Huawei, estradizione del CFO negli Usa? Ecco perché il Canada tradirebbe la sua Costituzione | Agenda Digitale

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Huawei, estradizione del CFO negli Usa? Ecco perché il Canada tradirebbe la sua Costituzione

La sezione sette della Carta canadese dei diritti e delle libertà protegge il diritto di ogni individuo alla “libertà di vita e alla sicurezza della persona e protegge il principio di “giusto processo”. Ma la possibile estradizione negli Usa del CFO di Huawei, Meng Wanzhou, tradirebbe questi principi. Ecco perché

02 Mar 2021
Benjamin Chiao

professore presso la Paris School of Business e la Southwestern University of Finance and Economics, commentatore di economia cinese e politica mondiale

Washington sta cercando di strangolare Huawei e altre società high-tech cinesi a livello globale. La richiesta degli Stati Uniti al Canada di arrestare il chief financial officer di Huawei Meng Wanzhou nel dicembre 2018 ricorda al mondo come gli agenti statunitensi arrestarono nel 2013 Frederic Pierucci, alto funzionario della conglomerata francese Alstom, e come successivamente avvocati, società e dipartimenti governativi statunitensi “smembrarono” la società transalpina, temibile concorrente per tante aziende statunitensi.

Gli Stati Uniti stanno nuovamente contrastando i loro concorrenti globali utilizzando mezzi non di mercato. Dal 2019, hanno bloccato le vendite a Huawei di chip, semiconduttori e altri componenti e hanno reso obbligatorio per le loro aziende, prima di fare affari con Huawei, il rilascio di licenze di esportazione da parte del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.

Il team legale di Huawei ha recentemente preso la parola presso la Corte Suprema della Columbia Britannica, dove Meng sta combattendo l’estradizione negli Stati Uniti con false accuse.

La giurisdizione a “lungo raggio” degli Usa

Gli Stati Uniti stanno chiaramente esercitando una giurisdizione a “lungo raggio”.

Il base al diritto internazionale consuetudinario, il potere di un Paese di criminalizzare una condotta si basa sul principio di sovranità e quando uno Stato afferma la propria giurisdizione penale rispetto ad uno specifico avvenimento deve esserci un legame sostanziale e autentico con quel Paese.

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Nel caso attuale, gli Stati Uniti affermano la loro giurisdizione extraterritoriale sostenendo che la presentazione della signora Meng a un dirigente dell’HSBC non statunitense abbia causato una violazione delle norme statunitensi da parte dell’HSBC. Questa affermazione, tuttavia, è artificiosa e tendenziosa.

L’imputato ha sostenuto che tutte le presunte condotte hanno avuto luogo al di fuori degli Stati Uniti e non hanno coinvolto persone statunitensi, e che l’unico effetto presunto negli Stati Uniti sia l’uso da parte di HSBC della sua controllata statunitense per compensare transazioni in dollari USA tra società non statunitensi.

Prima della presentazione, HSBC aveva contatti con Skycom, il partner locale di Huawei in Iran, ma aveva deciso di non bloccarne le relative transazioni. Dopo la presentazione, appare logico che HSBC abbia mantenuto il controllo sull’opportunità, il luogo e le modalità tramite cui autorizzare l’operazione in dollari americani, ma tutto ciò non è evidentemente soggetto al controllo di Huawei. Per non parlare del fatto che non c’è stato un precedente di criminalizzazione di un soggetto individuale per via di sanzioni dovuta a violazioni d’impresa.

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L’arresto Meng e il principio del giusto processo

Se il Canada ha permesso l’estradizione, è probabilmente e paradossalmente un attacco diretto alla sua costituzione. Infatti, la sezione sette della Carta canadese dei diritti e delle libertà protegge il diritto di ogni individuo alla “libertà di vita e alla sicurezza della persona, e il diritto a non esserne privato se non in conformità con i principi della giustizia fondamentale”. La Carta non fornisce alcuna indicazione di ciò che si qualifica come un “principio di giustizia fondamentale” ed è demandato ai tribunali determinare quali principi giuridici siano qualificabili come necessari per la giustizia fondamentale.

Nella sua interpretazione procedurale più semplice, la sezione 7 protegge il principio di “giusto processo”. Tuttavia, non solo l’amministrazione Trump ha ripetutamente pronunciato discorsi coercitivi sul caso ma l’arresto di Meng viola il giusto processo in molti altri modi.

Secondo i documenti del tribunale, l’arresto di Meng è stato ritardato a causa di “problemi di sicurezza” fino a quando lei non uscì dall’aereo. In modo tal modo, gli ufficiali della Canada Border Services Agency la interrogarono per tre ore senza la presenza di un suo rappresentante legale e sequestrano i suoi dispositivi elettronici prima di consegnarla alla Royal Canadian Mounted Police.

Ma nel registro degli agenti di polizia federale non c’era alcuna menzione di imminenti problemi di sicurezza prima dell’arresto. Inoltre, gli ufficiali non hanno cercato coltelli o altri oggetti pericolosi ma, invece, hanno prima sequestrato il cellulare di Meng mettendolo in una borsa “Faraday”, utile a bloccarne qualsiasi segnale elettronico.

La mossa successiva, senza soluzione di continuità, fu la consegna alla polizia da parte dell’agente di frontiera del codice di accesso del cellulare di Meng. Successivamente l’agente ammise di aver commesso un “errore”.

Anche la dichiarazione giurata sulla base della quale il giudice ha emesso un mandato d’arresto contro Meng era contraddittoria, perché la Canada Border Services Agency ha detto agli agenti che Meng possedeva due case a Vancouver, ma il fatto non è stato menzionato nella dichiarazione giurata – la quale erroneamente riportava che Meng non avesse nessun legame con il Canada.

Meng è ora agli arresti domiciliari parziali nella sua casa di Vancouver. Il processo dovrebbe concludersi nell’aprile 2021, ma potrebbe trascinarsi per anni perché probabilmente verranno presentati appelli poiché la premessa dell’affidavit è stata violata durante l’arresto. Inoltre, vi è stata una chiara violazione dei diritti legali fondamentali di un alto dirigente di una rispettata azienda cinese leader nella tecnologia 5G, la quale potrebbe sfidare le principali società occidentali di telecomunicazioni nella regione.

La condotta del Regno Unito

Non solo il Canada, anche il Regno Unito non si sta più comportando come un paese con una politica estera indipendente o a favore del libero scambio come prima. In generale, i “Five Eyes” – Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Canada – hanno compiuto sforzi condivisi per contenere la Cina.

Ironia della sorte, ciò di cui i Five Eyes accusano Huawei è esattamente quello che sembrano fare. I cinque Paesi, infatti, hanno un programma di sorveglianza globale che è in grado di monitorare i dati dell’intera popolazione mondiale intercettando e / o accedendo sia alle comunicazioni private delle persone tra cui e-mail, messaggi di testo e telefonate da satelliti, reti telefoniche e cavi in ​​fibra ottica, sia ai dati degli utenti ottenuti da aziende high-tech.

Tuttavia, diversi alti funzionari del Regno Unito hanno fatto riferimento a cosiddetti problemi di sicurezza per tenere a bada Huawei dalle reti 5G del loro Paese, nonostante l’MI5 abbia affermato un paio di volte che Huawei non rappresenti un rischio significativo per la sicurezza nazionale. Non vi è ancora un consenso univoco tra gli inglesi su come dovrebbe essere trattata Huawei.

D’altra parte, l’informatore americano Edward Snowden, ex collaboratore della National Security Agency, ha smascherato programmi di sorveglianza di massa statunitensi come il famigerato PRISM, il quale ha accesso diretto ai server di diversi giganti high-tech negli Stati Uniti. E Washington sta sfruttando i dati raccolti da tutto il mondo.

La reazione cinese

L’arresto di Meng ha inasprito i rapporti tra Pechino da una parte e Washington e Ottawa dall’altra.

Ma nonostante il ministero degli Esteri cinese abbia dichiarato che Meng sia vittima di un gioco politico, Pechino è stata attenta a non fare alcuna mossa di ritorsione miope, eccezion fatta per le singole questioni relative al più ampio conflitto USA-Cina che include le guerre commerciali e nel campo dell’alta tecnologia.

L’America First di Donald Trump

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fondato la sua azione politica sul motto “America First” ​​mirando in particolare a colpire l’economia cinese. Ma cercando di disaccoppiare le economie statunitense e cinese, egli ha danneggiato lo sviluppo del settore high-tech e causato enormi perdite di posti di lavoro. Incolpare la Cina e le aziende cinesi per tutti i mali che devono affrontare gli Stati Uniti potrebbe essere uno stratagemma per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla disastrosa gestione della pandemia COVID-19 da parte dell’amministrazione statunitense.

La nuova amministrazione Biden dovrebbe sapere che l’ingiustizia contro persone e aziende innocenti può disturbare i rapporti internazionale e la serenità globale. Si spera che la nuova amministrazione statunitense aiuti il ​​resto del mondo a rinvigorire il libero scambio e promuovere lo sviluppo dei settori ad alta tecnologia.

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