Le aspettative sono elevatissime. Dopo quattro anni in cui gli IPO hanno latitato, il 2026 – sotto la spinta dell’entusiasmo dilagante per l’AI e per lo spazio – dovrebbe superare i record del 2021, sia in termini di raccolta sia di valutazioni attribuite alle imprese.
Elon Musk spera che SpaceX superi i 2 trilioni di capitalizzazione, entrando in gara per il sesto posto assoluto con la taiwanese TSMC (numero uno al mondo nel manufacturing dei chip più avanzati con Nvidia come principale cliente); Sam Altman e Dario Amodei, a loro volta, confidano che OpenAI e Anthropic superino la soglia del trilione di $, avvicinandosi – se non sorpassandola – alla capitalizzazione della sudcoreana Samsung.
E alle spalle delle tre vi è una fila di altre startup, operanti in larga prevalenza nell’AI, che vorrebbe approfittare del momento con altrettante IPO: stimolate tra l’altro dal successo al di là di ogni attesa dell’IPO di Cerebras, secondo FT [1] il più grande nella storia dei semiconduttori sia come raccolta (6,4 miliardi di $) sia come valutazione (70 miliardi).
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Le valutazioni di SpaceX, Anthropic e OpenAI prima dell’IPO
È interessante notare come – a differenza di quanto accaduto con poche eccezioni nel passato (ricordo ad esempio il caso di Facebook) – SpaceX, Anthropic e OpenAI si presentino all’IPO avendo già ricevuto come “private” valutazioni e immissioni di capitali estremamente elevate, come risulta immediatamente evidente dalla Tab.1 che (al solo scopo di fornire degli ordini di grandezza) situa le valutazioni più recenti delle tre (indicate in blu) all’interno dei dati di Borsa del 22 maggio.

Tabella 1 – Le prime 18 imprese per market cap a livello globale (22 maggio) , le valutazioni attuali delle 3 startup prossime all’IPO (in blu) e la valutazione post-money (in rosso) di SpaceX proposta da Elon Musk [dati Companies.Market.Cap e fonti varie]
SpaceX (Fig. 1), valutata 1,25 trilioni (T) di $ in occasione della recente fusione con xAI, occuperebbe il dodicesimo posto, quasi alla pari con Samsung e 200 miliardi (B) circa al di sopra di Berkshire Hathaway, la creatura di Warren Buffett operante nel mondo assicurativo-finanziario.

Anthropic, che – forte dei suoi ricavi in forte crescita e di una trimestrale che dovrebbe essere per la prima volta in attivo (anche se i costi di accesso ai data center renderanno difficile una ripetizione a breve di questa performance) – sta chiudendo un round di finanziamenti che le attribuirebbe una valutazione post-money di 930 miliardi o più, al sedicesimo posto fra la farmaceutica statunitense Eli Lilly e la sudcoreana SK Hynix (una delle “Big Three”, con Samsung e Micron, operanti nel manufacturing delle memorie). E al diciottesimo posto si collocherebbe – al di sopra anche di JPMorgan Chase (prima banca del mondo) – OpenAI, che ha chiuso a fine marzo l’ultimo round di finanziamenti ricevendo 122 miliardi di $ (la cifra più alta della storia) a una valutazione post-money di 852 miliardi.
Proseguendo in questo gioco di simulazioni virtuali e immaginando una Borsa ferma alle quotazioni del 22 maggio, potremmo chiederci dove si collocherebbe SpaceX se la Borsa stessa accettasse l’intenzione di Elon Musk di chiedere 75 miliardi a una valutazione pre-money di 1,750 trilioni, corrispondenti a una valutazione post-money di 1,825 trilioni (riportata in rosso nella Tab. 1). Si collocherebbe all’ottavo posto, appena al di sopra di Saudi Aramco (la prima delle imprese oil & gas quotate) e distanziata di un po’ più di 100 miliardi dalla statunitense Broadcom (operante nei semiconduttori) e un po’ meno di 200 da TSMC: con la speranza di Musk, come detto all’inizio, di un avvio trionfale che permetta a SpaceX di superare le due e di portarsi al sesto posto, alle spalle addirittura – anche se molto distanziata – di Amazon e Microsoft.
Vi è un’altra considerazione in questo gioco ipotetico che credo sia interessante fare. Anche senza immaginare balzi in avanti straordinari che proiettino SpaceX verso la sesta posizione assoluta, basterebbe che il mercato accettasse il livello di valutazione post-money (1,825 trilioni di $) – peraltro già molto alto – richiesto da Musk per trovarsi in una situazione affatto nuova nella storia: con una persona, Elon Musk stesso, che avrebbe il controllo di ben due delle top 10 imprese al mondo per capitalizzazione, SpaceX e Tesla. Due imprese la cui somma dei valori è pari a 3,5 trilioni di $: una cifra al momento superata solo da Nvidia, Alphabet-Google e Apple.
Come si comporteranno i “super fans” di Musk (non pochi fra gli investori “retail”), si è chiesta Becky Peterson in un recente podcast su WSJ [2], davanti alla possibilità di scegliere fra due opzioni diverse pur mantendosi “fedeli” a Musk, in un momento non particolarmente felice per Tesla, che la vede allo stesso tempo sottoposta agli attacchi delle sempre più performanti auto elettriche cinesi, in ritardo nella guida autonoma rispetto alle promesse fatte ai suoi clienti (che le comporteranno anche notevoli extracosti) e non ancora significativamente presente sul mercato dei robot umanoidi?
Ci potranno essere spostamenti significativi, se SpaceX comincerà a concretizzare le sue potenzialità facendo crescere adeguatamente ricavi e utili? È una possibilità curiosa ma a mio avviso non del tutto remota. Un pericolo viceversa, evidenziato nel podcast ma non solo, è che la grandiosità del piano strategico di Musk – che prevede una presenza strutturata su Marte a fianco della (più ragionevole a prima vista) collocazione di data center su satelliti alimentati dall’energia solare e recuperabili – generi nel futuro, se effettivamente posto in atto, preoccupazioni crescenti fra gli investitori non solo sulle possibilità di successo, ma anche sui ritorni che può garantire.
Valutazioni molto alte, ma ricavi molto limitati e ancora perdite nei prossimi anni
Per startup che sono state largamente finanziate – per un numero più o meno alto di anni (dai 24 di SpaceX ai soli 5 di Anthropic) – da un insieme ristretto di grosse società di “venture capital”, l’IPO rappresenta una sorta di momento della verità: un momento in cui esse sono costrette, per accedere alla Borsa, a rendere pubbliche le informazioni che erano prima fornite in via riservata a pochi. Non disponiamo ancora delle “confessioni” di OpenAI e Anthropic (la prima era in attesa della sentenza del tribunale per la causa intentata da Musk che ha vinto e la seconda è tuttora nella fase conclusiva del round di finanziamenti cui ho fatto cenno in precedenza), ma da qualche giorno sappiamo molte più cose su SpaceX:
- conosciamo (Fig. 2) l’evoluzione negli ultimi tre anni del peso in termini di ricavi delle tre aree di business – spazio (lancio razzi per la messa in orbita di satelliti artificiali e nelle speranze di Musk per l’arrivo su Marte), connettività (servizio Starlink per l’accesso a Internet via satelliti) e AI, con quest’ultima (come visto) congiuntasi alle prime due solo a febbraio di quest’anno;

- sappiamo che SpaceX è complessivamente in perdita e che lo è soprattutto la sua componente AI;
- sappiamo che SpaceX “sta finanziariamente in piedi” – è da sempre il suo business model – perché sostenuta dai servizi di connettività offerta di Starlink;
- sappiamo che i ricavi complessivi non sono arrivati nel 2025 a 20 miliardi di $ (Nvidia per disporre di un termine di paragone ne ha realizzati nel solo trimestre di aprile 81,6 miliardi con un “net income” di 58,3);
- sappiamo – ma a suo tempo i fondatori di Google e Facebook fecero lo stesso – che Musk disporrà (probabilmente senza possibilità di venderle, regalarle o lasciarle in eredità) di una categoria speciale di azioni che gli garantisce l’85% dei diritti di voto.
È una serie di informazioni che stanno destando ovviamente discussioni e che potrebbero influenzare sia il valore pre-money a cui verranno offerte le azioni sia l’entità della raccolta.
I bassi livelli dei ricavi e le perdite in bilancio, specie per imprese con valutazioni così elevate, sono ovviamente fonti di preoccupazioni. Ed è un qualcosa però che accomuna le tre, anche se – lo si è visto prima – Anthropic al momento, anche perché è molto più attenta di OpenAI negli impegni di spesa e almeno per il momento si avvale in larga prevalenza di “data center” esterni (recenti gli accordi con SpaceX, Google e Amazon), sembra godere in termini relativi di qualche vantaggio.
Anthropic e OpenAI nella competizione per la supremazia nell’AI
Anthropic sta emergendo come il probabile/possibile “front-runner” nella lotta per la supremazia nell’AI, dopo essere stato visto sino a poco tempo fa come uno “scrappy underdog in a race that OpenAI appeared to have already won “, come un concorrente lontanissimo da ogni possibilità di affermazione in una gara che sembrava già vinta da OpenAI, ha scritto di recente WSJ [3]. E i numeri, anche se non del tutto omogenei, confermano non solo l’avvenuto sorpasso ma anche la previsione condivisa che il distacco sia destinato ad aumentare continuamente nei prossimi mesi. In tutto il 2025 i ricavi di Anthropic si erano fermati a 9 miliardi di $, mentre la “run-rate” a fine giugno (la previsione per l’intero anno basata sull’andamento dei precedenti mesi del 2026) è prevista raggiungere i 50 miliardi, dopo aver toccato i 30 a fine aprile. Anthropic aveva previsto di decuplicare i ricavi 2026 rispetto a quelli del 2025, ma potrebbe essere una sottostima del livello che raggiungerà se le vendite proseguiranno la loro accelerazione. E insieme con l’aumento dei ricavi è apparso il primo utile, che – come detto in precedenza – non è affatto certo che possa mantenersi nel futuro prossimo, in una fase di grandi investimenti sia sui nuovi modelli AI sia sulla infrastrutturazione.
La run-rate di OpenAI si colloca attualmente a 25 miliardi, con una previsione per l’intero 2026 – di poco superiore data la minore accelerazione – dell’ordine di 30 miliardi. E non è previsto alcun utile sino al 2030, dati gli enormi investimenti infrastrutturali, che – nonostante siano stati più che dimezzati rispetto agli impegni di massima iniziali – si aggirano ancora attorno ai 600 miliardi.
Sul perché ci sia stato questo sorpasso, che al momento non appare facilmente reversibile (anche se gli ultimi due anni ci hanno mostrato diversi cambiamenti sorprendenti, non ultimo il recupero di Google cui farò cenno in chiusura dell’articolo), si è discusso molto. In estrema sintesi, OpenAI – che con il lancio di ChatGPT e dopo essersi liberata della tutela di Microsoft riteneva che il suo successo fosse legato al numero degli utenti (oltre 800 milioni) e alla costruzione di una sua rete proprietaria di data center e che trovare finanziamenti (come è effettivamente avvenuto) non fosse difficile – si è trovata scoperta sul fronte dei ricavi (solo il 6% degli utenti “consumer” pagando i servizi) e non si è accorta che Anthropic e anche Google si stavano impadronendo, con modelli mirati agli specifici bisogni, del mercato “corporate” (a differenza di quello “consumer” disposto a pagare per modelli che soddisfacessero i suoi bisogni). Ora OpenAI sta ovviamente cercando di recuperare e sicuramente cercherà di aumentare la quota dei paganti sul mercato “consumer”, con tutti i rischi di perdere utenti che queste operazioni comportano.
Musk, Altman e Amodei: uno scontro fra personalità molto diverse e con mutui rancori
I tre IPO, con la gara a chi (anche quotandosi prima) porterà a casa più soldi e/o farà più crescere il valore riconosciutogli dal mercato borsistico, non possono essere visti solamente come uno scontro fra imprese.
Dietro a tutto c’è uno scontro fra personalità
- con grandi – ancorché differenti – capacità,
- con grandissime ambizioni,
- con obiettivi dichiarati che vanno dal superamento dell’intelligenza umana per Altman, alla creazione di una colonia con numerosi abitanti su Marte e allo spostamento in orbita dei data center per Musk, alla creazione di una AI etica per Amodei.
Dietro a tutto ci sono forti rancori, originati in larga misura dalle loro interazioni nella fase di nascita e prima crescita di OpenAI
- Elon Musk, che ne ha finanziato la nascita come non-profit, «non ama» (per usare un eufemismo) il co-fondatore Sam Altman, con cui ha perso recentemente una causa in cui richiedeva esborsi miliardari a compensazione della sua uscita anni addietro e della trasformazione di OpenAI stessa in una for-profit;
- Sam Altman a sua volta «non ama» certo Dario Amodei, che cinque anni fa – a seguito di discordie sugli obiettivi da seguire – ha lasciato OpenAI insieme con la sorella e un gruppo di altri ricercatori per fondare Anthropic e per diventare ora un pericoloso concorrente, sul mercato e in termini di prestigio.
Non credo che ci siano particolari attriti, invece, fra Musk e Amodei. Musk, non essendo la componente xAI in grado al momento di sfruttare adeguatamente i data center di recente costruzione, ha messo a disposizione di Anthropic per una cifra annua di 15 miliardi una rilevante «compute» (il termine usato con riferimento alla capacità di calcolo sia per la fase di «training» dei modelli AI sia per quella cosiddetta di «inference» di accesso ai modelli stessi una volta istruiti), indispensabile per soddisfare la domanda al momento in forte crescita.
La gara per l’AI oltre le IPO di SpaceX, Anthropic e OpenAI
Uno scontro quello in atto che deve essere letto nella sua interazione con un’altra serie di scontri.
Un tema che non tratterò in questo articolo, ma di grande rilievo, riguarda la grande gara – ovvero il grande scontro in atto – che vede coinvolte moltissime imprese nel perseguimento della supremazia nell’AI: dalle Big Tech divenute “hyperscaler”, a chi come Nvidia progetta i chip più innovativi e a chi come TSMC ne esegue il manufacturing ai livelli più alti; da chi come Google è presente verticalmente in tutta la filiera AI (“full stack” in gergo) a chi come Apple spera di usare il suo enorme mercato per distribuire, ponendoli in gara possibilmente fra loro, i modelli messi a punto a monte, senza investimenti specifici in data center, e così via. Tenendo conto in conto allo stesso tempo la crescente competitività della Cina e il tanto atteso risveglio dell’Europa e dell’Italia in particolare.
Note
[1] “Wall Street prepares for boom in tech IPOs after Cerebras’ success – Chip designer’s $6.4bn raise signals demand ahead of huge listings expected from SpaceX, OpenAI and Anthropic”, FT, 19 maggio 2026
[2] “Inside SpaceX’s Blockbuster IPO Filing” – Tech News Briefing, WSJ, 22 maggio 2026
[3] “Anthropic Was Behind. Now It’s the AI Boom’s Front-Runner – After years as also-ran, startup pulls ahead in AI race after focusing on enterprise users and coding”, WSJ, 13 maggio 2026








