Negli ultimi 4 anni l’Italia ha affrontato la più ampia operazione di infrastrutturazione digitale della sua storia recente. I piani pubblici per la banda ultra larga e 5G, finanziati dal PNRR, hanno imposto un’accelerazione senza precedenti, sia sul piano tecnico che su quello amministrativo.
In questo contesto, il Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD) della Presidenza del Consiglio dei ministri ha operato non solo come ente promotore ma anche come facilitatore dell’attuazione: dalla definizione delle strategia di intervento alla gestione di milestone e target europei, fino all’assistenza delle amministrazioni locali nella fase di attuazione.
Il ciclo che si sta completando non è stato solo una stagione di investimenti, ma un banco di prova organizzativo che ha prodotto strumenti e metodi oggi consolidati.
Indice degli argomenti
Semplificazioni e account management nell’infrastrutturazione digitale PNRR
L’esperienza maturata nell’attuazione dei piani ha confermato quanto la velocità di realizzazione delle reti dipenda dalla qualità del coordinamento istituzionale. Per massimizzarlo, grazie alla Riforma 1.2 della M1C1 del PNRR, è stato costituito un team territoriale del DTD, composto da oltre 200 esperti.
Non è certamente la prima volta che il settore pubblico si doti di un presidio distribuito, ma il modello operativo adottato qualifica, probabilmente, questo come il caso più strutturato di rete “commerciale-istituzionale” volto a guidare l’attuazione di una policy pubblica: un contingente di specialisti del digitale, integrati nell’organizzazione del DTD, che opera con un approccio sistematico di account management, simile a quello adottato dalle funzioni commerciali delle grandi imprese private.
Oltre all’azione di accompagnamento degli enti territoriali, si è rivelato indispensabile adottare semplificazioni normative ad hoc, promosse dalla Presidenza del Consiglio. La combinazione di questi fattori – rafforzata dai webinar di confronto organizzati da ANCI – ha contribuito a uniformare prassi amministrative spesso disomogenee, riducendo di circa il 20% i tempi autorizzativi per la posa della fibra ottica nell’ultimo triennio, come evidenziato dal Rapporto annuale Future#Lab di I-Com.
Quanto alle reti radio mobili, se, da un lato, lo stesso Rapporto mostra che il rilascio dei permessi per nuovi impianti accelera solo dell’11%, dall’altro gli oltre 700 incontri tra DTD e comuni hanno favorito l’installazione di 600 nuove torri in aree a fallimento di mercato, nell’ambito del Piano Italia 5G “Densificazione”. Un risultato notevole.
Il SINFI nell’infrastrutturazione digitale: interoperabilità e riuso
Tra gli ambiti in cui il coordinamento può ulteriormente evolvere c’è il SINFI, Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture. Il lavoro congiunto tra DTD e MIMiT sta rafforzando il sistema, sia dal punto di vista dell’interoperabilità con le altre banche dati – grazie alla PDND – che da quello dell’evoluzione delle funzionalità, per un utilizzo sempre più tempestivo delle informazioni sulle infrastrutture esistenti.
L’esperienza maturata suggerisce che il pieno aggiornamento e l’alimentazione sistematica dello strumento – promosse dallo stesso MIMiT – rappresentano un fattore abilitante per ridurre duplicazioni di scavi, migliorare la progettazione degli interventi ed esporre direttamente le informazioni sullo stato dei permessi.
In altre parole, il processo evolutivo del SINFI assicurerà la trasparenza in materia di opere civili prevista dal Gigabit Infrastructure Act.
Edge e piattaforme nei POP: architetture e qualità della rete
Accanto agli interventi di copertura, il DTD ha promosso un insieme di sperimentazioni tecnologiche orientate alla qualità della rete e all’evoluzione delle sue architetture.
Le iniziative sull’edge computing non si limitano alle reti mobili 5G, ma coinvolgono l’intero ecosistema internet: Over-the-top (OTT), operatori Telco mobili e fissi, fornitori delle reti core e provider di piattaforme tecnologiche. Il modello adottato nelle sperimentazioni prevede l’installazione di piattaforme computazionali all’interno delle centrali (POP) delle reti di accesso degli operatori. Questa scelta architetturale consente di avvicinare la capacità di calcolo al punto di erogazione del servizio, riducendo la latenza e abilitando applicazioni distribuite.
Con la cooperazione degli OTT si aprono diverse opportunità che, andando oltre il mero decongestionamento delle reti core dei Telco, potrebbero portare ricavi incrementali derivanti da modelli di business già consolidati quali infrastructure, platform e software as-a-Service (IaaS, PaaS e SaaS), valorizzando il ruolo strategico degli stessi Telco, ossia la loro prossimità ai clienti finali.
In questo ambito emerge con chiarezza l’esigenza di definire indicatori tecnici standardizzati e misurabili: non soltanto copertura, ma bit-rate e latenze end-to-end, disponibilità dei nodi edge, eventuali livelli di slicing e utilizzo delle Mobile Private Network (MPN). La transizione dal modello Telco al paradigma TechCo passa anche attraverso la capacità di misurare in modo omogeneo queste grandezze.
Avviso DAS e 5G standalone: sperimentazione applicativa e casi d’uso
L’avviso pubblico dedicato ai sistemi DAS ha rappresentato un ulteriore passo nella direzione della sperimentazione applicativa.
L’attuazione dei progetti in ambito sanitario, portuale e universitario consentirà di testare soluzioni ad alta densità di traffico e a requisiti prestazionali stringenti. In questi contesti, l’obiettivo è identificare le applicazioni in grado di generare servizi innovativi ad elevato valore aggiunto, le cosiddette killer application.
Dal punto di vista tecnico, tali sperimentazioni hanno una ricaduta diretta sull’evoluzione delle reti core degli operatori. L’esigenza di supportare servizi a bassa latenza e alta affidabilità accelera infatti i processi di aggiornamento infrastrutturale e orienta verso architetture compatibili con il 5G standalone. La generazione di domanda qualificata di servizi innovativi costituisce un elemento concreto di stimolo per questa transizione tecnologica.
Take-up nell’infrastrutturazione digitale: edificio e impianto multiservizio
Un altro aspetto emerso con forza nell’attuazione dei piani riguarda il take-up, ossia il livello di effettiva attivazione dei servizi rispetto alla copertura disponibile.
Se, da un lato, è fondamentale sostenere la costruzione di reti end-to-end, come prevede by design il Piano Italia a 1 Giga, per garantire l’adozione dei servizi sulle nuove reti occorre considerare che gli edifici rappresentano la terminazione fisica delle reti in fibra ottica e, sempre più spesso, il luogo in cui convergono servizi digitali ed energetici. L’adozione di impianti multiservizio interni agli edifici può facilitare l’integrazione tra connettività, sensoristica e sistemi di gestione dell’energia, contribuendo alla convergenza tra transizione digitale ed energetica.
L’esperienza maturata suggerisce che sarà importante puntare su interventi volti a promuovere l’impianto multiservizio, dal momento che la qualità dell’infrastruttura interna agli edifici incide direttamente sulla fruibilità dei servizi a banda ultra larga e, di conseguenza, sul tasso di attivazione delle linee.

















