Un anno fa il messaggio era univoco: l’intelligenza artificiale avrebbe spazzato via milioni di posti di lavoro, a cominciare da quelli impiegatizi e white-collar. A dirlo non erano commentatori esterni o sindacalisti allarmati, ma gli stessi amministratori delegati delle aziende che producono la tecnologia. Sam Altman, CEO di OpenAI, avvertiva che “molti posti di lavoro scompariranno.” Dario Amodei, CEO di Anthropic, si spingeva oltre: l’AI avrebbe potuto eliminare il 50% dei ruoli entry-level white-collar entro cinque anni, con la disoccupazione che sarebbe potuta salire al 10-20%. Lo presentava come un dovere di onestà: “Noi, in quanto produttori di questa tecnologia, abbiamo il dovere e l’obbligo di essere onesti su ciò che sta arrivando.”
Intelligenza artificiale
Dietrofront dei big: l’AI non uccide il lavoro. C’è da fidarsi?
I CEO tech che annunciavano licenziamenti di massa legati all’intelligenza artificiale ora ridimensionano il rischio e parlano di produttività. Anche Microsoft nel licenziare dice che non è colpa dell’AI. Ma la svolta arriva mentre OpenAI e Anthropic preparano IPO miliardarie e mentre resta aperto il nodo dei percorsi professionali di ingresso
Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor

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