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Data center, la riforma accelera: cosa cambia per i nuovi progetti



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Il Parlamento prosegue l’esame della delega sui data center per definire regole uniche, iter più rapidi e criteri di priorità. Il testo punta a sostenere investimenti, approvvigionamento energetico e competenze digitali, rafforzando il ruolo strategico dell’Italia nel settore

Pubblicato il 10 mar 2026

Andrea Sterlicchio

Studio legale Qlt Law&Tax



Data center in Italia; Sovranità dei dati digitali

Prosegue l’esame parlamentare della proposta di delega legislativa volta all’implementazione in Italia di un corpo normativo organico per la disciplina della costruzione e dell’esercizio di nuovi centri di elaborazione dati, nonché per il potenziamento di quelli esistenti e, più in generale, per la governance del settore.

È noto che la crescente domanda di servizi digitali strumentali alla fruizione di un’ampia gamma di funzioni informatizzate di interesse generale – piattaforme di intelligenza artificiale, portali di e-commerce, social network, infrastrutture telematiche della pubblica amministrazione, etc. – ha determinato una significativa espansione, su scala mondiale, del settore della costruzione e dell’esercizio di hub informatici, costituiti da un complesso di strutture e apparecchiature utilizzate per ospitare, collegare e gestire i server (i.e., i centri di elaborazione dati o “data center”).

Il mercato globale registra, infatti, l’esigenza di erogare una sempre crescente potenza informatica, necessaria per assicurare l’accesso e la condivisione dei dati in modo sicuro e veloce, a fronte dell’elevata domanda di servizi digitali ad alto impatto, sia in termini di intensità di calcolo che di capacità di archiviazione.

Il contesto nazionale dei data center

Non fa eccezione l’Italia che, peraltro, si distingue nel panorama europeo in ragione della propria collocazione baricentrica nel bacino del Mediterraneo, idonea a porla in una posizione strategica, accrescendo anche la sua attrattività per i player internazionali del settore.

Peraltro, a livello nazionale il settore dei data center si inscrive nel percorso volto a rafforzare e capillarizzare la rete per la trasmissione dei dati, della quale tali hub costituiscono i gangli, contribuendo a perseguire l’obiettivo di una connettività “always on, everywhere, anytime”.

Emblematiche del robusto interesse per la materia a livello nazionale, meritano di essere richiamate

(i) la “Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in data center”,

(ii) le “Linee guida per le procedure di valutazione ambientale dei data center” e

(iii) le “Linee guida per la realizzazione in Lombardia delle infrastrutture fisiche in cui vengono localizzate apparecchiature e servizi di gestione delle risorse informatiche – Data Center” adottate, rispettivamente, dal MIMIT, dal MASE e dalla Regione Lombardia, al fine di offrire strumenti di supporto alla gestione delle procedure autorizzatorie relative ai centri di elaborazione dati.

Il procedimento unico per i data center

Sul piano autorizzatorio, recentemente il legislatore è intervenuto introducendo nell’ordinamento un procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni relative ai data center, al fine di garantire un approccio integrato alla valutazione dei progetti.

In particolare, l’art. 8, d.l. n. 21/2026 (c.d. “decreto Bollette”) prevede che tutti i titoli abilitativi alla realizzazione e all’ampliamento dei centri in parola siano rilasciati, nell’ambito di un procedimento unico, dall’autorità competente per il rilascio dell’AIA.

La citata disposizione prescrive che il procedimento unico abbia durata non superiore a dieci mesi, prorogabile per un massimo di tre mesi al ricorrere di circostanze eccezionali, oltre a recare specifiche previsioni in merito ai procedimenti di VIA e di verifica di assoggettabilità di tali progetti.

Il modulo procedimentale scelto dal legislatore è quello della conferenza di servizi, alla quale partecipano tutte le amministrazioni competenti, ivi incluse quelle per la tutela ambientale, paesaggistica, dei beni culturali, della salute e della pubblica incolumità dei cittadini.

Si prevede, inoltre, che per i progetti di data center che necessitino di connessione di utenza con tensione superiore a 220 kV, i quali abbiano ottenuto i titoli abilitativi alla realizzazione prima dell’entrata in vigore del decreto-legge, l’autorità competente per l’autorizzazione delle opere di connessione è individuata nella Regione territorialmente interessata.

Quando i data center diventano strategici

Nel caso in cui un progetto di data center sia dichiarato di interesse strategico nazionale, trova applicazione l’iter autorizzatorio di cui all’art. 13, co. 5 e 6, d.l. n. 104/2023, che prevede la nomina di un Commissario straordinario e il rilascio dell’autorizzazione unica in esito alla conferenza di servizi da questi indetta.

Tra le altre cose, si prevede che l’autorizzazione così rilasciata, oltre ad implicare la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere, costituisce variante ai vigenti strumenti urbanistici e tiene luogo di ogni eventuale ulteriore autorizzazione, comunque denominata, anche ambientale, igienico-sanitaria o antincendio, necessaria ai fini della realizzazione dell’intervento e della sua conformità urbanistica, paesaggistica e ambientale.

Essa costituisce, inoltre, titolo per la localizzazione delle opere, per la costituzione volontaria o coattiva di servitù connesse e per l’apposizione di vincolo espropriativo.

Il ddl data center all’esame del Parlamento

Nel contesto sin qui compendiato nei propri tratti essenziali, lo scorso 24 febbraio la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge di iniziativa parlamentare recante «Delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati», attualmente all’esame del Senato (n. 1821).

Si tratta di una iniziativa volta a sostenere la crescita del sistema produttivo digitale e lo sviluppo tecnologico del Paese, favorendo gli investimenti nel settore dei data center, mediante l’implementazione di una disciplina organica per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo, l’approvvigionamento energetico sostenibile, circolare e costante, e il potenziamento dei centri di elaborazione dati sul territorio nazionale.

Segnatamente, il DDL delega il Governo ad adottare, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri delle imprese e del made in Italy, dell’ambiente e della sicurezza energetica, delle infrastrutture e dei trasporti e dell’economia e delle finanze, previo parere della Conferenza Unificata e a seguito dell’espressione dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, uno o più decreti legislativi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, recanti la disciplina dei data center e il coordinamento delle procedure per la realizzazione e l’organizzazione degli stessi.

I criteri direttivi della delega sui data center

Coerentemente con lo strumento della delega legislativa, il DDL reca i principi e criteri direttivi ai quali il Governo è chiamato ad attenersi nell’adozione dei decreti legislativi, primo fra tutti la previsione dell’implementazione di una disciplina di carattere generale, applicabile sull’intero territorio nazionale, che contempli procedimenti autorizzatori semplificati e unici, caratterizzati da percorsi celeri e vincolati a tempistiche certe, e con un chiaro riparto di responsabilità tra le autorità competenti.

Tali progetti saranno qualificati come opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, da considerare di interesse pubblico prevalente nella ponderazione degli interessi giuridici, in quanto funzionali allo sviluppo socio-economico nazionale, e con previsione, pertanto, di un procedimento semplificato per la VIA e l’AIA riferite ai progetti medesimi.

Sarà inoltre prevista una disciplina volta a migliorare la cooperazione tra gli enti territoriali, le imprese, le amministrazioni e le autorità competenti, nonché per la semplificazione e l’accelerazione dei processi decisionali e per l’accesso ai documenti.

Le attività di costruzione, ampliamento o gestione di data center, inoltre, saranno definite da un codice ATECO dedicato.

Il percorso prioritario per alcuni data center

Il DDL prevede, inoltre, l’introduzione di una “fast track” per i progetti aventi specifiche caratteristiche.

In particolare, si accorda priorità (i) ai progetti da realizzarsi in aree industriali dismesse (cc.dd. “siti brownfield”) o in dismissione, (ii) ai progetti di riutilizzo e riqualificazione dei siti di produzione energetica dismessi o in dismissione, (iii) nonché ai progetti che prevedano l’impiego di soluzioni energetiche “pulite”, la sperimentazione di sistemi innovativi di teleriscaldamento e di raffreddamento e la riduzione del consumo di acqua, al fine di favorire la competitività dell’Italia nel settore.

Inoltre, nell’ambito delle misure volte a favorire il pieno utilizzo dei data center già esistenti, si garantisce priorità a quelli le cui caratteristiche dimostrino un’adeguata efficienza ambientale.

Semplificazioni urbanistiche per i data center

Nell’esercizio della delega, il Governo sarà altresì chiamato ad introdurre misure di semplificazione urbanistica per l’attuazione degli interventi necessari alla realizzazione, alla ristrutturazione o all’ampliamento dei data center, prevedendo inoltre, per lo svolgimento della VIA, il rafforzamento della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS, al fine di assicurare un efficiente coordinamento tra i diversi livelli decisionali.

Inoltre, gli edifici adibiti a ospitare infrastrutture tecnologiche o di rete per l’elaborazione dei dati e l’erogazione di servizi digitali saranno ricompresi nella destinazione d’uso produttiva e beneficeranno di deroghe alla normativa in materia di dotazione obbligatoria di parcheggi, al fine di commisurare tale dotazione alle effettive esigenze funzionali e operative, fermo restando il pagamento del contributo previsto per gli oneri di urbanizzazione secondaria in caso di mutamento rilevante della destinazione d’uso dell’immobile utilizzato, ai sensi dell’art. 23-ter, T.U. Edilizia (d.P.R. n. 380/2001).

Energia e accesso alla rete per i data center

Specifica attenzione è dedicata all’approvvigionamento energetico e all’accesso alla rete dei progetti per la realizzazione, la ristrutturazione o l’ampliamento di data center.

Il provvedimento in esame mira, infatti, a promuovere la concreta attuazione dello sviluppo infrastrutturale della rete elettrica nazionale, prevedendo inoltre l’introduzione di criteri di priorità che favoriscano l’accesso alla rete di tali progetti.

Sul piano dell’approvvigionamento energetico, inoltre, si prevedono misure volte a favorire l’autoproduzione energetica, anche parziale, nonché l’impiego di sistemi di accumulo di energia e di alimentazione di backup a basso impatto ambientale, oltre alla introduzione di una specifica disciplina in materia di emissioni dei gruppi elettrogeni a gasolio asserviti a tali infrastrutture.

Competenze e formazione per il settore dei data center

Tra i principi e criteri direttivi figurano anche disposizioni volte a perseguire lo sviluppo di competenze digitali, sia a livello scolastico che accademico, con particolare riferimento ai settori dei data center e dell’intelligenza artificiale, anche favorendo l’offerta di percorsi professionalizzanti in collaborazione con le imprese operanti nel settore.

Il provvedimento prevede, altresì, l’ampliamento dei percorsi di formazione continua del personale delle pubbliche amministrazioni, al fine di assicurare lo sviluppo delle competenze tecniche necessarie per il rilascio dei permessi in connessione e in pendenza delle procedure di VIA.

Si introducono, inoltre, misure tese a facilitare la trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, nonché l’offerta di servizi efficienti ai cittadini mediante lo sviluppo di competenze progettuali, di costruzione e di mantenimento delle infrastrutture ad alta tecnologia tenuto conto dei progetti di centri di elaborazione dati e di servizi cloud federati, basati su tecnologie aperte e interoperabili anche di rilevanza europea.

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