spazio e sostenibilità

Cambiamenti climatici, anche i satelliti ci aiutano a combatterli: ecco come

I satelliti possono si stanno affermando come strumento potente per raccogliere informazioni sui gas serra e, indirettamente, ci offrono anche una panoramica su quali aziende e governi non controllano le loro emissioni. Gli scenari tecnologici e geopolitici

Pubblicato il 09 Nov 2021

Marco Santarelli

Analista investigativo su reti informative e sicurezza internazionale 

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Photo by NASA on Unsplash

Di recente, governi, aziende private e attivisti climatici si stanno servendo dei satelliti per monitorare le emissioni di gas serra e a quanto pare sono risultati degli strumenti potenti per tale scopo e per combattere, quindi, il cambiamento climatico.

I satelliti per il cambiamento climatico

Nella lotta contro il cambiamento climatico, anche i satelliti infatti possono fare la loro parte. Si stanno affermando come strumento potente per raccogliere informazioni sui gas serra e, indirettamente, ci offrono anche una panoramica su quali aziende e governi non controllano le loro emissioni.

Tecnologicamente parlando, anche i satelliti si sono evoluti negli anni. Sono, infatti, di dimensioni molto ridotte rispetto al passato, così come si è abbassato il loro costo. L’essere più accessibile ha portato questo strumento a potenziarsi dal punto di vista degli usi che se ne possono fare e tra questi, appunto, il monitoraggio delle emissioni di gas serra da parte di aziende private, governi e gruppi ambientalisti.

Il controllo delle emissioni può avvenire in un paio di modi. La tecnologia termica è stata uno dei primi modi popolari a cui si pensa come gli occhiali a infrarossi, con i quali è possibile vedere vapore o gas che altrimenti potrebbero essere nudi all’occhio umano. Ma ciò che è diventato molto popolare sono gli spettrometri. E questo è un sensore che legge la luce mentre rimbalza da terra. Ogni gas, ogni sostanza chimica ha la sua impronta digitale spettrale, che permette di possibile identificare qual è il gas.

E così tutti questi spettrometri saranno programmati per cercare l’impronta digitale di qualsiasi gas, che si tratti di anidride carbonica o metano in molti casi, che le informazioni che vengono raccolte dagli spettrometri vengono trasmesse a terra, nei supercomputer. E poi ci sono molti algoritmi che lo interpretano.

Climate Trace e la Nasa, gli ultimi sviluppi al Cop26

Climate Trace, che l’ex vicepresidente Al Gore ha descritto mercoledì scorso in un evento a fianco del vertice sul clima COP26 a Glasgow, utilizza l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico per analizzare le immagini satellitari e i dati dei sensori per ottenere ciò che dice essere stime accurate delle emissioni in tempo quasi reale. Ma i ricercatori della NASA e i colleghi mercoledì hanno riferito anche “una pietra miliare” verso un obiettivo diverso: misurare i cambiamenti effettivi nelle concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera come i paesi prendono provvedimenti per ridurre le emissioni.

I ricercatori hanno detto che inserendo le misurazioni satellitari di CO2 in un modello di sistemi terrestri, sono stati in grado di rilevare piccole riduzioni nella concentrazione atmosferica del gas sopra gli Stati Uniti e altre aree che erano un risultato di coronavirus lockdowns all’inizio del 2020.

Gestione dei satelliti e controversie

In questo quadro c’è un punto critico.

La maggior parte dei satelliti attuali sono di proprietà e gestiti dalle agenzie spaziali nazionali dietro pagamento da parte dei governi nazionali. L’agenzia spaziale europea è tra le più utilizzate perché rilascia la maggior parte dei dati in open source e gratuiti. La stessa NASA ha alcuni dei satelliti originali, i più utili per i dati di riferimento e ciò che abbiamo visto attraverso una combinazione delle disposizioni di monitoraggio nell’accordo di Parigi. Molti governi nazionali vogliono mandare in orbita i propri satelliti per poter controllare altri paesi, aziende private o gruppi ambientalisti e le loro emissioni di gas serra.

Ovviamente il tema è controverso, sono molti quelli che non vogliono essere monitorati e dall’altra parte, i satelliti stanno diventando sempre più popolari perché molti pozzi di petrolio e gas si trovano in paesi con regimi restrittivi o in aree di conflitto o anche in alcune delle parti del mondo più difficili, come la Siberia. Sono luoghi in cui è difficile utilizzare la forza umana per le ispezioni del caso o far volare droni, causa divieto da parte dei governi. Ecco che i satelliti rappresentano una valida soluzione al problema.

Un esempio di intervento da parte di un paese nei confronti di un’azienda di satelliti è stato il divieto imposto dalla Cina nei confronti di GHGSat, che ha dichiarato specificamente di aver ricevuto respingimenti da Pechino, abituata ad avere il controllo dei propri dati. Tra l’altro non si tratta solo di tutela della privacy personale, ma anche di sicurezza della proprietà intellettuale sul business. Quindi, se da una parte abbiamo uno strumento potente e al passo con i tempi dal punto di vista tecnologico, sul lato geopolitico potrebbe rappresentare ulteriori discrepanze tra paesi.

Si potrebbe parlare, di “spionaggio climatico” quando ci riferiamo, per esempio, al monitoraggio svolto dagli Stati Uniti o dall’Unione Europea con i propri satelliti nei confronti delle emissioni di Medio Oriente, Cina o Russia, anche se in questo caso è tutto alla luce del sole.

Sicuramente il fatto che dall’accordo sul clima di Parigi del 2016 non sia uscito fuori un piano di sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi di emissione, fa sì che i paesi non siano incentivati verso lo scopo. Serve, quindi, una campagna di pressione che porta il trasgressore a essere segnalato durante il processo di monitoraggio. Uno degli elementi primari dell’Accordo di Parigi è un sistema di controllo che valuta ripetutamente ciò che sta accadendo nel mondo e che stila un bilancio globale.

I vantaggi dei satelliti

L’uso dei satelliti per monitorare le emissioni di gas serra viene visto come un’occasione per stabilire le linee di base da cui partire per poi valutarne i progressi e capire chi segue la giusta direttiva.

A individuare e segnalare i trasgressori sono per lo più le ricerche accademiche che utilizzano satelliti di osservazione ambientale multiuso, con dati open source. Una ricerca accademica USA, di cui non viene menzionato il nome, ha rivelato, per esempio, che le stime attuali per le emissioni di metano provenienti dal bacino del Permiano, il più grande giacimento di petrolio e gas negli Stati Uniti, sono molto al di sotto della realtà.

La stessa GHGSat, la società privata che è stata ripresa dalla Cina, come detto prima, si è occupata di molte ricerche in Turkmenistan, conosciuto per una notevole quantità di emissioni di metano. Nel 2019 GHGSat ha inviato il suo primo satellite in orbita dal 2016, di nome Claire, per cercare fonti naturali di emissioni di metano, vulcani di fango in Turkmenistan. La ricerca ha rivelato la presenza di una stazione di compressione di gas naturale molto grande che funziona male, anzi non funziona proprio.

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