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Studiare con l’IA, l’esperienza dell’Istituto Zaccagnini



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L’Istituto Zaccagnini ha adottato una piattaforma di intelligenza artificiale personalizzata per affiancare tutoring e coaching online. Il sistema, basato su fonti e lessico dei docenti, punta sull’apprendimento attivo e sui feedback, evitando l’uso dell’IA come scorciatoia per i compiti

Pubblicato il 14 lug 2026

Eleonora Tosco

giornalista specializzata in media relations



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Il dibattito sull’intelligenza artificiale a scuola è oramai maturo per valutare i risultati delle prime esperienze concrete di applicazione. Si tratta di casi singoli, ma indicativi, che danno il quadro di una sperimentazione emergente. Così accade in Istituto Zaccagnini, scuola per ottici e optometristi post diploma, con sedi a Bologna e Milano, che ha scelto una piattaforma di intelligenza artificiale per integrare il servizio di tutoring e coaching on line, già esistente. La tecnologia è di AskLea, ma sono stati i docenti di Istituto Zaccagnini a dare al sistema le fonti, il lessico, le modalità di interazione, personalizzate sugli insegnamenti della scuola.

Ha detto Giorgio Righetti, Direttore Istituto Zaccagnini – IBZ: “La piattaforma IA è stata adattata e predisposta ad hoc sulle materie di studio dei nostri studenti: si tratta del primo caso del genere, per quanto riguarda gli Istituti per Ottici e Optometristi. Non abbiamo voluto dare agli studenti un semplice chatbot ma realizzare un sistema di fonti autorevoli ed eccellenti, con una formula specifica di apprendimento attivo”.

Intelligenza artificiale a scuola e apprendimento attivo

Il Comitato scientifico di Istituto Zaccagnini ha voluto documentarsi, prima di attivare l’IA. Il punto di partenza: studi dimostrano che, se l’IA viene usata “per farsi fare il compito”, il risultato finale nell’apprendimento peggiora. OECD Digital Education Outlook 2026 menziona un lavoro condotto negli Stati Uniti, presso studenti universitari sul rapporto tra IA e apprendimento. Il 12% di chi aveva scritto un elaborato con l’aiuto diretto di un chatbot era in grado di ricordarne i contenuti poco dopo; mentre in coloro che avevano scritto senza IA, con l’aiuto di motori di ricerca, la percentuale saliva all’89%. Lo stesso rapporto segnala, peraltro, che quando l’intelligenza artificiale è usata secondo un modello di active learning, i benefici cognitivi sono reali.

Il lavoro da fare, dunque, era costruire un modello di apprendimento attivo, che costringesse gli studenti a mettersi in gioco, evitando le strade più facili.

Il modello IA dell’Istituto Zaccagnini

Il modello in uso presso Istituto Zaccagnini è multilingue, è disponibile a ogni ora, in qualsiasi giorno e senza limiti di utenti contemporanei. Spiega Gilardoni: “Il sistema fornisce un supporto concreto all’apprendimento permettendo di sviluppare un metodo di studio. Attraverso domande mirate, guida lo studente nella riorganizzazione dei concetti e nella creazione di schemi e mappe concettuali, incentivando sempre il ragionamento e senza mai sostituirsi allo sforzo cognitivo personale”.

Al termine di ogni sessione, la piattaforma fornisce un feedback sui punti di forza e sulle carenze sulle quali lavorare. Non confeziona contenuti predefiniti: è programmato per aiutare ad affinare la propria proprietà di linguaggio, utilizzando la terminologia corretta e stimolando l’apprendimento di un metodo di ricerca, invitando ad approfondire.

Studiare con l’IA

In Istituto Zaccagnini non sono ancora disponibili dati quantitativi su rendimento e risultati scolastici ma, dalle prime esperienze raccolte, il riscontro è stato positivo. Alcuni studenti hanno messo a confronto la piattaforma della scuola con altri sistemi IA, dichiarando, con sincerità, quanto diversi esperti del settore ricordano: il punto non è negare o proibire l’uso dell’intelligenza artificiale, che viene comunque utilizzata da parte degli studenti.

Secondo il 59esimo rapporto Censis sulla situazione sociale del paese (dicembre 2025), il 72,0% degli studenti della scuola secondaria di secondo grado utilizza già l’AI per studio e compiti o nella vita personale.

Un’altra indagine italiana, del think tank Tortuga, in collaborazione con Yellow Tech, rileva che uno studente su 3 usa l’IA una volta a settimana, mentre più di 1 su 4 ne fa uso tutti i giorni (Tortuga Policy Reports, settembre 2025, Generazione AI).

La stessa ricerca dà conto di una diversa percezione della tecnologia tra alunni e insegnanti: il 35,6% dei docenti crede che i propri studenti non usino mai l’intelligenza artificiale, mentre in realtà solo il 17% degli studenti non ne fa uso regolare. Secondo lo studio, all’origine di questa discrasia ci sarebbero bias di percezione, fondati sul fatto che insegnanti e ragazzi hanno esperienze molto diverse nell’uso dell’intelligenza artificiale.

I primi feedback degli studenti sulla piattaforma IA

In Istituto Zaccagnini, va detto, gli studenti sono tutti giovani e giovani adulti, perché i corsi si frequentano dopo il diploma di maturità e tra gli iscritti vi sono diverse fasce di età, anche sopra i 30 anni. Interessanti i primi feedback all’utilizzo della piattaforma IA di Zaccagnini: “in effetti stai studiando, proprio mentre la usi”, hanno detto alcuni, perché “ti dà le risposte solo se la segui nei ragionamenti” e in questo modo “fissi i concetti”. Altri studenti hanno riferito di usare l’IA “per farsi interrogare” e per controllare, così, di aver compreso e memorizzato. Il sistema si è rivelato utile, poi, per gli studenti di origine straniera che stanno imparando l’Italiano.

Che cosa desiderano gli studenti

Le nuove generazioni conoscono opportunità e rischi della AI? Censis ha dato una prima risposta. La maggior parte dei ragazzi, il 72,0%, si dice consapevole che l’utilizzo esperto dell’AI sia una competenza fondamentale per il futuro e pensa che dovrebbe essere oggetto di insegnamento. Il 53,9% afferma che li ha aiutati a sviluppare un metodo di studio, nuove idee o modi originali di affrontare i compiti; il 71,7% controlla sempre che il contenuto generato dall’IA sia corretto. La maggioranza desidera impiegarla soprattutto per spiegazioni personalizzate su ciò che non comprende (43,5%) e per esercitarsi con quiz, verifiche o simulazioni (42,9%). Solo il 13,5% ammette di considerarla uno strumento utile per svolgere velocemente i compiti e liberare del tempo.

Queste risposte fanno pensare che gli studenti siano disponibili ad accogliere soluzioni tecnologiche ad hoc pensate per l’apprendimento e che abbiano già superato la visione dell’AI come “scorciatoia”.

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