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Cobot, ecco i robot collaborativi: quali considerare nel 2024



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I cobot si prestano a diversi scopi e stanno conquistando una platea sempre più ampia. La collaborazione tra uomo e macchina è l’unica strada percorribile per rimanere competitivi sul mercato e, oltre a diventare sempre più performanti, i cobot partecipano a rendere il lavoro più fluido e sicuro. Cosa sanno fare, come sceglierli

Pubblicato il 7 feb 2024

Giuditta Mosca

Giornalista, esperta di tecnologia



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La parola cobot miscela i termini robot e collaborazione. Sono quindi robot collaborativi che lavorano con gli esseri umani, sostituendolo nello svolgimento di operazioni che, di norma almeno, sono particolarmente usuranti oppure pericolose.

Trovano una collocazione specifica soprattutto nell’industria ma si prestano anche ad altri contesti, a prescindere dalla grandezza dell’organizzazione. Laddove parte di un processo può essere automatizzato, i cobot trovano una ragione d’essere.

La loro capacità di apprendimento, la facilità (almeno relativa) con cui possono essere programmati e riprogrammati e la possibilità di essere spostati da un luogo all’altro sono doti che rendono i cobot degli alleati.

Oggi la domanda non può più essere formulata per comprendere se dotarsi di cobot oppure no, ma orientata a comprendere quale cobot si presta meglio alle attività svolte da un’azienda. Le possibilità di sopravvivenza di un’azienda sono strettamente legate alla sua digitalizzazione, rappresentata anche dai cobot.

Cosa sono i cobot

I robot collaborativi sono macchine che lavorano con l’uomo supportandolo nelle attività professionali. Sono in grado di interagire con l’ambiente circostante e sono dotati di meccanismi di sicurezza avanzati, proprio perché condividono spazi – anche ristretti – con gli operatori umani.

Sono dotati di sensori tattili, di videocamere e di meccanismi anticollisione che rendono possibile il coordinamento dei compiti che svolgono.

Trovano applicazione trasversale nel settore secondario e nella logistica ma escono dagli ambiti prettamente industriali per trovare un posto anche nella chirurgia e nel comparto medico.

Cosa sanno fare i cobot

Va precisato che i cobot necessitano della supervisione di un operatore e che, tipicamente, vengono impiegati nelle isole di produzione per assolvere compiti di rifinitura o confezionamento.

In linea di massima sono in grado di interagire con pezzi dal peso fino a 100 chilogrammi anche se, in settori particolari, vengono impiegati cobot più potenti.

Le videocamere di cui sono dotate sono utili per rilevare la presenza di esseri umani oppure di ostacoli, evitando così collisioni che possono essere pericolose. Di norma i cobot possono essere fermati con una lieve pressione, per esempio il tocco di una mano, e questo fa il paio con la loro predisposizione a bloccarsi nel momento in cui urtano contro qualcosa.

La tecnologia in generale ha ricadute positive anche in materia di sicurezza sul lavoro.

I vantaggi dei cobot

Sono innumerevoli, occorre quindi limitarsi a citare i più rappresentativi, fermo restando che la loro natura è già un vantaggio di per sé, perché sono trasportabili e possono essere riprogrammati affinché svolgano un numero elevato di compiti.

L’analisi dei vantaggi inizia dal fatto che sono utilizzabili anche dalle piccole imprese e, a seguire, vanno annoverate:

  • la flessibilità: sono più flessibili dei robot industriali propriamente detti, perché consentono una configurazione più malleabile e rapida
  • l’efficienza: garantiscono precisione e affidabilità nel tempo, arrivando così a lavorare potenzialmente senza sosta
  • la curva di apprendimento: imparare a farne uso è relativamente semplice, ciò vuole dire che l’operatore umano non rileva grossi problemi nella collaborazione con i cobot e, parallelamente, che i costi di formazione sono bassi
  • la sicurezza: si interfacciano all’uomo garantendo alti standard di sicurezza e lo sostituiscono nei compiti più rischiosi per la salute.

Al di là del loro costo, sul quale torneremo subito sotto, sono un ottimo investimento se valutato secondo la sempiterna ratio costi / benefici, i cobot sono facilmente integrabili nei flussi di un’azienda e con i software che questa usa.

Quello del costo dei cobot è un argomento di difficile trattazione perché il loro prezzo varia dal modello e quindi dalle capacità. Indicativamente – ma si tratta di cifre da prendere con le pinze – il prezzo parte dai 10.000 euro fino ai 100.000 euro per i modelli più sofisticati.

Le differenze tra cobot e robot industriali

Gli aspetti che li differenziano sono molti, a cominciare dalle rispettive capacità operative. Va da sé che un robot industriale e per principio più performante e veloce, ciò però si tramuta in una maggiore necessità di spazio e peso.

Di fatto, i robot industriali sono più ingombranti e pesanti, oltre a essere indicati per le installazioni fisse. Al contrario, i cobot funzionano in spazi più limitati, sono più facilmente convertibili a diversi usi e pesano meno.

Quando utilizzare un cobot

L’utilizzo di un cobot si giustifica soprattutto nell’ottica in cui serva uno strumento riprogrammabile e trasportabile che possa essere impiegato nello svolgimento di compiti diversi.

Ciò si traduce in una maggiore interazione in ambienti altamente automatizzati e, di conseguenza, il ricorso ai cobot assume un senso logico laddove sia necessaria la collaborazione uomo-macchina per la produzione, il montaggio e l’assemblaggio di componenti e, non da ultimo, laddove occorre un alto grado di precisione.

I cobot si prestano anche alla collaborazione macchina-macchina. Per esempio, sono indicati per l’inserimento di componenti all’interno di un ciclo di produzione gestito da macchine industriali.

Come scegliere un cobot

Il mercato è talmente denso di soluzione che farne un censimento è proibitivo. Tuttavia, ci sono elementi e standard che hanno un peso nella scelta di un cobot a discapito di altri.

I parametri da valutare in prima istanza sono:

  • il carico (il peso degli oggetti con cui possono interagire)
  • il raggio di azione
  • il numero di assi (i bracci più sofisticati possono muoversi fino a 14 assi ma, di norma, 6 assi sono sufficienti)
  • la sensoristica
  • lo scopo che devono assolvere.

Dal punto di vista degli standard, è opportuno che la scelta dei cobot consideri la norma ISO/TS 15066 che sancisce le linee guida relative alla sicurezza. Nella fattispecie, questo standard prevede la pressione tollerabile dall’operatore umano in caso di collisione con il cobot, imponendo a quest’ultimo di arrestarsi laddove tali soglie fossero superate.

Infine, poiché i cobot aumentano efficienza e precisione in qualsiasi modo li si impieghi, è opportuno prendere in considerazione la facilità con cui possono essere riprogrammati. Una caratteristica comune a tutti i cobot i quali, in alcuni casi, non necessitano di interventi correttivi per essere adibiti a diversi scopi. È però salvifico sapere se è necessaria una risorsa dedicata alla loro programmazione o se, all’interno dell’impresa, c’è già il know-how necessario per utilizzarli al meglio.

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