In molti campi la diffusione dei chatbot è preoccupante perché fa temere per la perdita dei posti di lavoro. In altri è allarmante perché impone un aggiornamento rapido e continuo delle competenze. Ma nel campo dell’insegnamento dell’Italiano (lingua e letteratura) nel triennio dei Licei e degli Istituti tecnici è soprattutto spiazzante. Gli insegnanti in questi tempi si trovano oggi costretti a rivedere le tecniche di insegnamento e di valutazione, in Italia e nel mondo.
Questa revisione costituisce un problema? Forse no.
Indice degli argomenti
Dalla valutazione all’accompagnamento
Riassunti, parafrasi o temi assegnati a casa… È evidente a tutti che attività tradizionali come queste rischiano oramai di mettere alla prova non tanto le competenze degli studenti quanto quelle degli LLM che essi hanno facilmente a disposizione. Essendo progettati proprio come “modelli di lingua”, questi strumenti sembrano fatti apposta per svolgere in modo impeccabile i compiti scolastici, cosicché uno smartphone è potenzialmente in grado di surclassare, in pochi secondi, qualsiasi secchione. L’avvento dei chatbot va dunque considerato un evento negativo?
Su questo argomento Carlo Rotella, scrittore americano con una lunga carriera di insegnamento in American Studies, English, and journalism al Boston College, racconta la sua esperienza.
Il fulcro del suo lavoro si è recentemente spostato dalla valutazione unilaterale all’accompagnamento degli studenti nel processo di elaborazione del testo. L’abolizione dei compiti a casa è stato il cambiamento che gli ha permesso di migliorare l’ascolto delle esigenze degli alunni rendendo più significativo il lavoro in classe. Puntando sul percorso di scrittura, didattica e valutazione non sono più due momenti separati, ma un unico percorso in cui la componente costante è l’attenzione.
AI generativa nella didattica della scrittura
Nella pratica scolastica italiana, soprattutto nel triennio, la capacità di svolgere un tema viene sovente richiesta come capacità maturata. Di rado si chiarisce davvero che cosa significhi scrivere bene o come si debba procedere nella costruzione di un testo quale quello richiesto nella prima prova dell’esame di maturità.
La diffusione delle AI può diventare un’occasione preziosa per ripensare le strategie della didattica della scrittura. La quale copre innanzitutto l’ambito della comprensione, elemento fondamentale soprattutto se si considera che, dalle indagini esperite in area OCSE, negli ultimi anni le capacità di lettura dei diplomati italiani è andata declinando, in particolare negli ultimi lustri.
La scrittura è uno strumento potentissimo sia di comunicazione sia di pensiero. Per questo insegnare a “scrivere bene” cioè a realizzare un testo coerente e coeso, adeguato a una richiesta precisa e rivolto a un destinatario ben definito, è un’attività essenziale a cui tanti insegnanti si dedicano, anche ricorrendo ad appositi eserciziari basati su metodologie consolidate nel mondo anglosassone.
Ne è un esempio una tipica esercitazione giornalistica: scrivere un testo di lunghezza predefinita (1200 parole, o 400 parole e così via) seguendo un percorso conosciuto e verificabile sia dall’insegnante sia dallo studente, che possono così individuare con precisione eventuali errori o debolezze.
In questo quadro un insegnante di italiano interessato all’uso dell’Intelligenza artificiale generativa nella didattica della scrittura, si trova ad operare sperimentando strategie nuove. Non usando ovviamente i chatbot come scorciatoie, bensì puntando sulle procedure, sul “come” (analisi degli argomenti, elaborazione di idee, formulazione in un discorso organico….) piuttosto che sul prodotto.
Come tutti noi, l’insegnante non è stato addestrato a usare l’AI, non ne sa più dei suoi studenti. È nondimeno un esperto di Lingua, di Letteratura e di insegnamento; è quindi in grado di distinguere, tra i possibili suggerimenti di una AI, quali sono proficui e quali no. Quali informazioni sono corrette e quali il frutto di allucinazioni. Può stimolare e guidare gli studenti a utilizzare anche le nuove tecnologie senza demonizzarle, senza pregiudizi, in un percorso di scelte che non mortifichino la creatività ma anzi la sollecitino.
Insegnare a pensare con la tecnologia
Come osserva la ministra dell’Istruzione dell’Estonia, Kristina Kallas, “Dobbiamo insegnare in modo diverso affinché questa tecnologia li aiuti dal punto di vista cognitivo a sviluppare il pensiero anziché diminuire la loro capacità di ragionamento. Purtroppo, e dico purtroppo, dobbiamo ricorrere alla tecnologia americana perché non disponiamo di alternative europee”. A questo scopo, in collaborazione con OpenAI, ha inaugurato il programma “AI Leap”.
L’obiettivo è introdurre la tecnologia nel processo di apprendimento. Guidare gli studenti a imparare e a pensare con la tecnologia, non certo a delegare il pensiero alla tecnologia. “Ora l’insegnante deve riprogettare, ripensare il processo di apprendimento. Per esempio dire ai ragazzi: studiate il libro, analizzate i personaggi del libro insieme a ChatGPT, venite in classe con l’analisi dei personaggi e poi in classe discutere con gli studenti come sono descritti i personaggi, cosa ha presentato ChatGPT come analisi, qual è la vostra interpretazione dell’analisi del libro.
Cultura digitale e uso critico dei chatbot
Allora che cosa possono proporre oggi i libri di testo per le scuole superiori per essere coerenti con i tempi in cui stiamo vivendo? Innanzitutto comprendere anche un’organica attenzione alla cultura digitale e all’uso dell’AI generativa in un quadro culturale di riferimento. Cioè fornendo, senza troppi tecnicismi, i riferimenti essenziali di quella transizione che la “generazione Z” o “generazione Alfa” non hanno vissuto. È importante aiutare i giovani, che non hanno mai toccato un telefono a disco o una macchina per scrivere, a riflettere sulla portata della rivoluzione digitale, dalla diffusione dei computer fino all’arrivo delle AI. Questa consapevolezza è una premessa sia per contestualizzare il presente sia per sviluppare uno sguardo critico.
Il concetto di “Cultura Digitale”, che in ambito scolastico solo tre anni fa costituiva una novità, potrebbe sembrare oggi, con la diffusione delle AI, quasi superato.
In realtà alcune nozioni di base sono fondamentali: sapere che ogni informazione digitale è composta da bit, che ogni immagine è fatta di pixel, sapere che cosa siano un URL o un dominio non è certo solo una questione tecnica. Poiché sapere che cosa c’è “sotto” costituisce il primo passo per orientarsi in rete e per difendersi dalle minacce informatiche oggi sempre più diffuse; inoltre permette di inquadrare correttamente il funzionamento delle AI e prepararsi agli sviluppi futuri, attualmente imprevedibili.
Affrontando il tema dell’intelligenza artificiale, è essenziale chiarire che cosa queste tecnologie sono e che cosa non sono. Lo studente deve essere consapevole che le AI non sono oracoli né amici, che non sono un nostro sostituto ma un co-pilota, un collaboratore che può amplificare i nostri talenti. Vanno dunque usate con senso critico, evitando i semplici “copia e incolla”, bensì riflettendo sulle risposte per poi elaborarle autonomamente in base a ciò che interessa. Non costituiscono scorciatoie valide per trovare a qualsiasi domanda una risposta soddisfacente. Solo stabilendo noi i collegamenti logici e concettuali le risposte delle AI entreranno attivamente nel nostro patrimonio culturale e potranno essere vantaggiosamente utilizzate per esplorare idee, stimolare l’immaginazione, fare scoperte. È importante altresì chiarire i non pochi aspetti negativi delle AI: allucinazioni, pregiudizi, falsi, rischi di plagio, la diffusione di informazioni tendenziose e, di fondo, il crescente accentramento del potere tecnologico in poche mani. Una vera educazione digitale non può non includere anche questa consapevolezza.
Attività con AI generativa per studenti delle superiori
In questo quadro, puntando l’attenzione sulle AI generative, quali attività conviene proporre in un libro di testo del 2026 destinato agli studenti degli ultimi anni della scuola superiore? La risposta può essere: soprattutto attività di sperimentazione che stimolino la collaborazione fra compagni e la riflessione critica.
A questo scopo, non serve formulare regole di prompt engineering: ogni studente comprende rapidamente, attraverso l’esperienza diretta, la differenza di efficacia tra un prompt generico e uno ben strutturato. Basta che confronti ad esempio l’esito di una richiesta vaga come “Spiega la lirica Natale di Giuseppe Ungaretti” con quello di una più dettagliata includente contesto, obiettivi e vincoli:
Sono uno studente di …… devo scrivere un testo di (…1 pagina… 2 pagine di foglio protocollo…) sulla lirica Natale di Giuseppe Ungaretti. Dimmi in quale occasione la lirica venne composta e spiegala, illustrando, con precisi esempi tratti dal testo:
- in che modo viene svolto il tema della guerra
- quali sono i principali elementi retorici e stilistici
- in quale contesto poetico e letterario si colloca l’opera (indica titoli di eventuali altri componimenti di Ungaretti sul tema della guerra… indica titoli di altri autori italiani contemporanei…).
Valutare le risposte dei chatbot
Una fase essenziale della sperimentazione in classe è imparare a valutare le risposte dei chatbot. Fra le varie attività può essere utile, ad esempio, osservare quali differenze si creano sottoponendo a diverse AI generative alcuni prompt sullo stesso argomento: quali chatbot hanno fornito un responso migliore? Quali eventuali difetti o errori sono riscontrabili?
Collaborare fra umani, analizzando insieme le risposte fornite da un chatbot confrontandole con fonti autorevoli, che possono essere cartacee (il manuale di letteratura, un saggio critico, gli appunti presi in classe…) o digitali, affina la capacità di riflettere criticamente. È qui che la collaborazione fra compagni può risultare non solo divertente ma anche più efficace e stimolante.
Revisione, autovalutazione e strumenti professionali
Si possono poi sperimentare numerose opzioni che possono aiutare gli studenti a chiarirsi le idee o a fissarle: richiedere specificamente scalette, tabelle di confronto… E perché no un abstract del proprio elaborato, magari in inglese. La fase di revisione di un elaborato è un’ottima occasione per riflettere sulle proprie capacità chiedendo alla AI, per esempio, di riformulare una frase o un paragrafo per renderlo più chiaro, o arricchire lo scritto aggiungendo dettagli, o ulteriori argomenti a sostegno di una tesi. Lo scopo non è di prendere un voto più alto, ma di capire come è migliorabile il proprio lavoro, anche qui valutando criticamente gli interventi sollecitati.
Un ulteriore utilizzo interessante riguarda l’autovalutazione: le AI possono essere impiegate per generare quiz e verifiche personalizzate, utili per testare la propria preparazione in modo attivo.
Per gli studenti che si affacciano al mondo del lavoro è anche importante avere un’idea dei ferri del mestiere, cioè degli strumenti che potrebbero trovarsi a usare nella comunicazione professionale: email, messaggistica, spreadsheet, presentazioni… Ricordando che le AI stanno cambiando anche l’uso di questi strumenti, integrandosi con essi o offrendo alternative.
Restare aperti al nuovo
Va sempre ricordato che il futuro ci riserva strumenti che oggi non immaginiamo e che si evolveranno sempre più rapidamente: a maggior ragione occorre incoraggiare negli studenti un atteggiamento aperto, basato sulla voglia di sperimentare, esaminare i fenomeni criticamente collaborando tra umani, porsi tante domande, restare aperti al nuovo.
In conclusione, il passaggio all’era AI pone nuovi, stimolanti problemi a chi insegna, a chi studia e a chi scrive per la scuola.








