Appalti

Codice Appalti, Anac: “Ecco il nostro nuovo ruolo, nel segno della trasparenza”

La stabilità dell’assetto normativo attraverso poteri di soft law, la trasparenza di atti e procedure degli appalti pubblici, nuove forme di democrazia partecipata fra cittadini e istituzioni: l’innovativo ruolo dell’Anac fra prevenzione e attività regolatoria

Pubblicato il 13 Mar 2017

Ida Angela Nicotra

consigliere dell’Autoritá Nazionale Anticorruzione

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Codice Appalti, Anac: “Ecco il nostro nuovo ruolo, nel segno della trasparenza”
Ida Nicotra, consigliere Anac

L’approccio innovativo seguito dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, nel solco delle competenze assegnate dal nuovo Codice degli Appalti, risponde ad una scelta culturale di maggiore adattabilità alle esigenze del mercato, in vista del perseguimento dell’obiettivo di una regolamentazione di qualità e nello stesso tempo semplice e comprensibile. E’ una delle tematiche fondamentali affrontate nel volume da me curato dal titolo “L’Autorità Nazionale Anticorruzione tra prevenzione e attività regolatoria” che, come scrive nella prefazione il Presidente aggiunto del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi è incentrato “sugli aspetti più rilevanti delle politiche di prevenzione, singolarmente analizzati, e sul ruolo che L’Autorità è venuta progressivamente assumendo”. Si tratta di un volume scritto a più mani, anche con il prezioso contributo del Presidente Raffaele Cantone.
L’attenzione si sofferma in primo luogo sul modo in cui si declina nel campo della regolazione il principio della trasparenza. La semplificazione effettiva del quadro normativo si ottiene migliorando la qualità della tecnica linguistica seguita, attraverso testi chiari, comprensibili, non opachi, di facile interpretazione. L’Autorità Anticorruzione è chiamata a completare la riforma con il modello della regolazione flessibile, la soft regulation. L’intento è di assicurare la stabilità dell’assetto normativo, garantendo che i necessari aggiustamenti avvengano attraverso poteri di soft law, capaci di fornire un’interpretazione elastica ed evolutiva delle disposizioni legislative, in modo da delineare un quadro normativo certo per gli operatori del settore e le pubbliche amministrazioni, senza dover ricorrere a continui ritocchi legislativi.
La vera scommessa sta nel metodo prescelto per realizzare la scrittura delle linee guida. Si tratta di nuove forme di democrazia partecipata tra cittadini ed istituzioni che si crea attraverso la sperimentazione di un metodo di composizione degli interessi, in cui i soggetti amministrati vengono coinvolti direttamente nella redazione degli atti regolatori. In termini semplici, la formulazione delle linee guida avviene attraverso una fase interlocutoria con gli stakeholders, in una sorta di “circolarità” diffusa, in cui la consultazione sistematica rappresenta una forma necessaria e trasparente di partecipazione al “decision making process” dei soggetti interessati.
Si modellano nuovi istituti che servono a riempire il “fossato” tra Autorità, amministrazioni ed operatori economici ispirato al principio della più ampia partecipazione democratica. La trasparenza rappresenta la strategia migliore per contrastare i fenomeni corruttivi, in quanto – come ho provato a spiegare nel volume del quale sono curatore e coautore –  riduce le zone grigie negli uffici pubblici e si pone come un’opportunità per la prevenzione delle vicende di illegalità e più in generale di maladministration. Infatti, la trasparenza, in ogni settore della vita pubblica e segnatamente, in quello degli appalti dove la circolazione di risorse collettive è molto elevata, declinata quale disvelamento totale delle informazioni costituisce un mezzo di controllo sociale sulle decisioni assunte dalle istituzioni.
Ma vi è di più: la realizzazione di un impianto normativo che ottimizza la qualità e la quantità delle informazioni poste a disposizione dei cittadini contribuisce a migliorare la percezione positiva dell’attività istituzionale, creando un beneficio all’immagine dell’ente. Un’amministrazione trasparente recupera credibilità e fiducia in quanto ingenera nelle persone la convinzione che il comportamento dei propri dipendenti sia improntato al rispetto delle regole.
In un’ottica di massima conoscibilità delle informazioni e dei dati, il principio di trasparenza viene oggi declinato secondo regole ancor più stringenti, invero, l’art. 29 del Codice Appalti prevede che tutti gli atti delle commissioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori relativi alla programmazione di lavori, opere, servizi e forniture, nonché delle procedure di affidamento di appalti pubblici devono essere pubblicati nella sezione “Amministrazione trasparente”. Ulteriormente,  l’art. 1, co 32, della legge 190/2012  obbliga le pubbliche amministrazioni di pubblicare, sui propri siti web istituzionali le informazioni relative alla procedura di gara, dall’oggetto del bando fino al l’importo delle somme liquidate e di trasmetterle, in formato digitale, all’Anac, che le pubblica in una sezione liberamente consultabile da tutti i cittadini.
Un ultimo punto mi pare importante sottolineare: le potenzialità di alcuni istituti capaci di svolgere una straordinaria attività di prevenzione della corruzione, proprio perché nascono con l’intento di evitare “a monte” che il fatto di reato si verifichi. Il nuovo Codice prevede, per affidamenti di particolare interesse e in occasione di programmi straordinari per grandi eventi, la possibilità di attivare la cosiddetta vigilanza collaborativa. Le Stazioni appaltanti possono chiedere all’Anac di porre in essere un’attività di vigilanza finalizzata a verificare che gli atti di gara siano conformi alla normativa di settore e siano dotati di clausole idonee a evitare tentativi di infiltrazione criminale. Si tratta di una nuova soluzione  che si inserisce in una cornice di affiancamento svolta dall’Autorità Anticorruzione, i cui consigli, suggerimenti, correzioni, costituiscono tecniche di moral suasion con i quali contrastare, in una logica anticipatoria, i fatti di corruzione.

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