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Cloud sovrano, la nuova priorità per imprese e manager



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La cloud sovereignty non riguarda più solo conformità e protezione dei dati. Per aziende e leader tecnologici diventa una leva strategica per gestire rischi geopolitici, continuità operativa, dipendenza dai provider e controllo sulle infrastrutture digitali critiche

Pubblicato il 24 lug 2026

Mauro Colopi

Partner Bain & Company



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Il tema della cloud sovereignty è passato da questione prevalentemente normativa a priorità strategica per consigli di amministrazione, amministratori delegati e responsabili dei sistemi informativi, soprattutto in Europa. Le crescenti tensioni geopolitiche, l’evoluzione del framework sulla protezione dei dati e la maggiore dipendenza delle aziende dalle piattaforme digitali hanno trasformato quella che un tempo era considerata una questione di conformità in una vera e propria leva di resilienza operativa e continuità aziendale.

La sovranità tecnologica rappresenta un tema rilevante dal punto di vista architetturale e manageriale per le aziende, con il 47% delle aziende di tutti i settori merceologici che dichiara di avere in piano l’adozione di elementi di cloud sovereignty, con picchi del 58% nel comparto manufatturiero. Questa attenzione si traduce in un’opportunità di business particolarmente rilevante per i fornitori di tecnologia: oggi il cloud sovrano vale a livello globale poco meno di 150 miliardi di dollari, valore che è destinato ad un’accelerazione repentina arrivando a toccare quota 650 miliardi al 2033.

Cloud sovereignty, una questione di controllo e giurisdizione

Per “cloud sovereignty” si intende la capacità di garantire che dati, applicazioni e infrastrutture digitali siano gestiti secondo regole, controlli e responsabilità definiti all’interno di una determinata giurisdizione. Tuttavia, una delle interpretazioni più diffuse, e al tempo stesso limitanti, consiste nel considerare la sovranità come una scelta binaria: locale o globale. In realtà, la sovranità non è un interruttore da attivare o disattivare, bensì uno spettro di opzioni che consente alle organizzazioni di definire diversi livelli di controllo in funzione dei rischi, delle esigenze operative e delle priorità strategiche.

La sovranità si articola lungo due dimensioni distinte: la prima riguarda il controllo giurisdizionale sui dati: dove vengono archiviati, quali norme ne disciplinano l’utilizzo e quali soggetti possono potenzialmente accedervi. La seconda riguarda il controllo sulle piattaforme tecnologiche critiche: il grado di dipendenza dell’organizzazione da specifici fornitori per garantire la continuità delle proprie operazioni. Entrambe le dimensioni introducono elementi di rischio che vanno oltre il perimetro tradizionale della conformità normativa e che richiedono valutazioni strategiche sempre più sofisticate.

Sovranità tecnologica e rischi per l’infrastruttura cloud

I responsabili delle funzioni IT non devono più pensare all’infrastruttura cloud come a un ambiente neutrale, ma come a uno spazio nel quale si intrecciano interessi economici, tecnologici e geopolitici. Le realtà che non affrontano in modo sistematico e tempestivo questo tema rischiano di scoprire la propria vulnerabilità nel momento meno opportuno: durante un’interruzione di servizio, una controversia normativa, un cambiamento delle condizioni di accesso a una piattaforma o una crisi geopolitica che impatti gli ecosistemi digitali da cui dipendono.

La domanda non è se dipendere dai provider globali, ma dove e in che misura. I grandi fornitori internazionali continuano a offrire vantaggi difficilmente replicabili: economie di scala, innovazione continua, accesso alle più avanzate capacità di elaborazione, servizi di intelligenza artificiale e rapidità di sviluppo. Al tempo stesso, i fornitori locali garantiscono una maggiore aderenza alle normative nazionali, una riduzione dell’esposizione a giurisdizioni estere e una più ampia flessibilità nella definizione dei modelli di governo dei dati.

I leader stanno quindi evitando approcci ideologici e adottando invece modelli ibridi e multi-fornitore, che consentono di combinare i punti di forza di entrambi gli ecosistemi. L’obiettivo non è scegliere tra scala e controllo, bensì costruire architetture capaci di ottenere entrambi.

Modelli ibridi e multi-fornitore per il cloud sovrano

Non tutti i processi richiedono lo stesso livello di protezione o autonomia. Applicazioni di supporto, servizi di collaborazione o attività rivolte ai clienti possono essere eseguiti efficacemente su infrastrutture cloud pubbliche. Al contrario, dati sensibili relativi a cittadini o attività strategiche possono richiedere ambienti caratterizzati da livelli superiori di controllo. La segmentazione deve quindi essere guidata dall’importanza per il business e dall’esposizione al rischio, non dalla semplice convenienza tecnologica.

Un esempio tangibile proviene dal settore aerospaziale e della difesa. Una grande organizzazione internazionale, operante sia nel mercato commerciale sia in programmi governativi, ha sviluppato un modello articolato su tre livelli.

Il primo comprende ambienti cloud condivisi gestiti da operatori globali per dati aziendali e applicazioni standard, supportati da rigorosi controlli di conformità. Il secondo prevede ambienti “sovrani” specifici per ciascun Paese, con aree dedicate e funzioni di controllo localizzate per soddisfare i requisiti di residenza dei dati. Il terzo livello è costituito da infrastrutture completamente isolate per programmi classificati, caratterizzate da separazione totale delle reti e infrastrutture fisiche localizzate nel Paese di riferimento. Questo approccio le consente di modulare il livello di sovranità in funzione della criticità dei dati e dell’intensità dei requisiti regolatori, preservando al tempo stesso i benefici derivanti dalla scala e dall’innovazione dei grandi operatori globali.

La cloud sovereignty come disciplina di governance

Troppo spesso le organizzazioni iniziano a occuparsi di sovranità solo dopo un attacco o spinte dalla pressione regolatoria. In questo contesto, vincerà invece chi considera la sovranità non come un progetto temporaneo ma, al contrario, integrandola stabilmente nei propri processi decisionali e nella governance tecnologica.

L’errore più comune consiste nel considerare la cloud sovereignty esclusivamente come un costo necessario per soddisfare requisiti normativi. Le organizzazioni più avanzate adottano una prospettiva diversa.

La definizione delle architetture, le strategie di approvvigionamento tecnologico e la gestione dei fornitori diventano occasioni nelle quali valutare il corretto equilibrio tra controllo, flessibilità e innovazione. La sovranità si trasforma così in una disciplina continuativa che evolve insieme al contesto normativo, alle priorità aziendali e agli scenari geopolitici.

Resilienza operativa e futuro digitale delle aziende

In un contesto globale caratterizzato da crescente frammentazione e incertezza, la capacità di continuare a operare in condizioni avverse, adattarsi rapidamente ai cambiamenti e riallocare applicazioni e dati quando mutano le condizioni di mercato, regolatorie o geopolitiche, assume un valore economico e strategico concreto.

Le aziende che affrontano oggi il tema con metodo e visione costruiscono una maggiore resilienza operativa, rafforzano la fiducia di clienti e stakeholder e si dotano della flessibilità necessaria per affrontare scenari che, fino a pochi anni fa, sarebbero apparsi improbabili.

La cloud sovereignty, in questa prospettiva, non riguarda soltanto la protezione dei dati. Riguarda la capacità dell’organizzazione di mantenere il controllo del proprio futuro digitale senza rinunciare ai benefici della scala, dell’innovazione e della trasformazione tecnologica.

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