L’AI è per sua natura energivora: uno studio dell’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) ha stimato che entro il 2030 i data center utilizzeranno 945 terawattora di elettricità, pari a circa il 3% del consumo mondiale. La quota europea è di 168 TWh. Nel 2025 questo consumo è stato pari 448 TWh.
Per dare un ordine di grandezza, nel 2024 la domanda di energia complessiva, inclusa l’alimentazione dei data center, dell’Italia è stata pari a poco più di 310 TWh.
Indice degli argomenti
Data center IA ed energia: il raddoppio dei consumi
Questo raddoppio ha acceso un faro sulla necessità di pianificare e costruire infrastrutture elettriche che integrano l’attuale offerta, soprattutto nelle aree con una più alta concentrazione, in previsione di un 2030 che vede un aumento stimato, nello scenario base, di consumo di energia di circa 240 TWH per gli Stati Uniti, 170 TWh per la Cina e 45 TWH per l’Europa.
L’intera suite e ogni tipologia di data center consuma energia: dai server alle apparecchiature di rete, dai sistemi di archiviazione ai dispositivi che regolano temperatura e umidità; in misura diversa gli hyperscale e quelli di colocation.
L’impronta ambientale dei data center
E non è tutto. L’impatto complessivo deve prendere in esame la sostenibilità ambientale di tutto il processo: i data center hanno un’alta impronta idrica, sono sempre più ricorrenti gli studi che dimostrano una alterazione delle falde acquifere in prossimità degli impianti, determinato dall’elevato consumo di acqua dolce, necessario per il loro raffreddamento; l’impennata della domanda di terre rare – REE- strategiche, richieste per la produzione di GPU, la costruzione di modelli complessi e di server stock o capacity, sta determinando in molte aree del pianeta un logorio chimico-fisico del suolo, proprio per la natura inquinante del tipo di estrazione richiesta; lo smaltimento di rifiuti elettronici, hardware obsoleti, e dei metalli pesanti, come cadmio, piombo e mercurio, incide su tutti gli asset che compongono il capitale naturale del pianeta.
Il consumo quotidiano dei modelli generativi
Spostandoci a valle della catena algoritmica, il consumo quotidiano dei modelli di IA generativi, come Grok-3, Chat GPT 4, DeepSeek V4, solo per citarne alcuni, l’accelerazionismo delle inferenze, interazioni collegate a riproduzioni di testo, immagini ad alta risoluzione e video, su una base di interazioni che vede 2,5, miliardi di prompt al giorno, 25 milioni di clips e 300 milioni di immagini, equivale a un consumo energetico di oltre 1000 GWh.
Questi numeri mettono in difficoltà anche l’attuale sistema orario di consumo dell’energia, operato dalla Science Based Targets Initiative (SBTI)-.
L’allineamento delle imprese agli obiettivi della COP n+1 dovrà necessariamente tener conto del costo ecologico delle interazioni uomo-applicazione di ciascuna risorsa umana ed evitare che l’impronta carbonica/elettrica/idrica emessa incida sulla retribuzione o sul sistema di welfare del singolo.
Rendicontazione ambientale e cooperazione internazionale
Per fronteggiare questa nuova sfida climatica, lo studio, da un lato, fa appello a una cooperazione internazionale nella gestione delle risorse di calcolo, invocando un quadro di rendicontazione delle risorse ambientali in grado di misurare, nell’ordine, l’impronta idrica, terrestre e di carbonio a livello planetario.
Dall’altro, raccomanda l’istituzionalizzazione di sistemi di perequazione ecologica tra le nazioni con il più alto stress estrattivo e i distretti d’uso, esorta i governi a stabilire piani pluriennali di approvvigionamento energetico in relazione al consumo originato data center a promuovere programmi di sensibilizzazione sull’utente finale a una gestione responsabile delle applicazioni di IA.
Capacità computazionale e potere moderno
Fuori dalla bolla della democrazia ambientale, la capacità di calcolo, determinata dalla ubicazione e dall’alta funzionalità dei data center per l’IA, ha assunto la forma di potere moderno, simboleggiando insieme dominio produttivo, militare e geopolitico.
Tanto è che la competizione tra i due domini, Stati Uniti e Cina, almeno fino al 2030 sarà concentrata sulla localizzazione terrestre della capacità computazionale e sul collegamento delle piattaforme di data center specializzati alla fonte di energia più prossima,
Nel 2025 gli Stati Uniti rappresentavano il 45% del mercato globale di data center, ospitandone oltre 5.000 su un totale di 11.000, distribuiti tra Germania, Gran Bretagna, Francia e Canada.
La Cina, si collocava al quarto posto, con 449 impianti.
A compensazione di questo squilibrio, XI Jinping ha programmato, per i prossimi 5 anni, un investimento di 295 miliardi di dollari per realizzare una rete di data center interconnessi, e affidare alle compagnie nazionali, China Mobile e China Telecom, la loro connettività.
Queste sono stime ufficiali, quelle ufficiose comprensive dei fornitori di colocation e dei servizi di connettività, possono determinare un risultato più positivo per la Cina.
Data center orbitali e sfruttamento dell’energia solare
Al di là dello spazio terrestre, lo scenario aperto da SPACE X è la costruzione di data center orbitali, in grado di sfruttare l’energia solare che vengono configurati con accezioni di sostenibilità fuori dai tradizionali sistemi di valutazione di impatto ambientale.
Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con un ritardo tecnologico rispetto alla costellazione di satelliti con moduli di calcolo sostenuta da Starship, si posizionano il Progetto Suncatcher di Google e l’operazione di Sam Altman con l’acquisto di Stoke Space.
Il peso tecnologico e geopolitico dell’Europa
In tutta questa corsa, non è ancora chiaro il peso tecnologico e geopolitico dell’Europa, e in che modo il vecchio continente voglia realizzare quella autonomia o sovranità digitale più volte declamata e ben sottolineata dal Rapporto Draghi.
IA, energia e dibattito politico negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti, la gestione dei modelli di frontiera e tutto l’impatto energetico dell’IA è entrato a pieno titolo nel dibattito politico americano ed è ragione di divisione tra i democratici, sostenuti da scienziati come Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio e forse Dario Amodei, e i repubblicani, a cui invece attribuiscono il sostegno di una destra tecnocratica identificata principalmente nelle persone di Elon Musk e Peter Thiel.
Tradotto la Silicon Valley non è più solo un luogo ma un movimento politico all’interno del quale convivono diverse dottrine, globalista, liberista e militarista.
La moratoria sui data center e la democrazia ambientale
Da molto tempo, Bernie Sanders guida le proteste contro i proprietari dell‘IA, ritenuti i principali responsabili del processo di ineguaglianza socio-economica instillato da questa tecnologia.
Insieme alla deputata Alexandria Ocasio-Corte, hanno avanzato una proposta di legge- Artificial Intelligence Data Center Moratorium Act– per bloccare la costruzione e l’ampliamento di data center fino a quando il governo non approva una legge organica in grado di garantire la sicurezza e la prosperità del popolo americano.
Detto così appare una istanza semplicistica e anche generalista, ma di fatto viene fatta espressa richiesta di un controllo governativo sui modelli, principalmente quelli di frontiera, prima del loro rilascio.
Per rimanere nell’ambito energetico, la moratoria declina un principio di democrazia partecipativa ambientale, traslando il potere decisionale sulla localizzazione di queste infrastrutture da pochi grandi tech keeper alla collettività.
La gestione dell’IA e tutto il suo processo di democratizzazione sarà determinante nelle elezioni presidenziali del 2028 e non sarà solo una questione energetica, investirà anche il sistema di tassazione dei capitali, di gestione della disoccupazione digitale, di riforma del principio di proprietà tecnologica e di giustizia sociale.
Governance dell’IA e sicurezza nazionale
Tanto è che l’amministrazione Trump, dopo una prima fase di laissez faire sulla regolamentazione, vedi la cancellazione dell’Excutive Order di BIDEN del 2023, e di accentramento del quadro di incentivi per accelerare la realizzazione di data center e delle linee di trasmissione, con l’ultimo decreto esecutivo del 5 giugno ha virato verso una governance dell’IA che sfrutti sistemi di benchmarking le cui metriche siano in grado di individuare e regolamentare modelli di frontiera protetta e fornire al governo l’accesso a quelli coperti.
La sospensione all’accesso per tutti i non residenti USA di Fable 5 e Mythos 5 è stato solo un primo test della Casa Bianca: per ragioni di sicurezza nazionale il governo ha modificato l’offerta di mercato, alzando barriere protezionistiche molto efficaci.
Non ci si tutela solo con i dazi.
Verso una versione 6.0 del progetto Manhattan
La Casa Bianca sembra protesa a una versione 6.0 del progetto Manhattan: proprio a ridosso delle elezioni, la costituzione di centro di coordinamento per la sicurezza informatica dell’IA, interfaccia delle big tech per il co-sviluppo dei modelli di frontiera secretati e, vedi anche il decreto esecutivo del 22 giugno, che aggiorna la Strategia Nazionale Quantistica- QIST- il Programma di migrazione accelerata a livello nazionale dei dati degli americani e delle infrastrutture verso la crittografia post-quantistica (PQC),
ci rappresentano che il ruolo degli Stati Uniti come prima potenza globale va interpretato alla luce di un mondo tecnologico in divenire, che, negli ultimi anni, corre in parallelo e spesso sovrasta, quello degli anni ’80 del secolo scorso, che ha strutturato, quest’ultimo almeno il 60% della popolazione occidentale.
Risorse di calcolo tra terra, spazio ed energia
Conclusioni: Non è ancora chiaro se la sfida sulle risorse di calcolo si giocherà sulla terra o nello spazio, nel mentre gli Stati stanno modellando i propri indirizzi politici su nuove funzioni dominanti:
la neutralità delle catene di approvvigionamento energetico dai conflitti è necessaria per i consumi “tradizionali” ma anche per garantire la piena operatività delle infrastrutture critiche che garantiscono la stabilità della potenza di calcolo e con essa la difesa dei domini digitali.















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