Con l’introduzione dell’articolo 50-ter del Codice dell’Amministrazione Digitale, il legislatore ha tracciato una direzione chiara: i dati pubblici devono essere accessibili, condivisibili e utilizzabili tra amministrazioni secondo regole comuni e standard definiti.
A questa spinta normativa si è affiancata, nel 2022, un’accelerazione decisiva grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in particolare con la misura 1.3.1 dedicata proprio alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che ha visto l’adesione attiva delle Regioni. Non si è trattato solo di un investimento tecnologico, ma di un passaggio strategico: costruire un’infrastruttura condivisa capace di trasformare il dato pubblico in un asset realmente utilizzabile.
È in questo contesto – tra obblighi normativi e opportunità di innovazione – che nasce e si sviluppa il nuovo modello di interoperabilità, in cui piattaforme, API e governance dei dati diventano elementi centrali per una Pubblica Amministrazione più semplice, efficiente e connessa.
Indice degli argomenti
Dalla cooperazione applicativa alla piattaforma: un’evoluzione necessaria
L’attuale modello di interoperabilità è il risultato di un’evoluzione profonda.
Il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) ha rappresentato il primo passo verso la connessione tra amministrazioni, introducendo logiche di cooperazione applicativa basate su standard condivisi. In una fase successiva, l’adozione delle porte di dominio ha consentito di strutturare meglio gli scambi informativi, pur mantenendo una certa rigidità architetturale.
Oggi, con l’affermazione della PDND e dei modelli API-based, si assiste a un cambio di paradigma:
• dall’integrazione punto-punto a ecosistemi piattaforma-centrici
• da servizi chiusi a API riusabili e documentate
• da logiche burocratiche a modelli orientati al Once Only
Questo passaggio rappresenta un vero e proprio salto di qualità perché consente di ridurre le duplicazioni, accelerare i processi e abilitare nuovi servizi digitali a valore aggiunto.
L’infrastruttura regionale: governance, standard e controllo
All’interno di questo scenario, l’infrastruttura regionale per la governance delle API si configura come un elemento chiave di coordinamento e indirizzo.
• regola le comunicazioni applicative
• abilita lo scambio di dati tra pubbliche amministrazioni e soggetti del dominio regionale
• governa le modalità di adesione, accesso e registrazione delle API
Il suo valore strategico risiede nella capacità di mettere ordine nella complessità, definendo regole chiare, standard condivisi e modelli operativi uniformi. Non si tratta solo di “far dialogare i sistemi”, ma di costruire un framework di fiducia, in cui ogni interazione è tracciabile, sicura e conforme.
API come asset strategici: standard, riuso e scalabilità
L’adozione di standard come REST, SOAP e OpenAPI non è un dettaglio tecnico, ma una scelta strategica che abilita:
• interoperabilità tra sistemi eterogenei
• riuso delle soluzioni
• scalabilità dei servizi digitali
In questo modello, le API diventano veri e propri asset strategici, progettati fin dall’origine per essere condivisi, evoluti e integrati in contesti diversi. L’approccio API-first consente di superare la frammentazione applicativa e di costruire un ecosistema digitale coerente, in cui ogni nuovo servizio si innesta su una base già esistente.
Un ecosistema multilivello: integrazione tra Regione e PDND
L’infrastruttura regionale si integra nativamente con la PDND, contribuendo a un ecosistema multilivello in cui:
• il livello regionale governa prossimità, servizi territoriali e specificità locali
• il livello nazionale garantisce interoperabilità, standardizzazione e coerenza
Questo modello permette di massimizzare il valore dei dati pubblici, trasformandoli in un’infrastruttura abilitante per politiche più efficaci, servizi più rapidi e decisioni più informate.
Dal dato al servizio: casi concreti di valore
L’impatto di questo approccio è già tangibile in diversi ambiti applicativi:
• digitalizzazione e monitoraggio degli appalti pubblici
• gestione integrata delle comunicazioni nel mercato del lavoro
• verifica automatica dei requisiti per bonus e agevolazioni
• accesso ai dati occupazionali per controlli e politiche attive
• pubblicazione di API geografiche interoperabili
In tutti questi casi, l’interoperabilità non è un fine, ma un mezzo per generare valore: meno oneri per cittadini e imprese, più efficienza per le amministrazioni.
Il ruolo della PA come piattaforma di fiducia
Il percorso non si ferma qui. La vera sfida strategica è l’evoluzione verso un ecosistema sempre più aperto, in cui la PDND estenda progressivamente il proprio perimetro anche ai soggetti privati.
In questo scenario imprese, startup e operatori economici potranno accedere, in modo regolato a dati e servizi pubblici, inoltre si abiliteranno nuovi modelli di innovazione, servizi digitali avanzati e filiere integrate pubblico-privato.
Ma proprio per questo, il ruolo delle Pubbliche Amministrazioni diventa ancora più centrale e delicato. Non solo come erogatori di servizi, ma come garanti della qualità del dato, della sicurezza, della governance e dell’equità nell’accesso.
La PA si trasforma così in una vera e propria piattaforma di fiducia, capace di orchestrare ecosistemi complessi, abilitare innovazione e assicurare che il valore generato dai dati pubblici sia distribuito in modo sostenibile e inclusivo.
È in questa direzione che la PDND e le infrastrutture regionali mostrano il loro potenziale più ambizioso: non solo digitalizzare l’esistente, ma ridisegnare il rapporto tra pubblico, privato e cittadini.












