Digital Markets Act

Apple, tregua con l’UE: cosa cambia da ottobre per le app e perché



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Apple aggiorna le condizioni per gli sviluppatori che distribuiscono app nell’Unione europea: dal primo ottobre 2026 cambiano commissioni, pagamenti alternativi, marketplace e distribuzione via web. Le misure arrivano dopo la sanzione di aprile 2025 da 500 milioni di euro della Commissione europea per violazione del DMA

Pubblicato il 19 ago 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



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Nuove commissioni, metodi di pagamento alternativi e ampliamento della platea di soggetti autorizzati alla gestione di marketplace o distribuzione. Sono le modifiche ai termini, operative dal primo ottobre 2026, che Apple ha introdotto per uniformare le condizioni per gli sviluppatori che distribuiscono applicazioni nell’UE. E fare così pace con Bruxelles, dopo che ad aprile 2025 la Commissione aveva comminato alla big tech una sanzione da 500 milioni di euro per violazione del DMA, il Digital Markets Act.

Le modifiche sono state comunicate direttamente da Apple in un comunicato sul proprio sito. e permettono anche una semplificazione relativa al quadro regolatorio e un cambiamento anche riguardo il sistema di costi previsto per le app distribuite al di fuori dell’App Store: “La riduzione delle commissioni e i pagamenti alternativi vanno nella direzione voluta dall’UE, ma resta da vedere se il nuovo schema tariffario reggerà al vaglio della Commissione, visto che Apple ha già mostrato in passato la tendenza a introdurre modifiche formalmente conformi ma sostanzialmente elusive”, spiega l’avvocato Fulvio Sarzana di S.Ippolito.

Per l’avvocato Antonino Polimeni, “per quasi vent’anni Apple ha costruito uno degli ecosistemi tecnologici più riusciti della storia controllando ogni passaggio, dove scarichi un’app, come la paghi, quali alternative può offrirti uno sviluppatore. L’Europa ha deciso finalmente che questo non andava più bene e forse c’è voluto più di quanto immaginavamo, perché era chiaro. Oggi con il DMA, quando un’infrastruttura raggiunge certe dimensioni, quel controllo deve lasciare spazio alla scelta“.

Da Core Technology Fee a Core Technology Commission: cosa cambia

Come riassume Polimeni, quindi, “dal primo ottobre uno sviluppatore potrà offrire contemporaneamente il pagamento Apple e il proprio, mandare l’utente sul proprio sito oppure distribuire l’app fuori dall’App Store”. Per far ciò sono state apportate diverse modifiche.

La prima importante novità è che la Core Technology Fee, calcolato finora in base al numero di installazioni per le applicazioni con una diffusione particolarmente elevata, sarà sostituito dalla Core Technology Commission. Il nuovo meccanismo prevede una trattenuta del 5% sulle transazioni digitali effettuate nelle app distribuite attraverso canali alternativi all’App Store. Contestualmente saranno eliminate sia la commissione legata all’acquisizione iniziale degli utenti sia quella relativa ai servizi dello store.

Le nuove percentuali delle commissioni

Apple rivedrà inoltre le percentuali applicate nei diversi modelli di distribuzione e pagamento, includendo le vendite sull’App Store, i sistemi di pagamento alternativi e le applicazioni distribuite attraverso marketplace esterni o altri canali. Secondo l’azienda, la nuova struttura delle commissioni tiene conto dei servizi e delle tecnologie messi a disposizione degli sviluppatori, indipendentemente dal fatto che utilizzino l’App Store o il sistema di acquisti in-app di Apple.

Con le nuove condizioni, Apple differenzierà le commissioni in base al canale di distribuzione dell’app e al sistema scelto per gestire i pagamenti.

Per le applicazioni presenti sull’App Store che utilizzano il sistema Apple In-App Purchase, la commissione ordinaria sarà del 26%. L’aliquota scenderà però al 15% per la maggior parte degli sviluppatori che rientrano in programmi agevolati, come l’App Store Small Business Program, il Mini Apps Partner Program e il Video Partner Program, oltre che per gli abbonamenti con rinnovo automatico dopo il primo anno.

Le app distribuite attraverso l’App Store ma dotate di sistemi di pagamento alternativi saranno invece soggette a una commissione del 20%. Per gli sviluppatori che partecipano ai programmi indicati da Apple, la percentuale sarà ridotta al 10%.

Una disciplina diversa riguarderà le applicazioni che, dall’App Store, indirizzano l’utente verso un sito esterno per completare l’acquisto: in questo caso Apple applicherà una commissione del 15%, ridotta al 10% per gli sviluppatori ammessi alle condizioni agevolate. Infine, per le app distribuite attraverso marketplace alternativi o direttamente sul web, Apple introdurrà la Core Technology Commission, che come detto è pari al 5% delle transazioni digitali.

Come cambiano i pagamenti

Con l’aggiornamento delle condizioni, Apple amplia le possibilità a disposizione degli sviluppatori nell’Unione europea sul fronte dei pagamenti. Il sistema proprietario In-App Purchase, che l’azienda presenta come una soluzione integrata e sicura per effettuare acquisti all’interno delle applicazioni, potrà ora essere affiancato da metodi di pagamento alternativi. In precedenza, nell’UE, questa combinazione non era consentita. La coesistenza tra più strumenti sarà comunque soggetta a specifiche regole di visualizzazione, pensate per rendere più chiaro e uniforme il percorso di acquisto per gli utenti.

Gli sviluppatori che distribuiscono applicazioni nel mercato europeo dovranno quindi scegliere quale configurazione adottare: utilizzare esclusivamente il sistema di pagamento di Apple, integrare un servizio di pagamento esterno direttamente nell’app, indirizzare l’utente verso un sito web per concludere la transazione oppure combinare più modalità. Una volta effettuata la scelta, la configurazione dovrà rimanere invariata per almeno 12 mesi, con l’obiettivo di garantire maggiore continuità e prevedibilità nell’esperienza degli utenti.

Alternative di pagamento e tutela dei minori

Nella sua nota, Apple spiega di introdurre misure di tutela dei minori per le applicazioni che utilizzano sistemi di pagamento diversi da quello proprietario o che indirizzano gli utenti verso siti esterni. Le protezioni sono state definite insieme alla Commissione europea e riprendono soluzioni già adottate in altri mercati.

Le app inserite nella categoria Kids dell’App Store non potranno contenere collegamenti a pagine web esterne per completare gli acquisti, con l’obiettivo di limitare l’esposizione dei bambini a possibili frodi o pratiche ingannevoli.

Per gli utenti con meno di 18 anni, le applicazioni che impiegano metodi di pagamento alternativi oppure rimandano a un sito web per concludere una transazione dovranno prevedere un controllo parentale. Prima di procedere con l’acquisto, il minore dovrà quindi coinvolgere un genitore o un tutore.

Le restrizioni saranno ancora più rigide per i minori di 13 anni: le app distribuite tramite App Store non potranno indirizzarli verso siti esterni per effettuare pagamenti, così da ridurre ulteriormente il rischio di truffe rivolte ai più giovani. Nei Paesi dell’Unione europea in cui la normativa nazionale richiede il consenso dei genitori anche per ragazzi di età superiore ai 13 anni, queste garanzie saranno estese in modo coerente con i limiti previsti dalle singole legislazioni.

Autorizzazioni per i marketplace alternativi

Apple allargherà inoltre la platea dei soggetti autorizzati a gestire marketplace alternativi o a distribuire applicazioni direttamente tramite il web nell’Unione europea. Potranno accedere a queste modalità anche le aziende che dimostrano un adeguato livello di solidità finanziaria secondo le valutazioni di Dun & Bradstreet, le società quotate in Borsa o controllate da gruppi quotati, le imprese finanziate da operatori di venture capital riconosciuti e quelle che hanno sottoposto i propri conti a revisione da parte di un professionista abilitato. Rientreranno tra i soggetti ammessi anche enti pubblici, istituzioni scolastiche e universitarie e organizzazioni senza scopo di lucro.

Apple sottolinea però che la distribuzione via web, disponibile esclusivamente nell’UE, non offre le stesse forme di supervisione previste per l’App Store né la presenza di un gestore del marketplace responsabile del controllo delle applicazioni. Secondo l’azienda, questo potrebbe consentire a soggetti malevoli di continuare a distribuire software dannoso per un periodo più lungo prima che eventuali abusi vengano individuati.

Per questo motivo resterà obbligatorio il processo di Notarization per tutte le app distribuite attraverso canali alternativi. Si tratta di una verifica preliminare con cui Apple controlla alcuni requisiti essenziali di funzionamento e cerca di individuare minacce particolarmente gravi per la sicurezza degli utenti.

Cosa c’entra il DMA

Per inquadrare le decisioni prese da Apple, l’avvocato Sarzana commenta che la big tech “cede sul fronte commerciale ma non sulla sostanza. Le nuove regole nascono da un accordo per chiudere il contenzioso sulla multa da 500 milioni, non da un ripensamento sul Digital Markets Act: il Tribunale UE ha appena confermato che App Store e iOS restano soggetti agli obblighi da gatekeeper.

E del resto, “il Digital Markets Act impone ad Apple, in quanto gatekeeper, di consentire ai consumatori europei l’accesso a marketplace alternativi e sistemi di pagamento di terze parti, vietando pratiche che scoraggino gli sviluppatori dall’usarli“, aggiunge.

La legge, inoltre, “vieta anche il self-preferencing, ossia il trattamento più favorevole delle proprie app rispetto a quelle concorrenti. La violazione di questi obblighi può comportare sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo, elevabili al 20% in caso di reiterazione“, conclude.

Quali conseguenze per Apple

Secondo Polimeni, ora “la logica economica diventa finalmente molto più lineare: più servizi Apple utilizzi, più paghi, più sei indipendente, più la commissione scende.
Una commissione minima è sempre prevista, perché comunque anche quando l’applicazione viene scaricata fuori dall’app store, Apple si fa pagare la tecnologia iOS, le EPI, gli strumenti per gli sviluppatori. È giusto”.

Ora Apple “ha semplificato tante cose, dando tante possibilità agli sviluppatori e quindi anche agli utenti. Però ho l’assoluta certezza che Apple continuerà probabilmente a vincere moltissime di quelle scelte. L’utente continuerà a scaricare dall’App Store e continuerà a pagare tramite Apple anche se avrà le alternative – commenta Polimeni -. Perché il suo sistema rimane semplice, immediato, integrato e percepito come sicuro. E secondo me è giusto che vengano pagati: è giusto che la tecnologia, l’infrastruttura e i servizi che ha costruito abbiano un valore e quindi un prezzo“.

Il problema casomai, precisa, “nasce quando il controllo dell’infrastruttura consente anche di controllare artificialmente tutto ciò che avviene sopra di essa. Ma non il fatto che questa abbia un prezzo. Ed è qui che questa vicenda per me diventa interessante anche oltre Apple, perché Apple continuerà a vincere ma lealmente, per la sua qualità”.

La buona regolazione, conclude Polimeni, “non dovrebbe punire chi costruisce grandi tecnologie, né eliminare gli incentivi a innovare. Dovrebbe fare una cosa più semplice, cioè permettere a chi ha costruito il prodotto migliore di continuare a vincere perché ha il prodotto migliore, non perché può impedire agli altri di competere. È esattamente così che dovrebbe funzionare l’innovazione”.

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