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i dati

Banda ultralarga: cos’è, piano nazionale, verifica coperture, gare Infratel e il futuro a 1 Gigabit in Italia

Lo stato dell’arte della diffusione della fibra ottica. Gli obiettivi in termini di copertura delle principali città italiane e delle aree a fallimento di mercato. I nuovi obiettivi di connettività della Ue. Tutto quello che c’è da sapere su piano bul e di Open Fiber

10 Mag 2019

Lorenzo Principali

senior research fellow I-Com


La banda ultralarga consiste nella capacità delle reti di inviare dati ad altissima velocità, equivalente ad almeno 100 Mbps (definita “ultra fast broadband” nell’Agenda Digitale Europea) o ad almeno 30 Mbps (“fast broadband”). L’Italia porta avanti un piano strategico per la banda ultra larga, lanciato a marzo 2015. Attraverso siti dedicati, è possibile verificare la copertura della banda ultralarga al proprio indirizzo di casa, in tutte le regioni e province. Qui facciamo chiarezza su come funziona la banda ultra larga, le implicazioni per Infratel Italia, Telecom, Open Fiber e per gli altri operatori.

Con l’aggiudicazione anche del terzo bando Infratel per la banda ultra larga a Open Fiber e l’apertura di oltre 1200 cantieri, il Piano Banda Ultra Larga sta entrando nel vivo, e con esso la diffusione della fibra nelle case degli italiani. Tutto questo in attesa di chiarimenti sulla rete Tim e su eventuali sinergie con OF, così come sul lancio dei bandi per le aree grigie, in cui sono localizzate oltre un due terzi delle imprese italiane.

Cos’è il piano banda ultralarga nazionale

Come noto, all’interno del Piano sono coordinate le politiche in materia di sviluppo della fibra ottica, elaborate dal governo secondo gli obiettivi dell’Agenda digitale europea. In particolare, il piano definisce le linee guida delle iniziative pubbliche finalizzate alla realizzazione delle infrastrutture a banda ultra larga nel periodo che va dal 2014 al 2020, stabilendo di coprire l’85% della popolazione a 100 Mbps e tutti cittadini con connettività di almeno 30 Mbps.

Le risorse disponibili sono 3,6 miliardi di euro.

Così come il precedente Piano Banda Larga del 2009, il Piano Banda Ultra Larga viene attuato da Infratel, società in-house del ministero dello Sviluppo economico, il cui principale obiettivo è promuovere la realizzazione e l’integrazione di infrastrutture che offrono servizi internet a banda larga nelle aree a fallimento di mercato, dette aree bianche in sede europea e declinate nei cluster C e D in Italia.

Gli interventi finanziati da Infratel per la banda ultra larga in Italia (tabella regioni italiane)

Dall’inizio della propria azione ad oggi, Infratel risulta aver finanziato oltre 4000 interventi: tra questi, 3328 risultano già realizzati, 345 pianificati e 340 in via di realizzazione. La maggior parte di essi è stata realizzata in Veneto (409), Toscana (311) e Campania (289). La Sardegna risulta la regione con il maggior numero di interventi in via di realizzazione (121) e quella con il maggior numero di interventi pianificati (50), insieme a Sicilia (47) e Puglia (45).

Tab. 1: Interventi finanziati tramite Infratel per regione

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RegioneStatusTotale
In realizzazionePianificatoRealizzato
Abruzzo3228169229
Basilicata173047
Calabria3316260309
Campania835289332
Emilia-Romagna434158196
Friuli-V.G.12122
Lazio68245259
Liguria11415
Lombardia46263273
Marche212189203
Molise899107
Piemonte3613190239
Puglia2945168242
Sardegna12150210381
Sicilia447254305
Toscana465311362
Umbria1226083
Veneto65398409
Totale complessivo34034533284013

Fonte: elaborazione I-Com su dati Infratel

Verificare la copertura di banda ultra larga e fibra ottica nazionale nelle diverse regioni

La copertura in banda a 30 Mbps, secondo Agcom (maps.agcom), raggiunge il 67 % delle famiglie italiane (a febbraio 2019). La velocità da 100 Mbps in su è disponibile per il 35,3 % delle famiglie, mentre appena il 24 % è coperto da una rete che può arrivare tra i 100 e i 500 Mbps. Si scende poi, per la copertura fibra a 1 Gbps (Gigabit al secondo), all’11,4 % delle famiglie italiane.

Per verificare la propria copertura banda ultralarga, il modo più semplice è inserire il proprio numero di telefono o indirizzo sul sito dell’operatore scelto e vedere la risposta. Se non è soddisfacente, occorre cambiare operatore. Altri siti per verificarlo (come http://bandaultralarga.italia.it/verifica-indirizzo) possono avere dati non aggiornati.

Le gare BUL e il ruolo di Open Fiber sul piano banda ultralarga

Come noto, Open Fiber si è aggiudicata tutti i lotti di tutti e tre i bandi. La prima gara, che prevedeva 5 lotti per la progettazione, costruzione e gestione della rete di accesso in 3.043 Comuni di Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, richiedeva la copertura di 4,6 milioni di unità immobiliari, di cui almeno 1,4 milioni in banda a 100 Mbps. Open Fiber si è impegnato a connetterne 4,2 milioni in FTTH, con potenzialità fino ad 1 Gbps, e le restanti in banda ≥ 30 Mbps (verosimilmente in tecnologia FWA, una modalità che consente di connettere i clienti finali in wireless con prestazione simili a quelle via cavo).

Il secondo bando prevedeva 6 lotti comprendenti 3.710 Comuni, distribuiti in 10 regioni (Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta) e nella Provincia Autonoma di Trento. Si richiedeva complessivamente la copertura di 4,7 milioni di unità immobiliari, di cui almeno 1,1 milioni in banda a 100 Mbps. Anche in questo caso, Open Fiber ha alzato l’asticella, impegnandosi a connetterne 3,5 milioni in FTTH e la restante quota tramite FWA.

Il terzo bando, indirizzato a Sardegna, Puglia e Calabria, è stato assegnato lo scorso 18 dicembre 2018 a fronte di un’offerta di circa € 103 milioni totali. La concessione tra Infratel e Open Fiber è stata firmata ad aprile 2019. L’intervento prevede il collegamento di oltre 317 mila unità immobiliari in 959 comuni ed il completamento dei lavori è previsto entro tre anni dalla firma del contratto.

L’infrastruttura realizzata tramite i 3 bandi, che insisterà sui cluster C e D (le aree che figurano a diverso titolo come a fallimento di mercato), rimarrà per 20 anni in capo a Open Fiber, il quale opererà esclusivamente in modalità wholesale, affittando la propria rete in fibra agli altri operatori. Questi ultimi porteranno la connessione fino dentro casa dell’utente, e sono quelli con cui famiglie e imprese sottoscriveranno il proprio contratto di abbonamento.

I cantieri già aperti e in corso di apertura

Nell’ambito delle prime due gare, al 15 gennaio 2019 Infratel ha emesso 1277 ordini di esecuzione per l’apertura di cantieri, di cui 990 relativi a copertura di Comuni in fibra ottica e 287 relativi a copertura di tipo wireless (FWA). L’importo complessivo ammonta ad oltre 513 milioni di euro.

Le regioni con il maggior numero di cantieri autorizzati sono Lombardia, Piemonte, Lazio, Sicilia e Veneto. Le stesse regioni risultano in testa anche per numero di cantieri per interventi in fibra, anche se in ordine diverso. Quelle con il numero minore di cantieri autorizzati sono Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Liguria. A livello di risorse dedicate, tra le prime quattro si inseriscono al secondo posto l’Emilia – Romagna (65,9 milioni, dietro la Lombardia) e al quarto la Toscana (49,3 milioni, dietro il Lazio).

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RegioniComuni con interventi in fibraComuni con interventi in FwaTot interventiImporti interventi (in milioni)
Abruzzo83992€ 27,0
Basilicata30838€ 10,8
Campania522173€ 33,5
Emilia-Romagna662591€ 65,9
Friuli-Venezia Giulia39544€ 9,8
Lazio11022132€ 58,6
Liguria12012€ 2,9
Lombardia11552167€ 67,6
Marche41546€ 26,7
Molise41748€ 13,5
Piemonte11718135€ 42,7
Sicilia8646132€ 38,9
Toscana621375€ 49,3
Trentino-Alto Adige819€ 1,3
Umbria351146€ 23,8
Valle d’Aosta628€ 0,8
Veneto8742129€ 40,1
Totale9902871277€ 513,0

I piani di cablatura di OF e il possibile scorporo della rete Tim

Parallelamente, in audizione al Senato Open Fiber ha ribadito l’impegno nella copertura in fibra anche delle unità immobiliari comprese nei cluster A e B – ovvero quelli dove sono o saranno presenti altri operatori – e che quindi vengono finanziati da risorse private. In queste aree si prevede di cablare complessivamente 271 città e di raggiungere oltre 9,5 milioni di unità abitative.

I piani di copertura di OF e della stessa Tim dipenderanno in larga parte anche dall’annosa questione dello scorporo della rete dell’incumbent. Da un lato Agcom ha valutato che la proposta di Vivendi (la creazione di una società della rete separata da Tim ma di fatto controllata al 100%) non apporterebbe benefici né regolamentari né per gli utenti. Dall’altro il governo continua a mostrare interesse per una società unica della rete (comprendente l’eventuale rete separata di Tim e quella di OF e di altri operatori). Tesi sostenuta anche dagli americani di Elliott, che dopo il parere di Agcom sono tornati alla carica. Tuttavia i sindacati (e lo stesso Franco Bernabè) ritengono che la completa separazione della rete sarebbe un danno per Tim (e ciò appare verosimile per una questione di operatività, di costi e per la futura integrazione tra fisso e mobile con il deployment del 5G).

Tra le altre opzioni in campo la fusione (ovvero l’acquisto di OF da parte di Tim) o la sottoscrizione di accordi che accrescano i ricavi di OF e diminuiscano la necessità per Tim di investire in fibra. Quest’ultima, a giudizio di chi scrive, l’ipotesi più praticabile.

Fondamentale sarà il risultato del confronto per la governance tra Vivendi e Elliott. Prossima puntata dopo le europee.

I frutti dell’intervento pubblico nella banda ultra larga (tabella 2018 – 2020)

I dati Infratel mostrano i progressi che dovrebbero essere raggiunti anno dopo anno, secondo quanto dichiarato dagli operatori privati nella consultazione di marzo 2017 (il prossimo aggiornamento sarà disponibile a giugno 2019).

Le previsioni indicano il raggiungimento del 99,6% delle abitazioni a 30 Mbps ed il 50,7% a 100 Mbps entro il 2020. Per quanto concerne la prima tipologia, la maggior parte delle connessioni dovrebbe essere realizzata da investimenti privati (il 41,7% di unità abitative totali, contro il 7,2% che saranno raggiunte con fondi pubblici). Per la banda a 100 Mbps l’intervento pubblico risulta incidere di più, arrivando al 22% delle unità abitative totali (a fronte del 28,7% raggiunte con fondi privati).

Tab. 2: Interventi finanziari tramite Infratel per capacità e tipologia

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 201820192020
Privato 30 Mbps51,4%42,6%41,7%
Pubblico 30 Mbps0,8%3,1%7,2%
Subtotale 30 Mbps52,2%45,7%48,9%
Privato 100 Mbps14,7%26,2%28,7%
Pubblico 100 Mbps0,0%9,5%22,0%
Subtotale 100 Mbps14,7%35,7%50,7%
Totale66,9%81,4%99,6%

Fonte: elaborazione I-Com su dati MiSE e Infratel (gennaio 2019)

Nel corso del 2019 le unità abitative coperte ad almeno 30 Mbps dovrebbero arrivare a quota 81,4%. Tra queste, il 35,7% dovrebbe essere raggiunto da connettività a 100 Mbps.

Connessioni a 1 Gbps nelle aree strategiche

Nel frattempo, la Comunicazione della Commissione Toward a Gigabit Society ha posto l’obiettivo di alzare i livelli di connettività previsti nel 2010 dall’Agenda Digitale (allora si parlò di 30 Mbps per tutti e di 100 Mbps per almeno il 50% della popolazione entro il 2020): il nuovo orizzonte temporale è il 2025, il nuovo traguardo è coprire tutta la popolazione a 100 Mbps, arrivando fino ad 1 Gbps in aree strategiche come scuole, stazioni, aeroporti, ospedali e lungo le grandi vie di comunicazioni.

Se gli obiettivi di connettività somigliano sempre più all’utopia di Galeano, che si allontana di un passo per ogni passo compiuto, è anche importante continuare a muoversi verso questi orizzonti, capaci di trasformare continuamente e profondamente le attività economiche e sociali. Le stime parlano di 50 miliardi di oggetti connessi entro il 2030: i grandi sistemi economici non possono farsi trovare impreparati.

Piano banda ultra larga fase due: aree grigie e nuove aree bianche, voucher (e futuro della banda ultra larga)

L’obiettivo del Gigabit simmetrico è stato approcciato dalla fase due del piano banda ultralarga, messo in consultazione lo scorso aprile 2018. Il documento riguardava l’intervento pubblico nelle aree grigie, particolarmente cogente alla luce dei dati raccolti da EY e da Istat. Secondo i primi su 11.000 aree industriali censite, ben 7.000 non dispongono di fibra ottica (1.700 non accedono neppure alla broadband), mentre i dati Istat (2019) mostrano come le imprese con connessioni ≥30 Mbps siano appena il 31,7% del totale delle imprese (con più di 10 dipendenti).

In altre parole, soltanto un’impresa su tre è dotata di connessioni in banda ultra larga, e circa due aziende su tre risiedono nelle “aree grigie”. Per tali ragioni, appare opportuno accelerare le procedure di rilascio dei bandi “aree grigie”, in modo da favorire la copertura ultra broadband delle imprese consentendo loro di utilizzare al meglio piattaforme strategiche e tecnologie del Piano Impresa 4.0 quali cloud computing, internet of things, big data e intelligenza artificiale.

In attesa dei risultati della consultazione sulle medesime aree, a gennaio 2019 il Mise ha lanciato il monitoraggio delle Consultazioni per le Aree Grigie e Nere (prorogata fino al 15 marzo 2019), ossia quelle in cui gli operatori sono già intervenuti con i propri programmi di infrastrutturazione o hanno interesse a farlo entro i prossimi tre anni.

Sempre a marzo è stato presentato il Piano di Sviluppo della Banda Ultra Larga per l’anno 2019 da parte di Mise, Infratel e Open Fiber, che prevede il cablaggio di 7.635 comuni in tutte e 20 le regioni italiane. Obiettivo principale dell’anno solare è a aprire cantieri in ulteriori 2.000 comuni italiani (oltre ai 1277 già autorizzati di cui sopra) e di concludere i lavori in circa 850 di questi.

Last but not least, un’anticipazione sui voucher: il presidente di Infratel Maurizio Dècina ha annunciato l’arrivo di misure su cui è al lavoro con il Mise, finalizzate ad incentivare la sottoscrizione di abbonamenti in banda larga ad alta velocità con 3000 euro ad azienda e 5 mila per istituto scolastico.

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