I numeri

Fatturazione elettronica europea, a che punto siamo: ecco la situazione

I dati dell’Osservatorio Digital B2B del Politecnico di Milano permettono di approfondire lo stato dell’arte della diffusione degli obblighi di fatturazione elettronica nei vari Paesi dell’Unione Europea, considerando le diversità dei modelli adottati dagli Stati negli anni

20 Mag 2022
Giacomo Bruni

Analista dell’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano

Paola Olivares

Direttrice dell’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano

europa digitale

Negli ultimi quindici anni, i Paesi europei hanno adottato diversi modelli di dichiarazione e di fatturazione elettronica. L’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano nell’ambito delle sue attività di Ricerca ha raccolto e analizzato i dati relativi alla diffusione degli obblighi di FE in Europa. L’Italia risulta essere l’unico dei Paesi analizzati con obbligo di invio totale B2g (verso le Pubbliche Amministrazioni) e parziale B2b/B2c (tra privati). Sebbene in circa un terzo dei Paesi europei sia in vigore un obbligo di invio totale B2g, nella maggioranza degli Stati membri l’invio B2g rimane volontario, ovvero le imprese non sono tenute a inviare fatture elettroniche; tuttavia, a seguito della Direttiva 2014/55/UE, le PA sono obbligate a saper ricevere fatture in formato XML UBL o CII.

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La rete Peppol

Negli ultimi anni, diversi Paesi europei, ma non solo, hanno iniziato a utilizzare la rete Peppol come network per lo scambio di fatture e di altri documenti di business. La Pan-European Public Procurement On-Line (Peppol), è l’architettura standard, fornita dall’associazione senza scopo di lucro OpenPEPPOL, che ha l’obiettivo di abilitare e facilitare le procedure di e-Procurement in Europa. La rete, che mira a creare un modello internazionale unificato basato su standard XML UBL, prevede una serie di Access Point (AP), ossia provider che abilitano la trasmissione dei documenti attraverso le piattaforme, accreditati dalle Peppol Authority.

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Negli ultimi anni, il numero di AP è aumentato costantemente, espandendo la propria diffusione geografica. L’Italia si qualifica come uno dei Paesi con il maggior numero di AP, garantendo alle imprese italiane un’ampia possibilità di interazione attraverso la rete. Un esempio virtuoso di utilizzo dello strumento rimane la regione Emilia-Romagna, che gestisce la totalità delle proprie transazioni in ambito sanitario su Peppol. Tuttavia, anche per quanto concerne i diversi formati di fatture elettroniche si registrano differenze sostanziali tra i Paesi europei. Mentre l’utilizzo del solo standard europeo risulta prevalente nei Paesi con obbligo parziale o volontario, nei Paesi con obbligo totale lo standard europeo è tendenzialmente affiancato da uno standard nazionale.

La proposta di standardizzazione della Commissione Europea

La Commissione Europea ha recentemente pubblicato la Raccomandazione C1 sulla fatturazione elettronica, che suggerisce l’istituzione di una norma comune e la possibile introduzione di un obbligo di fatturazione elettronica per tutti gli stati dell’EU entro il 2023. La Commissione intende infatti armonizzare le normative in materia di fatturazione elettronica a livello europeo, in risposta all’aumento della diffusione di diversi modelli di dichiarazione e di fatturazione elettronica registrato negli ultimi anni. Risulta infatti cruciale l’introduzione di misure che favoriscano gli aspetti normativi e commerciali, tra cui l’aumento dell’interoperabilità, preservando i progressi degli ultimi anni in ambito fiscale, principalmente dovuti all’adozione di modelli centralizzati in vigore in Italia e in altri Paesi Europei.

Quest’ultimo modello, che prevede che tutte le fatture passino da un hub centrale governativo, si è infatti dimostrato il più efficace nel contrastare il gap IVA, nel supportare le attività degli auditor e nell’attivare efficaci soluzioni di Supply Chain Finance. Considerando il probabile aumento del gap IVA causato dalla pandemia Covid-19 e dal conflitto in atto in Ucraina, risulta cruciale il contrasto alle evasioni e frodi perpetrate nelle transazioni cross-border, che costituiscono circa 50 dei 140 miliardi di euro che compongono il gap IVA.

La consultazione pubblica

La Commissione ha inoltre aperto fino al 5 maggio una consultazione pubblica rivolta ad associazioni di categoria, PMI, piattaforme e operatori del settore, con l’obiettivo di raccogliere suggerimenti di regolamentazione. L’Osservatorio Digital B2b ha partecipato alla consultazione pubblica presentando un modello alternativo di FE applicabile a livello europeo che sia in grado di garantire sia un efficace contrasto all’evasione sia interoperabilità tra gli Stati membri.

Per un approfondimento su questi temi, si rimanda al convegno dell’Osservatorio Digital B2b che si terrà nella mattina del 23 giugno in streaming e presso l’Aula De Carli in via Durando 10 a Milano.

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