Ecco perché Crescita digitale può davvero cambiare tutto

Il piano

E' rivoluzionario e fa venire un po' di ottimismo. La sua novità è provare a ragionare e pensare direttamente in digitale e non di continuare a perdere tempo nel tradurre l’analogico in digitale. Lo dimostra, su tutto, Italia Login, che se riuscirà sarà una impresa monumentale

di Roberto Moriondo, Comitato di Indirizzo, Agenzia per l'Italia Digitale

Venerdì scorso ho avuto il piacere e l’onore di assistere alla presentazione della ricerca Internet@Italia2013[1] e di discuterne i contenuti nella tavola rotonda[2] ottimamente moderata da Alberto Zuliani.

Come sempre più spesso accade quando si parla di Internet e di digitale, le pessime percezioni sul posizionamento a livello internazionale dell’Italia – per ogni genere, tipo e specie di confronto – sono puntualmente confermate dai risultati delle analisi  scientifiche che periodicamente vengono pubblicate.

Ho avuto l’opportunità di leggere l’ottima ricerca con la dovuta attenzione nei giorni precedenti l’evento della sua presentazione – organizzato nell’Aula magna dell’ISTAT a Roma – e onestamente i dati raccolti e ben presentati non mi hanno sorpreso e descrivono chiaramente un Paese digitalmente in affanno il cui gap con il resto dell’Europa – ma purtroppo le stesse considerazioni valgono anche per buona parte del resto del mondo con cui dobbiamo raffrontarci – è di dimensioni clamorose, sconcertanti, inaccettabili e per certi versi inspiegabili.

Trovo sempre imbarazzo nell’usare aggettivi così forti quando esprimo le mie opinioni in un contesto di natura professionale, però è bene che tutti prendano atto che l’adozione di un inclusivo ecosistema digitale non è più soltanto un ineludibile elemento di crescita e di competitività ma ormai – in un mondo sempre più globale e digitale – di vera e propria sopravvivenza.

La relazione tra il gap di conoscenza, competenza e uso di Internet e del digitale da parte dei cittadini, dei professionisti, degli imprenditori, della pubblica amministrazione e la stagnazione perenne, la letargia del PIL e lo spread non solo di genere finanziario non è una opinione, è un fatto.

L’analisi di contesto della Strategia di Crescita Digitale 2014-2020 del resto non lascia dubbi sulla drammaticità del ritardo italiano e sulla necessità e sulla urgenza di avviare piani di intervento di tipo strutturale ma di natura emergenziale.

Il documento è stato redatto dall’AgID e presentato dal Governo alle Regioni il 6 novembre scorso nella Sala Verde di Palazzo Chigi – luogo volutamente simbolico – ed è attualmente in consultazione pubblica[3], è il secondo piano presentato dal Governo nel giro di pochi giorni dopo la riunione straordinaria per la condivisione della Strategia Nazionale per la Banda Ultra Larga, anche questo in consultazione pubblica[4] in questi giorni, che si è tenuta a Roma il 17 ottobre 2014, sempre nella Sala Verde di Palazzo Chigi.

La ricerca congiuntamente elaborata dall’ISTAT e dalla Fondazione Ugo Bordone ci dice impietosamente, ma inconfutabilmente, che gli italiani usano poco e male Internet – quando lo usano, perché quelli che non lo hanno mai usato tra i 16 e i 74 anni di età sono il 34% contro il 20% della media europea, in questo triste primato siamo secondi soltanto alla Romania, alla Bulgaria e alla Grecia –, che è lo strumento del nuovo millennio, per un debito di competenze digitali così come un recente rapporto della Banca d’Italia[5] ci rappresenta un universo di PMI e di imprese familiari che credono e investono poco nell’innovazione e nel digitale perché sono ridotte le competenze digitali a livello manageriale e imprenditoriale di cui dispongono.

Non è il caso che io adesso mi metta a sintetizzare le più di 140 pagine della Ricerca ma piuttosto ci tengo a iniziare a manifestare un cauto ottimismo sulle azioni che il Paese sta mettendo in campo per invertire la nostra ostinata tendenza a vivere in maniera analogica in un mondo che ormai pensa direttamente in digitale.

Della Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga ho già scritto nelle settimane scorse – e mi sembra che si possa almeno affermare che è la prima volta che si prova ad affrontare il problema dell’offerta in maniera organica, strutturale e per certi versi originale – mentre tra le novità introdotte dalla Strategia per la Crescita Digitale mi pare degna di nota proprio quella di provare a ragionare e pensare direttamente in digitale e non di continuare a perdere tempo nel tradurre l’analogico in digitale.

Tutto facile, tutto risolto, è iniziato finalmente l’inarrestabile digital new deal dello Stato che si è inventato la PEC per comunicare con i suoi cittadini e si è ostinato a utilizzare le frequenze televisive per portare i programmi televisivi a casa delle famiglie?

No, non scherziamo, il lavoro da fare è tantissimo, non ci siamo laureati ma soltanto iscritti all’università, senza ancora avere superato il primo esame, però abbiamo comprato i libri e iniziato a studiare.

Anticipo il titolo che proporrà Alessandro Longo: luci e ombre della crescita digitale.

Scherzo, ovviamente e non ho la più pallida idea di cosa si inventerà Alessandro.

Quello che mi sembra un monumental task è Italian Login.

Non sono contrario ideologicamente, o a prescindere, alla iniziativa ma ricordo a me stesso e a tutti che non siamo per fortuna all’anno zero e molte pubbliche amministrazioni, anche le tanto bistrattate Regioni, in assenza di una regia nazionale in questi anni hanno fatto cose e visto gente.

Per il resto mi sembra che abbiamo finalmente preso la direzione giusta ma soprattutto abbiamo deciso dove vogliamo andare, una bella novità rispetto agli imbarazzanti tentennamenti dei lustri precedenti.

 

[1] Fondazione Ugo Bordone e ISTATInternet@Italia2013 La Segmentazione della Popolazione in Base all’Uso di Internet.

[2] Il Ruolo delle Istituzioni per una Maggiore Promozione di Internet. (Mauro Bonaretti, Roberto Moriondo, Antonio Nicita, Valerio Zingarelli).

[3] http://commenta.formez.it/ch/crescita_digitale/

[4] http://commenta.formez.it/ch/bandaultralarga/

[5] L’Innovazione in Italia, Banca d’Italia – Dipartimento Economia e Statistica.

 

26 Novembre 2014

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