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Un Digital workplace per i collaboratori: 6 vantaggi per il business secondo Gartner

La crisi pandemica ha accelerato l’adozione di postazioni di lavoro digitali, amplificando i benefici, già noti in precedenza, delle nuove tecnologie per abilitare processi aziendali flessibili anche da remoto. Un’analisi evidenzia i vantaggi principali, che vanno ben oltre la produttività individuale, e i trend post-Covid

Aggiornato il 11 Feb 2021

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Il mercato del digital workplace, prima della pandemia, aveva un valore pari a circa 21,2 miliardi di dollari e una previsione di incremento annuo dell’11,3% nel periodo compreso tra il 2020 e il 2027 (fonte: Grand View Research). La crisi da Coronavirus ha impresso un’ulteriore accelerazione all’uso delle tecnologie che abilitano il digital workplace. Dai software per la gestione dei meeting virtuali ai sistemi per le chat aziendali, fino alla formula del Desktop-as-a-Service, tutte queste soluzioni, secondo una felice espressione di Gartner, sono passate “dallo status di nice-to-have a quello di must-have”. Lo confermano i trend che guideranno la loro adozione nella fase post-Covid o comunque in quello che ormai viene definito new normal, trend che a detta di Gartner sono soprattutto 6. A ciascuna di queste tendenze possono essere associati dei vantaggi che si riflettono sia nel business delle organizzazioni sia nei livelli di produttività di una forza lavoro sempre più distribuita e sempre meno ufficio-centrica. Ecco quali sono.

1. Un’unica piattaforma per gestire device e app

L’emergere di un “nuovo nucleo di lavoro” sta andando di pari passo con l’impiego di strumenti di produttività personale, di collaborazione e di comunicazione basati sul paradigma SaaS (Software-as-a-Service) e su infrastrutture in cloud. Il modello SaaS e il ricorso al cloud consentono di eliminare i tradizionali silos che caratterizzano i sistemi on premise, permettendo agli IT Manager di gestire da una sola vista sintetica i device dei dipendenti e di distribuire app e desktop virtuali attraverso una piattaforma unificata. In questo modo, le aziende possono ridurre i costi che si riferiscono alla parte hardware e i collaboratori possono usufruire, anche da remoto, di un’ampia gamma di funzionalità in maniera più semplice che in passato.

2. Dal DaaS all’Unified Endpoint Management

Il Desktop-as-a-Service (DaaS) offre agli utenti un’esperienza desktop virtualizzata e on-demand, fornita da una postazione remota. Include il provisioning, il patching, la sicurezza e la manutenzione sia dei dispositivi sia delle risorse che occorrono per gestire i carichi di lavoro. Durante la quarantena, le imprese che avevano già implementato soluzioni DaaS a favore dei propri dipendenti hanno potuto constatare come il loro utilizzo garantisse la business continuity e abilitasse rapidamente il lavoro remoto. Tanto che il mutare delle circostanze, con il rientro successivo in sede, non ha cambiato l’apprezzamento né delle organizzazioni né dei collaboratori. Oltre al DaaS, visto che i dipendenti attingono ai dati aziendali da più device, le piattaforme di Unified Endpoint Management assumeranno un ruolo centrale nello smart working e in funzione di modelli di lavoro flessibili.

3. Digital workplace, evoluzione del BYOD in BYOT

Il lockdown ha favorito la piena cittadinanza del BYOD (Bring Your Own Device) come prassi in cui i dispositivi personali sono adoperati anche per scopi lavorativi, in virtù anche di un’eventuale containerizzazione all’interno del medesimo dispositivo volta a separare i dati personali da quelli aziendali. Il digital workplace del futuro accentuerà questo processo, trasformando il BYOD in BYOT (Bring Your Own Technology) e coinvolgendo nella condivisione non solo laptop e smartphone, ma anche assistenti vocali e altri oggetti dell’universo IoT (Internet of Things). Per le aziende questo comporterà un risparmio nell’acquisto di tecnologia di ultima generazione, per i lavoratori sarà l’occasione per poter operare in mobilità attraverso dispositivi che appartengono alle loro abitudini quotidiane.

4. L’economia a distanza come nuovo paradigma virtuoso

Fino al 2019 gli eventi e gli incontri di persona rappresentavano la norma, mentre la modalità virtuale costituiva l’eccezione. Il Covid-19 ha invertito questa proporzione e ha ampliato un tipo di “economia a distanza”, in cui le relazioni si fondano sui contatti che avvengono nella maggior parte non in prossimità. Questo vale per le interazioni con i clienti, per le riunioni dello staff da sedi distanti e in generale per la gestione dei rapporti con tutti gli stakeholder. Il digital workplace, in questo caso, ha generato per le organizzazioni un abbattimento dei costi di trasporto e dell’inquinamento relativo, mentre per i dipendenti ha significato la diminuzione dello stress causato dal pendolarismo giornaliero e il miglioramento del work life balance.

5. Il digital workplace per luoghi sempre più “intelligenti”

Il digital workplace tenderà a fare leva su spazi di lavoro resi “intelligenti” dalla crescente digitalizzazione degli oggetti fisici presenti negli uffici e negli ambienti condivisi. Grazie all’IoT, infatti, prenderanno piede digital signage, sensori di movimento e sistemi di riconoscimento facciale. Alcuni di questi strumenti, fra l’altro, saranno resi obbligatori da una normativa improntata al distanziamento sociale o al calcolo accurato delle percentuali di occupazione degli edifici. Le strategie di progettazione degli ambienti di lavoro si ispireranno a criteri di maggiore efficienza e di ottimizzazione dell’employee journey, facendo in modo che nel digital workplace confluiscano tecnologie e nuovi modelli di design thinking dei luoghi.

6. I citizen developer per un digital workplace su misura

L’utente aziendale con competenze IT anche minime diventerà sempre di più un citizen developer, cioè contribuirà a definire il digital workplace con il ricorso a strumenti di sviluppo low-code o addirittura no code in ambienti runtime predisposti e governati dall’IT aziendale. Questo implicherà un minor carico di lavoro per il personale IT e una maggiore soddisfazione per i dipendenti, chiamati a diventare protagonisti di un digital workplace quanto più aderente ai propri specifici fabbisogni.

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Articolo originariamente pubblicato il 11 Feb 2021

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