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Direttore responsabile Alessandro Longo

la giurisprudenza

Il digital divide culturale è una nuova discriminazione sociale

di Angelo Alù, presidente Generazione Y e promotore di dirittodiaccesso.eu

26 Nov 2015

26 novembre 2015

Il divario digitale impone la necessità di realizzare un’adeguata governance della Rete funzionale ad assicurare un’effettiva inclusione degli individui nella società digitale, in modo da garantire il corretto ed efficace esercizio di fondamentali diritti configurabili online. Facciamo un punto sulla giurisprudenza in merito

Il fenomeno del digital divide evidenzia una sempre più grave disuguaglianza nell’accesso e nel’uso delle tecnologie, mettendo in risalto la frattura che si frappone tra la parte della popolazione in grado di utilizzare queste tecnologie e la parte della popolazione che ne rimane esclusa, configurandosi una grave discriminazione per l’uguaglianza dei diritti esercitabili online con l’avvento della società digitale.

Tra le categorie più minacciate dall’esclusione digitale vi sono i soggetti anziani (cd. “digital divide intergenerazionale”), le donne non occupate o in particolari condizioni (cd. “digital divide di genere”), gli immigrati (cd. “digital divide linguistico-culturale”), le persone con disabilità, le persone detenute e in generale coloro che, essendo in possesso di bassi livelli di scolarizzazione e di istruzione, non sono in grado di utilizzare gli strumenti informatici.

A partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, comincia a diffondersi la tesi secondo cui il mancato utilizzo di Internet possa dare luogo a una nuova forma di disuguaglianza sociale che si manifesta nel gap esistente fra gli information haves e gli havenots e che, pertanto, richiede l’elaborazione di specifiche politiche pubbliche volte a garantire effettive condizioni di accesso ad Internet.

Il 29 maggio 1996, l’allora Vice-Presidente Al Gore dell’amministrazione Clinton utilizzò l’espressione “digital divide” per indicare il gap esistente fra gli information haves e gli havenots nell’ambito del programma K-12 education (“Kindergarten through 12th grade”).

L’evoluzione del divario digitale può essere descritta utilizzando due differenti approcci che consentono di analizzare specifici aspetti di tale fenomeno, in presenza di numerose variabili che influenzano, a livello micro (variabili socio demografiche) e macro (fattori economici e istituzionali), l’acceso ad Internet.

In particolare, la tesi della “normalizzazione” sostiene la progressiva eliminazione del divario informatico, che andrà gradualmente a normalizzarsi sino ad esaurirsi totalmente, nella prospettiva di un progressivo livellamento delle competenze digitali, mentre la tesi della “stratificazione” opta per un crescente incremento delle disuguaglianze virtuali nate con la Rete, le quali, piuttosto che diminuire, sono destinate a protrarsi nel tempo con effetti sempre più discriminatori tra gli inclusi e gli esclusi digitali.

Secondo la classificazione maggiormente accreditata in materia è possibile distinguere tre tipi di divario digitale: globale, sociale e democratico. Il primo si riferisce alle differenze esistenti tra paesi più o meno sviluppati; il secondo riguarda le disuguaglianze esistenti all’interno di un singolo paese; il terzo focalizza le condizioni di partecipazione alla vita politica e sociale in base all’uso o meno efficace e consapevole delle nuove tecnologie.

Quando si analizza il fenomeno del divario digitale, è necessario evidenziare una dimensione cognitiva che presuppone l’assenza di conoscenze informatiche minime da parte di un individuo, il quale, pertanto, non è in grado di svolgere le più semplici attività virtuali configurabili nel cyberspazio; e una dimensione infrastrutturale che focalizza l’esistenza di carenze nella disponibilità di dotazioni infrastrutturali e di strumenti telematici necessari a consentire un’efficace navigazione.

In considerazione delle rilevanti implicazioni del divario digitale, una parte della più recente giurisprudenza di merito ha riconosciuto l’esistenza di un vero e proprio “danno da digital divide”, provocato dalla violazione del diritto di accesso, che impedisce all’individuo il regolare esercizio  dei propri diritti online, configurando una peculiare tipologia di pregiudizio, qualificabile come danno alla persona sottoforma di perdita di chances di “inclusione”.

In particolare, merita di essere menzionata un’innovativa decisione del Giudice di Pace di Trieste (Giudice di Pace di Trieste del 30 luglio 2012, n. 587) che, chiamato a valutare il caso di una famiglia rimasta senza collegamento ADSL per 4 mesi, qualifica espressamente Internet alla stregua di un bene fondamentale per ogni aspetto della vita quotidiana, affermando che “Ormai da tempo la giurisprudenza è orientata nel ritenere che il distacco o il mancato allaccio della linea telefonica e internet costituiscano un danno patrimoniale e esistenziale per il titolare del contratto e della sua famiglia, danno considerato particolarmente grave in un’epoca in cui la comunicazione è fondamentale in ogni aspetto della vita quotidiana”.

Ad avviso del GdP, “l’inadempimento del gestore nella fornitura del servizio telefonico e di accesso alla rete Internet (cosiddetta linea Adsl) configura a carico dell’utente, oltre che un danno di natura patrimoniale per l’indebita mancata fruizione, anche un pregiudizio di natura non patrimoniale, in particolare di natura morale, quale categoria di danno autonomamente valutabile rispetto a diritti inviolabili della persona, riconducibile alla prostrazione dell’animo dovuta al mancato utilizzo di strumenti telematici diffusi, specialmente dai giovani, per attività di studio e interazione sociale con la conseguenza di dover liquidare in via equitativa detto danno da disuguaglianza digitale” (cd. digital divide).

Pertanto, oltre al danno patrimoniale, valutabile ai sensi dell’art. 1226 c.c., il GdP riconosce anche una voce di danno non patrimoniale, in quanto l’inadempienza contrattuale pur non incidendo sulla salute, intesa in senso stretto, ha determinato un difficoltoso svolgimento delle quotidiane attività, in presenza di “difficoltà costituenti presupposto per concedere alla parte attrice il risarcimento del danno esistenziale subito a causa dell’inadempimento del gestore telefonico, da cui è derivata un’apprensione angosciosa, tale da concretizzare il danno esistenziale e morale che ha inciso direttamente nella sfera emotiva e relazionale dell’interessata”.

In tale prospettiva, considerate le rilevanti implicazioni del digital divide, emerge la questione attuale relativa alla configurazione del diritto di accesso alla Rete, quale aspetto prioritario da considerare nella concreta regolamentazione dell’Internet Governance.

Secondo una definizione formulata nell’ambito del Working Group on Internet Governance (WGIG), istituito dal Segretario Generale delle Nazioni, l’Internet Governance è “lo sviluppo e l’applicazione da parte dei governi, del settore privato e della società civile, nei loro rispettivi ruoli, di principi, norme, regole, procedure decisionali e programmi condivisi che determinano l’evoluzione e l’uso di Internet”.

Alla luce di tale definizione si evince la necessità di garantire un accesso libero e gratuito ad Internet in considerazione delle sue enormi e straordinarie potenzialità applicative, attraverso l’adozione di apposite politiche pubbliche volte a regolamentare la Rete.

Non a caso, il Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite, con l’approvazione della risoluzione A/HCR/20/L.13, ha considerato espressamente Internet alla stregua di un diritto fondamentale dell’uomo, ricompreso nell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Nel documento si attribuisce alla Rete “una forza nell’accelerazione del progresso verso lo sviluppo nelle sue varie forme” e si chiede a tutti gli Stati “di promuovere e facilitare l’accesso a Internet”.

Sempre L’Onu, nel Rapporto sulla promozione e la protezione del diritto di opinione ed espressione (dell’agosto 2011) ha affermato che “gli Stati hanno un obbligo positivo a promuovere o facilitare il godimento del diritto alla libertà di espressione e dei mezzi di espressione necessari per esercitare questo diritto, compreso Internet”, considerando “l’accesso ad Internet un mezzo indispensabile per la realizzazione di una serie di diritti umani, combattendo l’ineguaglianza e accelerando lo sviluppo e il progresso dei popoli”, con la conseguenza che “l’accesso ad Internet è uno degli strumenti più importanti di questo secolo per aumentare la trasparenza, per accedere alle informazioni e per facilitare la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione delle società democratiche”.

In tale prospettiva, i temi dell’accesso e dell’uguaglianza digitale assumono una notevole rilevanza nella società attuale, evidenziandosi la questione concernente la necessità o meno di formalizzare il riconoscimento del diritto di accesso ad Internet nell’ambito dei valori universali e inderogabili di un ordinamento giuridico evoluto e moderno, prendendo atto degli straordinari benefici derivanti dall’uso generalizzo e consapevole della nuove tecnologie digitali.

Infatti, con l’avvento della Società dell’Informazione, se da un lato grazie alla disponibilità di servizi ICT, aumentano le opportunità di sviluppo offerte dalle tecnologie digitali per coloro che sono nelle condizioni di fruire di tali risorse, al contempo, dall’altro lato, si corre il rischio di limitare tali opportunità soltanto in favore di pochi privilegiati (i cd. “inclusi digitali”) che sono ingrado di sfruttare i vantaggi della Società dell’Informazione, a discapito dei cd. “esclusi digitali”, ossia per coloro che non hanno la possibilità di sfruttare i vantaggi derivanti dall’uso di Internet.

Emerge, dunque, una nuova forma di diseguaglianza sociale strettamente connessa all’assenza dieffettive condizione di accessibilità alle nuove tecnologie, configurandosi un grave fattore didiscriminazione riconducibile al fenomeno dell’esclusione digitale, che impedisce ad un’ampia percentuale della popolazione mondiale di accedere alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

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