OpenAI non ha deluso le aspettative degli annunci di luglio ed ha rivelato al mondo la sua nuova strategia oltre la Chat che l’ha resa popolare poco meno di quattro anni fa: la app di ChatGPT cambia e di conseguenza la percezione che i suoi utenti hanno del servizio. Inoltre, dopo l’avallo del governo americano anche la versione 5.6 del modello Gpt è stata resa disponibile nelle tre versioni Sol, Terra e Luna.
Se ci limitiamo ad osservare gli annunci fatti da OpenAI sembra quasi che la novità sia ChatGPT Work: un agente, che si affianca al sempre più popolare Codex, che consenta di automatizzare flussi di lavoro consentendo all’AI di manipolare file e applicazioni in modo supervisionato.
Il giorno successivo all’annuncio ho subito cercato di provare il nuovo arrivato ma gli aggiornamenti delle App mi hanno sorpreso non tanto per il nuovo agente, ma per il cambiamento delle applicazioni PC di OpenAI che hanno cambiato i nomi: ora l’applicazione ChatGPT è quella che fino alla settimana scorsa chiamavamo Codex, ed è anche cambiata l’icona passando al logo di OpenAI; la “vecchia” applicazione ChatGPT è stata rinominata in ChatGPT Classic in attesa di essere rimossa non appena tutte le sue funzioni saranno travasate nella nuova. Cerchiamo di capire cosa succede e cosa porteranno questi cambiamenti.
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ChatGPT Work e la nuova app oltre la chat
Il me di qualche anno fa, il programmatore un po’ nerd attento solo alle novità tecniche che classificava i cambiamenti di interfaccia come semplici operazioni marketing, avrebbe etichettato il cambiamento come un annuncio di marketing secondario senza alcuna vera novità se non il rilascio del nuovo modello 5.6.
Dal cambio di nome al messaggio di OpenAI

E in effetti quello che tecnicamente è successo è proprio che OpenAI ha rinominato le applicazioni, ed ha portato il selettore che era già presente all’interno delle impostazioni di Codex a livello di un selettore sempre disponibile nella finestra in alto a sinistra. Ma da un punto di vista comunicativo il cambiamento è epocale, OpenAI infatti certifica che la sua visione è quella di una AI che fa cose per conto nostro e non semplicemente qualcosa a cui poniamo questioni. Certo, anche in Codex erano presenti le Chat non legate ai progetti e che si potevano usare in modo “tradizionale”, ma ora il messaggio è diventato “la chat è a supporto non è il centro dell’interazione con l’AI”.
Questo passaggio è sostanzialmente diverso da quello che ha fatto Anthropic integrando Claude Code e Claude CoWork nell’interfaccia tradizionale, e in effetti personalmente lo trovo meno efficace e preferisco lavorare all’interno di Codex (ops, ChatGPT). Inoltre la nuova applicazione di ChatGPT è un’applicazione con menu, e vari elementi grafici, e questo sottolinea come interagire con l’AI non si limiti solo alla chat che comunque resta centrale nell’interfaccia; ma ora si possono indicare meglio le informazioni di contesto e controllare i vari aspetti di funzionamento (come ad esempio lo stato della finestra di contesto).
La app mobile sappiamo che è già capace di connettersi all’applicazione desktop consentendo un controllo da remoto delle attività, e quindi ora è divenuta più complementare rispetto all’applicazione Classic per desktop che non era altro che la stessa applicazione Web formato desktop.
Dati, costi e imprese nel nuovo paradigma
Questo cambiamento radicale ha delle implicazioni non secondarie, l’applicazione Codex è cresciuta molto rapidamente raggiungendo gli oltre cinque milioni di utenti attivi per settimana in pochi mesi, ma ora chiunque voglia ChatGPT la scaricherà, e questo farà inevitabilmente salire il numero di utenti a centinaia di milioni. La mossa sembra anche volta a mantenere l’hype alto sulla tecnologia in un momento in cui sempre più investitori sollevano dubbi sulla sostenibilità dell’intero circo dell’AI, e questo cambiamento porterà sempre più utenti a chiedere di svolgere compiti reali all’AI.
Il cambiamento di paradigma influenzerà anche i costi (e di conseguenza la sostenibilità): con il nuovo ChatGPT molti dati rimangono confinati al proprio computer e il modello vedrà solo i frammenti di dati che sono inviati all’API come parte del contesto. I dati freddi non saranno più nel cloud di OpenAI ma direttamente sui nostri computer. Questo contribuirà a ridurre i costi di storage per OpenAI, ma in termini di esposizione dati i frammenti che il client invierà al modello saranno significativi e costituiranno un grattacapo non indifferente per i DPO in Europa: improvvisamente gli utenti aziendali useranno la nuova applicazione aprendo le proprie cartelle con dati aziendali e personali all’AI, e magari lo faranno utilizzando la versione free dell’applicazione.
GPT 5.6 Sol, Terra e Luna alla prova dei benchmark
Con il rilascio di ChatGPT Work OpenAI ha anche reso disponibile i nuovi modelli GPT 5.6 e i relativi benchmark. È interessante osservare come quasi tutti i grafici presenti nell’annuncio riportino i costi: la narrativa si è spostata dalla capacità pura del modello al costo per svolgere compiti. I costi aziendali sempre più alti legati al consumo di token portano tutti a cercare di dimostrare che il proprio modello è il migliore a parità di costo. I benchmark sono interessanti e mostrano che i nuovi modelli hanno raggiunto Anthropic lasciando un po’ indietro Google che in questo momento sembra inseguire entrambi. Fable 5 è stato superato non solo da Sol, la versione più capace di GPT 5.6, ma anche da Terra il modello ordinario, mentre Luna (quello che un tempo si sarebbe chiamato mini) si difende bene ad un costo decisamente competitivo.
Sicurezza e confronto con Anthropic
Per quanto riguarda la sicurezza OpenAI dice di aver quasi raggiunto Mythos di Anthropic ma a un costo molto più basso. Questo è un terreno di scontro tra i due grandi player: le aziende sono preoccupate del rischio Cyber e decisamente inclini a spendere per migliorare la propria postura in questo campo.


Le prime prove contro Fable 5
Dalle prime prove l’impressione che ho avuto è che sia vero che il nuovo modello sia superiore a Fable 5, e non si tratta di un aspetto secondario visto che Anthropic non rende disponibile il modello nell’applicazione lasciando il proprio modello di punta nella app fermo a Opus 4.8. Ho provato a ripetere il prompt che avevo usato per testare Fable 5 e la sensazione è che GPT 5.6 Sol sia davvero superiore al modello di punta di Anthropic.

AI agentica, cosa cambia dopo ChatGPT Work
OpenAI sembra aver voltato pagina e aver messo davvero al centro del suo ecosistema l’AI agentica. In questo ha semplificato i suoi messaggi, messo al centro un’applicazione meno “giocattolo” della precedente e capace di supportare flussi di lavoro e sviluppo in modo convincente. Il nuovo modello, molto capace e più economico a parità di prestazioni sembra il motore giusto per un mondo di agenti in cui i token sono la nuova valuta.
Questo passaggio è quindi un passaggio che sicuramente sposterà il discorso lasciando ora la palla in campo avversario, con Anthropic che usa ancora la metafora Chat in modo prevalente e Google che ha frammentato la propria offerta Gemini soprattutto in ambito agentico. Vedremo nelle prossime settimane le reazioni sapendo che ormai gli agenti AI sono tra noi e non si torna più indietro.













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