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I social Meta danno dipendenza? Che c’è dietro l’accusa dell’UE



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La Commissione UE contesta in via preliminare a Meta il design di Instagram e Facebook, ritenuto potenzialmente capace di creare dipendenza. Al centro dell’indagine ci sono scrolling infinito, autoplay, notifiche push, raccomandazioni personalizzate e tutela dei minori nel quadro del Digital Services Act

Pubblicato il 10 lug 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



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Diverse young people are holding up mobile phones, capturing content and interacting with technology, illustrating digital connection, social networking, and youth culture under a bright blue sky
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Un design che terrebbe incollati allo schermo trasformando i minuti in ore e mandando l’utente in una modalità di “pilota automatico”. Il termine è stato indicato dalla Commissione UE che il 10 luglio ha dichiarato, in via preliminare, come il design di Instagram e Facebook creerebbe dipendenza e, di conseguenza, violerebbe il DSA. Al centro dell’indagine della Commissione, in particolare, ci sono funzioni come lo scrolling, l’autoplay, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. La decisione preliminare della Commissione non è il primo episodio sul tema (si ricordi il caso analogo di TikTok a febbraio) e si inserisce nel più ampio dibattito del rapporto tra social e minori, in particolare sulla discussione di vietare o meno le piattaforme ai ragazzi.

Come spiega il professor Oreste Pollicino, Professore ordinario di Diritto Costituzionale e AI Law presso l’Università Bocconi “il punto non è più soltanto ciò che le piattaforme mostrano, ma come progettano il tempo e l’attenzione degli utenti. Con queste conclusioni preliminari, il Digital Services Act entra nel cuore costituzionale dell’economia digitale: l’architettura del servizio non è neutrale quando trasforma la vulnerabilità in engagement”.

E per l’avvocato Antonino Polimeni, “questa è la vera direzione da intraprendere, non vietare i social ai ragazzi, ma rendere sicuro il prodotto. Le norme ci sono e richiedono che per questo tipo di prodotto, a seconda del target, siano valutati i rischi e le conseguenze. Applichiamo le regole invece di mettere divieti“.

Perché Meta viola il DSA: cosa dice la Commissione UE

Secondo le conclusioni preliminari dell’indagine della Commissione europea, Meta non avrebbe valutato in modo adeguato l’impatto che alcune caratteristiche progettuali di Instagram e Facebook possono avere sul benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare dei minori e degli adulti più vulnerabili.

Tra gli elementi critici indicati dalla Commissione figurano le raccomandazioni altamente personalizzate, la riproduzione automatica dei contenuti e lo scorrimento infinito, funzioni che espongono continuamente gli utenti a nuovi stimoli e li spingono a prolungare la permanenza sulle piattaforme. Questi meccanismi possono favorire un utilizzo automatico e poco consapevole, contribuendo alla formazione di abitudini malsane e comportamenti compulsivi.

La Commissione rileva inoltre che Meta non avrebbe tenuto sufficientemente conto dei dati relativi al tempo trascorso dai minori sui social durante le ore notturne, né dei possibili effetti derivanti dall’ottimizzazione di formati come reels e stories, progettati per massimizzare l’interazione e potenzialmente in grado di incentivare un uso eccessivo.

Anche le misure introdotte per limitare questi rischi sono state giudicate poco efficaci dalla Commissione. Come spiegato in una nota dell’istituzione, gli strumenti per la gestione del tempo, compresi quelli attivati automaticamente per gli adolescenti, possono essere facilmente ignorati e non sembrano produrre una riduzione significativa dell’utilizzo. I controlli parentali, inoltre, risultano realmente utili solo quando genitori e tutori possiedono adeguate competenze tecniche e dedicano tempo alla loro configurazione, circostanza che ne limita l’efficacia complessiva.

Nemmeno le iniziative di sensibilizzazione, come i suggerimenti e i collegamenti alle risorse per la salute mentale disponibili in sezioni dedicate, apparirebbero sufficienti a contrastare i rischi connessi a un design orientato alla dipendenza.

Per questo motivo, la Commissione ritiene necessario intervenire direttamente sulla struttura delle piattaforme, disattivando per impostazione predefinita funzioni come l’autoplay e lo scorrimento infinito, introducendo pause realmente efficaci nell’uso dello schermo e modificando i sistemi di raccomandazione affinché siano meno focalizzati sulla massimizzazione del coinvolgimento. Si tratta, tuttavia, di valutazioni preliminari che non anticipano l’esito definitivo dell’indagine.

I prossimi passi

Ora Meta potrà ora esercitare il proprio diritto di difesa, consultando gli atti contenuti nel fascicolo dell’indagine e presentando per iscritto le proprie osservazioni sulle conclusioni preliminari della Commissione. Parallelamente, scrive la Commissione, sarà acquisito anche il parere del Comitato europeo per i servizi digitali.

Qualora le valutazioni iniziali venissero confermate, la Commissione potrebbe adottare una decisione formale di non conformità. In questo caso, a Meta potrebbe essere inflitta una sanzione commisurata alla natura, alla gravità, alla reiterazione e alla durata della violazione, fino a un massimo pari al 6% del fatturato annuo mondiale complessivo dell’azienda, come si legge nel comunicato della Commissione Ue.

Meta potrebbe poi fare eventualmente ricorso contro la sanzione, ricorrendo al Tribunale UE e, in secondo grado, alla CGUE – Corte di Giustizia UE.

Dipendenza da social, cosa dicono i dati

Come ha aggiunto Pollicino, “la libertà di scelta perde consistenza se il design è costruito per rendere difficile smettere. E la tutela dei minori non può dipendere dalla capacità dei genitori di neutralizzare, da soli, sistemi concepiti per catturare attenzione”.

Secondo uno studio condotto da ricercatori di dodici università statunitensi, pubblicato l’11 febbraio 2026 da Elsevier sulla rivista scientifica JAACAP Open dell’ American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, i livelli di dipendenza dai social media nel campione di adolescenti preso in esame dagli studiosi risultavano più elevati tra i giovani che indicavano TikTok, Instagram e Snapchat come piattaforme utilizzate più frequentemente. Punteggi di dipendenza superiori erano inoltre associati al possesso di un profilo pubblico, di un account segreto o non dichiarato e a un maggior numero di ore trascorse sui social media. Le interazioni tra il tempo di utilizzo e le singole piattaforme sono risultate deboli.

Lo studio rappresenta uno dei primi tentativi di analizzare la relazione tra le impostazioni degli account e il rischio di sviluppare un uso problematico dei social media.

Le conseguenze della dipendenza

Come spiegano gli autori dello studio statunitense, studi recenti condotti su adolescenti e giovani adulti mostrano che l’aumento del tempo trascorso quotidianamente sui social media può contribuire a prevedere lo sviluppo di forme di dipendenza da queste piattaforme. Un utilizzo più intenso è stato inoltre associato a diverse conseguenze negative, tra cui:

  • un minore benessere psicologico,
  • risultati scolastici o universitari più scarsi
  • una maggiore presenza di sintomi depressivi, ansia e solitudine.

Come funziona la dipendenza da social network

Neuroscienze

Considerando le neuroscienze, come spiega sul proprio portale l’istituto Beck di Roma la dipendenza dai social media potrebbe essere collegata a modificazioni dei meccanismi cerebrali che regolano la ricompensa, in parte paragonabili a quelle riscontrate nelle dipendenze da sostanze. L’interazione continua con le piattaforme digitali sollecita infatti aree come il nucleus accumbens, coinvolto nei processi di gratificazione. Stimoli quali “like”, commenti e notifiche possono quindi rafforzare il bisogno di ricevere approvazione e mantenere attivo un comportamento compulsivo, rendendo più difficile ridurre il tempo trascorso online o interromperne l’uso.

Psicologia e psichiatria

Anche alcune caratteristiche individuali, secondo gli esperti, sembrano aumentare il rischio di sviluppare modalità problematiche di utilizzo. Tratti come narcisismo, impulsività e psicopatia possono favorire comportamenti maladattivi, soprattutto quando i social vengono impiegati per ottenere visibilità, consenso e conferme sociali. Le persone con marcati tratti narcisistici, per esempio, tendono a usare queste piattaforme come strumenti di auto-rappresentazione e promozione personale, con una frequenza d’uso che può diventare progressivamente più intensa e difficile da controllare.

Sociologia

Da un punto di vista sociale, la dipendenza dalle piattaforme si associa a FOMO, la paura di essere tagliati fuori dalle esperienze che fanno gli altri, che si manifesta tra le altre cose con ansia, irritabilità, senso di frustrazione, sensazioni aumentate dalla carenza di una solida struttura sociale di riferimento che può condurre inevitabilmente ad attaccarsi alle piattaforme dove, tuttavia, avviene un processo di confronto con le vite degli altri, condizione che può comportare un maggiore senso di insoddisfazione.

D’altra parte, la dipendenza dai social può essere intensificata dagli ambienti cyber-sociali che si frequentano, in particolare nel contesto delle comunità online, per cui il senso di appartenenza viene rafforzato dall’interazione con utenti che hanno gli stessi pensieri e interessi.

Dipendenza da social, cosa insegna la decisione della Commissione

Come spiega Polimeni, “la decisione della Commissione non comporta obblighi, ma dà a Meta la possibilità di porre rimedio agli aspetti critici rilevati“. Il provvedimento “non stupisce, perché il DSA funziona e, come si nota, la Commissione lo sta utilizzando. Ricordiamo il caso dei mesi scorsi relativo alle contestazioni mosse a TikTok, accusato di creare dipendenza negli utenti. Ritengo importante che si passi dalla norma alla pratica, che di fatto il design delle piattaforme diventi diritto e finalmente si valuti l’architettura tecnica dei sistemi”.

Esiste inoltre il divieto di trattamento dei dati di minori “di 13, 14 o 15 anni, che è un tema sacrosanto”, ma riguardo alla creazione di dipendenza “invece di vietare del tutto i social è corretto renderli posti sicuri per i ragazzi, senza profilazione e autoplay. Ricordiamo che sulla dipendenza c’è un profitto enorme, dato dal tempo passato sul social stesso”, spiega Polimeni.

Senza contare gli impatti che i contenuti più visti, quelli che comportano un’attivazione emotiva particolarmente intensa, spesso sono forieri di polarizzazione “e, di conseguenza, di disinformazione”, conclude il legale, con impatti rischiosi sulla società.

Bibliografia

Jacob C. Hermann, Kevin M. Cummins, Shana Adise, Andrew T. Marshall, Susan F. Tapert, Fiona C. Baker, Michael J. Mason, Natasha E. Wade, Jordan D. Alexander, Lindsay M. Squeglia, Bernard F. Fuemmeler, Michael C. Neale, Orsolya Kiss, John N. Redhead, Rachel L. Tomko, Elizabeth A. Hoffman, Kara S. Bagot, “Social Media Usage and Its Association With the Social Media Addiction Questionnaire Scale Among Early Adolescents”, JAACAP Open, 4.3. (2026) 428-441, https://doi.org/10.1016/j.jaacop.2026.02.003

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