Le dichiarazioni dei chatbot sulla propria interiorità riaprono il problema di come riconosciamo una mente. Un recente intervento di Mustafa Suleyman permette di interrogare il valore di quelle parole e la responsabilità di chi progetta sistemi capaci di pronunciarle.
ai e coscienza
Se un chatbot dice di soffrire, che cosa dobbiamo credere?
I chatbot parlano di sentimenti, preferenze e stati interni, ma la loro eloquenza non basta a dimostrare un’esperienza soggettiva. Tra istruzioni di addestramento, studi sperimentali e ipotesi biologiche, la coscienza dei chatbot resta una questione aperta che coinvolge anche chi progetta la loro voce
Professoressa associata di Filosofia e teoria dei linguaggi all’Università di Messina

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