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La scuola di domani bisogna pensarla oggi: i pilastri per non fallire

L’esperienza della didattica a distanza durante la pandemia ha dimostrato che la Scuola italiana non è ancora pronta ai nuovi scenari tecnologici. Mancano le infrastrutture, certo, ma per una vera innovazione di sistema occorre anche formare gli insegnanti e il PNRR è un’occasione irripetibile

07 Mar 2022
Antonio Guadagno

Ingegnere, consulente informatico, docente, formatore

Per quanto le nuove proposte politiche possano far sperare una svolta verso una scuola al passo coi tempi, inclusiva e che formi i futuri cittadini senza disparità, il contesto attuale non è dei migliori.
In tal senso, il ricorso alla DAD o alla DDI ha dimostrato che l’Italia non è ancora pronta.

Gli investimenti del PNRR, occasione forse irripetibile, devono essere il motore per una (ri)qualificazione delle infrastrutture adeguandole ai nuovi scenari sociali e tecnologici.

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Ma non bisogna dimenticare le competenze.
Le infrastrutture, anche le più innovative, non hanno alcuna valenza se non esistono le menti che sappiano renderle vive. Occorre spingere anche nella direzione di un piano integrato di formazione del personale che garantisca l’innovazione metodologica del sistema scolastico.

La missione 4 del PNRR e gli investimenti previsti

La tecnologia digitale cambia continuamente il modo in cui ognuno opera (lavoro, istruzione, divertimento, comunicazione): è quindi naturale che le innovazioni a essa collegata si riverberino come opportunità anche nel mondo dell’educazione e della formazione in generale.

La pandemia ha messo definitivamente in evidenza una serie di lacune infrastrutturali e strutturali, che ha acuito le disuguaglianze tra i territori e all’interno degli stessi.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con la missione 4 dedicata all’istruzione e alla ricerca, stanzia buona parte degli investimenti su progetti miranti al miglioramento qualitativo e all’ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza concentra sulla Missione 4 i necessari e fondamentali interventi dedicati alla scuola, alla formazione e alla ricerca individuando gli assi portanti della trasformazione auspicata del sistema dell’educazione.
Due sono le componenti che la definiscono:

  1. M4C1 – potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università;
  2. M4C2 – dalla ricerca all’impresa.

Futura, la scuola per l’Italia di domani.

È questo il nome scelto per gli investimenti dedicati al settore dell’Istruzione.
Un nome che vuole sottolineare l’importanza strategica delle risorse introdotte per la costruzione di una Scuola inclusiva, innovativa, accogliente, sostenibile[1].
L’obiettivo dichiarato è quello di realizzare un nuovo sistema educativo, per garantire il diritto allo studio, le competenze digitali e le capacità necessarie a cogliere le sfide del futuro, superando ogni tipo di disparità e contrastando dispersione scolastica, povertà educativa e divari territoriali[2].

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Le risorse sono convogliate su più canali:

  • Istruzione e ricerca (€ 30,88 mld) – Un nuovo sistema educativo più forte, con al centro i giovani, per garantire loro il diritto allo studio, le competenze digitali e le capacità necessarie a cogliere le sfide del futuro.
  • Scuola 4.0: scuole innovative, nuove aule didattiche e laboratori (€ 2,1 mld) – L’investimento mira ad accelerare la transizione digitale delle scuole italiane rendendo le loro strutture ambienti tecnologicamente più avanzati, flessibili e adatti a una maggiore digitalizzazione dell’insegnamento.
  • Nuove competenze e nuovi linguaggi (€ 1,1 mld) – Rafforzare le competenze STEM, digitali e più innovative, in particolare per le studentesse, così da migliorare gli equilibri di genere. L’intervento, inoltre, punta a potenziare le competenze nell’ambito delle lingue sia negli studenti che negli insegnanti.
  • Didattica digitale integrata e formazione sulla transizione digitale del personale scolastico (€ 500 mln) – Migliorare e innovare i programmi universitari (compresi i dottorati) per favorire la digitalizzazione, la cultura dell’innovazione e l’internazionalizzazione. Saranno poi creati tre Teaching and Learning Centres (TLCs) per migliorare le competenze di insegnanti universitari e di scuola, così come tre Digital Education Hubs (DEH) per migliorare la capacità del sistema educativo di offrire educazione digitale a studenti e universitari.

Sarà vera Transizione Digitale?

Già nel 2014 l’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), attraverso il cosiddetto Manifesto delle avanguardie educative[3], identificava sette orizzonti tesi a trasformare il modello organizzativo e didattico della scuola:

  • Trasformare il modello trasmissivo della scuola,
  • Sfruttare le opportunità offerte dalle ICT e dai linguaggi digitali per supportare nuovi modi di insegnare, apprendere e valutare,
  • Creare nuovi spazi per l’apprendimento,
  • Riorganizzare il tempo del fare scuola,
  • Riconnettere i saperi della scuola e i saperi della società della conoscenza,
  • Investire sul “capitale umano” ripensando i rapporti (dentro/fuori, insegnamento frontale/apprendimento tra pari, scuola/azienda, ecc.),
  • Promuovere l’innovazione perché sia sostenibile e trasferibile.

L’idea, quindi, di avere una “scuola d’avanguardia” con spazi sempre abitabili sia per lo svolgimento di attività didattiche che per usi anche di tipo informale, è una esigenza presente da tanto tempo in molte realtà scolastiche per le quali la centralità dell’aula deve essere superata.
Anche perché la fluidità dei processi comunicativi innescati dalle tecnologie e dai linguaggi digitali necessita di ambienti flessibili, polifunzionali, modulari e facilmente configurabili.

A tale proposito, finalmente, è stato predisposto un piano di interventi (pagina 186 del PNRR) mirato alla trasformazione degli spazi scolastici, affinché diventino “connected learning environments” adattabili, flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo di apprendimento orientato al lavoro (la cosiddetta Scuola 4.0).

Solo riorganizzando i luoghi, dalle classi ai laboratori, e con il necessario supporto degli spazi virtuali di apprendimento, è possibile aprirsi a metodologie di insegnamento “fuori dagli schemi”.

Non solo infrastrutture ma anche competenze

Comprensibilmente, le infrastrutture, anche le più innovative, non hanno alcuna valenza se non esistono le menti che sappiano renderle vive.
Per migliorare gli apprendimenti e sollecitare l’innovazione del sistema scolastico occorre un piano integrato di formazione del personale.

Il Piano prevede la creazione di una rete integrata di poli formativi territoriali, l’attivazione di un catalogo di corsi di formazione multidisciplinare, la realizzazione di una piattaforma sui contenuti dell’educazione digitale e di metodologie didattiche innovative.
Il tentativo del Piano è creare “un ecosistema delle competenze digitali, in grado di accelerare la trasformazione digitale dell’organizzazione scolastica e dei processi di apprendimento e insegnamento”; ovvero predisporre «un sistema multidimensionale per la formazione continua dei docenti e del personale scolastico per la transizione digitale, articolato in un polo di coordinamento sull’educazione digitale promosso dal Ministero dell’istruzione».

Ma non è sufficiente.

La formazione digitale degli insegnanti

Occorre puntare molto di più sulla formazione digitale degli insegnanti, non per sostituire la didattica in presenza, ma per affiancare la didattica digitale a quella in presenza.

L’investimento 2.1 prevede: la creazione di un sistema multidimensionale per la formazione continua dei docenti e del personale scolastico per la transizione digitale, articolato in un polo di coordinamento sull’educazione digitale promosso dal Ministero dell’istruzione.

L’idea è di attrezzarsi per la formazione digitale degli insegnanti, non per sostituire la didattica in presenza, ma per affiancare la didattica digitale a quella in presenza: integrare o alternare la didattica nozionistica con esperienze sul campo (laboratori, stage, approfondimenti pratici).

Anche perché la costante e irreversibile digitalizzazione, ormai pervasiva, nel tessuto sociale e produttivo (Internet of Things, Cloud Computing, Additive Manufacturing, Big Data Analytics, Robotica Avanzata, Realtà Aumentata e Cybersecurity) stanno determinando la nascita di nuove figure professionali[4] e chi “progetta la scuola” non può non tenerne conto.

Diventa fondamentale allora l’ausilio di strumenti di natura digitale, più immediati e stimolanti: la lezione segmentata, il project based learning, il digital storytelling[5].

Note

  1. https://www.invalsiopen.it/pnrr-istruzione-scuola/
  2. https://pnrr.istruzione.it/
  3. https://www.indire.it/wp-content/uploads/2015/08/Manifesto-AE-definitivo.pdf
  4. https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/sviluppare-le-soft-skill-a-scuola-cosi-ci-si-prepara-al-lavoro-del-futuro/
  5. https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/leredita-della-dad-proposte-per-rinnovare-le-metodologie-didattiche/

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