Il quadro

L’Italia del turismo online prova a fare sistema

La digitalizzazione del settore turismo arranca, frenata dall’assenza di un coordinamento centrale e dalla presenza una struttura ricettiva composta per lo più da micro imprese. Con, tuttavia, qualche segnale incoraggiante

03 Gen 2014
Federico Guerrini

giornalista

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Incrementando e migliorando l’accesso ai contenuti turistici online si potrebbe dare un impulso all’economia italiana tale da generare 250.000 posti di lavoro, con un aumento del Pil dell’1%. Lo dice una ricerca commissionata da Google a Oxford Economics e messa online ai primi di dicembre. A oggi Internet, come strumento di promozione del territorio, nel nostro Paese è sotto utilizzato: la quota di turismo in ingresso proveniente dai canali Web è solo del 26%, contro una media Ue del 49%. Come se non bastasse il mercato delle prenotazioni e dei viaggi online è in percentuale significativa in mano alle Ota, le Online Travel Agency come Expedia o Booking.com che non generano ricchezza nel nostro Paese.

Come spiega la docente e consulente di web marketing applicato al turismo Roberta Milano, infatti, “dati di una ricerca PhocusWright del 2011 mostrano come fra le prime 30 Ota non ve ne sia neanche una italiana”. Se si pensa che il 46% circa dell’e-commerce, per un valore di circa 5 miliardi di euro l’anno, è legato al turismo, si tratta di una mancanza non da poco. Non va meglio a livello di singole strutture alberghiere.

“Anche in sistemi turistici evoluti, come quelli dell’Emilia, della Toscana o del Trentino – spiega Stefano Ceci, presidente dell’associazione Startup Turismo – il booking engine, ovvero il motore di prenotazione delle camere, è presente solo sul 30% e dei siti. È una forma di digital divide che occorre superare”. “Il problema – continua il manager – è che la maggior parte delle aziende turistiche italiane sono micro imprese, e questo complica la digitalizzazione del settore”.

L’associazione, pur essendo nata solo da pochi mesi, ad agosto di quest’anno, conta già 37 startup operanti nel settore turistico che hanno aderito. Fra esse ce ne sono diverse che hanno già ricevuto investimenti da fondi di Venture Capital o che stanno per chiudere round di finanziamento: tra le tante, citiamo Ciceroos (finanziata da dPixel e Principia Sgr), che propone un motore di ricerca “intelligente” che aggrega le informazioni sparse nel Web sulle mete turistiche in un’unica applicazione o Wanderio, che permette di trovare la maniera di viaggiare più economica combinando insieme vari mezzi di trasporto.

Oltre a promuovere i singoli business degli aderenti Startup Italia vuole operare come gruppo di pressione, portando all’attenzione del pubblico alcuni temi cruciali per il turismo online. In primis, quello dell’interoperabilità dei dati digitali. “Occorre smettere di dare denaro inutilmente alle Regioni – afferma il presidente – e favorire una politica in cui ognuno va in ordine sparso e definire degli standard, in modo da rendere più facile la creazione di applicazioni e servizi”. Come fa per esempio il consorzio Open Travel, un’associazione no profit il cui obiettivo è favorire un flusso il più possibile fluido delle informazioni fra società che operano nel mondo dei trasporti, della tecnologia dell’accoglienza e del turismo.

Una strada da perseguire potrebbe quella degli open data, i dati aperti e riutilizzabili forniti dalle pubbliche amministrazioni, del cui utilizzo esistono già numerose esperienze interessanti in ambito turistico, anche se in maniera limitata a singole Regioni o a singoli territori. A partire dai dati aperti forniti dalla Regione Piemonte, ad esempio, Antonio Falciano ha creato Where to sleep in Turin“, un “mashup” che consente di effettuare ricerche fra tutte le strutture ricettive in provincia di Torino. Dai dati lombardi è nata “Musei in Lombardia”, una app che fornisce informazioni su indirizzi, orari di apertura e accessibilità ai disabili di oltre 230 musei in tutta la Regione. iLazio consente di scoprire velocemente tutti i tesori culturali presenti nel Lazio.

E l’elenco potrebbe continuare. Il materiale grezzo a cui abbeverarsi per sviluppare applicazioni e siti a iosa non manca; per fare qualche esempio: la Toscana ha messo online a inizio dicembre Open Data Network, un insieme di dataset di diverso tipo, forniti dalle Provincie di Prato, Firenze e Pistoia e dall’Autorità di Bacino del fiume Arno. Alcuni di essi, per il momento relativi alla sola provincia di Firenze, riguardano il turismo (campeggi, sentieri, shopping, e altro). Le Marche hanno messo online un elenco dei punti di interesse turistico. Trento ha catalogato le strutture ricettive e la Lombardia gli agriturismi.

Quello che invece manca è un coordinamento che organizzi e renda facilmente consultabili queste ed altre iniziative a livello nazionale, facendo dialogare le varie amministrazioni locali. Un primo importante passo potrebbe essere il registro digitale del Turismo annunciato a ottobre da Francesco Caio, commissario del governo per l’attuazione dell’Agenda Digitale. “Definito lo standard – aveva detto in quell’occasione Caio – sono poi privati e istituzioni a sviluppare applicazioni e servizi, sapendo però che l’interoperabilità è garantita. In altre parole, noi assicuriamo agli operatori un campo regolamentare e fissiamo le regole, così che si possa giocare sul web una partita alla pari con gli altri”.

Le intenzioni sono buone, per vedere i risultati concreti bisognerà aspettare ancora un po’, dato che il progetto è inserito nel quadro delle iniziative per Expo 2015 a Milano. “Il registro è imporante – dice Milano – perché si tratta di un primo tentativo di creare un coordinamento nazionale”. E di bypassare così, almeno sul Web, i problemi creati nel 2001 dalla riforma del Titolo V della Costituzione che oggi, all’articolo 117 assegna le competenze esclusive sul turismo alle Regioni.”Esistono tante idee belle e interessanti in ambito turistico, promosse da amministratori locali – dice ancora la consulente e blogger ligure – il problema è che le idee non circolano e non vengono riprese anche da altri territori”.

Almeno finora, perché da quanto si è visto all’ultimo BTO (Buy tourism online), l’importante manifestazione di settore organizzata anche, per quanto riguarda la parte scientifica, da Roberta Milano e svoltasi il 3 e 4 dicembre a Firenze, la voglia di fare sistema in ambito digitale – anche in barba alla legislazione vigente – c’è, come attestato da numerose iniziative organizzate dopo la kermesse: dal follow friday collettivo per l’emergenza Sardegna alla partecipazione degli addetti ai lavori del settore turismo di numerose Regioni alla Notte Bianca su Twitter del 13 dicembre. In attesa che si sblocchino le cose a livello normativo, insomma, chi lavora nel campo della promozione turistica e comprende le logiche della Rete, che premia la collaborazione e punisce l’iper individualismo, cerca di coordinarsi al di fuori dei circuiti istituzionali. Certo, si tratta di piccoli segnali, che non spostano nel breve periodo gli equilibri e non aggiungono punti di Pil; sono forse però lo specchio di un nuovo orgoglio e di una nuova consapevolezza del valore del “brand” Italia.

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