la svolta nel merketing

La pubblicità AI di Google Search è un problema per editori e utenti



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Al Google Marketing Live 2026 Google presenta nuovi formati pubblicitari generati da Gemini per AI Mode e Search. Gli annunci entrano nelle risposte conversazionali, segnando il passaggio dalla logica delle keyword a un modello basato su intento, dati e dialogo

Pubblicato il 26 mag 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor



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Al Google Marketing Live 2026 debuttano quattro formati pubblicitari generati da Gemini che si inseriscono dentro le risposte di AI Mode. La pubblicità non affianca più i risultati, lo diventa. Mentre OpenAI e Meta aprono i propri fronti, il modello basato sulle keyword cede il passo a quello conversazionale, con implicazioni profonde per inserzionisti, editori e utenti.

Google Marketing Live 2026 in under 15 minutes

La transizione dalla keyword al dialogo

Al Google Marketing Live 2026, tenutosi il 20 maggio, Mountain View ha svelato quattro nuovi formati pubblicitari costruiti con Gemini, progettati per AI Mode e per la Search tradizionale. Non si tratta di un aggiornamento incrementale, è il segnale più chiaro che Google intende monetizzare la ricerca conversazionale senza aspettare che divori i ricavi pubblicitari esistenti.

I quattro formati sono Conversational Discovery ads, Highlighted Answers, Shopping ads potenziate dall’AI e Business Agent for Leads. Tutti saranno etichettati come Sponsored e tutti condivideranno una caratteristica strutturale nuova, ogni annuncio sarà accompagnato da un explainer indipendente, generato da Gemini, che sintetizza informazioni sul prodotto o servizio in modo separato dalla creatività dell’inserzionista. L’obiettivo dichiarato è trasparenza e fiducia, l’effetto pratico è altrettanto importante, l’annuncio non interrompe la conversazione, vi si inserisce.

Come funzionano i nuovi formati

I Conversational Discovery ads sono il formato più radicale. Rispondono direttamente alla domanda dell’utente all’interno di AI Mode, con creatività generata in tempo reale da Gemini a partire dai materiali del brand. L’esempio mostrato da Google è emblematico, un utente cerca come far profumare la casa come una spa di lusso o una foresta dopo la pioggia e riceve un annuncio su misura che evidenzia le caratteristiche di prodotto rilevanti per quella specifica richiesta. Non c’è keyword bidding nel senso tradizionale: Gemini interpreta l’intento della conversazione e costruisce la risposta pubblicitaria di conseguenza.

Gli Highlighted Answers funzionano diversamente, quando AI Mode restituisce una lista di raccomandazioni, ad esempio app per imparare le lingue, gli annunci di qualità possono comparire come voci della lista, distinguibili ma integrati nel formato. Gli Shopping ads usano Gemini per abbinare prodotti a query di categoria e generare spiegazioni personalizzate sulla rilevanza di ciascun prodotto. Il Business Agent for Leads è forse il formato più ambizioso, sostituisce i moduli statici di raccolta contatti con un agente conversazionale Gemini incorporato nell’annuncio stesso, alimentato dai contenuti del sito web dell’inserzionista.

A questi quattro formati si aggiunge l’espansione di Direct Offers, il programma pilota lanciato a gennaio 2026 con Chewy, Gap e L’Oréal, ora include bundle promozionali costruiti dall’AI, checkout nativo per i merchant del Universal Commerce Protocol e un’estensione al settore viaggi con Booking ed Expedia che possono inserire offerte direttamente nelle risposte di AI Mode sulla pianificazione di un viaggio.

I numeri dietro l’urgenza di Google

Il contesto rende la mossa comprensibile. AI Mode ha superato il miliardo di utenti mensili attivi, con volumi di query che raddoppiano ogni trimestre dal lancio. Le ricerche in AI Mode sono in media tre volte più lunghe di quelle tradizionali: query più articolate, con intento più ricco e specifico, che la logica pubblicitaria basata sulle keyword fatica a intercettare. Secondo Google, il 75% degli utenti dichiara di prendere decisioni più rapide e sicure usando AI Mode.

Questi numeri rappresentano sia un’opportunità sia una minaccia esistenziale per il modello di business di Google. Se AI Mode cannibalizza la Search tradizionale senza generare ricavi pubblicitari propri, il cuore economico dell’azienda si svuota dall’interno. I nuovi formati sono la risposta a questo rischio.

Il fronte competitivo della pubblicità conversazionale

Google non si muove nel vuoto. OpenAI ha introdotto pubblicità in ChatGPT per gli utenti Free e Go negli Stati Uniti a partire da gennaio 2026, con un CPM premium, cost per mille, intorno ai 60 dollari. A maggio ha aperto una piattaforma self-serve che elimina il requisito minimo di spesa da 50.000 dollari, rendendo il canale accessibile anche alle PMI. Meta sta preparando l’integrazione pubblicitaria nei suoi assistenti AI su WhatsApp e Instagram, con un lancio previsto nel corso del 2026. Perplexity AI testa già annunci nativi e link affiliati Amazon all’interno delle sue risposte.

La corsa alla monetizzazione dell’AI conversazionale è dunque aperta su più fronti, e Google, pur partendo dalla posizione dominante nella ricerca, non può dare per scontato che il suo vantaggio si trasferisca automaticamente al nuovo paradigma.

La questione Gemini e gli annunci nel chatbot

C’è però una distinzione importante che Google tiene ferma, almeno per ora. I nuovi formati pubblicitari riguardano AI Mode (la funzione di ricerca conversazionale integrata in Google Search) e la Search tradizionale, non l’app Gemini come chatbot autonomo. Già a dicembre 2025, quando Adweek aveva riportato che Google stava informando agenzie pubblicitarie su piani per introdurre annunci in Gemini nel 2026, Dan Taylor, VP of Global Ads, aveva smentito pubblicamente: “Non ci sono annunci nell’app Gemini e non ci sono piani attuali per cambiare questa situazione.”

La smentita regge sul piano formale, ma il contesto la rende fragile. Un articolo di Android Police di pochi giorni fa nota che Google sta lasciandosi più margine per rivisitare quella posizione. I costi computazionali dei modelli linguistici sono enormi, Google ha dichiarato nella call Q1 2026 che i suoi modelli proprietari elaborano oltre 16 miliardi di token al minuto via API, se gli utenti non pagano il costo pieno della potenza di calcolo, prima o poi saranno gli inserzionisti a farlo.

Cosa significa il passaggio dalla keyword alla conversazione

Cosa significa davvero

Il passaggio dalla keyword alla conversazione nella pubblicità digitale non è un dettaglio tecnico: è un cambio di architettura economica. Nel modello tradizionale, l’inserzionista compra l’accesso a un’intenzione espressa in poche parole. Nel nuovo modello, l’AI interpreta un contesto conversazionale complesso e genera una risposta pubblicitaria su misura. Il controllo si sposta dall’inserzionista all’algoritmo, il valore si concentra nella qualità dei dati di prodotto, nei feed strutturati e nei contenuti del sito, non più nella capacità di ottimizzare keyword e bid.

Per gli editori e i creatori di contenuti, la domanda è ancora più urgente: se la risposta AI incorpora la pubblicità al proprio interno, che spazio resta per il traffico organico e per i modelli editoriali basati sulla visibilità nei risultati di ricerca? Google assicura che gli annunci saranno sempre distinguibili, ma quando l’annuncio risponde alla domanda meglio del risultato organico, la distinzione rischia di diventare irrilevante.

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