Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

educazione e formazione

Educazione civica digitale: così la scuola può orientare nella società medializzata

Uno degli obiettivi della scuola, è quello di promuovere lo sviluppo di competenze in materia di cittadinanza. Ecco allora come accompagnare con percorsi di educazione civica digitale i ragazzi nel loro cammino educativo e formativo,, fornendo loro strumenti culturali adeguati perché si orientino nella società medializzata

13 Dic 2019
Licia Landi

Docente a contratto di Tecnologie didattiche nell'Università degli Studi di Verona, ricercatrice didattica, consulente e formatrice


Di fronte al flusso incessante di dati, informazioni e messaggi che giungono ai nostri ragazzi in Rete e alla diffusione sempre più pervasiva delle tecnologie e della connettività, diventa strategico il ruolo che la scuola è chiamata a svolgere per aiutare concretamente gli studenti ad affrontare responsabilmente e con spirito critico la complessità del cambiamento e le sue implicazioni.

A tal fine, il MIUR ha pubblicato, nel gennaio 2018, un documento di riferimento per accompagnare, in collaborazione con il “Piano Nazionale Scuola Digitale” (PNSD) del 2015, e governare questo passaggio: il “Sillabo di educazione civica digitale”, preceduto di un soffio dal “Decalogo per l’uso dei dispositivi mobili a scuola”. Inoltre, Il 20 agosto del 2019, il Presidente della Repubblica ha promulgato la legge n. 92, “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”, in cui, all’art. 5, “Educazione alla cittadinanza digitale”, vengono enumerate le “abilità e conoscenze digitali essenziali da sviluppare con gradualità, tenendo conto dell’età degli alunni e degli studenti”. I sette punti elencati nell’articolo di legge citato riprendono alcuni dei nodi salienti del Sillabo, soprattutto, della seconda (Educazione ai media) e terza (Educazione all’informazione) parte, con la specificazione aggiuntiva, a quanto già previsto nel capoverso “La dimensione della socialità”, di “evitare rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico”.

Per queste ragioni, ci soffermeremo, data la sua centralità, sul “Sillabo di educazione civica digitale”, che, inquadrando i temi e i contenuti fondamentali alla base dello sviluppo della piena cittadinanza digitale degli studenti, integra, da un lato, quanto previsto dalle “Indicazioni nazionali per i Licei” e dalle “Linee guida per l’Istruzione tecnica e professionale” e opera in sinergia, dall’altro, nel primo ciclo di istruzione, con lo sviluppo di competenze digitali e con il pensiero computazionale, introdotto con le “Indicazioni nazionali e nuovi scenari” del 22 febbraio 2018.

Costruire il curricolo di educazione civica digitale

A partire dallo scorso anno scolastico, tutti gli studenti che frequentano la scuola, dalla primaria fino all’ultimo anno della secondaria di 2° grado, sono nati nel XXI secolo. Sono, quindi, “nativi digitali”, la generazione più immersa nelle tecnologie digitali sino a oggi.

Se uno degli obiettivi centrali della scuola, in accordo con la “Raccomandazione del Consiglio sulla promozione di valori comuni, di un’istruzione inclusiva e della dimensione europea dell’insegnamento” del 22 maggio 2018, è quello di “promuovere lo sviluppo di competenze in materia di cittadinanza”, è evidente che l’idea stessa di curricolo sottesa al “Sillabo di educazione civica digitale” non può essere limitata alla sola graduazione dei contenuti d’insegnamento, pure necessaria, essendo il documento rivolto a tutti i cicli scolastici, ma deve rispecchiare un modello operativo finalizzato alla definizione di un profilo formativo.

Per questo, le scuole, inserendo concetti e tematiche, contenuti nel Sillabo, all’interno del proprio Piano Triennale per l’Offerta Formativa (PTOF), costruiranno dei curricoli verticali, con l’intento di proporre agli allievi dei percorsi educativi e formativi.

Non basterà, perciò, introdurre semplicemente dei temi e degli argomenti, ma bisognerà, prima di tutto, pensare a che cosa si vuole insegnare e per quale scopo e riflettere su come sintonizzarsi con gli interessi, le conoscenze e le motivazioni dei nostri studenti per rendere il loro apprendimento significativo. Si dovrà, pertanto, non solo rifuggire da qualsiasi tentazione di enciclopedismo, sostenuto, magari, dal confezionamento, in assenza di manuali d’appoggio, di una sorta di “libro” autoprodotto, che gli studenti imparino a memoria, ma, soprattutto, selezionare gli argomenti, in base a criteri di propedeuticità e complessità, e riorganizzarli in funzione educativa.

Il curricolo sarà costruito con lo sguardo lungo della formatività dell’esperienza, dislocando diacronicamente e progressivamente, secondo il principio dello sviluppo delle competenze, cioè del guadagno formativo degli allievi, i nuclei concettuali, aggreganti e generativi di conoscenze, individuati (come, per esempio, rispetto e responsabilità, sicurezza e protezione, multimedialità e interattività etc.). Ma non basta. Perché questi saperi, fondamentali nella cultura e nella vita personale e sociale degli studenti, sviluppino conoscenze, abilità, attitudini e competenze trasversali, si dovranno privilegiare metodologie attive, cioè modalità procedurali e processuali per l’acquisizione duratura e significativa di ciò che viene appreso.

Organizzazione e partecipazione attiva degli studenti

L’educazione civica digitale non è una disciplina, ma il suo insegnamento è trasversale a tutte le discipline. Per questa ragione, essa coinvolge tutti i docenti, nessuno escluso. Ogni anno il consiglio di classe attingerà dal curricolo i nuclei formativi ritenuti più idonei, per costruire un piano d’azione, alla cui riuscita tutti contribuiranno, con tempi e modi stabiliti in precedenza, per il bilanciamento dell’impegno e delle ore messe a disposizione, quando si tratterà di affrontare temi e contenuti. Ma l’aspetto qualificante della progettualità non può certo risiedere in una frammentazione di argomenti, che, se intesa alla lettera, rischia addirittura di riportare nella scuola quella divisione e separazione negli insegnamenti propria della vecchia didattica!

I nuclei devono costituire, invece, i fili conduttori della pratica e della riflessione quotidiana condivisa, che integra l’educazione civica digitale in tutte le aree disciplinari e le attraversa, ponendosi in fecondo dialogo con loro, per avviare confronti, ricerche, approfondimenti e discussioni, ma, soprattutto, devono essere i catalizzatori di progetti, in cui gli studenti siano protagonisti attivi e con cui comprendano, sapendoli distinguere, gli usi appropriati e inadeguati delle tecnologie.

La partecipazione attiva favorisce negli allievi lo spirito critico e la consapevolezza delle potenzialità delle tecnologie, ma anche delle loro implicazioni sociali, culturali ed etiche. Attraverso il confronto di idee, gli studenti sviluppano senso di responsabilità nella piccola comunità della classe, come in quella allargata dei social e in quella globale del Web. Inoltre, l’impegno competente e positivo con le tecnologie digitali, soprattutto, nella produzione di contenuti, nella co-costruzione e nella realizzazione progettuale, trasforma le procedure in processi.

Diventa, perciò, fondamentale accompagnare con percorsi di educazione civica digitale i ragazzi nel loro cammino educativo e formativo, fornendo loro strumenti culturali adeguati perché si orientino nella società medializzata, acquisiscano delle conoscenze e competenze specifiche e, soprattutto, si responsabilizzino nelle scelte personali, nei comportamenti e nei rapporti sociali.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4