La fotografia che l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano scatta sul 2025 racconta un settore in piena trasformazione. La spesa per la Sanità Digitale in Italia raggiunge i 2,7 miliardi di euro, in crescita del 9% in un anno e il Paese eredita dal PNRR un patrimonio di infrastrutture, tra piattaforme di Telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e Cartelle Cliniche Elettroniche, ancora in gran parte da mettere a terra.
Ma terminata la stagione degli investimenti straordinari, mentre si apre il nodo della sostenibilità di lungo periodo, è un altro l’elemento di vera discontinuità: l’Intelligenza Artificiale, che si diffonde tra professionisti e cittadini con una velocità che il sistema non riesce a presidiare. L’AI accelera senza aspettare che il contesto sia pronto, perché chi cura e chi si cura la usa già, spesso al di fuori di qualsiasi perimetro governato.
Indice degli argomenti
L’AI nella sanità digitale corre oltre il presidio del sistema
Il dato più significativo della ricerca dell’Osservatorio riguarda la rapidità con cui l’AI generativa è entrata nella quotidianità clinica. Nell’ultimo anno è stata utilizzata dal 61% dei medici specialisti, con un balzo di 35 punti rispetto al 2025, dal 61% dei Medici di Medicina Generale (+15 punti) e dal 37% degli infermieri (+18 punti). Una crescita che testimonia una domanda diffusa e un’aspettativa concreta verso questi strumenti. Resta però un nodo da affrontare: nella quasi totalità dei casi si tratta di piattaforme generaliste, messe a disposizione dalle Big Tech e non progettate per l’uso sanitario.
Anche a livello aziendale l’AI si afferma come ambito di interesse strategico: lo conferma il 71% delle strutture sanitarie, 8 punti percentuali in più rispetto al 2025. Nella classifica delle priorità per il 2026 resta ancora dietro alla cybersecurity, che si conferma al primo posto (90%), ai servizi digitali al cittadino (81%), alla Cartella Clinica Elettronica (76%) e alla Telemedicina (74%), ma è in rapida ascesa.
Nonostante ciò, la distanza tra adozione individuale e presidio organizzativo è netta. A livello aziendale le soluzioni di AI restano poco diffuse in tutti gli ambiti: in quello clinico-sanitario, per esempio, i sistemi di supporto alla diagnosi sono attivi solo nell’11% delle strutture. Dal lato dei professionisti, invece, l’utilizzo è già molto più ampio, ma quasi sempre attraverso strumenti non aziendali: l’AI a supporto della diagnosi è usata dal 34% dei medici specialisti. È la stessa frattura, tra ciò che le organizzazioni mettono a disposizione e ciò che i singoli adottano in autonomia, che si rileva su diversi ambiti di applicazione di AI in ambito salute.
Le competenze sull’AI restano il nodo della sanità digitale
L’evoluzione tecnologica procede più rapidamente della preparazione di chi questi strumenti li utilizza ogni giorno. Per leggere il fenomeno, l’Osservatorio ha individuato quattro aree di competenze complementari. Sul piano dell’AI Knowledge, le conoscenze di base, la dimensione più presidiata dai medici specialisti è proprio la consapevolezza delle allucinazioni (32%), mentre la meno diffusa è la conoscenza dell’Explainable AI e delle sue implicazioni regolatorie, ferma all’8%.
Sul piano delle AI Abilities, le capacità pratiche, i medici ritengono di avere più competenze nel valutare se l’uso dell’AI sia appropriato nel singolo caso clinico (29%) che nel riconoscere contenuti creati dall’AI (17%). Per gli AI Behaviours, le attitudini etiche e deontologiche, quasi metà dei medici (49%) sa che il controllo degli output prodotti dall’AI rientra nelle proprie responsabilità professionali, ma solo il 17% si sente preparato a spiegare al paziente che l’AI può essere usata a supporto delle decisioni cliniche. Infine, l’AI Leadership, legata alla gestione dei progetti, è l’area più scoperta: appena il 15% possiede competenze sulla gestione del cambiamento.
Responsabilità professionale, prompt e formazione
Nel complesso, solo il 2% dei medici specialisti dichiara competenze buone o ottime su tutti gli ambiti e appena un terzo ha preso parte a programmi di formazione sul tema. I professionisti hanno colto le opportunità offerte dall’AI Generativa, ma questa propensione deve ora essere indirizzata verso soluzioni dedicate all’ambito sanitario.
Per favorirne un’adozione consapevole, è necessario consolidare l’offerta e rafforzare la sensibilizzazione sui temi del quadro regolatorio e della responsabilità professionale. Quest’ultimo tema è considerato critico dal 63% dei medici specialisti, dal 65% dei MMG e dal 36% degli infermieri, ai quali si aggiunge la consapevolezza che gli output della GenAI dipendono fortemente da come viene formulato il prompt: senza una buona padronanza di questa competenza, i risultati possono essere fuorvianti.
Cittadini, chatbot e salute: la nuova domanda di AI
La crescita non riguarda solo i professionisti. Il 36% dei cittadini italiani ha già utilizzato chatbot basati su AI per cercare informazioni su salute, farmaci e terapie, una quota più che triplicata in dodici mesi. Tra i pazienti il fenomeno è ancora più marcato: il 38% ricorre a questi strumenti, contro il 17% di un anno fa. Lo scopo prevalente è l’autodiagnosi, indicata da quasi la metà dei cittadini, mentre tra i pazienti prevale la richiesta di spiegazioni sui risultati degli esami di laboratorio.
A questo si aggiunge l’arrivo di soluzioni GenAI sviluppate dagli stessi player del mercato AI ma dedicate alla salute: il 32% dei cittadini ne ha già sentito parlare, in particolare di ChatGPT Salute, e l’11% dichiara che le utilizzerebbe, in una quota rilevante dei casi solo su indicazione del medico curante. In Europa la diffusione di queste tecnologie dipenderà dalla compatibilità con AI Act, GDPR e MDR, con un equilibrio ancora da verificare, ma la domanda da parte dei cittadini è già evidente.
Dalle informazioni sanitarie all’alleanza terapeutica
Questa domanda di informazione accessibile e immediata sulla salute è in sé un’opportunità, se accompagnata nel modo giusto. Ma senza un adeguato accompagnamento, il rischio è più insidioso di quanto non fosse ai tempi del “Dr. Google”. I cittadini ricevono risposte chiare, personalizzate e percepite come affidabili: questo può tradursi in decisioni sulla salute prese in autonomia, senza il necessario supporto di un medico.
Occorre riflettere seriamente sul tema dell’alleanza terapeutica tra cittadino/paziente e professionisti sanitari in un’epoca in cui l’AI si inserisce prepotentemente in questa delicata e cruciale relazione. Per questo, aggiunge, è fondamentale intervenire congiuntamente su formazione, sviluppo delle soluzioni e quadro regolatorio.
Governare l’AI nella sanità digitale dopo il PNRR
Il filo che lega tutti questi dati è uno solo: l’AI corre più veloce delle regole, delle competenze e dei processi organizzativi. Vale per i professionisti, per i cittadini e per le aziende, che esprimono una domanda di AI ormai diffusa e matura, a fronte di un sistema che fatica ancora a starle dietro. La sfida è ora governarne l’uso in modo etico, sostenibile e inclusivo, definendo competenze, regole e strumenti capaci di accompagnare un utilizzo consapevole e orientato al valore.
È una sfida prima di tutto culturale e organizzativa, resa più urgente dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle cronicità e dalla carenza di personale sanitario. Trasformare gli investimenti del PNRR in valore duraturo e accompagnare l’AI con competenze, regole e strumenti adeguati è la condizione per non lasciare che l’innovazione corra da sola, distaccandosi dai presìdi che dovrebbero garantirne sicurezza ed efficacia.
Fonte dei dati: Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, ricerca 2025-26 presentata al convegno “Consolidare il futuro: la Sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI” (www.osservatori.net).















Partecipa alla community