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AI Act, imprese e privacy: il DPO può diventare il garante dell’AI?



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Il DPO, nato nel GDPR come presidio indipendente della protezione dei dati, entra oggi nella governance dell’intelligenza artificiale. L’AI Act non prevede un AI Officer obbligatorio, ma la prassi spinge le imprese a valorizzare competenze già esistenti, aprendo il nodo delle responsabilità

Pubblicato il 23 lug 2026

Fabio Bartolomeo

Senior Manager in Data Protection & Responsible AI – University Lecturer



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Il DPO nasce, con il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), come figura di interpretazione e garanzia, chiamata a presidiare la corretta applicazione dei principi di protezione dei dati e a tradurli in prassi organizzative efficaci. È un facilitatore della compliance, ponte tra diritto, tecnologia e processi aziendali. Con l’avvento dell’AI Act, tuttavia, manca una figura analoga esplicitamente prevista per la governance dell’intelligenza artificiale. In questo vuoto, il DPO può evolvere – e il mercato mostra già segnali concreti in tal senso – quale riferimento per l’AI compliance, soprattutto nei profili di tutela dei diritti fondamentali (Responsible AI). In questa prospettiva, il DPO si candida a essere il perno di una governance integrata tra privacy e intelligenza artificiale. Tale evoluzione, tuttavia, apre anche alcuni rilevanti interrogativi ancora privi di una risposta normativa chiara, soprattutto con riferimento al perimetro delle responsabilità.

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