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Supercalcolo e sovranità tecnologica: perché l’HPC conta sempre di più



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Il supercalcolo è diventato una leva strategica per ricerca, industria avanzata, energia e intelligenza artificiale, con infrastrutture capaci di trasformare dati e fenomeni complessi in modelli utilizzabili. Il caso del nuovo HPC7 di Eni permette di capire lo scenario, anche in rapporto alla situazione italiana

Pubblicato il 24 lug 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



HPC7 ENI
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Il supercalcolo è oggi un fattore di competitività decisivo per la ricerca e l’industria avanzata. Dietro previsioni climatiche più accurate, simulazioni di sistemi energetici, sviluppo di nuovi materiali, addestramento e inferenza di modelli di intelligenza artificiale e studi biomedici sempre più complessi ci sono macchine capaci di eseguire milioni di miliardi di operazioni al secondo. L‘importanza di tali macchine risiede nella loro capacità di trasformare fenomeni fisici, ambientali e tecnologici, difficili da osservare direttamente, in modelli analizzabili

È in questa cornice che si inseriscono anche gli investimenti italiani nell’HPC – High Performance Computing come quelli di Eni. 

Dalle previsioni climatiche all’AI: perché contano i calcoli ad alte prestazioni

Il valore del supercalcolo emerge soprattutto quando la realtà da analizzare è troppo complessa per essere osservata solo con esperimenti fisici o con modelli semplificati. Le applicazioni sono, per esempio:

  • nelle previsioni meteorologiche e climatiche l’HPC consente di elaborare enormi quantità di dati atmosferici e oceanici per simulare scenari a diverse scale temporali; 
  • nella medicina computazionale può aiutare a studiare interazioni molecolari, mutazioni genetiche e dinamiche cellulari; 
  • nell’ingegneria, permette di testare virtualmente turbine, veicoli, velivoli, reti energetiche o materiali prima della loro effettiva realizzazione; 
  • in ambito energetico, le applicazioni includono la simulazione dei giacimenti, l’ottimizzazione delle reti, lo studio della cattura della CO₂, la modellazione del plasma per la fusione a confinamento magnetico e la ricerca su nuovi materiali per fotovoltaico, batterie e catalizzatori. 

La convergenza fra HPC e intelligenza artificiale ha ampliato ulteriormente il perimetro: gli stessi sistemi che eseguono simulazioni numeriche possono in molti casi anche addestrare modelli di machine learning, analizzare grandi moli di dati sperimentali o creare modelli ibridi in cui fisica e statistica si rafforzano a vicenda. 

Per andare incontro alle esigenze legate all’AI, i supercomputer moderni sono sempre più complessi e sofisticati. Per misurare il loro impatto reale, contano: il tempo necessario per arrivare a un risultato affidabile, la portabilità del software, l’efficienza energetica e la capacità di trasformare i dati in decisioni. 

Supercalcolo, il caso di HPC7 di Eni

Eni a giugno 2026 ha annunciato l’avvio di HPC7 nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia. il nuovo sistema ha una capacità computazionale “sustained” di oltre 571 PFlop/s e di oltre 861 PFlop/s di picco e si colloca al sesto posto nella classifica mondiale TOP500, secondo in Europa, e si conferma il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale.

Insieme al precedente HPC6, porta la capacità computazionale complessiva oltre la soglia dell’exaflop. HPC6 e HPC7, insieme, sono infatti in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s) ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Questo risultato da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta per l’azienda il raggiungimento della più avanzata frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer.  

HPC6, avviato nel 2024, era già entrato nella TOP500 con prestazioni di rilievo, ora HPC7 vi si affianca e conferma una tendenza più generale: settori ad alta complessità fisica e ingegneristica tendono a internalizzare capacità di calcolo strategiche invece di affidarsi soltanto a servizi esterni. 

Nel settore dell’energia, questi strumenti sono fondamentali perché la loro capacità di simulare fenomeni fisici complessi può ridurre tempi, costi e incertezza di molte attività, come l’analisi del sottosuolo o la progettazione di tecnologie a basse emissioni, la modellazione dei materiali e lo studio di processi industriali più efficienti.

Tuttavia, la presenza di una macchina potente non garantisce automaticamente innovazione. Servono modelli numerici validati, dati di qualità, specialisti in calcolo parallelo, algoritmi ottimizzati e procedure trasparenti per valutare risultati, limiti e impatti. Anche la sostenibilità del supercalcolo resta un tema aperto, in quanto i sistemi più avanzati richiedono grandi quantità di energia, raffreddamento efficiente, come quello progettato e realizzato fin dal 2013 presso il Green Data Center di Eni, e una pianificazione dell’intero ciclo di vita dell’hardware. 

Supercomputer e sovranità tecnologica

Considerando una prospettiva più ampia, il supercalcolo sta ridisegnando anche gli equilibri geopolitici e industriali. Stati Uniti, Europa, Cina e Giappone investono in questi sistemi non solo per ragioni scientifiche, ma anche perché l’accesso alle risorse computazionali sta assumendo una crescente rilevanza strategica. Capacità di calcolo, dati, semiconduttori e intelligenza artificiale rappresentano oggi componenti chiave della competitività industriale e della sovranità tecnologica.

In Europa, iniziative come EuroHPC e macchine pre-exascale come Leonardo hanno l’obiettivo di rafforzare l’accesso a infrastrutture di calcolo per università, centri di ricerca e imprese, riducendo la dipendenza da risorse extraeuropee. Importante però costruire un ecosistema in cui ricercatori, PMI, grandi aziende e pubbliche amministrazioni possano avvalersi di queste risorse in modo efficace. 

Il valore del know-how

Il futuro del settore dipenderà quindi da un equilibrio fra potenza, efficienza, apertura e formazione. Da una parte cresceranno sistemi sempre più integrati con l’AI, dall’altra aumenterà la pressione per misurare l’efficienza reale, contenere i consumi e rendere il calcolo avanzato accessibile a un numero più ampio di soggetti. 

Articolo realizzato in partnership con Eni

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