La Causal AI in sanità può offrire un nuovo approccio al problema dell’aderenza terapeutica, aiutando a comprendere non solo se un paziente segue una cura, ma perché incontra difficoltà nel farlo.
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Perché l’aderenza terapeutica resta una sfida per la sanità italiana
In Italia la spesa farmaceutica continua a crescere: nel 2024 ha raggiunto 37,2 miliardi di euro, con un aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente. Ma una maggiore spesa non implica necessariamente maggiori benefici. Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), la scarsa aderenza alle terapie è una delle principali cause di inefficacia dei trattamenti, soprattutto nelle patologie croniche e nelle terapie farmacologiche complesse.
Il costo per il Servizio Sanitario Nazionale è stimato in circa due miliardi di euro l’anno, legati a ospedalizzazioni evitabili, complicanze cliniche e sprechi di risorse. AIFA segnala che un aumento dell’aderenza anche solo del 15% potrebbe ridurre i costi assistenziali di 300 milioni di euro all’anno, senza considerare l’impatto sociale legato alla perdita di produttività e qualità della vita.
Dietro questi numeri non ci sono solo problemi clinici, ma soprattutto fattori comportamentali, sociali e psicologici: dimenticanze, effetti collaterali, routine quotidiane incompatibili con le terapie, mancanza di supporto, difficoltà economiche, scarsa comprensione delle prescrizioni.
Il limite dell’approccio “standard” alle terapie
Personalizzare le terapie è una delle grandi sfide della medicina contemporanea. Ogni paziente è diverso per condizioni cliniche, stile di vita, abitudini, contesto sociale e culturale. Tuttavia, molti sistemi digitali e di supporto alle decisioni si basano ancora su correlazioni statistiche: individuano pattern nei dati, ma faticano a spiegare perché una terapia funzioni per un paziente e fallisca per un altro.
Questo limite è particolarmente evidente quando si tratta di aderenza, ovvero il grado con cui un paziente segue correttamente le prescrizioni terapeutiche ricevute dal medico, come assumere i farmaci nei tempi e nei modi indicati, rispettare la durata del trattamento e non saltare le dosi. Sapere, per esempio, che un paziente “tende a saltare le dosi” non è sufficiente: la vera domanda è qual è la causa. È un effetto collaterale? Un problema di orari? Una difficoltà psicologica? Un vincolo sociale o lavorativo? Senza questa comprensione causale, il rischio è adottare soluzioni “taglia unica”, poco efficaci e difficili da sostenere nel tempo.
L’urgenza di nuove strategie è confermata dalla ricerca accademica più recente, come il trial InTakeCare svolto in collaborazione tra il Politecnico di Milano e primari istituti clinici. Questo studio evidenzia come, nelle patologie croniche come l’ipertensione, l’aderenza cali drasticamente fino al 50% dopo solo un anno di trattamento. Per contrastare questo fenomeno, lo studio sostiene l’efficacia di soluzioni di Digital Health (DHS) capaci di superare gli approcci standardizzati. Attraverso l’uso di Personas — archetipi comportamentali dei pazienti creati tramite machine learning — è infatti possibile personalizzare i messaggi di supporto e i promemoria, trasformando una semplice app in un intervento dinamico basato sui reali bisogni psicologici e sociali del singolo individuo.
Causal AI in sanità: capire le relazioni di causa-effetto
È in questo contesto che si inserisce la Causal AI, un approccio all’Intelligenza Artificiale che non si limita a osservare associazioni nei dati, ma modella esplicitamente le relazioni di causa-effetto tra variabili. Applicata alla sanità, la Causal AI consente di rappresentare in modo strutturato come fattori clinici, comportamentali, sociali e psicologici interagiscono tra loro e influenzano gli esiti di salute.
Il cuore di questo approccio è il modello causale, spesso rappresentato come un grafo (Directed Acyclic Graph), in cui ogni nodo è una variabile rilevante e ogni collegamento indica una relazione causale.
In un assistente virtuale sanitario, questo modello può includere:
• variabili cliniche e terapeutiche (farmaci, dosaggi, effetti collaterali, comorbidità);
• fattori comportamentali (aderenza, routine quotidiane, stile di vita);
• fattori sociali ed economici (supporto familiare, accesso alle cure, costi);
• aspetti psicologici (motivazione, ansia, depressione, capacità cognitive).
Il risultato è un sistema in grado di rispondere a domande del tipo: “Cosa succede se cambio orario di assunzione?”, “Qual è la causa principale delle dosi saltate?”, “Quale intervento avrebbe l’impatto maggiore su questo paziente specifico?”.
Assistenti virtuali causali per terapie complesse
Su queste basi è possibile costruire assistenti virtuali intelligenti che vanno oltre il semplice promemoria di assumere un farmaco. Un assistente basato su Causal AI può:
• identificare le cause reali dei problemi di aderenza;
• simulare scenari alternativi (what-if) prima di applicare cambiamenti reali;
• proporre raccomandazioni personalizzate, compatibili con i vincoli e le preferenze del paziente;
• supportare il medico con analisi spiegabili e verificabili.
Uno degli elementi più innovativi è la possibilità di simulare interventi, come per esempio valutare in anticipo se una modifica dello stile di vita, un diverso orario di assunzione o un aggiustamento del dosaggio produrranno un beneficio concreto, riducendo il rischio di tentativi inefficaci. In questo senso, la Causal AI abilita una forma di medicina personalizzata realmente data-driven, perché permette di stimare l’impatto causale delle decisioni, non solo di osservarne gli esiti a posteriori.
Benefici attesi: efficacia, sostenibilità, fiducia
I benefici di questo approccio sono molteplici. Per i pazienti, significa ricevere indicazioni più comprensibili, spiegabili e aderenti alla vita reale, aumentando la probabilità di seguire la terapia nel tempo. Per i clinici, rappresenta un supporto decisionale che aiuta a distinguere tra inefficacia del farmaco e problemi di aderenza, orientando meglio gli interventi.
Dal punto di vista del sistema sanitario, una maggiore aderenza si traduce in meno complicanze, meno ricoveri evitabili e una migliore allocazione delle risorse. Non meno importante, la natura spiegabile dei modelli causali favorisce fiducia e accettazione dell’AI in ambito clinico, un aspetto cruciale in settori regolati e ad alta responsabilità.
Dai gemelli digitali ai primi casi d’uso
Tra le applicazioni più promettenti c’è il concetto di gemello digitale causale del paziente: un modello virtuale che replica il comportamento di salute di una persona e la sua risposta a diversi interventi. Attraverso tecniche di causal discovery e inferenza causale, è possibile costruire questi modelli a partire da dati clinici e comportamentali, aggiornandoli nel tempo.
Progetti sperimentali mostrano come un assistente possa, ad esempio, suggerire interventi aggiuntivi quando un obiettivo non è raggiungibile con i soli comportamenti dichiarati dal paziente, oppure coinvolgere caregiver e supporti esterni quando emergono cause sociali della scarsa aderenza.
L’applicazione della Causal AI in ambito sanitario è ancora in fase di ricerca e sviluppo, non ci sono ancora soluzioni clinicamente validate. L’adozione della Causal AI in sanità richiede rigorosi processi di verifica scientifica, valutazioni regolatorie e una costante supervisione specialistica.
Uno sguardo al futuro della Causal AI in sanità
Nonostante il lavoro ancora da fare, la direzione è chiara. Integrare modelli causali negli assistenti virtuali e nei sistemi di supporto alle decisioni rappresenta una naturale evoluzione della medicina di precisione. In un futuro prossimo, potremmo vedere assistenti capaci di supportare in modo coordinato pazienti, medici e farmacisti, rendendo le decisioni terapeutiche più consapevoli, condivise e sostenibili.
L’obiettivo finale non è sostituire il giudizio clinico, ma colmare il divario tra raccomandazioni generali e bisogni individuali, migliorando gli esiti di salute e la qualità della vita delle persone.











