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Vietare i social ai minori, se il rimedio è peggio del male



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Il divieto di accesso ai social per i minori avanza in molti Paesi, dal G7 all’Australia fino all’Europa, ma resta aperto il nodo dell’efficacia reale delle misure, tra verifiche dell’età, multe alle piattaforme e tutela dei diritti digitali

Pubblicato il 16 lug 2026

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



dipendenza da social; disinformazione commissione parlamentare
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Se ne parla da tanto tempo e poi arrivano una dopo l’altra le decisioni istituzionali internazionali: stiamo parlando del divieto di accesso ai social network per i minori, che molti Paesi in tutto il mondo stanno adottando per prevenire, tutelare, garantire i più giovani.

A Evian in Svizzera dove si è appena svolto il G7 la tutela dei minori dai danni derivati da uso dei social media e intelligenza artificiale è stato uno dei temi centrali.

Il divieto di accesso ai social per i minori nel G7

A Parigi, sempre poche settimane fa, dove si è svolto il Paris Peace Forum Protecting Children in the Age of AI: Youth Manifesto Launch, Under the Label of France’s G7 Presidency – Paris Peace Forum 95 giovani da tutto il mondo hanno presentato il “Manifesto della Gioventù”, espressione diretta delle aspettative e delle preoccupazioni dei giovani, rivolta ai decisori globali, invocando tutele che si spiega “non possono essere lasciate solo nelle mani di aziende che sviluppano questi strumenti o agli adulti che non sono cresciuti con la presenza costante dell’Ia”.

La ”protezione on-line” dell’infanzia è tra le priorità della presidenza francese del G7 e la Francia è tra le prime nazioni europee ad aver proposto il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni.

Nel Regno Unito il governo pone il divieto fino a 16 anni.

Dall’Australia all’Europa, le leggi sui social per i minori

L’Australia è il primo Paese al mondo ad aver approvato una legge sul divieto di accesso ai social, fissandolo a 16 anni: sotto questa soglia di età i minori vedranno la rimozione del profilo su Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X e le piattaforme che non rispettano il divieto rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani. Ma, secondo il Garante australiano, 7 ragazzi su 10 hanno conservato il loro profilo, malgrado non abbiano ancora compiuto 16 anni, e questo realisticamente perché in Australia le grandi piattaforme non applicano a dovere le verifiche dell’età.

Italia e Asia

In Italia è in vigore sulla carta il divieto di accesso ai servizi digitali e di IA per i minori di 14 anni, ma la normativa sul divieto è per ora congelata.

In Malesia la legge per il divieto di accesso fino a 16 anni è entrata in vigore il primo gennaio 2026 in virtù del regolamento dell’Autorità del per comunicazioni. Il governo chiede alle piattaforme con almeno 7 milioni di utenti, per esempio Facebook, Instagram, TikTok e YouTube, di ottenere prima una licenza dallo Stato, poi rispettare l’obbligo della verifica dell’età e moderare i contenuti per la sicurezza dei minori online.

In Indonesia lo stop agli under 16 è attivo già da marzo 2026, si tratta di una misura graduale, che sta disattivando le piattaforme considerate ad alto rischio. Europa, lavori in corso: in Francia e Spagna leggi per i minori online in via di approvazione

Spagna, Portogallo e Nord Europa

In Spagna, il premier Pedro Sanchez caldeggia una legge a tutela dei minori e a gennaio per vietare l’accesso ai social fino a 15 anni, puntando sulla verifica dell’età grazie alla carta d’identità digitale europea1.

In Portogallo la proposta di legge è stata approvata a febbraio 2026 e prevede il divieto totale di accesso ai social sotto i 13 anni e il consenso dei genitori tra i 13 e i 16 anni.

In Danimarca la legge è stata annunciata per fine ottobre 2026 con un accordo di governo che ha l’obiettivo di fissare l’asticella per l’ingresso ai social a 15 anni.

In Germania il cancelliere. Merz ha ribadito l’esigenza di insegnare ai ragazzi il corretto uso dei social, ma ponendo limiti e paragonando i social alle bevande alcoliche.

Il governo austriaco guidato da Christian Stocker a marzo ha annunciato l’intenzione di una stretta per gli utenti fino a 14 anni. Sulla stessa linea si stanno muovendo i governi di Polonia e Norvegia.

Canada e Safe Social Media Act

Il Safe Social Media Act2 in Canada sta facendo le cose in modo leggermente diverso, progettando di vietare temporaneamente i social media come ingiunzione per dare alle aziende tecnologiche l’opportunità di rendere i loro prodotti sicuri per i bambini, eliminando funzionalità rischiose.

I dubbi sul bando ai social media per i minori

Questo quadro, sicuramente non esaustivo, denuncia a chiare lettere che in tutto il mondo dunque il bando all’uso dei social media, pur con modalità e regole diverse, è considerato in assoluto l’unico modo di affrontare. E’ possibile consultare una mappa sullo stato dell’arte dei Paesi europei che hanno già emanato provvedimenti o ci stanno pensando al seguente link Banning social media for teens: Solution or overreaction?.

Ma è proprio così? Proviamo a vedere, attraverso una ricerca rapida in rete, il punto di vista di chi non vede nei divieti l’unico strumento nelle mani dei governi.

Amnesty e Cambridge contro il divieto come unica risposta

Partiamo dalla posizione di Amnesty International, che si oppone ai divieti sui social media sostenendo che rappresenti una soluzione rapida e spesso inefficace, in contrasto con la realtà della generazione digitale.

Secondo l’organizzazione internazionale il modo più efficace per proteggere i bambini e i giovani online è proteggere tutti gli utenti dei social media attraverso una migliore regolamentazione, leggi più severe sulla protezione dei dati e una migliore progettazione della piattaforma. Amnesty International chiede una regolamentazione forte e applicabile della piattaforma, comprese restrizioni sulla profilazione predefinita, sistemi di raccomandazione iper personalizzati, riproduzione automatica, scorrimento infinito e altre funzionalità di progettazione manipolativa, insieme a protezioni più forti per la privacy e la sicurezza dei bambini online.

Per confermare questa visione Amnesty ha dato la parola a diversi giovani e si possono leggere le loro interessanti testimonianza a questo link Global: Young voices on social media bans Amnesty International.

I ricercatori di Cambridge e i diritti digitali

Nel Regno Unito a prendere la parola sul tema dei divieti sono stati tre ricercatori della Cambridge University, Amy Orben, Sander van der Linden e Sarah-Jayne Blakemore che da anni si occupano del rapporto tra media, digitale e minori

Social media ban for under-16s in the UK: Cambridge expert reaction . Vietare qualcosa ai più vulnerabili, sostengono, è un buon passo se non può essere reso sicuro, ma sappiamo perché a volte i social media non sono sicuri solo per i bambini, ma anche per gli adulti: tra questi rientrano contenuti, comportamenti o comunicazioni dannosi, nonché caratteristiche di design che ci rendono più difficile disconnettersi anche quando lo vorremmo.

Vietando l’accesso ai minori di 16 anni, limitiamo il loro diritto a partecipare a questa parte della nostra società digitale, perché abbiamo perso la fiducia di poter rendere i social media più sicuri per tutti noi a qualsiasi ritmo accettabile. L’idea di un divieto totale dei social media, o di un coprifuoco dei social media, sia problematica e questo, secondo Sander van der Linden3 indebolisca i giovani e tolga loro dei diritti, anziché concentrarsi sulle aziende di social media, sui loro prodotti difettosi e sulla necessità di correggere e riprogettare il modello di business dei social media.

Giovani, salute mentale e alternative al divieto social

Sarah Jayne Blakemore4 ha affermato che i social media possono offrire agli adolescenti una finestra su importanti mondi sociali e un modo per entrare in contatto con altri giovani, per apprendere nuove informazioni. Esiste un’enorme ricchezza di conoscenze utile per alcuni giovani provenienti da determinati contesti, come quelli provenienti da comunità più svantaggiate.

Il punto di vista dei giovani europei

Rares Voicu, presidente del Forum europeo della gioventù5, è scettico riguardo all’imposizione di divieti generali e sostiene che si tratta di un impulso molto semplicistico, che non affronta realmente la complessità della questione dell’uso dei social media per bambini, adolescenti o giovani in generale. Per i giovani i social media dice Voicu sono diventati una parte fondamentale della comunicazione e lo spazio online tende a essere il luogo in cui si informano, dove socializzano con gli amici.Banning social media for teens: Solution or overreaction?

Anche Nandi Vijayakumar6, ricercatrice presso la Deakin University di Victoria, in Australia, recentemente coautore di un rapporto sui social media e sulla salute mentale degli adolescenti, ha sottolineato i vantaggi dei social media, sostenendo che aiutano davvero i giovani a sviluppare il proprio senso di identità, le proprie amicizie e a restare in contatto con i propri amici, infatti secondo la ricercatrice australiana, alcuni giovani riescono a trovare online comunità a cui potrebbero non avere facile accesso offline.

Lo studio australiano dopo il bando

Uno studio Debate: Social media in children and young people – time for a ban? Beyond the ban – empowering parents and schools to keep adolescents safe on social media – PMC condotto da cinque ricercatori del Matilda Centre for research in Mental Health di Sydney7 all’indomani del bando emanato in Australia alla fine del 2025, rivela che le prove a sostegno del divieto restano inconcludenti e la maggior parte degli studi non è in grado di stabilire un nesso di causalità. Secondo le ricercatrici e i ricercatori australiani i parallelismi con la prevenzione dell’alcol negli adolescenti, mostrano che è improbabile che il divieto da solo sia efficace. Propongono invece un approccio di minimizzazione del danno che fornisca ai giovani alfabetizzazione digitale, resilienza e competenze di aiuto-ricerca.

Riferimenti e note sul divieto accesso social minori

https://www.thejournal.ie/parties-are-split-on-an-under-16-social-media-ban-7073455-Jun2026

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12573062

https://www.cnbc.com/2026/06/15/uk-social-media-ban-under-16s.html

https://www.childrenssociety.org.uk/information/professionals/government-ban-on-social-media-for-under-16s


https://www.sydney.edu.au/matilda-centre/↩︎

https://commission.europa.eu/topics/digital-economy-and-society/european-digital-identity_it↩︎

https://www.canada.ca/en/canadian-heritage/services/safe-social-media-act.html↩︎

https://www.psychol.cam.ac.uk/people/sander-van-der-linden↩︎

https://www.psychol.cam.ac.uk/staff/professor-sarah-jayne-blakemore↩︎

https://www.youthforum.org/↩︎

https://experts.deakin.edu.au/46644-nandi-vijayakumar↩︎

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