L'iniziativa

Più spazio alle donne nelle Smart City

E’ italiano il primo percorso pilota sviluppato in Europa dall’Agenda Europea Smart Cities & Gender. Per rimettere al centro i bisogni delle donne nelle nuove città. A partire dai modelli di mobilità, all’uso dei trasporti, alla sicurezza urbana, e all’approccio verso il risparmio energetico e le tematiche ambientali

21 Mar 2013
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Una pattuglia di donne, raccolte intorno al Punto di Contatto Nazionale dello European Centre for Women and Technology (Centro Europeo Donne e Tecnologie – ECWT), coordinato dall’Università Ca’ Foscari-CISRE Formazione Avanzata, ha cominciato a sollevare con determinazione e sistematicità anche in Italia il tema di genere all’interno dell’Agenda Digitale.

Uno dei capitoli fondamentali dell’ADI (Agenda digitale italiana) è quello relativo alle smart cities. Proprio la questione del rapporto tra donne e città intelligenti è posto al centro dell’iniziativa “Smart Cities, Genere e Inclusione” che è nata formalmente nel febbraio 2013 grazie alla sinergia di ECWT, network europeo tra i più attivi nel promuovere l’eguaglianza di genere nell’accesso alle TIC, Stati Generali Innovazione, Forum PA e Futuro@lfemminile, andando ad integrare le attività dell’Osservatorio delle Donne nella PA.

Si tratta del primo percorso pilota sviluppato in Europa nel quadro dell’Agenda Europea Smart Cities & Gender di ECWT.

L’obiettivo è portare avanti insieme alcune azioni di ricerca, confronto e comunicazione arrivando a definire una serie di raccomandazioni e linee guida per integrare una prospettiva di genere nei progetti e nelle politiche sulle Smart Cities. Già nel mese di giugno 2012 un fronte ampio di associazioni, riunitesi a Venezia in occasione del Convegno, organizzato nell’ambito della settimana eSkills Week, settimana europea delle competenze promossa dalla Commissione Europea, aveva prodotto un documento da indirizzare alla Cabina di Regia dell’ADI evidenziando la necessità di “azioni che, su più livelli, tengano conto delle discriminazioni di genere presenti nello sviluppo digitale del paese, in termini di capitale umano e di prospettive partecipative alla costruzione di scenari per un futuro smart e sostenibile delle nostre comunità”.

Ora, il punto di partenza dei promotori di “Smart Cities, Genere e Inclusione” è che la realizzazione di città più intelligenti, ridisegnate sotto l’impulso delle tecnologie TIC, non può prescindere dalla considerazione dei bisogni delle donne. La “lente di genere” deve essere assunta per affrontare le trasformazioni “smart” dei contesti urbani. Basti pensare ai modelli di mobilità, all’uso dei trasporti, alla sicurezza urbana, e all’approccio verso il risparmio energetico e le tematiche ambientali: sono tutti ambiti nei quali molte ricerche hanno mostrato che esistono importanti differenze di genere nei comportamenti e nei bisogni. “O per fare un altro esempio – sottolinea Maria Sangiuliano, responsabile del Punto di Contatto Nazionale di ECWT per Ca’ Foscari/CISRE, – come si può parlare di ‘smart work’ prescindendo da tutti gli approfondimenti sul telelavoro che sono stati al centro del dibattito sulle politiche di work-life balance?”

“Le donne – aggiunge – vogliono esserci da protagoniste in una partita decisiva per le politiche sull’innovazione come quella per le Smart Cities che sono al centro di Horizon 2020. La dimensione inclusiva e di genere di questi processi non può essere tralasciata, altrimenti l’innovazione tecnologica rischierà di essere lontana dai bisogni e dalla realtà, e dunque fallimentare”.

“Come FORUM PA e futuro@lfemminile – precisa Alessia Anzelmo, responsabile per l’indagine qualitativa del progetto “Smart Cities, Genere e Inclusione” – ci siamo chiesti se esista un’ottica di genere nel progettare e costruire le smart city interpellando direttamente le donne responsabili in quanto politiche o tecniche delle comunità intelligenti. Ne sta uscendo una fotografia nuova ed interessante del fenomeno che sarà alla base di una riflessione più approfondita da fare assieme a tutte le realtà scientifiche e politiche che in questi anni si sono occupati di tecnologia e innovazione al femminile”.

Uno degli aspetti essenziali di questo ricercato protagonismo femminile è quello di assicurare un’adeguata rappresentanza di genere nei luoghi decisionali in cui si determinano le politiche per l’innovazione, a qualsiasi livello, nazionale e locale, pubblico e privato. “Da un’Agenda Digitale e in particolare da un paese innovativo – dichiara Flavia Marzano, Presidente di Stati Generali dell’Innovazione nonché docente alla Sapienza e all’Università di Torino di Tecnologie per l’Amministrazione Digitale – mi aspetto che preveda l’inclusione di tutti gli stakeholder e le donne rappresentano più del 50% degli attori del nostro Paese. Come si vede anche dai dati relativi alle elette nelle ultime elezioni purtroppo anche in questo contesto gli spazi sono ancora troppo pochi e ci sono ancora troppe aree della politica e dell’opinione pubblica in cui si ritiene che il potere debba rigorosamente essere spartito tra uomini di potere. Dobbiamo lavorare su questo, dobbiamo lavorare sul fatto che il “diverso” non è un problema ma è un valore! La diversità porta creatività, maggiori idee e più resilienza e in un mondo smart questo è un ingrediente essenziale”.

Mettere in primo piano il problema di genere nel contesto di un lavoro sulle smart cities vuol dire prestare una particolare attenzione ai bisogni reali, ai punti di vista, alle diverse voci e interessi di chi la città vive e abita, a cominciare dalle donne, facendo emergere la dimensione inclusiva e dialogante delle città intelligenti.

Secondo la particolare ottica delle organizzatrici di “Smart Cities, Genere e Inclusione” la proposizione di nuovi modelli di città comporta una diversa maniera di vedere la governance e la progettazione, istituendo ad esempio team caratterizzati da una forte presenza di donne, inserite nei processi partecipativi

Allo stesso modo, va rivisitata la fase di implementazione e il sistema di monitoraggio e valutazione comprendendo tra l’altro metodologie di gender audit che considerino impatti sulla popolazione femminile e gender balance. Anche gli Open Data, “ossatura delle smart cities”, andrebbero rivisti in una differente concezione prevedendo specifici indicatori di genere per favorire la creazione di servizi e applicazioni rivolti alle donne. Quanto alla comunicazione dovrebbe essere impostata contrastando stereotipi di genere e contenere messaggi orientati a target femminili.

La road map dell’iniziativa, articolata in varie attività, cercherà di affermare e radicare un modo di pensare e di agire di genere con ricerche, indagini su casi di studio, presentazioni ed un evento dedicato nell’ambito della Seconda edizione di Smart City Exhibition in programma nel mese di ottobre 2013.

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