Il confronto tra Central Bank Digital Currencies (CBDC) e criptovalute decentralizzate non riguarda soltanto due tecnologie diverse. Riguarda due idee differenti di moneta, due modelli di governance finanziaria e due visioni opposte del rapporto tra cittadini, istituzioni e infrastrutture digitali. Da una parte vi è la prospettiva delle banche centrali, che vogliono portare la moneta sovrana nell’era digitale preservando stabilità, affidabilità e controllo istituzionale. Dall’altra vi è il paradigma nato con Bitcoin, che propone una rete monetaria nativa di Internet, senza autorità centrale e con regole codificate nel protocollo.
Questa contrapposizione è diventata più concreta negli ultimi anni. La Banca dei Regolamenti Internazionali ha rilevato nel 2024 che il 91% delle banche centrali intervistate stava esplorando una retail CBDC, una wholesale CBDC o entrambe, segno che il tema non è più sperimentale ma strategico. Parallelamente, l’Eurosistema ha deciso nell’ottobre 2025 di passare alla fase successiva del progetto di euro digitale, mentre la Federal Reserve continua a definire la CBDC come una possibile forma di moneta della banca centrale disponibile al pubblico, pur senza aver deciso di emetterla.
Per un operatore fintech o blockchain, il punto non è scegliere sloganicamente tra “Stato” e “decentralizzazione”. Il punto è comprendere che il futuro della moneta digitale sarà probabilmente determinato dalla convivenza competitiva di più modelli: denaro bancario tradizionale, moneta pubblica digitale emessa dalle banche centrali e asset crittografici decentralizzati. In questo scenario, la vera posta in gioco sarà la definizione delle regole di accesso, custodia, programmabilità, privacy e interoperabilità del valore digitale.
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La moneta è già digitale, ma non nel modo in cui spesso si immagina
Gran parte del denaro utilizzato ogni giorno è già digitale. Bonifici, carte, app di pagamento e home banking hanno da tempo ridotto il ruolo del contante in molte economie avanzate. Tuttavia, nella maggior parte dei casi questo denaro digitale non è moneta della banca centrale detenuta direttamente dai cittadini, ma denaro bancario commerciale: crediti verso banche private registrati in sistemi di pagamento centralizzati. La Federal Reserve sottolinea infatti che negli Stati Uniti esistono oggi due forme di moneta della banca centrale: il contante fisico e le riserve digitali detenute dalle banche commerciali presso la Fed; una CBDC costituirebbe quindi una nuova categoria, ossia moneta della banca centrale resa ampiamente disponibile al pubblico.
Questa distinzione è cruciale. Molti associano la digitalizzazione del denaro a una semplice evoluzione delle app di pagamento, ma una CBDC cambierebbe la natura del rapporto tra cittadini e moneta pubblica. Se oggi il cittadino accede al sistema monetario digitale quasi sempre tramite intermediari bancari o fintech regolamentate, con una CBDC potrebbe teoricamente detenere una forma digitale di moneta sovrana, con impatti potenzialmente rilevanti su pagamenti, liquidità, intermediazione bancaria e trasmissione della politica monetaria.
Le criptovalute decentralizzate, invece, non sono una “versione digitale del denaro esistente”. Sono un’altra cosa. Bitcoin, per esempio, nasce come peer-to-peer electronic cash system, cioè come sistema di denaro elettronico tra pari che non richiede un intermediario fidato per validare il trasferimento di valore. La blockchain funziona come registro pubblico condiviso e la validità delle transazioni viene assicurata dalla crittografia e dal consenso distribuito, non dall’autorità di una banca centrale o di una clearing house.
Che cosa sono davvero le CBDC
Le Central Bank Digital Currencies sono monete digitali emesse e garantite dalla banca centrale. Dal punto di vista concettuale, una retail CBDC può essere intesa come una forma di “contante digitale”: un passivo diretto della banca centrale utilizzabile dal pubblico per pagamenti elettronici. La Federal Reserve la descrive come il digital asset più sicuro potenzialmente disponibile al pubblico, in quanto privo del rischio di credito e di liquidità associato agli emittenti privati.
Nel caso europeo, la BCE presenta il digital euro come una forma di moneta della banca centrale in formato digitale, destinata a integrare il contante e a essere utilizzabile nei negozi, online e da persona a persona. L’istituto insiste sul fatto che il progetto non punta a sostituire il contante, ma a completarlo in un contesto in cui i pagamenti digitali sono in crescita e i circuiti privati internazionali assumono un peso sempre maggiore. Nel 2025 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di far avanzare il progetto alla fase successiva, mantenendo però che l’eventuale decisione finale di emissione dipenderà anche dal completamento del quadro legislativo europeo.
Dal punto di vista tecnico e regolatorio, il lavoro sulle CBDC ruota attorno ad alcune questioni centrali: privacy, cyber security, funzionalità offline, limiti di detenzione, ruolo degli intermediari privati e assetto legale delle responsabilità. Un report BIS del 2024 sui sistemi di retail CBDC individua proprio questi temi come elementi essenziali di progettazione. In altri termini, una CBDC non è solo un wallet pubblico con saldo in valuta digitale: è un’infrastruttura monetaria che richiede una scelta precisa su chi controlla i dati, chi autentica gli utenti, chi esegue i pagamenti e quali margini di intervento restano alla banca centrale.
Che cosa sono, invece, le criptovalute decentralizzate
Le criptovalute decentralizzate operano su una logica opposta. Bitcoin è il caso più emblematico: non esiste un emittente centrale, non esiste una banca centrale che possa aumentarne l’offerta a discrezione, e la rete si regge su un protocollo open source controllato in modo distribuito dagli attori che la utilizzano e la validano. Bitcoin.org ribadisce che il numero massimo di bitcoin che verranno creati è 21 milioni, e che la divisibilità del sistema consente comunque un utilizzo su scala ampia grazie alle unità frazionarie.
Questa scarsità programmata è una frattura radicale rispetto alla moneta fiat e anche rispetto a una CBDC. Una banca centrale mantiene sempre, per definizione, il controllo della politica monetaria e dell’offerta della valuta. Bitcoin, invece, trasforma la politica monetaria in una regola di protocollo. Per i suoi sostenitori questa è la vera innovazione: non una semplice digitalizzazione dei pagamenti, ma la creazione di una forma di moneta che non dipende dalla discrezionalità di un’autorità centrale.
Anche la logica della custodia è diversa. In una rete decentralizzata l’utente può detenere direttamente i propri asset attraverso chiavi private e wallet personali. Questo riduce la dipendenza da intermediari e consente una forma di self-custody che non esiste nel contante digitale emesso da una banca centrale, a meno che l’architettura della CBDC non sia progettata esplicitamente per replicare questo grado di autonomia, cosa complessa e non allineata all’approccio tipico delle autorità monetarie.
Il vero scontro: centralizzazione efficiente contro decentralizzazione nativa
L’opposizione tra CBDC e crypto non è, in prima battuta, una questione di velocità di pagamento. È una questione di architettura del potere monetario.
Nel modello CBDC, la banca centrale resta al centro del sistema. Anche quando il front-end operativo viene delegato a banche o payment service providers, l’emissione, le regole fondamentali e la supervisione dell’infrastruttura restano centralizzate. Questo modello offre vantaggi evidenti in termini di stabilità, prevedibilità regolatoria, tutela del consumatore e integrazione con il sistema monetario esistente. Inoltre, può essere progettato per rafforzare la sovranità monetaria in un contesto in cui pagamenti digitali, stablecoin e piattaforme globali private rischiano di erodere il ruolo della moneta pubblica.
Nel modello delle criptovalute decentralizzate, invece, il controllo si sposta dal centro alla rete. Le regole sono validate dal consenso distribuito, non dalla gerarchia istituzionale. Questo comporta maggiore autonomia, ma anche maggiore responsabilità individuale e minore possibilità di intervento correttivo centralizzato. Se una banca centrale può bloccare, revocare o correggere alcune funzioni del sistema, una blockchain permissionless è concepita proprio per ridurre questa capacità di intervento. È per questo che le crypto vengono spesso associate alla libertà finanziaria, mentre le CBDC sono percepite da molti come strumenti di continuità del potere monetario statale in formato digitale.
Privacy: promessa istituzionale contro sospetto di sorveglianza
Uno dei nodi più sensibili è la privacy. La BCE sostiene che il digital euro dovrebbe portare nei pagamenti digitali benefici simili a quelli del contante, inclusa la privacy, e presenta questo aspetto come uno dei pilastri del progetto. Anche i documenti BIS sulla system design delle retail CBDC trattano la privacy come questione strutturale, non accessoria.
Tuttavia, la discussione pubblica resta aperta. Una CBDC è, per definizione, inserita in un perimetro normativo in cui antiriciclaggio, contrasto al finanziamento del terrorismo, sanzioni e poteri di supervisione restano centrali. Anche ammettendo che il sistema venga progettato con tutele elevate, resta il fatto che l’architettura è compatibile con una forte capacità di osservazione istituzionale delle transazioni. Il punto non è affermare che le banche centrali useranno necessariamente una CBDC come strumento di sorveglianza capillare; il punto è riconoscere che la sua natura centralizzata rende tecnicamente possibile un grado di monitoraggio ben superiore a quello del contante. Questo è il motivo per cui il dibattito sulla privacy delle CBDC ha una rilevanza tanto politica quanto tecnica.
Le criptovalute decentralizzate non coincidono automaticamente con l’anonimato. Bitcoin, per esempio, utilizza un registro pubblico trasparente. Però il modello resta diverso: l’utente conserva il controllo dei propri fondi e non dipende da un conto presso un intermediario centrale. Bitcoin Core sottolinea anche la presenza di funzionalità che possono migliorare la privacy transazionale, pur in un ambiente dove la blockchain resta pubblica. Di conseguenza, il confronto reale non è tra “CBDC tracciabile” e “crypto anonima”, ma tra un sistema istituzionalmente supervisionato e un sistema aperto in cui la sovranità dell’utente è più ampia.
Programmabilità del denaro: opportunità o rischio sistemico?
Un altro tema decisivo è la programmabilità del denaro. Le tecnologie digitali consentono di incorporare regole automatiche nelle infrastrutture di pagamento. Ciò vale tanto per le CBDC quanto, in forme più avanzate, per gli ecosistemi blockchain con smart contract.
Nel caso delle CBDC, la programmabilità può essere vista come un vantaggio operativo: pagamenti condizionati, regolamenti più rapidi, automazione di alcune funzioni pubbliche o aziendali, migliore integrazione con servizi digitali. Per le banche centrali e per i regolatori, questo apre scenari interessanti sul piano dell’efficienza. Ma apre anche interrogativi critici: una moneta programmabile potrebbe essere soggetta a vincoli d’uso, limiti territoriali, scadenze, categorie merceologiche consentite o altri meccanismi che incidono direttamente sulla libertà di spesa dei cittadini. I documenti BIS, che analizzano il design delle retail CBDC, mostrano quanto queste scelte siano strutturali e non meramente tecniche.
Nel mondo crypto la programmabilità esiste già, ma si sviluppa su basi differenti. La logica non è quella dell’autorizzazione centrale, bensì quella dell’esecuzione automatica di regole su protocolli aperti. In linea teorica, questo riduce il rischio che una singola autorità possa ridefinire unilateralmente il comportamento del denaro, ma espone il sistema ad altri rischi, come bug di protocollo, governance distribuita imperfetta e vulnerabilità applicative. In altre parole, la programmabilità non è di per sé né emancipativa né oppressiva: dipende da chi imposta le regole, da come possono essere modificate e da quale spazio di scelta resta all’utente finale.
Le banche centrali vogliono innovare senza perdere il timone
Dietro il progetto CBDC c’è anche una motivazione strategica più ampia. Le banche centrali non stanno lavorando sulle valute digitali soltanto per modernizzare i pagamenti; stanno cercando di evitare che il denaro pubblico diventi marginale nell’economia digitale. La BCE collega il progetto del digital euro all’esigenza di assicurare una forma pubblica, affidabile e universalmente accessibile di pagamento digitale in un contesto in cui i contanti diminuiscono e i pagamenti elettronici sono spesso dominati da operatori privati. Il BIS, inoltre, osserva che l’interesse delle banche centrali per le CBDC rimane elevato e che l’esplorazione delle possibili architetture prosegue in modo capillare nel mondo.
Questo significa che le CBDC sono anche una risposta geopolitica e industriale. Servono a presidiare l’autonomia dei sistemi di pagamento, a contenere il rischio di dipendenza da infrastrutture private extra-giurisdizionali e a mantenere il ruolo della moneta sovrana in un ambiente digitale sempre più competitivo. Per l’Europa, in particolare, il digital euro si inserisce dentro un discorso più ampio su autonomia strategica, resilienza dei pagamenti e capacità di innovazione infrastrutturale.
Le criptovalute non spariscono con le CBDC
L’errore più comune è pensare che una CBDC, una volta introdotta, renda irrilevanti le criptovalute decentralizzate. In realtà i due strumenti rispondono a bisogni diversi. Una CBDC punta a offrire una forma digitale di moneta pubblica stabile e regolata. Le criptovalute permissionless offrono invece accesso globale, neutralità di rete, supply non gestita da banche centrali e possibilità di self-custody. Anche se un euro digitale o altre CBDC dovessero diffondersi, resterebbero comunque aperti spazi di domanda per strumenti decentralizzati da parte di utenti che attribuiscono valore alla non confiscabilità tecnica, alla programmabilità aperta o alla diversificazione rispetto ai sistemi monetari statali.
È quindi più realistico attendersi una coesistenza competitiva. Le CBDC potrebbero presidiare i pagamenti retail regolamentati, il rapporto con la moneta sovrana e alcune funzioni di politica pubblica. Le criptovalute decentralizzate potrebbero continuare a occupare il terreno della riserva alternativa di valore, dei trasferimenti transfrontalieri disintermediati, dell’innovazione permissionless e di segmenti specifici della finanza digitale.
Cosa aspettarci
Il confronto tra CBDC e criptovalute decentralizzate non è una disputa tecnica di nicchia. È una discussione sul futuro del denaro e, in senso più ampio, sul tipo di infrastruttura economica che le società digitali intendono costruire. Le CBDC promettono efficienza, stabilità, integrazione istituzionale e continuità della moneta pubblica nell’era digitale. Le criptovalute decentralizzate propongono invece scarsità algoritmica, accesso senza autorizzazione, custodia autonoma e riduzione del potere centrale sulla moneta.
La vera sfida dei prossimi anni sarà capire dove collocare l’equilibrio tra questi poli: controllo e libertà, sorveglianza e privacy, stabilità e apertura, sovranità monetaria e neutralità delle reti. Per gli operatori del settore blockchain, fintech e pagamenti digitali, la posta in gioco è altissima. Non si tratta solo di lanciare nuovi prodotti o di adeguarsi a nuove regole. Si tratta di interpretare quale sarà la forma del denaro nell’economia digitale e quale ruolo avranno le infrastrutture decentralizzate all’interno di quel nuovo ordine monetario.













