Quando nel 2017 abbiamo costituito Umbria Digital Innovation Hub, il tema era Industria 4.0. Si parlava di fabbrica connessa, Internet of Things, robotica, cloud, big data, manifattura additiva e della necessità di accompagnare soprattutto le piccole e medie imprese dentro una trasformazione destinata a cambiare processi produttivi, competenze e modelli organizzativi.
Quasi dieci anni dopo siamo davanti all’intelligenza artificiale e la velocità del cambiamento è ancora maggiore. Gli strumenti sono diventati più accessibili, entrano rapidamente nelle aziende e iniziano a supportare attività che fino a poco tempo fa sembravano difficili da automatizzare. L’esperienza maturata in questi anni ci porta però a distinguere con attenzione l’accesso a una tecnologia dalla capacità di trasformarla in innovazione.
Il rapporto dell’OCSE dedicato all’attrattività dell’Umbria ricostruisce una parte di questo percorso. Il Digital Innovation Hub nasce nel 2017 per sostenere le imprese nella transizione verso Industria 4.0 attraverso la valutazione della maturità digitale, l’adozione delle nuove tecnologie, la formazione e l’accesso agli strumenti di sostegno agli investimenti. Tra il 2017 e il 2022 ha assistito 380 imprese. È un’esperienza sufficientemente lunga per osservare cosa accade quando una tecnologia incontra aziende diverse per dimensione, organizzazione, mercato e capacità di investimento, e anche per capire quanto alcuni problemi rimangano simili mentre cambiano gli strumenti.
Indice degli argomenti
Dall’Industria 4.0 all’intelligenza artificiale in Umbria
Uno dei primi strumenti utilizzati dal Digital Innovation Hub è stato l’assessment della maturità digitale. È un passaggio che continua ad avere valore perché obbliga a partire dall’impresa, dai suoi processi e dalle sue competenze prima di arrivare alla soluzione tecnologica.
Dai dati alla strategia di innovazione
Con Industria 4.0 abbiamo visto aziende acquistare macchinari interconnessi, software e infrastrutture, anche grazie a un sistema di incentivi che ha avuto un ruolo importante nell’accelerare gli investimenti. Il risultato dell’investimento dipendeva però da ciò che accadeva dopo. Una macchina connessa produce dati, ma quei dati devono essere raccolti, interpretati e inseriti nei processi. Un nuovo software modifica il lavoro soltanto quando l’organizzazione riesce a integrarlo. Una tecnologia avanzata ha bisogno di persone capaci di utilizzarla e di un management che sappia perché la sta introducendo.
L’intelligenza artificiale amplifica questo tema perché abbassa enormemente la soglia di accesso. Oggi un imprenditore o un collaboratore può iniziare a utilizzare un sistema generativo in pochi minuti, senza un investimento infrastrutturale paragonabile a quello richiesto da altre fasi della digitalizzazione. Questa facilità apre possibilità enormi e rende contemporaneamente più sottile il confine tra sperimentare uno strumento e costruire una strategia di innovazione.
L’intelligenza artificiale non è più una moda, è diventata un’opportunità concreta di sviluppo. Il passaggio che abbiamo davanti consiste nel portarla dentro le aziende attraverso modalità di utilizzo sempre più concrete, partendo dai processi e dai bisogni delle imprese. È qui che torna utile l’esperienza maturata in questi anni, perché il valore non nasce dalla semplice presenza dell’AI in azienda, ma dal problema che riesce a risolvere, dal processo che migliora, dal tempo che libera e dalla qualità che aggiunge a un prodotto o a un servizio.
Incentivi e competenze per l’AI nelle imprese umbre
Industria 4.0 ci ha insegnato anche qualcosa sul rapporto tra incentivi e innovazione. Gli strumenti pubblici hanno consentito a molte PMI di anticipare investimenti che altrimenti avrebbero compiuto più lentamente e hanno favorito la diffusione di tecnologie nuove nel sistema produttivo italiano. Il punto delicato arriva quando la disponibilità dell’incentivo finisce per precedere la domanda industriale alla quale l’investimento dovrebbe rispondere.
Provare prima di investire
Questa esperienza è utile anche oggi. Intorno all’intelligenza artificiale stanno crescendo finanziamenti, programmi di accompagnamento, servizi e possibilità di sperimentazione. Attraverso Umbria Digital Data, l’European Digital Innovation Hub di cui il sistema confindustriale umbro è capofila, le imprese hanno potuto accedere a servizi sull’AI, sulla cybersecurity e sul calcolo ad alte prestazioni e sperimentare tecnologie prima di effettuare l’investimento.
La possibilità di provare prima di investire è particolarmente importante per una PMI. Permette di verificare se una tecnologia risponde davvero a un bisogno, quali dati richiede, come modifica un processo e quali competenze saranno necessarie. La decisione economica arriva così dopo una prima verifica industriale.
Competenze distribuite per le PMI
Lo stesso vale per le competenze. Una grande impresa può disporre di strutture dedicate all’innovazione, specialisti dei dati, cybersecurity e sistemi informativi. Nelle PMI molte di queste funzioni finiscono inevitabilmente sulle stesse persone che devono seguire produzione, clienti, fornitori e mercato. Fin dall’inizio abbiamo quindi immaginato il Digital Innovation Hub come un punto di accesso a competenze distribuite, mettendo in relazione imprese, Università, centri di ricerca e soggetti tecnologici. L’obiettivo non è avere tutte le risposte dentro una sola organizzazione, quanto permettere alle aziende di raggiungere le competenze quando servono.
L’ecosistema umbro per collegare intelligenza artificiale e imprese
Questo ragionamento riguarda anche il territorio. L’Umbria è una regione di dimensioni contenute e proprio questa caratteristica può diventare un punto di forza, perché rende più semplice costruire un dialogo diretto tra imprese, Università, istituzioni e soggetti dell’innovazione. Per chi rappresenta le imprese è un elemento importante, perché la capacità di innovare dipende anche dalla velocità con cui competenze diverse riescono a incontrarsi e a costruire progetti comuni.
È una delle ragioni per cui Confindustria Umbria ha scelto di essere tra i promotori di PerugIA Next insieme alla Provincia di Perugia, alla Regione Umbria, all’Università degli Studi di Perugia, ad ANCI Umbria e a PuntoZero. Il progetto nasce per costruire una rete stabile di confronto, sperimentazione e sviluppo sull’intelligenza artificiale e sulla trasformazione digitale, mettendo in relazione Pubblica amministrazione, imprese, ricerca e territori.
Per noi questa collaborazione è strategica perché consente di portare l’esperienza accumulata nel rapporto con le imprese dentro una riflessione più ampia. L’intelligenza artificiale attraversa ormai i confini tradizionali tra pubblico e privato. Imprese e amministrazioni hanno obiettivi e responsabilità differenti, ma quando iniziano a utilizzare questi strumenti incontrano questioni comuni sulla qualità e disponibilità dei dati, sulla cybersecurity, sulle competenze, sul rapporto con i fornitori e sulla capacità di valutare tecnologie che evolvono molto rapidamente.
PerugIA Next parte dall’ascolto dei territori
PerugIA Next ha scelto di partire dall’ascolto dei territori prima di definire le soluzioni. Nelle nove Zone Sociali della provincia di Perugia sono stati incontrati amministratori e tecnici dei Comuni per raccogliere bisogni, criticità e proposte sui dati, sull’interoperabilità e sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è trasformare questo ascolto in una piattaforma permanente di confronto tra istituzioni, Università, imprese e Pubblica amministrazione. È un metodo interessante anche dal punto di vista industriale, perché evita di partire dalla tecnologia disponibile e riporta l’attenzione sui problemi che quella tecnologia dovrebbe contribuire a risolvere.
Un possibile orizzonte di questo lavoro è la costruzione di un polo di innovazione sull’intelligenza artificiale capace di collegare competenze, imprese e istituzioni e creare nuove basi di sviluppo per l’Umbria. È una prospettiva che si collega al lavoro svolto dal Digital Innovation Hub in questi anni e che può alimentare un ecosistema più ampio nel quale svilupparsi. La sfida consiste nel passare dalle singole iniziative a una capacità del territorio di mettere stabilmente in relazione domanda di innovazione, ricerca, competenze e possibilità di sperimentazione.
Intelligenza artificiale in Umbria, dalla riflessione alle proposte
C’è infine un aspetto che abbiamo imparato proprio lavorando sulla trasformazione digitale. La velocità dell’innovazione rende necessario trovare anche momenti nei quali uscire dall’urgenza quotidiana e capire in quale direzione stiamo andando.
Orizzonti Digitali e la co-intelligenza
È il senso con cui abbiamo costruito negli anni Orizzonti Digitali, uno spazio di riflessione nato dalla necessità di fermarsi davanti a trasformazioni tecnologiche di portata epocale e provare a comprenderne gli effetti sulle imprese e sulla comunità. Nel 2026 il confronto è dedicato alla co-intelligenza e al rapporto tra capacità umane e sistemi intelligenti. PerugIA Next partecipa a questo percorso, ampliando ulteriormente il confronto tra mondo produttivo, Pubblica amministrazione, ricerca e territori.
Una proposta etica, sostenibile e virtuosa
Il punto che ci interessa, però, viene dopo. Come Confindustria e come soggetti collegati al sistema ci consideriamo operatori di competenze e cerchiamo di contribuire alla politica industriale. La nostra ambizione è che dall’Umbria possa uscire «un’idea, una proposta, una suggestione» sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale che sia «eticamente accettabile, ambientalmente sostenibile, economicamente virtuosa». È a questo che dovrebbe servire il confronto, molto più che alla realizzazione di un evento.
Quasi dieci anni di trasformazione digitale ci hanno insegnato che l’innovazione richiede tempo anche quando la tecnologia accelera. Occorre comprendere i processi, costruire competenze, sperimentare, mettere in relazione ricerca e impresa e avere un management capace di scegliere. Oggi l’intelligenza artificiale aumenta enormemente ciò che è tecnicamente possibile e rende ancora più importante capire quali problemi vogliamo affrontare e quale sviluppo vogliamo produrre.
Per un territorio come l’Umbria la dimensione può diventare una risorsa proprio qui. Le distanze tra gli attori sono relativamente brevi, le competenze esistono e alcune reti sono già state costruite. Il lavoro che abbiamo davanti è farle dialogare sempre meglio e trasformare ciò che emerge dal confronto in proposte, sperimentazioni e capacità industriale. È su questo terreno che quasi dieci anni di Industria 4.0 possono diventare un patrimonio utile per affrontare la stagione dell’intelligenza artificiale.




























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