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Cybersecurity 2026: difendersi dalle minacce guidate dall’AI



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Nel 2026 le minacce informatiche guidate dall’AI richiedono un cambiamento radicale nelle strategie di difesa. Dai deepfake finanziari alle identità sintetiche, gli scenari evidenziano la necessità di piattaforme unificate con visibilità in tempo reale

Pubblicato il 23 gen 2026

Nadir Izrael

co-founder e CTO di Armis



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Nell’ultimo anno abbiamo assistito a un’accelerazione senza precedenti nell’evoluzione delle minacce informatiche. L’intelligenza artificiale è passata dall’essere uno strumento a disposizione dei difensori ad un’arma nelle mani degli attaccanti.

L’evoluzione delle minacce informatiche nell’era dell’intelligenza artificiale

Gli stati-nazione e i gruppi di cybercriminali organizzati stanno ora impiegando questa tecnologia per scoprire vulnerabilità zero-day, lanciare catene di exploit automatizzate e imitare il comportamento umano con una scala e una velocità mai viste prima. L’ascesa del malware potenziato dall’AI e delle azioni promosse dagli stati non è più una previsione: è la realtà.

Per il 2026, la sfida chiave è chiara: costruire sistemi di sicurezza che non si limitino a reagire, ma che sappiano anticipare. I controlli tradizionali e le difese reattive non sono sufficienti. Ciò che serve ora è una protezione continua, intelligente e proattiva, capace di adattarsi in tempo reale e di estendersi a IT, OT, IoT e dispositivi medicali, attraverso ambienti fisici, cloud e code-based.

Manipolazione finanziaria: quando l’AI destabilizza i mercati globali

Bot di trading autonomi e deepfake basati sull’intelligenza artificiale manipolano mercati azionari, materie prime ed ecosistemi di criptovalute. Imitando regolatori o dirigenti aziendali, i sistemi di AI possono generare falsi report sugli utili, diffondere comunicati aziendali contraffatti, falsificare briefing per gli investitori o simulare crolli di mercato. Il risultato: un’instabilità finanziaria globale, con perdite nell’arco di pochi secondi che gli operatori umani non sono in grado di contenere.

Identità sintetiche: la nuova frontiera della falsificazione digitale

Profili generati dall’intelligenza artificiale iniziano a comparire in diversi ambiti della società, dai servizi bancari ai sistemi sanitari, dai social network ai registri elettorali. Queste identità sintetiche possono effettuare interazioni e attività che imitano quelle reali, mettendo sotto pressione i meccanismi tradizionali di verifica dell’identità e richiedendo nuove soluzioni per garantire l’affidabilità delle identità digitali.

Guerra ibrida potenziata dall’AI: scenari di conflitto moderno

Attori statali e non statali con capacità operative su larga scala stanno iniziando a sperimentare l’uso di agenti autonomi basati sull’intelligenza artificiale per condurre forme avanzate di guerra ibrida che combinano cyberattacchi, attività informative e operazioni sul campo.

Sebbene questi approcci non richiedano necessariamente risorse elevate, possono generare significative interruzioni operative se non adeguatamente contrastati. In scenari ipotetici, l’AI potrebbe contribuire a interferire con infrastrutture di trasporto, reti energetiche o flussi informativi, amplificando l’impatto di campagne di disinformazione.

In questi contesti, sistemi civili, enti governativi e strutture logistiche potrebbero trovarsi sotto pressione coordinata, evidenziando l’importanza di strategie di difesa più integrate e resilienti.

Supply chain sotto attacco: infiltrazioni invisibili nel software

Attacchi che sfruttano tecniche di intelligenza artificiale possono tentare di infiltrarsi nelle supply chain di software e firmware introducendo modifiche sottili e difficili da individuare. In questi scenari, codice malevolo o componenti backdoor possono essere inseriti in librerie diffuse o in firmware IoT, con il rischio di propagarsi a più organizzazioni prima che vengano rilevati.

Qualora attivati o utilizzati, questi elementi potrebbero causare interruzioni operative significative in diversi settori, evidenziando la necessità di controlli continui e strategie di sicurezza più robuste lungo l’intera catena di fornitura digitale.

Furto di dati quantistico: prepararsi alle minacce del futuro

Gli attaccanti possono iniziare ad accumulare grandi quantità di dati crittografati con l’idea di poterli decifrare in futuro, quando il quantum computing raggiungerà livelli più avanzati di maturità.

Parallelamente, tecniche basate sull’intelligenza artificiale potrebbero essere impiegate per analizzare tali informazioni e sviluppare campagne di pressione o tentativi di estorsione mirati nei confronti di aziende, governi o individui. Pur trattandosi di scenari potenziali, evidenziano l’importanza di rafforzare sin da oggi le strategie di protezione dei dati e di prepararsi a un futuro in cui queste tecnologie avranno un ruolo crescente.

Tecnologia di difesa: verso piattaforme autonome e integrate

Per affrontare queste sfide, le soluzioni di sicurezza dovranno diventare più autonome, contestuali e integrate negli ecosistemi aziendali. Prodotti specifici, valutazioni del rischio limitate e processi manuali non riusciranno a tenere il passo con avversari potenziati dall’AI. Ciò che serve è una piattaforma unificata in grado di offrire visibilità in tempo reale, rilevamento automatizzato e una risposta orchestrata sull’intera superficie di attacco.

È qui che l’ingegneria diventa fondamentale. Per garantire una copertura completa dell’intero patrimonio digitale, le piattaforme di sicurezza devono essere in grado di acquisire enormi volumi di dati da tutto lo stack tecnologico, normalizzarli su larga scala e applicare modelli di machine learning capaci di distinguere con precisione ciò che è normale da ciò che è malevolo.

Le integrazioni devono estendersi a EDR, SIEM, SOAR e agli strumenti di cloud security, abilitando workflow senza soluzione di continuità che colmino il divario tra rilevamento e risposta.

Visibilità totale: proteggere ogni asset dell’ecosistema digitale

Occorre costruire oggi ciò che servirà per affrontare il futuro: piattaforme progettate per offrire intelligence in tempo reale sugli asset IT, OT, IoT e sui dispositivi medicali, dai sistemi on-premise al cloud e agli ambienti basati su codice e che permettano alle organizzazioni di rilevare anomalie e attività sospette che gli strumenti tradizionali non riescono a intercettare.

Automazione e intelligenza predittiva: la risposta ai cyberattacchi avanzati

L’urgenza è di investire in workflow di rilevamento e remediation automatizzati che riducono i tempi di risposta da ore a pochi secondi; potenziare i modelli di AI per anticipare, e non solo identificare, i possibili vettori di attacco; e ancora, rafforzare le integrazioni disponibili affinché le aziende possano rendere operativa l’intelligence all’interno dei loro ecosistemi di sicurezza esistenti, trasformando la gestione complessiva dell’esposizione in un vero e proprio “gioco di squadra”.

In ultima analisi, è necessario rafforzare il ruolo dei difensori. Fornendo loro il contesto, l’automazione e le capacità predittive di cui hanno bisogno, aiutando le organizzazioni a proteggere ogni asset e ogni potenziale percorso di attacco, ovunque, anche contro le minacce più avanzate guidate dall’AI.

Il futuro della cybersecurity: difese predittive per un mondo connesso

L’anno che ci attende non sarà segnato da cambiamenti incrementali. Tuttavia, sarà definito da un cambiamento radicale nel modo in cui le minacce si manifestano e nel modo in cui le difese dovranno rispondere in modo proattivo ed efficace. L’AI è il grande acceleratore, su entrambi i fronti del campo di battaglia. Le organizzazioni che avranno successo nel 2026 saranno quelle che adotteranno strategie di difesa predittive, autonome e pienamente integrate.

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