Banche e nuove regole UE

Regolazione europea: tre tendenze che ridefiniscono il settore bancario



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DORA, AI Act, PSD3, FIDA, Data Act e Digital Euro stanno spingendo il settore finanziario verso programmi regolamentari sempre più interconnessi. Per le banche, la priorità non è più gestire singoli adempimenti, ma costruire governance integrate e roadmap capaci di ridurre duplicazioni e frammentazioni

Pubblicato il 6 lug 2026

Tommaso Petrillo

Managing Director Accenture Risk offering lead | Italy & Greece



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Negli ultimi anni il settore finanziario europeo ha operato in un contesto caratterizzato da una continua evoluzione normativa. Oggi, tuttavia, il cambiamento in atto appare più profondo. La regolamentazione non rappresenta più soltanto un insieme di obblighi da presidiare, ma una delle principali forze che stanno ridefinendo strategie, modelli operativi e investimenti delle istituzioni finanziarie.

Nell’ambito dell’ultima edizione del nostro studio Accenture Regulatory Landscape for Financial Institutions, abbiamo analizzato i principali sviluppi regolamentari attesi a livello europeo, mappandone tempistiche, impatti e rilevanza per il settore bancario, i mercati dei capitali e il comparto assicurativo.

Dall’analisi emergono tre evidenze particolarmente significative.

Agenda regolamentare europea per le banche: pressione strutturale

La prima evidenza riguarda la densità dell’agenda regolamentare.

Dalla nostra analisi emergono oltre 70 milestones regolamentari e sviluppi attuativi che interesseranno il settore nei prossimi anni, con una forte concentrazione di iniziative caratterizzate da impatti elevati o significativi.

Fig. 1 – Regulatory Agenda 2026-2029+, Accenture Regulatory Landscape Study 2026

Non si tratta di un fenomeno temporaneo. Al contrario, il cambiamento regolamentare sta assumendo una natura sempre più strutturale, destinata a influenzare in modo continuativo programmi di trasformazione, investimenti tecnologici e priorità manageriali.

Per le istituzioni finanziarie ciò significa operare in un contesto nel quale la capacità di interpretare, prioritizzare e governare il cambiamento regolamentare diventa una competenza distintiva e non più soltanto un’attività di conformità normativa.

Normative UE e banche: la convergenza sui temi strategici

L’elemento forse più interessante non è però il numero delle iniziative, bensì il crescente livello di interdipendenza tra di esse.

Sempre più regolamentazioni convergono infatti attorno a temi comuni quali governance dei dati, resilienza operativa, gestione del rischio tecnologico, protezione del cliente e autonomia strategica europea.

Nel mondo digitale, ad esempio, AI Act, DORA, Cyber Resilience Act e Digital Omnibus richiedono alle istituzioni finanziarie di sviluppare capacità in larga parte sovrapponibili in materia di governance tecnologica, gestione dei fornitori ICT, controlli e monitoraggio dei rischi.

Analogamente, PSD3, FIDA, eIDAS 2 e Data Act stanno contribuendo alla costruzione di un ecosistema integrato di Open Finance, nel quale identità digitale, condivisione dei dati e nuovi servizi finanziari risultano sempre più interconnessi.

Un ulteriore esempio riguarda il tema della sovranità europea. Iniziative quali Digital Euro, PSD3/PSR, EMIR 3 e le nuove misure in materia di sovranità digitale condividono un obiettivo comune: rafforzare l’autonomia europea in ambiti considerati strategici, riducendo dipendenze esterne su infrastrutture di mercato, sistemi di pagamento, dati e tecnologie critiche.

Anche nell’ambito della prevenzione dei crimini finanziari emergono importanti punti di convergenza tra AML Package, requisiti di Sanctions compliance, MiCA e Travel Rule, che richiedono una visione coordinata dei presidi di controllo e monitoraggio.

In questo contesto, affrontare ogni normativa come un programma autonomo rischia di generare inefficienze, duplicazioni di investimento e frammentazione organizzativa. La sfida si sposta quindi dalla gestione delle singole iniziative alla capacità di costruire programmi integrati di cambiamento regolamentare.

Regolazione bancaria europea sempre più vicina al business

Una terza evidenza riguarda la natura stessa degli impatti.

Storicamente la regolamentazione è stata considerata una materia prevalentemente riconducibile alle funzioni di Compliance, Risk Management e Finance. Pur continuando a rappresentare gli stakeholder naturali dei programmi regolamentari, oggi queste funzioni non sono più sufficienti a presidiare da sole gli impatti delle iniziative più recenti. Molte delle iniziative più rilevanti incidono infatti direttamente su prodotti, canali distributivi, customer journey e modelli di servizio.

PSD3 e Digital Euro stanno contribuendo a ridefinire il mercato dei pagamenti e il ruolo degli operatori tradizionali all’interno dell’ecosistema. FIDA introduce nuove opportunità e nuove sfide legate alla condivisione e valorizzazione dei dati finanziari, con implicazioni dirette sulle strategie di relazione con il cliente. La Retail Investment Strategy interviene sui modelli distributivi e sui meccanismi di tutela degli investitori retail, mentre la Savings and Investments Union punta a favorire una maggiore canalizzazione del risparmio verso investimenti produttivi e mercati dei capitali.

Anche normative apparentemente più tecniche come l’AI Act o il Data Act avranno effetti concreti sulla progettazione dei servizi, sull’utilizzo dei dati e sull’evoluzione delle offerte digitali.

In tutti questi casi, la regolamentazione non si limita a introdurre nuovi obblighi di conformità, ma influenza direttamente scelte di business, modelli operativi e strategie di crescita. Per questo motivo, la sua gestione richiede sempre più un confronto tra funzioni di governo, business line, operations e tecnologia, rendendo il cambiamento regolamentare un tema sempre più rilevante per il top management.

Banche e nuova agenda regolamentare: come governare il cambiamento

In uno scenario caratterizzato da elevata densità normativa, crescente interconnessione tra le iniziative e impatti sempre più estesi sul business, le istituzioni finanziarie dovranno evolvere il proprio approccio alla gestione del cambiamento regolamentare.

Una prima priorità riguarda la costruzione di una vista integrata dell’agenda regolamentare. In molte organizzazioni le iniziative vengono ancora gestite come programmi indipendenti, con governance, budget e team dedicati. Nei prossimi anni sarà sempre più importante sviluppare capacità di coordinamento e prioritizzazione a livello di portafoglio, identificando tempestivamente dipendenze, sinergie e aree di sovrapposizione tra i diversi interventi.

Capability trasversali per dati e rischio tecnologico

La crescente convergenza tra normative rende inoltre conveniente investire in capability trasversali anziché in adeguamenti puntuali.

È il caso, ad esempio, dei framework di governance dei dati richiesti da FIDA, Data Act e AI Act. Pur perseguendo obiettivi differenti, queste iniziative richiedono capacità comuni in materia di catalogazione dei dati, gestione dei consensi, qualità del dato, tracciabilità e controllo degli accessi, facendo leva sugli stessi modelli di governance e sulle stesse piattaforme di gestione delle informazioni.

Analogamente, DORA, Cyber Resilience Act e Digital Omnibus richiedono capacità comuni di gestione del rischio ICT, monitoraggio dei fornitori critici e controllo delle dipendenze tecnologiche. Pur nascendo da iniziative diverse, queste normative richiedono spesso gli stessi presidi di governance, processi di due diligence, attività di monitoraggio e strumenti di controllo dei fornitori e delle infrastrutture digitali.

Roadmap coordinate per servizi digitali e Open Finance

Analogamente, anziché affrontare separatamente PSD3, FIDA, eIDAS 2 e Digital Euro, le istituzioni finanziarie possono sviluppare roadmap coordinate per l’evoluzione dei servizi digitali, delle identità elettroniche e dei modelli di condivisione dei dati. Pur perseguendo finalità differenti e presentando tempistiche attuative non sempre allineate, queste iniziative richiedono spesso componenti comuni quali meccanismi di autenticazione e identificazione digitale, gestione del consenso, API e piattaforme di scambio dati, che possono essere progettati secondo una visione unitaria e implementati progressivamente nel tempo.

Il ruolo delle business line nel cambiamento regolamentare

Infine, l’ampliamento degli impatti sul business richiede un coinvolgimento sempre più esteso delle funzioni operative e commerciali nella gestione del cambiamento regolamentare. Se Compliance, Risk Management e Finance continuano a svolgere un ruolo centrale, temi come Digital Euro, Open Finance, Retail Investment Strategy o Savings and Investments Union richiedono sempre più il coinvolgimento diretto delle business line, delle funzioni prodotto e delle strutture commerciali fin dalle fasi iniziali di analisi, pianificazione e definizione delle strategie di risposta.

Le istituzioni che sapranno leggere per tempo le convergenze tra le diverse iniziative regolamentari, sviluppando capability condivise e modelli di governance più integrati, saranno nelle condizioni migliori per ottimizzare gli investimenti, aumentare l’efficacia dei programmi di adeguamento e trasformare la regolamentazione da vincolo operativo a leva strategica di evoluzione e competitività.

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