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Data center nel decreto Bollette: qualcosa si muove, ma i nodi restano



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Il quadro normativo sui data center compie un passo avanti con la legge delega e con il decreto Bollette, che interviene sulle autorizzazioni. Restano però criticità rilevanti, dai tempi non certi alle procedure transitorie, in un settore decisivo per attrarre investimenti e innovazione

Pubblicato il 31 mar 2026

Giulia Pastorella

Deputata della Repubblica italiana, vicepresidente di Azione e Consigliera comunale a Milano



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Dopo mesi di stallo, il comparto dei data center vive finalmente una fase di fermento legislativo.

A inizio mese, infatti, è stata finalmente approvata alla Camera la legge delega di iniziativa parlamentare che mira a costruire un quadro normativo organico per la realizzazione e l’ampliamento dei data center.

Un passaggio importante, sostenuto trasversalmente da tutte le forze politiche che ora attende soltanto il completamento dell’iter da parte del Senato, così da attivare i decreti attuativi e dare certezza a un settore strategico per la competitività del Paese.

In parallelo, uno di questi decreti è arrivato – in modo inaspettato – quasi contestualmente alla norma primaria: il cosiddetto “decreto Bollette”, che all’articolo 8 interviene sul nodo cruciale dei processi autorizzativi.

Il nodo delle autorizzazioni per i data center

Il tema delle autorizzazioni è sempre stato uno dei più critici, come è emerso anche dalle ricerche prodotte dagli Osservatori del Politecnico di Milano e dalle audizioni svolte in Commissione Trasporti mentre lavoravamo alla legge delega. Amministrazioni locali e operatori segnalavano criticità ricorrenti: mancanza di chiarezza procedurale, tempi imprevedibili, competenze distribuite tra diversi livelli amministrativi.

Una situazione insostenibile in cui i comuni – spesso con risorse limitate – si trovano a gestire iter complessi senza linee guida univoche, e gli operatori, dal canto loro, denunciano una “nebbia normativa” che ha reso l’Italia meno attrattiva rispetto ad altri Paesi europei.

Cosa cambia con il decreto sui data center

Il decreto Bollette introduce un elemento atteso: un iter autorizzativo unico per la costruzione e l’ampliamento dei data center.

La norma prevede che venga individuato come responsabile del procedimento unico l’ente responsabile del rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), evitando frammentazioni a livello sub-provinciale. L’obiettivo è chiaro: semplificare, coordinare e ridurre le disomogeneità territoriali. Il procedimento prevede una durata di 10 mesi dalla verifica della completezza della documentazione.

Questo testo è stato accolto positivamente dagli operatori del settore e rappresenta un passo avanti significativo. Tuttavia, ci sono ancora alcune debolezze rilevanti.

Le criticità ancora aperte

Innanzitutto, i 10 mesi previsti per l’analisi della documentazione non sono perentori e, ciò non bastasse, non è nemmeno stata definita una tempistica chiara per la fase preliminare di raccolta della documentazione. Inoltre, tra gli atti da presentare non sono inclusi i titoli edilizi, come invece ci si aspetterebbe implicitamente. Un problema di chiarezza che rischia di aprire a interpretazioni divergenti e quindi contenziosi. Infine, ultimo problema, non è stata definita una procedura transitoria, ovvero un meccanismo efficace per i procedimenti “a cavallo” tra la vecchia e la nuova normativa. Un punto cruciale per evitare – anche qui – contenziosi e blocchi amministrativi.

Fortunatamente nel corso dell’iter parlamentare altri aspetti critici sono stati smussati: in particolare è stato approvato un emendamento di Azione, da me presentato, che include la messa in esercizio come fase finale del procedimento autorizzativo, completando così l’intero ciclo amministrativo. È inoltre stato affrontato il tema delle richieste speculative di connessione alla rete elettrica, distinguendo la prenotazione della capacità dalla reale volontà di investimento. In particolare, si è evitato di subordinare la richiesta autorizzativa del data center alla disponibilità completa della documentazione sulla connessione elettrica. Una scelta che tutela gli operatori seri, senza incentivare comportamenti opportunistici.

Data center, un passo avanti ma non una strategia

Il decreto rappresenta un miglioramento rispetto al passato: introduce maggiore ordine e riduce alcune ambiguità. Ma non possiamo considerarlo ancora una soluzione definitiva perché tocca il solo aspetto dell’iter autorizzativo, lasciando ancora aperte molte questioni, dalla destinazione d’uso urbanistica, al tema delle competenze e del capitale umano, fino a quello dell’energia e della sostenibilità.

Inoltre, dopo un lungo periodo di gestazione normativa – si parla del DL Bollette da prima dell’estate 2025 – sarebbe stato utile un maggiore coinvolgimento degli stakeholder e una definizione più solida di alcuni passaggi chiave. L’inserimento di queste norme in un provvedimento emergenziale su cui è stata posta la fiducia ha compresso il dibattito e limitato la possibilità di costruire un testo pienamente condiviso, nonostante il tema dei data center sia tutto fuorché emergenziale, visto che riguarda la capacità dell’Italia di attrarre investimenti, sviluppare l’economia dei dati e rafforzare la propria posizione nelle catene del valore digitali.

Perché i data center sono decisivi per la competitività

Se vogliamo colmare il divario con gli altri Paesi europei, serve stabilità normativa, chiarezza procedurale e una visione di lungo periodo. I data center non sono solo infrastrutture tecnologiche: sono abilitatori di innovazione, intelligenza artificiale e servizi digitali avanzati.

Fare bene su questo fronte significa rendere l’Italia un Paese più competitivo, attrattivo e capace di trattenere – e attirare – talento.

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