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Chi controlla il cloud controlla il potere: la sfida dell’Europa digitale



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Il cloud ha reso più rapida l’innovazione ma ha anche concentrato potere e dipendenze in pochi operatori globali. Per l’Europa la sfida è trovare un equilibrio tra apertura tecnologica, controllo giuridico e autonomia strategica

Pubblicato il 9 apr 2026

Serafino Sorrenti

Capo segreteria tecnica sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio dei ministri



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Nel cuore invisibile dell’economia digitale, tra server distribuiti e infrastrutture globali, si gioca oggi una delle sfide più decisive per il futuro dell’Europa: quella della sovranità tecnologica, giuridica e digitale.

Il cloud, divenuto negli ultimi anni l’architrave della trasformazione digitale, non è più una semplice scelta infrastrutturale, ma un nodo strategico che intreccia sicurezza, diritto e geopolitica.

La crescente migrazione di dati e applicazioni verso il cloud ha portato benefici evidenti: riduzione dei costi, maggiore flessibilità, capacità di innovazione. Tuttavia, questo processo ha anche determinato una concentrazione senza precedenti del potere tecnologico nelle mani di pochi grandi operatori globali, i cosiddetti hyperscaler: Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud e Oracle Cloud Infrastructure.

Aziende capaci di investimenti miliardari e di offrire servizi altamente avanzati, difficilmente replicabili da operatori locali.

La sovranità digitale europea e il nodo degli hyperscaler

Questa concentrazione rappresenta il primo nodo critico: la sovranità tecnologica. Affidarsi a piattaforme cloud proprietarie significa entrare in ecosistemi complessi, spesso chiusi, che rendono difficile la portabilità dei dati e delle applicazioni.

Il fenomeno del vendor lock-in limita la libertà strategica delle organizzazioni e crea una dipendenza strutturale che può avere conseguenze nel lungo periodo. La tecnologia, da fattore abilitante, rischia di trasformarsi in vincolo.

Quando il cloud mette in tensione diritto e giurisdizioni

Ma è sul piano giuridico che emergono le criticità più profonde. Nel cloud, la geografia dei dati è fluida: un’informazione può essere archiviata in Europa, elaborata altrove e gestita da un’azienda soggetta a una terza giurisdizione.

In questo contesto, normative come il Cloud Act introducono elementi di forte discontinuità, consentendo alle autorità statunitensi di richiedere l’accesso ai dati detenuti da provider americani, indipendentemente dalla loro localizzazione fisica. Una disposizione che entra in tensione con il GDPR, pilastro della normativa europea sulla protezione dei dati personali. Il risultato è un quadro normativo complesso e talvolta contraddittorio, che mette in discussione la certezza del diritto e la tutela effettiva dei cittadini.

Perché la sovranità digitale europea è una questione sistemica

In questo scenario, la sovranità digitale assume un significato più ampio e sistemico. Non si tratta soltanto di proteggere i dati, ma di mantenere il controllo sulle infrastrutture critiche, sulle tecnologie e sulle catene del valore.

È una questione che riguarda la capacità dell’Europa di agire come attore autonomo in un contesto globale dominato da grandi potenze tecnologiche.

Gli EDIC nella strategia per la sovranità digitale europea

Per rispondere a questa sfida, l’Unione Europea ha avviato nuove iniziative volte a rafforzare la propria autonomia strategica. Tra queste, un ruolo centrale è svolto dagli European Digital Infrastructure Consortium (EDIC), strumenti giuridici pensati per facilitare la cooperazione tra Stati membri nella realizzazione di infrastrutture digitali comuni.

L’obiettivo è costruire un ecosistema europeo capace di sviluppare e gestire servizi cloud sovrani, riducendo la dipendenza da fornitori extraeuropei e promuovendo standard condivisi di sicurezza, interoperabilità e governance.

Tra innovazione globale e limiti del mercato europeo

Tuttavia, il percorso verso un cloud realmente sovrano si scontra con la realtà del mercato. Gli hyperscaler continuano a rappresentare il punto di riferimento per innovazione e scalabilità, offrendo servizi avanzati come intelligenza artificiale, analytics e automazione che difficilmente trovano equivalenti.

Di fronte a questa asimmetria, molte organizzazioni adottano strategie intermedie: modelli multi-cloud, architetture ibride, partnership con operatori locali. Soluzioni che cercano di bilanciare i vantaggi dell’innovazione con l’esigenza di controllo, ma che spesso non eliminano del tutto le dipendenze.

La sovranità digitale europea tra costruzione giuridica e dipendenza tecnologica

Il concetto stesso di “cloud sovrano” resta, in molti casi, ambiguo. Anche quando i dati sono localizzati in Europa e la governance è affidata a soggetti nazionali, le tecnologie sottostanti “software, piattaforme, servizi” rimangono spesso di origine extraeuropea. La sovranità, in questi casi, è più una costruzione giuridica che una reale indipendenza tecnologica. Un compromesso che solleva interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo.

Il potere ambivalente degli hyperscaler nel cloud globale

Il ruolo degli hyperscaler appare dunque intrinsecamente ambivalente. Da un lato, sono attori indispensabili per la trasformazione digitale, capaci di abilitare innovazione su scala globale.

Dall’altro, concentrano potere economico e tecnologico, influenzano standard e architetture, e pongono sfide rilevanti in termini di governance e controllo.

Governare il cloud per rafforzare la sovranità digitale europea

La vera sfida per l’Europa non è quella di rinunciare al cloud globale, ma di governarlo. Costruire un equilibrio tra apertura e autonomia, tra integrazione e controllo.

Rafforzare le proprie capacità industriali, definire regole chiare, promuovere interoperabilità e trasparenza. In altre parole, trasformare la dipendenza in interdipendenza.

Il futuro dell’Europa si gioca sul controllo di dati e infrastrutture

Perché, nel mondo digitale, la sovranità non si misura più soltanto nei confini geografici, ma nella capacità di decidere chi controlla i dati, le infrastrutture e, in ultima analisi, le leve del potere economico e politico.

Ed è su questo terreno che si giocherà il futuro dell’Europa nei prossimi decenni.

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Giuseppe Attardi
Giuseppe Attardi
5 mesi fa

Giusto. E quindi cosa dovrebbe fare l’Europa al di là delle questioni giuridiche?

Rodolfo Ranzani
Rodolfo Ranzani
5 mesi fa

Che dire, problemi cosmici concentrati sapientemente in poche righe. Oltretutto in termini accessibili. Per me profano, non è poco. Buon lavoro, con la consapevolezza che il Vostro lavoro non è un lavoro qualsiasi.

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