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Direttore responsabile Alessandro Longo

Casi

Ecco le startup a vocazione sociale

di Mattia Corbetta, ministero dello Sviluppo economico

22 Gen 2014

22 gennaio 2014

Si moltiplicano gli esempi di una particolare tipologia di startup innovative portata alla luce dal recente aggiornamento della sezione speciale del Registro delle Imprese. Ora sono 39, godono di incentivi maggiorati

Altair, spin-off dell’Università di Bari, e la torinese IT Heritage elaborano nuove forme di fruizione del patrimonio culturale, per la diffusione qualificata delle informazioni e la creazione di modelli replicabili e sostenibili nel tempo.

La milanese StarRock combatte la dispersione scolastica offrendo servizi innovativi ad alto valore tecnologico nel campo dell’educazione e della formazione extra-scolastica.

La società cooperativa Mapping Hyperlocal Communities, spin-off dell’Università di Firenze, coltiva un nuovo approccio alla pianificazione urbanistica e paesaggistica e alla promozione territoriale: i suoi obiettivi sono l’aumento della qualità e dell’accessibilità delle informazioni da utilizzare nei processi di piano e di progetto, l’incremento della consapevolezza dei decisori pubblici sulla percezione degli abitanti rispetto a città, territori e paesaggi e il miglioramento della comunicazione delle scelte di pianificazione adottate.

Le imprese citate sono solo quattro esempi di quella particolare tipologia di startup innovative portata alla luce dal recente aggiornamento della sezione speciale del Registro delle Imprese: le startup innovative a vocazione sociale.

Tutte le imprese, nell’esercizio della propria attività economica, rispondono a un bisogno, a una domanda di beni e servizi espressa dal consumatore. Ma quando la loro attività economica mira alla produzione di beni o servizi di utilità sociale, è diretta cioè a realizzare finalità di interesse generale, riconducibili all’intera collettività, ci troviamo di fronte ad una particolare categoria produttiva, quella che il decreto legislativo n. 155 del 24 marzo 2006 definisce impresa sociale.

Mutuando e richiamando espressamente questa distinzione ontologica, l’art. 25 comma 4 del decreto legge 179 del 18 ottobre 2012 (il cosiddetto Decreto Crescita 2.0) ha definito le startup innovative a vocazione sociale come quelle aziende che operano nei settori indicati all’art. 2, comma 1 della legge sull’impresa sociale poc’anzi menzionata. Tali settori includono l’assistenza sociale e sanitaria, l’educazione, l’istruzione e la formazione, la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, la valorizzazione del patrimonio culturale, il turismo sociale, la formazione universitaria e post-universitaria, la ricerca e l’erogazione di servizi culturali, la formazione extra-scolastica finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica ed al successo scolastico e formativo. È individuando i codici Ateco corrispondenti a questi settori che il Ministero dello Sviluppo economico e il sistema camerale sono giunti alla predisposizione del meccanismo di riconoscimento delle startup innovative a vocazione sociale.

L’individuazione delle prime trentanove imprese così definite rappresenta una notizia degna di apprezzamento per almeno due ordini di ragioni.

In primo luogo, le persone fisiche e giuridiche che investono nel capitale delle startup innovative a vocazione sociale possono contare su incentivi maggiorati, quantificabili in detrazioni Irpef del 25% e deduzioni sull’imponibile Ires del 27% – mentre tali aliquote si fermano a quota 19% e 20% per gli investimenti che hanno ad oggetto le altre startup innovative. Obiettivo della disposizione è favorire la capitalizzazione di un settore che, a causa della prevalenza dell’utilità sociale su quella economica, fatica a calamitare l’interesse degli investitori. Altrimenti detto, alla luce della disciplina illustrata investire in una startup innovativa è vantaggioso, ma se si sceglie di finanziare una startup innovativa a vocazione sociale (o che opera nel settore energetico, tipologia alla quale si applica lo stesso schema) il beneficio fiscale è ancora più elevato.

Sul piano culturale, l’individuazione delle startup innovative a vocazione sociale permette di lanciare un messaggio forte al terzo settore e al mondo cooperativo: la tutela di una finalità sociale e l’esercizio di un’attività economica caratterizzata da un’elevata dotazione tecnologica non sono due elementi incompatibili. Aggregare in un’unica impresa una forte componente di innovazione tecnologica e una pronunciata attitudine alla salvaguardia di un interesse della collettività è possibile.

Concludendo, nell’ultimo decennio l’imprenditoria sociale ha rappresentato una delle soluzioni cui nei Paesi avanzati ci si è maggiormente affidati per sopperire al drammatico depauperamento dei sistemi di welfare: la trasposizione di questo paradigma all’interno della politica a sostegno delle startup innovative rappresenta pertanto anche una scelta di grande modernità e un segnale di attenzione rispetto alle dinamiche socio-economiche che caratterizzano l’arena internazionale.

  • Bruno Conte

    Caro Mattia,
    credo che non ci sia ancora molta consapevolezza nel Terzo Settore di quali siano le potenzialità di questo nuovo strumento giuridico e di tutti i vantaggi ad esso connessi, altrimenti le 39 su oltre 1.500 sarebbero state 390…
    Purtroppo c’è ancora il sentore diffuso che sotto sotto ci sia “il trucco” e forse le organizzazioni, in primis le cooperative sociali che a mio modo di vedere sarebbero le prime a doversene interessare, si sarebbero fiondate ad una riconversione, salvandosi dall’inedia che le attanaglia.

    Certo, questione di cultura da diffondere, ma anche di buoni esempi come quelli da te citati.

    Pur non essendo (completamente) della “scuola aziendalista” sulle imprese sociali (una delle 5 citate come presenti in Italia), mi ricordo bene cosa disse una volta il caro amico Prof. Giorgio Fiorentini (Bocconi):
    “per fare in modo che le imprese sociali siano prese in considerazione, devono produrre outcome economici comparabili o superiori alle imprese meramente profit, altrimenti saranno sempre ai margini dell’economia”.

    Aggiungo io: se non produco valore economico per la mia auto-sostenibilità, sono destinato a soccombere…

    Grazie Matteo: AVANTI COSI’

  • enrica

    sa se
    esistono fondi europei particolari destinati a questa specifica famiglia di start up ? la loro accessibilità è agile oppure eccessivamente burocratizzata ?
    grazie
    enriac

  • rodriguezlina

    Ciao,

    Vorrei sapere dove posso trovare il registro completo delle SIaV. Vi ringrazierei qualsiasi informazione, è importante per una ricerca che stiamo facendo.

    Lina.

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