gli obiettivi

Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo

L’occasione del PNRR è davvero unica e irripetibile e forse anche l’ultima per poter riformare e rendere più competitiva la scuola pubblica in Italia. Il punto sulle azioni e gli obiettivi del Governo

01 Lug 2022
Paolo Ferri

Professore Ordinario di Tecnologie della formazione, Università degli Studi Milano-Bicocca

Photo by kyo azuma on Unsplash

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha mantenuto in questa legislatura un profilo piuttosto “sobrio”; tuttavia, la sua azione si sta rilevando piuttosto incisiva.

In primo luogo, ha gestito la fase pandemica con pragmatismo e senza clamori permettendo, così, il rientro in classe di tuti gli allievi e gli studenti, e la ripresa di una certa “normalità” nella gestione del processo formativo a tutti i livelli di istruzione scolastica.

Piano Scuola 4.0, sarà la volta buona per innovare la didattica? Punti di forza e problemi

La sua agenda, poi, si è sviluppata, in modo organico, sulla base degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Alla realizzazione degli obiettivi del Piano sono legate, infatti, la maggior parte delle iniziative legislative del Ministro che sono delineate nell’ Atto di indirizzo politico-istituzionale per l’anno 2022 del 16 settembre 20221, che può essere sintetizzato nella tabella che segue:

Immagine che contiene tavolo Descrizione generata automaticamente

Figura 1 Le priorità definite dal Ministro Bianchi per la riforma della scuola italiana

Tutti gli obiettivi presentati nell’Atto di indirizzo sono poi obiettivi già “finanziati” attraverso specifiche misure all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che stanzia 20,89 miliardi nell’ambito della “Missione 4 – Scuola e ricerca” alla riforma e innovazione delle Scuole italiane, cui vanno aggiunti almeno 2 miliardi dei 10, ricavati dalla Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA – che serviranno al completamento della connessione in banda larga e al cablaggio WiFi di tutti gli istituti scolastici.

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Possiamo riassumere in questo modo gli atti legislativi del ministro Bianchi che precedono il Piano Scuola 4.0 di cui ci occuperemo più diffusamente, in seguito.

Nuove scuole e infrastrutture sportive per ridare centralità alla scuola nella società

Nell’ottobre del 2021 sono stati attivati i bandi per il potenziamento dell’offerta formativa della scuola italiana. Si tratta dei 4.6 miliardi di fondi del PNRR che entro il 2025 permetteranno di aumentare il numero delle scuole e migliorarne e ampliarne i servizi con la finalità politica e sociale di rimettere la scuola al centro della vita delle comunità territoriali, non solo come struttura formativa, ma anche come istituzione sociale.

Questo stanziamento consentirà la creazione di circa 228.000 nuovi posti nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, la costruzione di 1000 edifici scolastici di nuova concezione per la distribuzione degli spazi e le infrastrutture digitali (800 milioni di euro) e di 400 palestre (700 milioni di euro) in modo da ridurre gli alunni per classe e potenziare il tempo pieno. In questa tornata di bandi sono stati previsti fondi anche per le mense scolastiche (400 milioni), e 500 milioni per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico esistente, (da notare che più del 40% dei fondi è destinato alle scuole del mezzogiorno).

Il nuovo reclutamento dei docenti e la formazione in servizio

Nell’audizione del marzo del 2022 il Ministro Bianchi cita, dopo l’atto di indirizzo del 2021, per la prima volta il “Piano scuola 4.0” indicandolo come una misura che può contare su una dotazione di circa 2,1 miliardi euro ed è finalizzato a offrire al sistema formativo italiano “la possibilità di dotare tutte le nostre scuole del pieno utilizzo di tutta la gamma di strumenti tecnologici” utili per l’innovazione didattica e il potenziamento delle competenze digitali di studenti e insegnati.

Il Piano Scuola 4.0 è stato, però, preceduto nell’aprile del 2022 dalla presentazione del decreto in attuazione delle norme del PNRR (G.U. decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36 – decreto PNRR 2) sul sistema di formazione e aggiornamento permanente degli insegnanti che ne costituisce una premessa fondamentale. Ha poco senso, infatti, dotare le scuole di ricche infrastrutture digitali, senza che gli insegnanti possano essere adeguatamente formati ad utilizzarle.

Il decreto 36 è articolato in una serie di misure che prevedono, a regime, e dopo una fase transitoria, che per accedere all’insegnamento occorrerà possedere la laurea disciplinare e 60 Crediti Formativi Universitari, da acquisire tramite un percorso specifico dedicato soprattutto alle metodologie didattiche innovative gestito ed erogato dalle Università italiane. Il percorso terminerà in una prova finale per l’accesso al concorso a cattedra, a cui seguirà un anno di prova. Inoltre, il Decreto prevede, inoltre, percorsi di formazione continua di durata quadriennale, le cui linee guida verranno definite dall’istituenda Scuola di Alta Formazione per Dirigenti, Docenti e Personale Ata (PNRR, Misura Riforma 2.2: Scuola di Alta Formazione e formazione obbligatoria per dirigenti scolastici, docenti e personale tecnico-amministrativo, p. 188). Nella formazione sarà dato ampio risalto alle metodologie didattiche laboratoriali, alle competenze linguistiche e a quelle digitali, ed inoltre alle STEM e al multilinguismo (ad esempi la metodologia CLIL). La partecipazione a queste attività è volontaria e per incentivarne l’accesso è previsto un meccanismo di progressione salariale accelerata per gli insegnanti (uno scatto ogni anno); la formazione sarà valutabile ai fini della formulazione della graduatoria di istituto, dei trasferimenti della mobilità professionale. Questo ultimo aspetto è molto rilevante, perché innesta nelle procedure di reclutamento e formazione degli insegnati, un elemento che premia il merito. Una innovazione importante all’interno in una carriera, come quella dei docenti, quasi esclusivamente legata alla progressione per anzianità di servizio.

Come cambierà la scuola col PNRR: le misure per colmare le lacune e allinearci all’Ue

Con il provvedimento legato alla formazione continua e al nuovo accesso in ruolo si definisce un quadro certo per costruire le competenze metodologiche e formative per il nuovo Piano Scuola 4.0, che è stato annunciato come in via di pubblicazione dallo stesso Bianchi in un’intervista al Sole24ore il 17 Giugno del 2022.

Il piano Scuola 4.0: le fondamenta infrastrutturali del cambiamento della didattica

Il Piano Scuola 4.0 – finanziato dal PNRR (Investimento 3.2: Scuola 4.0 – scuole innovative, PNNR, p. 190) prevede un intervento infrastrutturale su circa 100 mila aule delle 40.0000 scuole italiane che le trasformi in spazi architettonici innovativi e tecnologicamente “aumentati” nei quali si possa attuare una didattica fondata sul Learning by doing. L’arco temporale di attuazione del Piano, secondo il sito del Ministero prevede il completamento per il dicembre 2025. Si tratta di un provvedimento, che tocca circa un terzo delle 360.00 aule scolastiche italiane e che prospetta una vera e propria rivoluzione sia per ciò che riguarda le forme architettoniche degli spazi di apprendimento sia la loro dotazione tecnologica. Inoltre, entro l’estate obiettivo è quello di assegnare un’altra tranche da 500 milioni per potenziare da subito i laboratori per le professioni digitali negli istituti tecnici e professionali per adeguarsi alle competenze richieste dal piano Industry 4.0: programmazione, progettazione 3D, CAD, robotica, big data, ecc.

Si tratta di un investimento di 2,6 miliardi innovativo anche nella forma amministrativa perché non saranno previsti bandi ma ogni scuola riceverà le sue risorse dal Ministero i fondi da spendere direttamente.

Una piccola rivoluzione nella progettazione degli spazi dell’apprendimento

Vediamo in che cosa consiste questa piccola rivoluzione nella progettazione degli spazi dell’apprendimento dedicati ai nostri figli. Le scuole italiane, oggi, nella maggior parte dei casi, non hanno aule (e nemmeno laboratori) che permettano agli studenti di utilizzare ogni giorno i dispositivi, gli ambienti digitali di apprendimento (VLE) e i software, anche i più basilari come i fogli di calcolo o i word processor, nella didattica in presenza. Molto spesso, infatti, la dotazione tecnologica delle attuali aule si limita al registro elettronico (pur meritorio) e ad una LIM o ad un proiettore a disposizione dell’insegnate per presentare contenuti Web, solo quando la banda Internet spesso deficitaria lo permette.

I nuovi spazi di apprendimento, e volutamente non usiamo il termine aule o classi, invece, saranno molto differenti avranno una disposizione fisica degli arredi a “geometria variabile” e cioè permetteranno un’agevole riconfigurazione dello spazio di apprendimento del gruppo classe in funzione delle attività didattiche e delle tecnologie digitali, e non, utili per svolgerle. Questo modello di progettazione degli spazi è stato ben descritto nel Manifesto degli spazi educativi redatto da INDIRE nel marzo del 2019, in collaborazione con le scuole del Progetto Avanguardie educative.

La scuola di domani bisogna pensarla oggi: i pilastri per non fallire

Il modello 1+4

Si tratta del modello 1+4. Il centro della scuola, secondo il Manifesto, dovrà essere uno, e cioè l’ambiente di apprendimento, descritto più sopra, polifunzionale, connesso e dotato di dispositivi per gli studenti e tutte le attività quotidiane del gruppo classe. Inoltre, in ogni plesso scolastico dovrà possedere altri “quattro” spazi. Analizziamoli separatamente:

  • Un’Agorà e cioè un “luogo comune” di tutta la comunità scolastica. Un ambiente ampio come un Auditorium per la condivisione di eventi aperti anche al territorio (come l’orientamento in ingresso e in uscita), ma soprattutto per la presentazione in plenaria di progetti particolarmente significativo condotti dai gruppi classe.
  • Uno Spazio della scoperta e dell’esplorazione e cioè una serie di laboratori tematici dotati di strumentazione specifica per l’osservazione, la sperimentazione e la manipolazione, reale e digitale dei contenuti di apprendimento dove maturare, anche attraverso l’uso delle opportune tecnologie, competenze di disciplinari e trasversali.
  • Una serie di Spazi informali, intesto come luogo dell’incontro, del riposo e della convivialità. Ambienti comodi e rilassanti per chiacchierare, consumare i pasti e divertirsi.
  • Una serie di Spazi individuali: per lo studio autonomo, il raccoglimento, la riflessione, la lettura e cioè postazioni riparate e protette con strumenti di lettura/scrittura individuale.

Il Piano scuola 4.0 si propone di integrare pienamente l’ambiente fisico dell’apprendimento con l’ambiente digitale. Ogni scuola e ogni classe dovrà possedere un “ambiente virtuale di apprendimento (VLE)” per gestire la didattica in presenza, uno o più grandi schermi interattivi connesso/i alla rete e dispositivi digitali (notebook, e tablet eventualmente anche smartphone), individuali o di gruppo, da fornire agli studenti per usarli ogni giorno. Oltre a questa dotazione base il piano prevede l’acquisizione da parte delle scuole di visori per la realtà virtuale e la realtà aumentata per la didattica immersiva e di altre strumentazioni quali stampanti 3D, tavolette grafiche e software per la gestione di video e immagini, così dome di robot e software per il coding. Tutto questo per realizzare una nuova didattica che venga incontro ai nuovi stili di apprendimento dei nativi digitali o della Generazione Z .

Conclusioni

Ci auguriamo che l’operato di Bianchi possa davvero avere successo e che i fondi del PNRR diano il via, sono parole del Ministro: “ad un grande processo di innovazione didattica, con lezioni più interattive, studenti più coinvolti e meno lezioni frontali. Durante il Covid siamo stati costretti a subire le tecnologie, in sostituzione della presenza. Con questa trasformazione invertiamo il processo, aumentiamo le competenze e utilizziamo le tecnologie con capacità critica”. L’occasione del PNRR è davvero unica e irripetibile e forse anche l’ultima per poter riformare e rendere più competitiva la scuola pubblica in Italia.

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