecnologie ingegneristiche estreme.

L’optogenetica al centro del Premio Nobel per la Medicina 2026

Il Nobel per la Medicina 2026 premia gli scienziati Deisseroth, Hegemann e Nagel per una delle grandi innovazioni delle neuroscienze contemporanee: l’optogenetica, una tecnica biologica che, combinando l’ottica e la genetica, permette di monitorare l’attività dei neuroni attraverso la luce.

Funge, infatti, da “interruttore biologico”, in grado di premere l’accensione o lo spegnimento di determinate cellule cerebrali con una precisione da orologio svizzero, grazie a un meccanismno che si fonda su intuizioni naturali e ingegneria genetica.

Studiando la Chlamydomonas reinhardtii, alga unicellulare capace di orientarsi verso la luce grazie a specifiche proteine fotosensibili (le canalrodopsine), si è scoperto che basta colpire queste proteine con la luce, per aprire i canali nella cellula, consentendo il passaggio di cariche elettriche.

Una volta prelevato il gene di queste proteine sensibili alla luce e inserito nel DNA di determinati gruppi di neuroni per modificarli, questi ultimi acquisiscono sensibilità agli impulsi luminosi.

I neuroni modificati si controllano con la luce: l’illuminazione del tessuto cerebrale (per esempio con una luce blu) fa aprire i canali, attivando il neurone (che “si accende”) o silenziandolo (“si spegne”) a comando.

L”optogenetica ha trovato largo impiego soprattutto nella ricerca in laboratorio per mappare i circuiti cerebrali sui modelli animali, al fine di studiare e capire funzioni complesse come la memoria, le emozioni e il dolore.

Ma le applicazioni più promettenti riguardano le ricerche mirate su malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, studiare i circuiti legati a depressione e dipendenze (disturbi psichiatrici) e infine effettuare sperimentazioni cliniche per la cura di alcune forme di cecità e sordità e ripristinare i sensi laddove possibile.

Sono ancora numerose le sfide biologiche e tecnologiche da superare, ma la strada è segnata con i primi test clinici sull’uomo.

Le applicazioni tech

L’optogenetica non è la tecnologia che sfrutta Neuralink, l’azienda di Elon Musk, ma fa parte dello stesso settore delle neurotecnologie e delle interfacce cervello-computer (BCI). Inoltre, strumenti optogenetici permettono il controllo dell’espressione genica in cellule ed organoidi e di studiare più efficacemente processi complessi come lo sviluppo del cervello.

“L’optogenetica permette di utilizzare la luce per attivare o silenziare, con grande precisione, gruppi specifici di neuroni resi sensibili alla luce grazie a particolari proteine. Possiamo così intervenire direttamente sui circuiti cerebrali, comprenderne il contributo alla percezione, alla memoria e al comportamento e studiare come la loro attività si altera nelle malattie”, ha spiegato al Corriere della Sera Michela Fagiolini direttrice dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IN).

Nobel per la Fisica 2026: l’astrofisica coi neutrini e IceCube detector

L’Accademia delle scienze di Stoccolma ha motivato il premio Nobel per la Fisica 2026, con cui ha insignito il fisico Francis Halzen, per i “contributi decisivi nell’osservatorio IceCube e la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica”.

Non è un Nobel assegnato per nuove scoperte scientifiche o nuova conoscenza, ma per le audaci tecniche osservative.

Nel caso di Halzen, si premia la “perseveranza. Risaliva già agli anni ’80, in un’epoca in cui già allora si capiva che l’osservazione dei neutrini avrebbe dovuto richiedere una strumentazione passiva di tipo massiccio, come dimostrano i grandi osservatori sotterranei in Giappone come il Super-Kamiokande e il futuro Hyper-Kamiokande e il Gran Sasso in Italia con quelle enormi vasche piene di xeno liquido ed argon liquido per osservare i neutrini prodotti delle reazioni deboli. L’idea di Halzen invece era di osservare i neutrini provenienti direttamente dal cosmo profondo, ms per fare ciò ha superato lo scetticismo costruendo IceCube”, sottolinea il professor Illuminati.

I neutrini ad alta energia, i messaggeri (fantasma) di informazioni da altre galassie, che Halzen ha catturato grazie a un blocco di ghiaccio al Polo Sud, trasformato in IceCube detector, sono i protagonisti dell’edizione 2026 del premio per la Fisica.

Cosa sono i neutrini

Il nome italiano “neutrino” coniato nel 1932, grazie a Enrico Fermi, era stato in realtà anticipato da Wolfang Pauli, quando, due anni prima, cercava di illustrare la perdita energetica nella transizione del decadimento beta, per capire anche la radioattività che aveva introdotto, nei decenni precedenti, Marie Curie (che aveva scoperto il radio).

Pauli introdusse questo elemento-jolly per non violare il principio di conservazione dell’energia e non mettere quindi in discussione la termodinamica. Fermi gli diede il nome di neutrino, particella elementare con carica neutra e massa infinitesimale.

“Il neutrino fa parte di quella famiglia dei multi-messenger, di questa nuova epoca dell’astronomia ed astrofisica, per cui, per osservare gli effetti delle grandi strutture sottoposte a violentissimi fenomeni di natura gravitazionali e di interazioni ad altissima energia, si utilizza tutto lo spettro possibile di segnali: non solo elettro-magnetici, ma anche ‘segnali materiali’ e un candidato, un messaggero eccellente è pèroprio il neutrino”, spiega il professor Illuminati.

Il fisico belga Halzen ha studiato ulteriormente il fenomeno, offrendo un contributo determinante alla realizzazione dell’IceCube osservatorio in Antartide e alla scoperta del neutrino ad alta energia di origine astrofisica.

“Con Halzen, ma non solo lui, è nata la cosmologia/l’astrofisica/l’astronomia multi-messenger, grazie alla capacità di mettere a sistema tutto lo spettro di segnali che proviene dai grandi eventi catastrofici su scala cosmica, molto lontani da noi”, aggiunge Fabrizio Illuminati: “questo lavoro è una pietra miliare dal punto di vista della tecnica osservativa“.

L’IceCube di Halzen

L’idea chiave di Halzen è stata trasformare cubo di ghiaccio in Antartide, profondo un chilometro, in un telescopio, in grado di rivelare particelle.

I neutrini, poiché attraversano la materia quasi senza interagire, diventano individuabili grazie a migliaia di sensori (5mila fotomoltiplicatori) annegati nel ghiaccio (puro e incontaminato del Polo Sud) in grado di catturare i debolissimi lampi di luce (radiazione di Čerenkov) generati nel momento in cui un neutrino colpisce un nucleo di ghiaccio.

IceCube consente agli scienziati di mettersi in “ascolto”, mappando i messaggeri dell’universo (come i più estremi, i buchi neri supermassvi e supernove) in aggiunta alla luce, ai raggi X e alle onde gravitazionali.

In particolare, il contributo fondamentale è “il tracciamento di neutrini che provengono violentissimi su scala cosmologica che IceCube ha permesso di osservare”, evidenzia Fabrizio Illuminati.

Applicazioni innovative dell’IceCube del Nobel Halzen

L’innovazione si focalizza nella nascita dell’astronomia multimessaggero (mappatura delle sorgenti cosmiche ad alta energia per studiare l’universo profondo) e nella possibilità di sviluppare tecnologie ingegneristiche estreme.

Finora l’origine dei raggi cosmici più energetici era un mistero, ma i neutrini rilevati da IceCube sono capaci di tracciarne i processi di accelerazione, rivelando i meccanismi interni dei motori cosmici più potenti dell’universo. IceCube contribuisce a testare i limiti delle leggi fisiche attuali, studiando le oscillazioni dei neutrini e le loro interazioni a energie miliardi di volte superiori a quelle raggiungibili dai più potenti acceleratori terrestri (come il CERN di Ginevra), oltre a dare la caccia alla materia oscura.

Ma, in ambito innovativo, per resistere alla pressione estrema e alle temperature del ghiaccio profondo (-40°C), gli scienziati di IceCube hanno costruito i Digital Optical Modules (DOM), tecnologie di fotorivelazione e digitalizzazione del segnale a bassissimo consumo. Ciò ha prodotto avanzamenti nei settori della sensoristica subacquea, della diagnostica industriale e dell’elettronica aerospaziale.

Infine, la tecnica di fusione del ghiaccio ad acqua calda, sfruttata per portare i sensori fino a 2,5 km di profondità, ha messo a segno nuovi standard ingegneristici, che oggi trovano applicazione nelle carotazioni glaciali per studiare i cambiamenti climatici storici.

Ma il concetto di multi-messenger, a cui Halzen ha dato un fondamenbtale contributo, è un’idea metodologica trasversale alle scienze apre le porte anche alla microscopia multi-messenger, una microscopia integrata per avere una caratterizzazione più completa possibile del tessuto umano attraverso la risposta a tutti i tipi di interazioni (radiazioni eccetera).

Le molecole specchio al cuore del Nobel 2026 per la Chimica

Il Nobel per la Chimica 2026, assegnato a Henri B. Kagan e Kenso Soai «per la scoperta degli effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica», è molto più interessante di quanto si possa immaginare.

Innanzitutto le scoperte dei due scienziati risolvono il mistero della specularità delle molecole, di cui solo alcune presenytano due varianti, una speculare all’altra, proprio come le mani (dal cui termine greco il fenomeno, detto chiralità, comune negli aminoacidi, prende il nome).

“Esistono le molecole che hanno la caratteristica di essere una l’immagine speculare rispetto all’altra”, spiega Ranieri Bizzarri ad AgendaDigitale.eu, “con un carbonio che fa da centro chirale e che ammettono solo due enantiomeri, indistinguibili dal punto di vista fisico di per sé, ma diventano distinguibili o usando la luce poralizzata o attraverso alcuni esperimenti”.

“Il fatto che siano una l’immagine speculare rispetto all’altra, dal punto di vista della fisica classica (o quantistica a basse energie), rende queste molecole indistinguibili; ma, nel momento in cui un centro chirale (che ammette la sovrapposizione di due immagini specualari) viene messo accanto a un altro centro chirale, si formano 4 possibili combinazioni”.

Questo si descrive bene con le mani: “La mano destra può stringere la mano sinistra di un’altra persona, idem per la destra, ma anche la propria sinistra – continua Bizzarri. Però la stretta è diversa (più facile o più difficile): quando metto insieme centri stereogenici (che ammettono due immagini speculari), sono in grado di distinguere dal punto di vista fisico”.

La sintesi asimmetrica

“Ciò è alla base della sintesi asimmetrica, dove si prende una molecola – presente come unico entantiomero ovvero unico centro chirale – ed essa è un catalizzatore (che modifica ala velocità della reazione senza parteciparvi) ed interagisce (come una mano destra che favorisce un accordo bilaterale, stringendo la sinistra dell’altro). Se sono destro, favorirò l’accordo bilaterale coi destrimani; altrimenti, se sono sinistro, coi mancini. Discriminando, genererò prodotti di reazione diversi”, spiega Bizzarri con una similitudine.

La scoperta di Kagan e Soai

I Nobel per la Chimica 2026, Kagan e Soai, per primi sono stati in grado di controllare reazioni chimiche nelle molecole non speculari, dette omochirali, aprendo così la strada a nuove tecnologie innovative in ambito farmacologico.

“Lo stesso Pasteur faceva già questo. Kagan e Soai hanno introdotto due elementi di auto organizzazione“, mette in evidenza Bizzarri.

“Negli anni ’80, Kagan svolge un esperimento con un metallo che può interagire con i due enantiomeri diversi di una stessa molecola, generando un complesso molecolare composta da tre parti (di cui una metallica), ma i due enantiomeri sono presenti nella miscela in due quantità diseguali”, continua Ranieri Bizzarri.

Dunque, “se il metallo ne lega solo due (per esempio, se lega solo due mano destre o solo sinistre), poiché uno dei due enantiomeri è in eccesso rispetto all’altro, succede che ci sono tre possibilità (una in cui lega solo due mano destre, una solo sinistre e una destra e sinistra), ma una sarà preponderante. Kagan ottiene una enantio-selezione in equilibrio, in cui i prodotti di reazione non sono equivalenti perché contengono due centri chirali (pur partendo da un unico centro chirale)”, racconta Bizzarri.

“Lo scienziato giapponese è stato ancora più geniale: parte da una miscela di enantiomeri circa 50% e 50%, ma, per motivi statistici, non è mai la metà precisa: uno è un po’ più dell’altro enantiomero. Questa differenza in genere non porta alcun vantaggio reale. Ma, se queste molecole favoriscono la replica di sé stesse, si genere un processo di amplificazione. Tuttavia l’c di un enantiomero porterà alla produzione di un grande eccesso di quest’ultimo, mentre l’amplificazione del secondo enantiomero sarà molto inferiore rispetto al primo”.

La fluttuazione iniziale, dunque, è puramente statistica, avendo a che fare con molecole discrete.

Un Nobel che può spiegare la vita prebiotica

“Ma qui bisogna aggiungere un tassello mancante alla motivazione del Nobel attribuito dall’Accademia delle Scienze svedese“, secondo Ranieri Bizzarri. Infatti questo Nobel “spiega probabilmente ciò che è successo in natura: per poter avere selezione naturale, affinché si origini la vita, serve replicazione. C’è necessità di amplificare l’ente che riconosci come ente dotato della possibilità di andare incontro a selezione naturale e originare la vita: il Dna stesso, una cellula eccetera. Quindi, se le primissime molecole di DNA erano indistinguibili ma avevano un leggero eccesso di molecole rispetto alle altre, la loro replicazione ed amplificazione hanno fatto sì che una forma predominasse sull’altra. In un contesto di selezione, con risorse finite, il DNA di un tipo ha cannibalizzato l’altro e dunque ora ne vediamo uno solo, a doppia elica”. L’esempio classico di chiralità.

Tre Nobel nelle hard STEM con applicazioni innovative

Anche i Nobel 2026, pur non premiando direttamente tecnologie oggi in uso o promettente, fanno grande uso dell’innovazione tecnologica, ma soprattutto mostrano potenzialità nelle applicazioni innovative future.

A partire dai 5.160 sensori ottici di IceCube, spinti fino alla profondità di 2.500 metri in un volume di ghiaccio di un chilometro cubo, Hanzel ha dimostrato la possibilità di studiare l’universo sfruttando strumenti differenti dai telescopi ottici, usando logiche diverse, “per approfondire lo studio dell’origine dei neutrini cosmici e aggiungere un ulteriore tassello all’astrofisica multi-messenger”, secondo Illuminati.

“In futuro queste nuove tecniche osservative potrebbero portare alla scoperta di nuovi fenomeni fisici o leggi della fisica (cosa che finora non è avvenuta, ndr) oppure potrebbero aiutare a risolvere dispute che ci accompagnano da tanto tempo sui grandi misteri della natura della gravità, della dinamica dell’universo e delle strutture cosmologiche, una delle frontiere più affascinanti della fisica”, conclude Fabrizio Illuminati.

L’Accademia di Stoccolma premia la creatività degli scienziati dei Nobel 2026. E ancora una volta, anche nell’era dell’AI, ricercatori medici, fisici e chimici dimostrano di saper guardare oltre, mentre la ricerca scientifica ha sempre più cruciali ricadute nella tecnologia.

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