Giovani e giustizia sociale

Iperconnessa, fragile, attenta alla sostenibilità: un ritratto della Generazione Z

I ragazzi e le ragazze della Generazione Z sono chiamati a confrontarsi con un mondo precario e in piena emergenza ambientale: cercano dialogo a scuola, poco in famiglia, ascoltano podcast e vogliono impegnarsi in prima persona. Ecco come

21 Set 2022
Stefania Piantoni

psicopedagogista logopedista esperta di formazione on line e di organizzazione e processi

selfie - generazione Z

Una generazione che mette in mostra le proprie fragilità e vulnerabilità: è la Generazione Z, multiculturale, iperconnessa, multitasking e cresciuta con lo smartphone in mano, che comunica principalmente tramite app di messaggistica ed è estremamente presente sui social.

Selfie 0.5: cosa c’è dietro la nuova tendenza della generazione Z

Una generazione nata e cresciuta con un’apertura all’Europa e ai progetti Erasmus ma in un mondo fortemente connotato dalla guerra al terrorismo seguita all’11 settembre. Una generazione che ha vissuto gli esiti di una forte crisi economica e ora, nel pieno dell’adolescenza e transizione all’età adulta, sta vivendo un’emergenza pandemica inedita e inattesa, l’eco di una guerra alle porte e il cambiamento climatico.

Parliamo di ragazzi nati approssimativamente tra il 1996 e il 2012 dove la Z, sta anche a significare zero. Pensano di partire da zero, poiché la trasformazione così radicale del mondo del lavoro e dell’istruzione non consente alle generazioni precedenti di essere una guida per loro, ma, eventualmente, dei soggetti con cui dialogare. Le generazioni interagiscono tutte con la tecnologia ma in modo diverso. I più “giovani” stanno migrando verso piattaforme meno popolate dagli adulti in cui riescono ad esprimere il loro modo di comunicare e le loro passioni: (Tik Tok, Snapchat, Twitch.)

Questi ragazzi sperimentano più degli adulti le ambivalenze del vivere: sono figli delle libertà autoespressive e sono vittime di uno scenario sociale che li rende fragili ed esclusi.

La predilezione per l’audio e i podcast

Privilegiano l’audio digitale, uno spazio per capire meglio se stessi e per immergersi in contenuti capaci di trasportarli in altre dimensioni, in altri tempi, magari quelli del passato, percepiti come più semplici e facili.

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Da una ricerca effettuata da Spotify, infatti, emerge che il 73% degli Zoomer ascolta ed utilizza l’audio per connettersi meglio con sé stesso e il 68% ha dichiarato di ascoltare e guardare contenuti legati ai decenni passati, proprio perché rimandano loro a “quando le cose erano meno complicate”. È una generazione che si descrive “stressata” e utilizza i podcast per trovare conforto, calmarsi e rilassarsi. Anche quando sono con gli amici i ragazzi della Generazione Z utilizzano dispositivi digitali di vari tipi (console, telefono, smartwatch).

Sempre Spotify rileva che oltre un terzo dei membri della Generazione Z (42%) ritiene di essere nato nel decennio sbagliato. Inoltre, un sorprendente 59% crede che la vita fosse migliore prima dei social media, nonostante la maggior parte di questa non abbia mai sperimentato un mondo non-connesso.

Infatti, se le vecchie generazioni pensano al passato come qualcosa di statico, semplicemente da ricordare, la Generazione Z sta reinventando la nostalgia, trasformandola in qualcosa di unico e personale. C’erano una volta il mondo reale e la vita reale. Tutto avveniva sotto gli occhi delle persone che avevamo vicino, sotto il cappello, vigile e sensorialmente vicino, delle persone che, in un modo o nell’altro, erano al nostro fianco. Tutto questo oggi non c’è più.

Testimonial dei giovani appartenenti alla generazione Z sono Ariete, che canta “siamo fragili ma cerchiamo di non darlo a vedere” o Matilda de Angelis, che ha messo in mostra la sua ansia, le sue foto con l’acne e che dichiara in un’intervista: “Sono diventata fiera delle mie cicatrici, mi ricordano tutte le volte che ho pianto, quando non mi sentivo bella, e di quanto non me ne fotte in realtà un cazzo di essere bella”.

La ricerca dell’autentico e i selfie 0.5

La Generazione Z rigetta tutto ciò che è stato manipolato, le foto modificate con Photoshop, tant’è che ha lanciato i cosiddetti selfie 0.5, brutti a livello fotografico. Di fatto si tratta di classici selfie, scattati da soli o in compagnia, ma realizzati con un’apertura del diaframma dell’obiettivo maggiore rispetto al normale (obiettivo ultraangolare), in modo tale da ampliare il campo visivo, riducendo nel gergo fotografico la profondità di campo (con l’impostazione a 0,5x appunto), che produce foto sfocate sullo sfondo e con una messa a fuoco ravvicinata, generando ritratti distorti e spesso letteralmente deformati.

La sensibilità su ambiente e sostenibilità

Accanto alle fragilità che esprime, la generazione Z è anche capace di appassionarsi ai temi legati alle problematiche ambientali, di scendere in piazza, di delineare scenari futuri di sviluppo, con competenza e caparbietà. Evidenzia una sensibilità sempre più acuta per tutto quello che ruota intorno alla sostenibilità, adeguando le proprie abitudini di consumo a criteri ecologici, con un occhio critico soprattutto sulle aziende e lo scarto fra l’evoluzione green sbandierata ovunque e l’aderenza effettiva a modelli di produzione sostenibile. Ovvero, alle pratiche di green washing, l’ambientalismo di facciata che trasforma la sostenibilità in una questione di marketing.

Una ricerca curata dall’istituto di Management della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa per Centromarca ha evidenziato che proprio i giovanissimi si rivelano più consapevoli dell’emergenza climatica, poiché “quasi il 70% dei minori di 18 anni ha affermato che il cambiamento climatico è un’emergenza globale”: insomma, non ci sono solo Greta Thunberg e il popolo dei FridaysForFuture a tenere alta l’attenzione sulla questione ambientale.

Tantissimi altri rappresentanti della Generazione Z hanno ben presente quanto sia urgente immaginare già oggi come affrontare il tema dell’esaurimento delle risorse naturali, delle energie rinnovabili, dell’ecosostenibilità per mettere al sicuro la terra, il prima possibile.

La ricerca di un dialogo con presidi e docenti

Gli zoomer hanno anche aspetti di pragmatismo spiccato. Nella ricerca: ”La scuola che vorrei” promossa da Agia-l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, la generazione Z risponde nel dettaglio sui problemi delle loro singole scuole: dalle palestre inagibili, all’intonaco che crolla. Questa generazione, inoltre, chiede consiglio su come aprire una finestra di dialogo con presidi e professori, che non son più visti come i “professori baroni” da combattere e contrastare, ma piuttosto come degli adulti con i quali dialogare diplomaticamente.

Ritengono siano utili spazi-laboratorio per migliorare l’apprendimento sul campo (36%), aule in cui spostarsi secondo le materie (22%) e ambienti organizzati in funzione delle attività da svolgere (21%).
Il 42% di loro ritiene importante avere o valorizzare spazi extra-scolastici come musei, biblioteche e impianti sportivi per migliorare la didattica.

Sono attivi e disposti a contribuire in prima persona al miglioramento della scuola e della società nella quale vivono: da chi propone banchi disposti a gruppi di quattro o sei, piuttosto che i classici banchi da due, per mettere insieme compagni di classe con talenti diversi che possono aiutarsi a vicenda, a chi propone la settimana dello studente per lo sviluppo di soft skills utili per il futuro.

Anche rispetto al rapporto tra scuola e territorio, le idee degli studenti appaiono piuttosto chiare: il 73% reputa molto importante la collaborazione tra i due ambienti, complessivamente oltre il 90% degli intervistati ritiene che migliorare il contesto scolastico significhi migliorare tutto ciò̀ che è intorno alla scuola, la comunità̀ educante che vi gravita prima di tutto.

Generazione Z: urge una nuova descrizione

La crescita di Twitch testimonia un’altra tendenza rilevante per le tribù giovanili: l’attitudine a sostenere economicamente i content creator. Chi segue un determinato influencer, su Twitch può sostenerlo economicamente, facendo una donazione o abbonandosi al suo canale, anche solo con 3,4 euro. Un effetto “tribù” che da sempre fa parte della natura umana, ma che si amplifica con l’uso degli strumenti tecnologici.

Questo è un fenomeno che marca un certo distacco dal mondo degli adulti, un gap tra generazioni. Sembra che talvolta il mondo adulto non comprenda l’importanza che il digitale ha nelle vite degli adolescenti, come testimonia una lettera giunta a Natalia Aspesi di una madre angosciata nel vedere crescere il figlio quattordicenne in una specie di Disneyland separata dal mondo vero e chiuso alla realtà: ”Mi sento angosciata perché penso che mio figlio è un cretino. Ha 14 anni: un prodotto di nicchia. Ascolta solo Mtv, non legge giornali, pensa che le beghe dei suoi amici siano cose importanti (le sole). […]Il risultato è che il mio ragazzo crede che esista un mondo privato dei soli giovani, al quale si accede solo se, previo il lasciapassare dell’età, si condividono un gergo e dei temi assolutamente esclusivi; in un mondo che non ha niente a che vedere con quello degli adulti, un ghetto tipo Disneyworld del quale non viene colto il carattere fasullo e fittizio[…] I fragili estranei che amiamo e che ci amano, i piccoli alieni che vivono con noi senza convivere, i figli adolescenti, cosi fragili, cosi piccoli e, io credo, così spaventati: sono davvero tanto diversi dai loro coetanei di sempre, dai quattordicenni del recente passato, altrettanto spaventati e soli, abituati allora a non interferire con i grandi, a vivere separati dai loro discorsi cui non avevano accesso, a tacere, a non confidarsi, a tenere chiusi in sé smarrimenti e dolori, inquietudini, insicurezze e la terribile fatica di crescere?”

La Aspesi risponde con altre domande: ”Io non so perché si è spezzata, quella trasmissione del sapere che legava la tradizione del passato, la storia privata e pubblica, alla conquista di un futuro. Non so se ne sono responsabili i genitori anche i più preparati, anche la scuola più attenta, anche la società più impegnata.

Ma il fatto è come rileva una ricerca della GWI che solo un ragazzo su tre parla delle sue difficoltà psicologiche in famiglia, ma i problemi di salute mentale continuano a crescere di anno in anno (+30% tra il 2018 e il 2021).

Bisogna prendere atto che questa è la generazione portatrice di un cambiamento senza precedenti che ritiene obsolete molte abitudini dei loro genitori. Lo stile di vita drasticamente cambia con loro”.

Conclusioni

Un po’ perché “adolescenti”, un po’ per la chiusura in tribù giovanili, la tendenza del mondo adulto è di descrivere la Generazione Z in termini “deprivativi” (quelli “che non”) o negativi (“bulli”, “inattivi”, “prepotenti”.

Nulla di più riduttivo, perché il quadro che emerge nella ricerca dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori – avviata nel 2016 e aggiornata anno dopo anno – evidenzia, come abbiamo descritto finora, una generazione ricca di risorse e competenze, peraltro nelle ricerche non si notano comportamenti o intenzioni oppositive o trasgressive, ma al contrario una forte interiorizzazione della regola e della sua utilità.

Le innegabili difficoltà determinate dal contesto in cui stanno crescendo vanno probabilmente prese come un dato di realtà, ma nonostante tutto sono evidenti le forme di adattamento come nel caso della risposta alle restrizioni imposte dal lockdown, o forme di attenzione per la società in cui vivono: «Più che essere colpiti dai problemi economici in generale, sono colpiti dal manifestarsi della povertà, riletta in tema di disuguaglianza e ingiustizia sociale».

Certo che gli adulti dovranno sostenere e accettare una generazione che sta cercando la propria via di sviluppo verso il futuro, anche se rappresenta una forte discontinuità con il passato.

È probabile che in loro convivano ambizioni e paure e che siano preoccupati per le aspettative degli adulti.

Una trasformazione dello stile genitoriale, dello stile educativo potrebbe rappresentare un punto di vista da cui comprendere il loro stile di vita, anche perché non bisogna dimenticare che gli zoomeer stanno crescendo e diventando adulti in un mondo con poco lavoro, precarizzato, con pochi soldi e scarse certezze.

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