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Se il chatbot ti diffama: che fare, la giurisprudenza e le azioni



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Il caso della senatrice Usa Marsha Blackburn, alla quale il chatbot Gemma di Google, poi ritirato, aveva attribuito un’accusa giudiziaria non reale, offre l’occasione di approfondire cosa prevede la legge al riguardo

Pubblicato il 19 nov 2025

Marco Cartisano

Studio Polimeni.legal



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Gli USA ci restituiscono un interessante caso di diffamazione perpetrata da una chatbot in danno di una persona fisica. La problematica ha riguardato la senatrice repubblicana Marsha Blackburn nel momento in cui è stato chiesto a Gemma (un’IA sviluppata da Google, ndr) se la stessa fosse mai stata accusata di violenza sessuale. La chatbot ha risposto che nel 1987 un poliziotto statale aveva dichiarato che la donna “lo aveva indotto a procurarle farmaci soggetti a prescrizione e che la relazione aveva comportato anche atti sessuali non consensuali”: in realtà la senatrice non aveva non aveva mai affrontato una simile accusa.

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