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Aprire una Srl online in Italia: si può dal 2021, ma in pochi lo fanno



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Dal 2021 è possibile costituire online società di capitali tramite videoconferenza, ma nel 2024 l’ha fatto solo circa l’1% delle nuove società. Nel 2025 le aperture digitali superano quota duemila. La procedura promette risparmi fino a 3.000 euro l’anno e richiede infrastrutture più uniformi

Pubblicato il 19 feb 2026

Giovanni Toffoletto

CEO & Founder Lexdo.it



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pec interoperabile; fattura elettronica; informatica forense;
E-invoice and online digital statements concept. Businessman using computer laptop with invoice icons on virtual screen.




In Italia oggi il modo migliore per aprire una società è farlo online: è più semplice, più veloce e, nella maggior parte dei casi, permette vantaggi economici e operativi importanti.

La rivoluzione digitale che l’Italia non conosce ancora

Il paradosso è che molti imprenditori e consulenti aziendali non lo sanno ancora.

Eppure, dal 2021 chi vuole costituire una società in Italia può farlo interamente da remoto, senza spostarsi dall’ufficio o da casa. Questo è stato reso possibile dal Decreto Legislativo 183/2021, che recepisce la Direttiva UE 2019/1151 e consente la costituzione digitale delle società di capitali tramite atto in videoconferenza.

Nonostante ciò, a distanza di quattro anni, la costituzione online è rimasta per lungo tempo una scelta di nicchia. I dati Movimprese (InfoCamere) mostrano che nel 2024, su oltre 120.000 nuove società di capitali, solo circa l’1% è stato costituito interamente online. In altre parole, lo strumento esiste ma resta poco conosciuto e poco utilizzato.

Nel 2025 la diffusione sta accelerando

Il 2025 ha segnato un cambio di passo. La procedura digitale ha iniziato a diffondersi più rapidamente, con una crescita significativa: le costituzioni online sono arrivate a oltre duemila nell’arco dell’anno, quasi il doppio rispetto al 2024.

È ancora una quota piccola rispetto al totale (sotto il 2%), ma il segnale è chiaro: quando gli imprenditori scoprono che si può fare davvero, la adottano. Sta crescendo la fiducia nella digitalizzazione dei processi legali e burocratici, e la resistenza culturale sta iniziando a cedere.

Oltre alla praticità, emerge sempre di più il vantaggio economico. Il risparmio medio stimato per ogni società gestita online nel primo anno di vita si aggira intorno ai 3.000 euro, con un impatto complessivo stimato di circa 6 milioni di euro nel 2025.

Se questa modalità diventasse la norma per tutte le nuove società italiane, il risparmio potenziale annuale supererebbe i 300 milioni di euro: risorse reinvestibili in tecnologia, persone, competenze e crescita.

Un paese dove fare impresa è ancora costoso

Secondo Eurostat, l’Italia resta tra i Paesi europei in cui è più complesso e oneroso avviare un’attività. In media, aprire una Srl comporta oltre 4.000 euro di spese iniziali, di cui più di 600 solo in bolli e imposte.

La procedura digitale può ridurre drasticamente il peso di molte inefficienze: meno carta, meno passaggi manuali, meno spostamenti, meno ritardi. In particolare, aiuta a contenere i costi indiretti e la dispersione di tempo tipica della fase iniziale.

Il confronto con altri Paesi europei è netto. Nel Regno Unito, aprire una società online costa circa 50 sterline e si conclude in poche ore. Francia, Olanda e Spagna hanno da tempo piattaforme pubbliche integrate che rendono i passaggi più semplici. L’Italia ha introdotto la normativa, ma non sempre un’infrastruttura uniforme che ne renda immediata l’adozione su tutto il territorio.

Perché allora non lo fanno tutti

Il problema non è solo la legge, ma l’adozione. La costituzione online non è ancora entrata nella cultura operativa di molti imprenditori e professionisti, che continuano ad associare l’apertura di una società a procedure fisiche e lente. A questo si aggiunge un freno strutturale: la burocrazia resta frammentata e disomogenea, perché molte pratiche richiedono l’intervento di enti locali a livello regionale e, in alcuni casi, comunale. Di conseguenza, l’imprenditore non si relaziona con un unico interlocutore nazionale, ma è spesso costretto a navigare più livelli amministrativi con prassi ed esperienza che possono variare sensibilmente da territorio a territorio, riducendo la percezione di semplicità del digitale e rallentandone la diffusione.

Un passo necessario per la competitività del paese

Le prospettive sono chiare: nel 2026 sarà sempre meno concepibile che un imprenditore non apra una società interamente online, da dove vuole e come vuole, con un processo lineare, standardizzato ed economico. La costituzione online non è un dettaglio tecnico: è un elemento fondamentale per la competitività del paese.

Se l’Italia vuole rimanere al passo con il resto del mondo, la priorità è rimuovere i limiti che impediscono di ribaltare la quota di aperture online dall’attuale 2% al 98%. Questo significa uniformare le procedure su tutto il territorio e ridurre la frammentazione tra enti così che il digitale sia sempre di più la modalità normale con cui si avvia un’impresa in Italia.

In Europa più del 95% delle imprese è una micro o piccola realtà. Abbassare costi e tempi di ingresso può determinare se un’idea nasce davvero o resta nel cassetto. L’Italia dispone già di alcune soluzioni per rendere questa modalità lo standard e il 2025 sta mostrando che la diffusione può accelerare rapidamente. Il passo successivo è spingere in questa direzione e fare in modo che l’opportunità diventi conoscenza comune e pratica consolidata.

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