l'analisi

Gioco illegale online, perché oscurare i siti non basta più



Indirizzo copiato

Il gioco illegale online non si limita più ai siti da oscurare: passa da social, link, messaggistica privata, fake app e piattaforme gemelle. Dati recenti, profili giuridici e ruolo delle piattaforme mostrano un fenomeno capace di rigenerarsi e confondere il consumatore

Pubblicato il 5 giu 2026

Michele Ciancimino

Ricercatore in Diritto dell’Economia, Università LUMSA, Palermo



shutterstock_2188370693
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Il gioco d’azzardo illegale online non abita più soltanto siti marginali, raggiungibili da chi sappia dove cercare. Si muove dentro l’esperienza ordinaria della navigazione digitale: inserzioni sui social, link di rinvio, pagine che promettono bonus, contenuti apparentemente informativi, canali chiusi di messaggistica privata. L’utente non sempre cerca l’offerta illegale; spesso vi viene accompagnato attraverso percorsi che la rendono visibile, familiare e, almeno in apparenza, affidabile.

Da qui nasce il punto centrale: il problema non coincide più soltanto con il dominio da oscurare, ma con la rete di canali che conduce a quel dominio e che può continuare a funzionare anche quando il singolo sito viene colpito.

I numeri del gioco illegale

La crescente rilevanza del gioco illegale online è confermata da studi recenti che, pur seguendo metodi diversi, convergono sulla centralità del canale digitale.

Anzitutto, il primo Report dell’Osservatorio sul Gioco online illegale, realizzato da Data Room Nexus, è particolarmente rilevante perché non guarda soltanto ai volumi del fenomeno, ma ai suoi percorsi di accesso.

L’indagine parte dalla pubblicità come traccia dell’offerta non autorizzata: intercettando inserzioni sui social, risalendo agli inserzionisti, seguendo i link e ricostruendo le destinazioni finali, il report ricompone il tragitto che conduce l’utente dal primo contatto al sito di gioco. Risalendo ai siti effettivamente raggiunti dagli utenti e, attraverso strumenti di analisi del traffico web, si stimano accessi, utenti e raccolta.

Nel periodo gennaio-marzo 2026, il monitoraggio ha individuato in media quattro o cinque nuovi siti illegali al giorno, fino a costituire un campione di 500 siti. Su questo perimetro, il report stima 4,5 milioni di utenti italiani, 13,2 milioni di accessi e circa 500 milioni di euro di raccolta trimestrale, pari a circa 2 miliardi annui. Così, il report formula una proiezione del mercato illegale online intorno ai 20 miliardi di euro annui, ipotizzando circa 5.000 domini attivi a livello nazionale.

Sono numeri da utilizzare con cautela, ma descrivono un dato rilevante: il gioco illegale online non appare come una mera somma disordinata di siti abusivi, ma come un sistema capace di intercettare utenti, costruire fiducia e rigenerarsi dopo gli interventi di contrasto.

Un riscontro, fondato su una metodologia diversa, viene poi dallo studio LUISS “Misura del mercato del gioco illegale in Italia”, che utilizza una stima econometrica basata su dati territoriali regionali e indicatori di enforcement relativi al periodo 2015-2023. Lo studio ritiene possibile quantificare il mercato illegale del gioco in circa 29,8 miliardi di euro, attribuendo all’online oltre 25 miliardi, pari a più dell’85% del totale stimato.

Le due stime non vanno sovrapposte, ma lette in parallelo: Nexus ricostruisce i percorsi digitali dell’offerta non autorizzata; lo studio LUISS conferma, da un’altra prospettiva, la centralità economica dell’online nel mercato illegale.

Come cambia il gioco illegale online

Per anni il contrasto al gioco illegale online ha seguito una logica relativamente semplice: individuare il sito non autorizzato, inibirne il dominio, impedire l’accesso. Questa logica resta necessaria, ma non esaurisce più il problema. I domini vengono oscurati, mentre l’offerta tende a rigenerarsi: se una pagina viene rimossa, un canale privato segnala il nuovo accesso; quando un sito viene bloccato, una piattaforma gemella ne riproduce interfaccia, promozioni e funzionalità.

User journey e siti gemelli

Per comprendere il fenomeno occorre, allora, guardare alla user journey, cioè al percorso dal primo contatto all’utilizzo del servizio. Il click sull’annuncio non conduce sempre direttamente a una piattaforma di gioco: può attivare un sistema di smistamento che indirizza l’utente verso destinazioni diverse, anche in funzione del dispositivo utilizzato.

Da questo meccanismo nasce il fenomeno dei siti gemelli: piattaforme identiche nella struttura e nell’interfaccia, differenziate solo da minime variazioni del dominio, utilizzate per aggirare i provvedimenti di inibizione e mantenere attive le campagne pubblicitarie. Il profilo più delicato è la continuità tecnica dell’esperienza: questi siti possono condividere la stessa infrastruttura, conservando dati degli utenti registrati, credenziali di accesso e saldo dei conti di gioco. Quando un dominio viene oscurato e l’utente migra su quello gemello, l’esperienza può proseguire senza soluzione di continuità.

A questo si aggiunge il problema della fidelizzazione degli utenti già catturati. L’accesso ai siti illegali può avvenire tramite traffico diretto, link salvati, canali chiusi o messaggistica privata. In questi casi l’utente ha superato la fase della scoperta ed è entrato in una relazione più stabile con il circuito. L’inibizione di un dominio può allora non spezzare la relazione, ma spostarla sul dominio successivo, spesso senza che l’utente percepisca differenze.

Contenuti clone, fake app e reputazione

L’illegale online è insidioso, poi, anche perché spesso non appare illegale. Molti siti non autorizzati imitano gli stili visivi e comunicativi dell’offerta regolata: grafica professionale, bonus di benvenuto, assistenza clienti, procedure di pagamento apparentemente fluide, linguaggio rassicurante. In alcuni casi compaiono formule che evocano la sicurezza o il gioco responsabile. Ne deriva una confusione reputazionale: il consumatore incontra un ambiente che imita la normalità del mercato legale e fatica a distinguerlo.

Il report Nexus individua anche contenuti “clone”: nomi, immagini, testi, marchi o riferimenti istituzionali capaci di costruire un’apparenza di legittimità. In alcuni casi il fenomeno arriva alle fake app, distribuite attraverso pagine che simulano gli store digitali e poi indirizzano l’utente verso un dominio illegale.

L’imitazione diventa ancora più efficace quando l’accesso avviene attraverso un canale reputazionale intermedio: un influencer, un gruppo social, una chat, una community. Il contesto digitale presta credibilità al sito. Il giocatore non valuta soltanto l’operatore, ma la catena di fiducia che lo conduce a quell’operatore.

Così, prima ancora di perdere denaro, il giocatore può perdere orientamento.

I profili giuridici

Sul piano giuridico, il primo presidio resta quello settoriale.

ADM può intervenire sui siti che offrono o pubblicizzano servizi di gioco in modo non conforme alla normativa vigente, disponendone l’inibizione ai sensi dell’art. 102, comma 1, del d.l. n. 104 del 2020. Il d.lgs. n. 41 del 2024 rafforza questo impianto, prevedendo, all’art. 22, misure contro l’offerta telematica in difetto di concessione e interventi sui flussi di pagamento verso operatori non autorizzati. L’inibizione colpisce il sito; il blocco dei pagamenti incide sulla fruibilità economica del servizio. Il problema, però, spesso nasce prima: nei percorsi digitali che rendono l’offerta illegale visibile, credibile e raggiungibile.

Pubblicità, consumatori e piattaforme

Viene, allora, in rilievo, la regolazione della pubblicità.

L’art. 9 del d.l. n. 87 del 2018 ha vietato in modo ampio la pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro; AGCOM ne ha precisato i confini applicativi, in particolare con la delibera n. 132/19/CONS. Se non può dirsi dimostrato un nesso causale tra divieto pubblicitario e crescita del gioco illegale, resta però un dato: mentre la comunicazione promozionale lecita è compressa, quella illecita continua a circolare in forme indirette e difficilmente tracciabili. Per il consumatore, il rischio è che i contenuti promozionali incontrati online siano in larga misura riconducibili all’offerta non autorizzata. Da qui l’esigenza di rendere l’offerta legale riconoscibile e distinguibile nel contesto digitale.

Anche il diritto dei consumatori può offrire una chiave di lettura, se coordinata con la disciplina speciale del gioco.

L’esclusione dei contratti di gioco d’azzardo dal campo di applicazione della direttiva 2011/83/UE non comporta una generale estraneità del giocatore alla tutela consumeristica. Su un piano diverso, può venire in rilievo la disciplina delle pratiche commerciali scorrette quando contenuti clone, marchi evocativi o fake app inducano l’utente in errore sull’identità dell’operatore, sulla sua autorizzazione o sull’affidabilità del servizio.

Infine, il tema incrocia la regolazione delle piattaforme digitali.

Il Digital Services Act, regolamento (UE) 2022/2065, non disciplina il contratto di gioco e non sostituisce la normativa nazionale sul gioco pubblico. Rileva però quando l’offerta non autorizzata circola attraverso servizi intermediari, piattaforme, contenuti pubblicitari, sistemi di raccomandazione e link di reindirizzamento. Il regolamento esclude obblighi generali di sorveglianza preventiva, ma segnala che la regolazione degli ambienti digitali non può ignorare i meccanismi di amplificazione, distribuzione e raccomandazione.

Conclusioni

È in atto una trasformazione ampia del gioco illegale online. Nell’economia digitale, l’illegalità non coincide soltanto con il luogo in cui il servizio viene offerto. Coincide anche con i percorsi che rendono quel servizio accessibile e apparentemente affidabile.

Un sito può essere oscurato, ma l’utente può essere già stato catturato da una rete di link, contenuti, community che lo accompagna verso il dominio successivo. Una pubblicità può essere vietata, ma la promozione può riapparire come consiglio, recensione o messaggio privato. Un operatore può essere privo di concessione, ma presentarsi con l’estetica, il linguaggio e la credibilità apparente dell’offerta autorizzata.

La risposta al gioco illegale online non può quindi ridursi al blocco del dominio. Deve combinare inibizione dei siti, blocco dei flussi di pagamento verso operatori privi di concessione, contrasto alla pubblicità occulta, cooperazione con le piattaforme e tracciabilità delle reti di affiliazione.

Anche l’agenda dei regolatori pare muoversi in questa direzione. Nel maggio 2026, ADM ha ospitato a Roma le delegazioni del G7 Regulators Roundtable, incontro semestrale tra regolatori europei del gioco d’azzardo, dedicando il confronto in particolare a gioco illegale, match fixing, mercati predittivi, attività promozionale e pubblicità, sistemi di pagamento nel gioco fisico e online. La varietà dei temi affrontati conferma la natura composita del problema: oscurare domini è un passaggio necessario, ma l’offerta illegale si governa coordinando vigilanza, canali finanziari, comunicazione commerciale e cooperazione tra regolatori.

La vera posta in gioco, allora, è rendere riconoscibile la legalità prima che l’utente venga catturato dal percorso che conduce all’illegale.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x