Affidarsi a un chatbot per discutere di questioni legali è una pratica sempre più diffusa, ma nasconde un’insidia concreta: quelle conversazioni non sono protette dal segreto professionale e potrebbero trasformarsi in prove processuali. È quanto emerge da una recente decisione di un giudice federale statunitense, che ha riaperto il dibattito sul rapporto tra intelligenza artificiale, privacy e diritto di difesa. Un caso emblematico che chiama in causa la piattaforma Claude di Anthropic e ridisegna i confini dell’uso dei chatbot in ambito legale.
AI e giustizia
Attenti all’AI: i segreti confessati al chatbot possono diventare prove in tribunale
Le conversazioni con chatbot di intelligenza artificiale non godono del segreto professionale. Il caso statunitense Heppner ha stabilito che i documenti prodotti con Claude di Anthropic sono acquisibili come prove processuali, aprendo un dibattito globale su AI, privacy e diritto di difesa
Avvocata

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